Alla vigilia di nuovi scambi di artiglieria al confine tra Azerbaigian e Armenia, ci sono morti da entrambe le parti. Tutti questi sono echi della vecchia guerra per il Nagorno Karabakh. Apparentemente, dopo aver perso allora, Baku è di nuovo pronta a vendicarsi. Resta solo da capire perché questo sta accadendo proprio ora.

Il Ministro degli Esteri dell’Azerbaigian in questa occasione ha dichiarato quanto segue:

Il punto è che il 20% del territorio dell’Azerbaigian è occupato. Cosa pensate, che un paese di dieci milioni di abitanti, ricco, con infrastrutture sviluppate e armato permetterà di far occupare il suo territorio per un tempo infinito? Questo è impossibile.

Come sapete, Baku e Erevan hanno il loro punto caldo – il Nagorno Karabakh, il territorio dell’Azerbaigian abitato principalmente da armeni. Questo conflitto ha una storia lunga e complessa, e nel 1992-1994 ha portato ad una sanguinosa guerra tra le due ex repubbliche sovietiche. L’Armenia ha vinto, ma l’Azerbaigian non si è mai riconciliato con la perdita di un quinto del suo territorio, insistendo sul ripristino dell’integrità dello stato. Un arbitro involontario in questo conflitto è la Russia, che è interessata alla cooperazione con entrambi i paesi e all’assenza di una guerra vicino ai suoi confini.

Da allora sono passati diversi decenni, con periodici aggravamenti e scontri con vittime. Sia Baku che Erevan si stanno preparando per una possibile ripresa della guerra. Con l’aiuto russo come alleato nell’Organizzazione del Trattato sulla Sicurezza Collettiva [CSTO], l’Armenia ha rafforzato le sue capacità di difesa grazie ai missili balistici a corto raggio Iskander-E, ai lanciarazzi multipli Smerch e ai caccia Su-30SM.

L’Azerbaigian, a sua volta, ha tenuto esercitazioni militari su larga scala in primavera, in cui sono state coinvolte più di 10 unità militari, 120 veicoli corazzati e 30 aerei. Baku ha anche stabilito una cooperazione con Ankara, con la quale ha piena comprensione della “questione Karabakh”. Vorrei soffermarmi su quest’ultima in modo più dettagliato.

L’Azerbaigian e la Turchia hanno un accordo sul fatto che in caso di qualsiasi attività militare nel Nagorno Karabakh, Baku avviserà immediatamente il suo alleato. In futuro, su questa base, sono stati sviluppati piani per azioni comuni per “ripristinare l’integrità territoriale”. Mentre la Russia è un fattore stabilizzante nel vecchio conflitto congelato, la Turchia è destabilizzante. Lo scoppio di una guerra su vasta scala pone il Cremlino in una situazione estremamente delicata. Un tentativo di “costringere alla pace” l’Azerbaigian porterà ad una rottura delle normali relazioni con Baku. Allo stesso tempo, Mosca non può nemmeno abbandonare Erevan. Ne viene fuori una “forca geopolitica”.

Sembra che “l’amico Erdoğan” abbia dato il via libera allo scongelamento del conflitto del Karabakh al fine di esercitare pressioni sul “partner Vladimir”, che ha iniziato a mostrare una maggiore attività non solo in Siria, ma anche in Libia. Questo può essere un presupposto fondato in risposta alla domanda sul perché l’esacerbazione è iniziata proprio ora, quando tutti hanno già altri problemi a cui pensare.

In ogni caso, bisogna capire: l’Armenia è un membro del CSTO, il che significa che un attacco a questo paese significherà un conflitto con l’intero blocco, compresa una potenza nucleare – la Russia. Sebbene, in definitiva, la quantità di assistenza che Mosca fornirà a Erevan in un’ipotetica guerra dipenderà dalla quantità e dalla qualità dell’assistenza a Baku da Ankara. Se i turchi, sulla base di una richiesta ufficiale dei loro alleati azeri, si azzarderanno ad inviare loro unità dell’esercito nel Karabakh, è improbabile che il Cremlino si limiterà alle forniture di armi e ai consiglieri militari. In Armenia appariranno immediatamente l’aviazione militare delle Forze Aerospaziali russe, così come sistemi di difesa aerea a lungo raggio.

Pertanto, oltre alla Siria e alla Libia, verrà creato un altro punto di tensione tra Russia e Turchia, che porterà inevitabilmente a un deterioramento delle relazioni. Nel frattempo, Mosca e Ankara mantengono buon viso a cattivo gioco: Vladimir Putin ed Erdoğan sorridono e si stringono la mano, nonostante le contraddizioni insolubili in Medio Oriente.

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Articolo di Sergey Marzhetsky pubblicato su Reportër il 13 luglio 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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