Raramente gli eventi geopolitici sono innocentemente casuali, come dice un vecchio proverbio. Diamo un’occhiata ad alcuni recenti sconvolgimenti. Per prima cosa abbiamo la rinnovata pressione sulla Germania e sull’Europa per abbandonare il gasdotto russo Nord Stream-2, che lo strano affare Navalnyj e il suo presunto tentativo di assassinio, che forniscono convenientemente copertura a quello che altrimenti sarebbe un passo indietro senza precedenti sul commercio energetico strategico.

Poi abbiamo la ripresa del conflitto armato tra Armenia e Azerbaijan sul territorio conteso dell’enclave del Nagorno Karabakh.

Un fattore chiave in tutto questo sono anche i piani a lungo termine della NATO per espandere l’adesione all’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti nel Caucaso e nell’Asia centrale, lungo la periferia meridionale della Russia.

L’analista politico Rick Rozoff commenta che l’accensione del conflitto del Nagorno Karabakh è del tutto coerente con l’agenda della Turchia, lunga anni, di portare l’Azerbaijan ad entrare nella NATO. Pare che Ankara stia cercando di forzare una risoluzione della controversia sul Nagorno Karabakh a favore dell’Azerbaijan, in base alla quale quest’ultimo rivendica il suo territorio storico dai separatisti armeni.

Affinché la NATO proceda con l’assorbimento dell’Azerbaijan nell’alleanza, deve esserci una soluzione al lungo conflitto congelato con l’Armenia. Le due parti sono entrate in guerra l’ultima volta nel periodo 1988-1994, e da allora hanno avuto scaramucce transfrontaliere. Alla fine del mese scorso, il conflitto è esploso di nuovo a causa di una recente ondata di retorica bellicista da parte dei leader azeri e dei loro mecenati turchi sul recupero delle terre sovrane.

Rozoff dice che qui c’è un’analogia con altri conflitti congelati post-sovietici in Ossezia del Sud, Abcazia e Transnistria. Affinché la NATO incorpori la Georgia e la Moldavia, come intende fare, è necessario che la Georgia e la Moldavia acquisiscano il controllo delle rispettive regioni separatiste. La breve guerra del 2008 tra Georgia e Ossezia del Sud – quando la prima attaccò la seconda solo per essere respinta da un intervento russo – fu innescata dall’ambizione della NATO di reclutare la Georgia.

L’analogia con l’Azerbaijan oggi è che il paese sta cercando di risolvere la sua questione del Nagorno Karabakh su sollecitazione di un membro della NATO, la Turchia, al fine di rendere la nazione un partecipante accettabile per l’alleanza. La Turchia ha a lungo sostenuto l’Azerbaijan come “prossimo membro della NATO”. Anche il notevole aumento delle forniture militari di Ankara fa parte del processo di adeguamento del paese candidato agli standard della NATO.

Ma l’espansionismo della NATO non riguarda solo il militarismo fine a se stesso. Sì, certo, nel gioco della “grande rivalità di potere” è desiderabile avere missili americani posizionati ulteriormente intorno al ventre della Russia.

Tuttavia, c’è un obiettivo strategico più specifico e altrettanto enorme, e cioè quello di soppiantare le forniture energetiche russe (e iraniane) all’Europa con una rotta alternativa dal sud. Le ricchezze di petrolio e gas del Caspio sono state a lungo ricercate. Erano un obiettivo fondamentale da raggiungere per la Wehrmacht di Hitler mentre combatteva nello spazio russo.

Il Gasdotto Trans-Caspico propone di fornire gas naturale dal Turkmenistan e dal Kazakistan attraverso il cruciale hub azero di Baku e fino alla Turchia, da dove può unirsi alle reti di gasdotti esistenti nell’Europa centrale. Con una fornitura annuale prevista di 30 miliardi di metri cubi di gas, il gasdotto del Caspio potrebbe fare molto per sostituire il progetto Nord Stream-2 (55 miliardi di metri cubi). Il presunto avvelenamento del blogger russo Aleksej Navalnyj e la sua valorizzazione da parte di leader europei assortiti sembrano aprire la strada all’eliminazione del progetto Nord Stream-2.

Washington e gli alleati transatlantici in Europa apprezzerebbero sicuramente il completamento del Gasdotto Trans-Caspico come mezzo per minare l’importanza della Russia come fornitore di gas per l’Europa.

Per garantire la sicurezza e l’allineamento politico di questa rotta alternativa, sarebbe imperativo per la NATO consolidare le sue relazioni con i paesi chiave di Azerbaijan, Turkmenistan e Kazakistan. Per questo motivo, la NATO è stata impegnata a corteggiare [in inglese] queste nazioni come potenziali membri.

Ciò che la Turchia ne ricava è una maggiore influenza geopolitica nel Caucaso e oltre, come presunto perno tra Europa e Asia. Oltre a molte tasse di transito per facilitare il rifornimento dell’Europa continentale. Ankara gode già di una posizione simile per quanto riguarda il collegamento del gas russo all’Europa attraverso il corridoio del Turk Stream. Ma per Erdogan, il machiavellico leader turco, colpire il Nord Stream-2 russo significa più profitti per Ankara a causa dell’aumento della capacità aggregata del Corridoio Meridionale dell’Energia.

È improbabile che la Turchia voglia vedere una guerra in piena regola nel Caucaso, specialmente una che potrebbe allargarsi alla Russia. Pertanto, i recenti sforzi della Russia per mediare un accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno Karabakh hanno ricevuto [in inglese] il sostegno teorico di Ankara.

Tuttavia, il quadro strategico più ampio di promuovere ulteriormente l’espansione della NATO nel Caucaso e nell’Asia centrale, e l’obiettivo di sostituire l’energia russa in Europa con un’alternativa del Caspio, implica che la ripresa del conflitto in Nagorno Karabakh potrebbe essere una guerra per procura prolungata e a bassa intensità.

In effetti, Rick Rozoff, l’analista politico, prevede che l’attuale guerra sfocerà in un rinnovato conflitto in Georgia e Ossezia del Sud, Abcazia e Transnistria. Anche in questo caso la geopolitica della NATO, che cerca di ottenere un vantaggio sulla Russia e mettere all’angolo il commercio strategico di energia con l’Europa, è la stessa e incombe.

I paesi dovrebbero stare attenti a non diventare pedine per la NATO. Questo, ha un prezzo elevato.

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Articolo di Finian Cunningham pubblicato su Strategic Culture il 14 ottobre 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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