Ufficialmente, la guerra è fra l’Azerbaijan e la (non riconosciuta) Repubblica del Nagorno-Karabak (RNK [in italiano]), detta anche Repubblica dell’Artsakh (ROA [in italiano]), a cui io mi riferisco sempre con Nagorno Karabakh o “NK”.

Come spesso succede, la realtà è molto più complicata. Per dirne una, la Turchia di Erdogan è coinvolta in pieno fin dal primo giorno (e, in verità, perfino da prima) mentre l’Armenia ha sostenuto in tutto il NK fin dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. È perfino peggio: la Turchia è un membro della NATO mentre l’Armenia è un membro della CSTO. Quindi, una guerra partita a causa di una piccola e remota regione può innescare una guerra nucleare internazionale. La buona notizia è che nessuno, sia nella NATO che nella CSTO, vuole una tale guerra, soprattutto perchè, tecnicamente parlando, il NK non è parte dell’Armenia (l’Armenia non ha finora neanche riconosciuto quella repubblica!) e, perciò, non è sotto la protezione della CSTO. E poiché finora non ci sono stati attacchi diretti contro la Turchia, la NATO non ha nessuna ragione per essere coinvolta.

Qui devo ricordare che, in termini di legge internazionale, il NK è una parte integrale dell’Azerbaijan. Inoltre, quasi tutti riconoscono che c’è una certa differenza fra il NK vero e proprio e la zona di sicurezza che l’esercito del NK ha creato attorno alla repubblica (vedi la mappa).

(è da notare che la Repubblica Autonoma del Nakhichevan [in italiano] è parte dell’Azerbaijan).

Tuttavia sul terreno la realtà è molto differente, diamo quindi un’occhiata a turno alla posizione di ogni attore, cominciando da chi ha lanciato la guerra: l’Azerbaijan.

L’Azerbaijan ha riformato e riarmato le sue forze militari  fin dalla completa sconfitta nella guerra del 1988-1994. Inoltre, per il Presidente Aliyev, questa guerra rappresenta quella che può ben essere considerata l’ultima e migliore possibilità di sconfiggere le forze del NK e dell’Armenia. Molti osservatori sono d’accordo che Aliyev perderebbe il potere se non dovesse raggiungere una vittoria o almeno una sua parvenza.

L’Armenia sarebbe ben felice di mantenere lo status quo e continuare una unione de facto con il NK mantenendo de iure la parvenza dei due stati. Eppure, vivendo nel tosto e perfino pericolose “quartiere” del Caucaso, gli armeni non dimenticano mai di essere circondati da nazioni più o meno ostili, proprio come percepiscono acutamente l’ideologia neo-ottomana di Erdogan che, prima o poi, renderà inevitabile la guerra.

L’Iran, spesso trascurato, non è finora coinvolto direttamente nel conflitto, ma prova una generica simpatia verso l’Armenia, principalmente a causa dell’ideologia neo-ottomana di Erdogan che rappresenta un pericolo per l’intera regione, Iran compreso.

La Turchia ha giocato dietro le scene un ruolo cruciale nel riarmo e riorganizzazione delle forze armate azere. Proprio come nel caso della Libia, i droni d’attacco turchi sono stati usati con formidabile efficacia contro le forze del NK, nonostante gli armeni abbiano delle difese aeree molto decenti. Per quanto riguarda lo stesso Erdogan. Questa guerra è l’ultimo dei suoi tentativi di recitare il ruolo di una qualche sorta di sultano neo-ottomano che riunisce sotto il suo comando tutti i popoli turchi.

Una delle maggiori idee sbagliate su questo conflitto deriva dall’assumere che la Russia sia sempre stata e sempre sarà al fianco dell’Armenia e del NK, ma mentre ciò valeva per la Russia prima della rivoluzione del 1917, non è affatto più vero oggi. Come mai?

Esaminiamo quindi la posizione della Russia in questo conflitto.

Per prime, le cose ovvie: l’Armenia (vera e propria, non il NK) è un membro della CSTO e, se qualcuno (incluso l’Azerbaijan e/o la Turchia) dovesse attaccarla, la Russia dovrebbe quasi certamente intervenire e fermare l’attacco, o con mezzi politici o, perfino, con mezzi militari. Ciò sembra perfettamente solo buon senso, considerando quello che ha fatto la Turchia agli armeni durante [in italiano] l’ignobile genocidio armeno del 1914-1923: almeno gli armeni sanno adesso che la Russia non permetterà più un altro genocidio. E lo sanno anche i turchi.

Eppure le cose non sono così semplici.

Per esempio, la Russia ha venduto tanti sistemi d’arma avanzati all’Azerbaijan (questo [in inglese] è un buon esempio). Inoltre, le relazioni fra Vladimir Putin e Ilham Aliyev sono notoriamente molto calorose. E, mentre è vero che l’Azerbaijan ha lasciato la CSTO nel 1999, la Russia e l’Azerbaijan hanno mantenuto relazioni molto buone che ad alcuni appaiono come una collaborazione o perfino un’alleanza.

Inoltre, l’Azerbaijan è stato un partner molto migliore dell’Armenia, soprattutto dopo la “rivoluzione colorata[in italiano] del 2018, finanziata da Soros, che portò Nikol Pashinian [in italiano] al potere. Fin da quando è arrivato al potere Pashinian, l’Armenia ha seguito la stessa politica “multivettoriale” che ha visto la Bielorussia di Lukashenko tentare di mollare la Russia e integrarsi nel dominio di UE/NATO/USA. Le due maggiori differenze fra Bielorussia e Armenia sono:

  1. i bielorussi e i russi appartengono allo stesso popolo
  2. la Russia non può permettersi di perdere la Bielorussia mentre ha un bisogno zero dell’Armenia.

Dal lato negativo, l’Azerbaijan non solo ha lasciato la CSTO nel 1999 ma è anche entrato nell’Organizzazione GUAM [in italiano], apertamente anti-russa e acquartierata a Kiev.

Inoltre, c’è anche il fattore Turchia-Erdogan da considerare, per come è percepito dalla Russia. In poche parole, la Russia non si fiderà mai di nessun turco che condivida l’ideologia e la visione neo-ottomana di Erdogan. La Russia ha già combattuto [in italiano] dodici guerre totali contro gli Ottomani, e non ha nessun desiderio di permettere alla Turchia di scatenarne un’altra (come già ci andarono vicini quando abbatterono un Su-24 russo sopra la Siria settentrionale). Ovviamente, la Russia è molto più potente della Turchia, almeno in termini militari, ma in termini politici una guerra aperta contro la Turchia potrebbe essere disastrosa per gli obiettivi russi di politica interna ed esterna. E, naturalmente, il miglior modo a disposizione della Russia per evitare una tale guerra in futuro è quello di essere assolutamente sicura che i turchi realizzino che un loro attacco sarebbe seguito da una loro disfatta in brevissimo tempo. Questo ha funzionato bene finora, specialmente dopo che la Russia ha salvato Erdogan dal colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti.

Alcuni osservatori suggeriscono che poiché la Russia e l’Armenia sono cristiane, la prima ha un qualche obbligo morale verso la seconda. Io non sono d’accordo, categoricamente. La ragione principale è che i russi sono ora acutamente consapevoli della disgustosa mancanza di gratitudine mostrata quando la Russia ne avrebbe avuto bisogno, dai loro (presunti) “fratelli” e dai loro (presunti) “confratelli cristiani”.

[Nota a margine: la maggior parte degli armeni non sono cristiani ortodossi, ma sono membri della Chiesa Apostolica Armena, che è miafisita/ monofisita [in italiano]. E non sono neanche slavi].  

L’UNICO popolo slavo o Ortodosso che ha mostrato vera gratitudine verso la Russia sono stati i serbi. Tutti gli altri si sono immediatamente precipitati a prostituirsi davanti allo Zio Shmuel, e hanno gareggiato tra loro per l’“onore” di dispiegare sistemi d’arma statunitensi puntati contro la Russia. La verità è che come ogni superpotenza, la Russia è troppo grande e troppo potente per avere dei veri “amici” (la Serbia è una bellissima eccezione a questa regola). Lo zar russo Alessandro III disse notoriamente che “la Russia ha solo due veri alleati: il suo esercito e la sua marina”. Bene, oggi l’elenco è più lungo (ora potremmo aggiungere le forze aerospaziali, l’FSB, ecc.), ma in termini di alleati o amici esterni, il popolo serbo (al contrario di alcuni leader serbi) è l’unico là fuori che è veramente amico della Russia (e questo, nonostante il fatto che sotto Elstin e i suoi “oligarchi democratici” la Russia abbia vergognosamente tradito una lunga lista di paesi e leader politici, Serbia compresa).

Poi c’è il fattore religioso che, sebbene cruciale in passato, in realtà non ha alcun ruolo in questo conflitto. Oh certo, ai leader politici di entrambe le parti piace dipingersi come religiosi, ma sono solo pubbliche relazioni. La realtà è che sia gli azeri che gli armeni pongono le considerazioni etniche molto al di sopra di quelle religiose, se non altro perché, per gentile concessione dell’ateismo militante dell’ex Unione Sovietica, molte, se non la maggior parte, delle persone in Armenia, Azerbaigian e persino in Russia oggigiorno sono laiciste agnostiche con solo un interesse passeggero per i “valori spirituali che hanno plasmato la loro identità nazionale” (o qualcosa del genere).

Una delle principali preoccupazioni per la Russia è il movimento dei takfiristi gestiti dalla Turchia dalla Siria all’Azerbaigian. I russi hanno già confermato che ciò è avvenuto (l’hanno riferito anche i francesi) e, se fosse vero, ciò darebbe alla Russia il diritto di colpire questi takfiristi in terra azera. Finora, questa minaccia è minore, ma se diventasse reale, possiamo aspettarci che i missili da crociera russi entrino in scena.

Infine, ci sono le principali comunità azere e armene in Russia, il che significa due cose: primo, la Russia non può permettere a questo conflitto di attraversare i confini e infettare la Russia e, secondo, ci sono milioni di russi che avranno legami, spesso forti, in entrambi questi paesi.

Anche se attualmente non è ufficialmente coinvolto, dobbiamo ancora guardare, almeno superficialmente, al punto di vista dell’Impero su questo conflitto. Per riassumere, direi che l’Impero è assolutamente soddisfatto di questa crisi, che è la terza che esplode alle porte della Russia (le altri due sono Ucraina e Bielorussia). C’è davvero molto poco che l’Impero possa fare contro la Russia: il blocco economico e le sanzioni sono completamente fallite, e in termini puramente militari la Russia è molto più potente dell’Impero. In poche parole: l’Impero semplicemente non ha quello che serve per affrontare direttamente la Russia, ma scatenare conflitti intorno alla periferia della Russia è davvero facile.

Per prima cosa, i confini amministrativi interni dell’URSS non hanno assolutamente alcuna somiglianza con i luoghi di residenza delle varie etnie dell’ex Unione Sovietica. Guardandoli uno potrebbe avere motivo di pensare che siano stati disegnati proprio per generare la massima tensione tra i tanti gruppi etnici che sono stati tagliati in pezzi separati. Non c’è nemmeno logica nell’accettare il diritto delle ex repubbliche sovietiche di secedere dall’Unione Sovietica, ma poi negare lo stesso diritto a quelle entità amministrative locali che ora vorrebbero separarsi da una repubblica di nuova creazione di cui non vogliono fare parte.

In secondo luogo, molti, se non la maggior parte, dei cosiddetti “paesi” e “nazioni” che sono apparsi improvvisamente dopo il crollo dell’Unione Sovietica, non hanno alcuna realtà storica. Come risultato diretto, queste “nazioni” appena nate non avevano basi storiche su cui radicarsi, e nessuna idea di cosa significhi realmente indipendenza. Alcune nazioni, come gli armeni, hanno radici profonde fin dall’antichità, ma i loro confini attuali sono davvero basati su nulla. Qualunque sia il caso, è stato estremamente facile per lo Zio Shmuel trasferirsi in questi nuovi stati indipendenti, soprattutto perché molti (o anche la maggior parte) di questi stati vedevano la Russia come il nemico (per gentile concessione dell’ideologia predominante dell’Impero che è stata imposta sulle persone per lo più ignoranti della periferia ex sovietica). Il risultato? Violenza, o addirittura guerra, tutt’intorno a quella periferia (che i russi considerano il loro “vicino estero”).

Penso che la maggior parte dei russi sappia che, sebbene ci sia stato un prezzo importante da pagare per questo, il taglio della periferia ex-sovietica dalla Russia è stato una benedizione sotto mentite spoglie. Ciò è confermato da innumerevoli sondaggi che mostrano che il popolo russo è generalmente molto sospettoso di qualsiasi piano che implichi l’uso delle forze armate russe al di fuori della Russia (ad esempio, c’è voluta tutta la “credibilità” di Putin per convincere il popolo russo che l’intervento militare russo in Siria fosse una buona idea).

C’è anche un’altra cosa che dobbiamo sempre ricordare: nonostante tutta la stupida propaganda statunitense e occidentale sulla Russia e, più tardi, sull’URSS “prigione di popoli” (le piccole nazioni sono sopravvissute molto meglio in questa “prigione” di quanto abbiano fatto sotto il governo “democratico” dei coloni europei in tutto il mondo!), la verità è che a causa delle visioni rabbiosamente russofobe dei comunisti sovietici (almeno fino a Stalin, lui ha invertito questa tendenza) le repubbliche “periferiche” sovietiche vivevano tutte molto meglio degli “avanzi della Russia” che i sovietici chiamavano RSFSR. In effetti, il periodo sovietico è stato una benedizione sotto molti aspetti per tutte le repubbliche non russe dell’Unione Sovietica e solo ora, sotto Putin, questa tendenza è stata invertita. Oggi la Russia è molto più ricca dei paesi intorno alla sua periferia e non ha alcun desiderio di sperperare quella ricchezza in una periferia ostile e sempre ingrata. La morale è questa: la Russia non deve assolutamente nulla a paesi come l’Armenia o l’Azerbaigian, che non hanno alcun diritto di aspettarsi che la Russia venga in loro aiuto: questo non accadrà, almeno non finché la Russia non rilevi un risultato positivo misurabile da questo intervento.

Tuttavia, esaminiamo ora i motivi per cui la Russia potrebbe voler intervenire.

Innanzitutto, questo è, ancora una volta, un caso di megalomania e malevolenza di Erdogan che ha portato ad una situazione molto pericolosa per la Russia. Dopotutto, tutto ciò che gli azeri devono fare per assicurarsi un intervento turco aperto è attaccare l’Armenia vera e propria, il che potrebbe costringere un intervento russo o, in alternativa, ad essere battuti così duramente dagli armeni che la Turchia sarebbe costretta ad intervenire per evitare una storica perdita di faccia sia per Aliyev che per Erdogan.

In secondo luogo, è fondamentale per la Russia dimostrare che la CSTO è importante ed è efficace nel proteggere gli stati membri dell’organizzazione. In altre parole, se la Russia permettesse alla Turchia di attaccare direttamente l’Armenia, la CSTO perderebbe ogni credibilità, cosa che la Russia non può permettersi.

In terzo luogo, è fondamentale che la Russia dimostri sia all’Azerbaigian che all’Armenia che gli Stati Uniti sono prodighi di aria fritta e vuote promesse, ma non possono ottenere nulla nel Caucaso. In altre parole, la soluzione a questa guerra deve essere russa, non USA/NATO/UE. Una volta che nel Caucaso sarà chiaro che, come nel Medio Oriente, la Russia è diventata il prossimo “incoronatore di re”, l’intera regione tornerà finalmente alla pace e ad un lento ritorno alla prosperità.

Finora i russi sono stati estremamente attenti nelle loro dichiarazioni. Per lo più hanno detto che le forze di pace russe potrebbero essere schierate solo dopo che tutte le parti del conflitto avranno accettato il loro spiegamento. In questo momento siamo ancora molto lontani da questo.

Ecco cos’è successo finora: gli azeri speravano chiaramente in una guerra breve e trionfante, ma nonostante i progressi molto concreti nell’addestramento, nell’equipaggiamento, eccetera, la guerra lampo azera ha chiaramente fallito, nonostante il fatto che l’esercito azero è più potente di quello NK+armeno. È vero, gli azeri hanno avuto alcuni successi iniziali, ma sono avvenuti tutti in piccole città per lo più situate in pianura. Ma date un’occhiata a questa mappa topografica dell’area delle operazioni e guardate voi stessi qual è il problema più grande per gli azeri:

Quasi tutto l’NK si trova in montagna (da cui il prefisso “nagorno” che significa “montuoso”) e le operazioni militari offensive in montagna sono davvero un incubo, anche per forze molto ben preparate ed equipaggiate (soprattutto nella stagione invernale, che si sta avvicinando rapidamente). Ci sono pochissimi paesi che potrebbero condurre con successo operazioni offensive in montagna, la Russia è uno di loro e l’Azerbaigian chiaramente non lo è.

In questo momento entrambe le parti concordano solo su una cosa: solo la vittoria totale può fermare questa guerra. Sebbene politicamente questo tipo di linguaggio abbia un senso, tutti sanno che questa guerra non finirà in una sorta di vittoria totale per una parte e sconfitta totale dell’altra. Il semplice fatto è che gli azeri non possono invadere tutto il NK mentre gli armeni (in Armenia propriamente detta e nel NK) non possono contrattaccare e sconfiggere l’esercito azero nelle pianure.

In questo momento, e finché gli azeri e gli armeni concorderanno sul fatto che non si fermeranno davanti a qualcosa di meno di una vittoria totale, la Russia semplicemente non può intervenire. Sebbene abbia la forza militare per costringere entrambe le parti ad un arresto totale, non ha alcun diritto legale di farlo, e per favore ricordate che, a differenza degli Stati Uniti, la Russia rispetta il diritto internazionale (se non altro perché non ha intenzione di diventare i “prossimi USA” o una sorta di egemone mondiale incaricato di mantenere la pace nel mondo). Quindi ci sono solo due possibili opzioni per un intervento militare russo:

  • Un attacco diretto (e confermato da prove concrete) al territorio dell’Armenia
  • Sia gli azeri che gli armeni concordano sull’intervento della Russia.

Credo fermamente che Erdogan e Aliyev faranno tutto il necessario per impedire che l’opzione uno si verifichi (mentre faranno tutto ciò che è in loro potere, tranne un attacco palese all’Armenia, per prevalere). Gli incidenti, tuttavia, accadono, quindi il rischio di una rapida e drammatica escalation del conflitto rimarrà fino a quando entrambe le parti non accetteranno di fermarsi.

In questo momento, nessuna delle due parti ha una vittoria netta e, per quanto sia triste scrivere queste parole, entrambe le parti hanno riserve sufficienti (non solo militari, ma anche politiche ed economiche) per resistere ancora per un po’. Tuttavia, nessuna delle due parti ha ciò che sarebbe necessario per intraprendere una lunga e sanguinosa guerra di logoramento statica, specialmente in montagna. Quindi entrambe le parti probabilmente si rendono già conto che tutto questo dovrà fermarsi, prima o poi (secondo alcuni esperti russi, qui stiamo parlando solo di settimane).

Inoltre, sono in corso molte escalation molto pericolose, inclusi attacchi di artiglieria e missilistici su città e infrastrutture. Se gli armeni fossero davvero spinti contro un muro, potrebbero entrambi riconoscere il NK e colpire le infrastrutture energetiche e petrolifere azere con i loro formidabili missili balistici tattici Iskander [in italiano]. Se ciò dovesse accadere, allora possiamo essere quasi certi che sia gli azeri che i turchi cercheranno di attaccare l’Armenia, con conseguenze drammatiche e pericolose.

Questo conflitto può diventare molto, molto più sanguinoso e molto più pericoloso. È quindi nell’interesse dell’intera regione (ma non degli Stati Uniti) fermarlo. La lobby armena sarà abbastanza potente da spingere gli Stati Uniti ad assumere una posizione più utile? Finora, gli Stati Uniti stanno, almeno ufficialmente, chiamando tutte le parti per un cessate il fuoco (insieme a Francia e Russia), ma sappiamo tutti quanto ci si possa fidare della parola di Zio Shmuel. Almeno non ci sono prove pubbliche che gli Stati Uniti stiano spingendo per la guerra dietro le quinte (l’assenza di tali prove, ovviamente, non implica la prova dell’assenza di tali azioni!).

Nel momento in cui scrivo (9 ottobre) la Russia deve aspettare che le parti tornino alla realtà e accettino una soluzione negoziata. Se e quando ciò accadrà, ci sono varie opzioni, incluso rendere il NK una regione speciale dell’Azerbaigian che sarebbe posta sotto la protezione diretta della Russia e/o della CSTO con forze russe schierate all’interno della regione del NK. Sarebbe anche possibile avere una presenza militare turca in tutto il NK (e anche alcuni controllori all’interno!) per rassicurare gli azeri che le forze armene hanno lasciato la regione e ne stanno fuori. Gli azeri sanno già che non possono sconfiggere l’Armenia vera e propria senza rischiare una risposta russa, e probabilmente si renderanno conto che non possono invadere il NK. Per quanto riguarda gli armeni, è bello e divertente giocare la carta “multi-vettore”, ma la Russia non giocherà più secondo queste regole. Il suo messaggio qui è semplice: “se sei la puttana di Zio Shmuel, lascia che lo Zio Shmuel ti salvi; se vuoi che ti aiutiamo, allora dacci una buona ragione per farlo: stiamo ascoltando”.

Questa mi sembra una posizione estremamente ragionevole da prendere, e spero e credo che la Russia vi si atterrà.

Il Saker

PS: l’ultima notizia è che Putin ha invitato a Mosca i ministri degli Esteri di Azerbaigian e Armenia per “consultazioni” (non “trattative”, almeno non ancora) con Sergej Lavrov come mediatore. Bene. Forse questo può salvare vite umane poiché una cattiva pace sarà sempre meglio di una buona guerra.

PPS: l’ultima notizia (9 ottobre 0110 UTC) è che i russi hanno costretto Armenia e Azerbaigian a negoziare per oltre tredici ore, ma alla fine della giornata, entrambe le parti hanno concordato un cessate il fuoco immediato e l’avvio di negoziati sostanziali. Francamente, considerando l’estrema ostilità delle parti l’una contro l’altra, considero questo risultato quasi miracoloso. Lavrov si è davvero guadagnato lo stipendio oggi! Tuttavia, ora dobbiamo vedere se la Russia può convincere entrambe le parti a rispettare effettivamente quest’accordo. Ecco una traduzione automatica del primo rapporto russo su questo risultato:

Dichiarazione dei Ministri degli Affari Esteri della Federazione Russa, della Repubblica dell’Azerbaigian e della Repubblica d’Armenia

In risposta all’appello del Presidente della Federazione Russa V.V. Putin e in conformità con gli accordi del Presidente della Federazione Russa V.V. Putin, del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian I.G. Aliyev e del Primo Ministro della Repubblica di Armenia N.V. Pashinyan, le parti hanno concordato i seguenti passaggi:

  1. Un cessate il fuoco è dichiarato dalle ore 12:00 del 10 ottobre 2020 per scopi umanitari per lo scambio di prigionieri di guerra e altre persone detenute e i corpi dei caduti, mediato e secondo i criteri del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

  2. I parametri specifici del regime di cessate il fuoco saranno inoltre concordati.

  3. La Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica di Armenia, con la mediazione dei copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, sulla base dei principi fondamentali dell’accordo, iniziano negoziati sostanziali con l’obiettivo di raggiungere una soluzione pacifica il prima possibile .

  4. Le parti confermano l’invariabilità del formato del processo di negoziazione.

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 Articolo del Saker pubblicato su The Saker il 9 ottobre 2020
Traduzione in italiano di Raffaele Ucci e Fabio_san per SakerItalia

[le note in questo formato sono dei traduttori]

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