Sono stanco di tutti questi tipi di calcoli analitici su Karabakh, Armenia, Azerbaigian e Turchia, così come sulla loro leadership politica.

In realtà è tutto molto semplice, ma prima passiamo all’aspetto generale.

Quanto alla Turchia, da molti anni lavora in Azerbaijan per promuovere la lealtà a “tutto ciò che è turco” tra la popolazione, soprattutto i giovani. C’è la formazione più prestigiosa per gli azeri nelle università turche, ci sono anche varie borse di studio e premi, ovvero il livello di fedeltà della popolazione azera alla Turchia è molto alto.

Per quanto riguarda l’Armenia, molte persone sanno che la “rivoluzione pacifica” di Pashinyan è un altro colpo di Stato guidato da Soros e da strutture internazionali simili. Dopo essere salito al potere, Pashinyan ha rotto la maggior parte degli accordi con la Russia, ha distrutto lo sviluppo della lingua russa in Armenia, ha messo i suoi sorosiani in tutti i posti importanti dello Stato, ha continuato la cooperazione con i laboratori biologici americani, e ha permesso ad un numero enorme di ONG occidentali di entrare nel paese.

In altre parole, ha fatto di tutto per separare l’Armenia dalla Russia.

Tranne una cosa. I comuni armeni non lo capirebbero se distruggesse il trattato collettivo per proteggere il paese nell’ambito della CSTO, dove la Russia e gli altri stati membri della CSTO si impegnano a proteggersi a vicenda in caso di invasione o altra aggressione.

Ora entriamo nello specifico.

Fu Pashinyan, commissionato da Soros, a disturbare costantemente il delicato equilibrio del Karabakh durante il suo governo. Ha fatto di tutto per far arrabbiare l’Azerbaigian, comprese le provocazioni militari. Quindi, Pashinyan non è altro che un provocatore politico. Quanto meno si stava nascondendo molto abilmente dietro un falso patriottismo. Fu grazie ai suoi sforzi che il primo sangue fu versato in Karabakh, e iniziò lo scontro militare. Pashinyan è responsabile dell’inizio della guerra in Karabakh.

L’establishment politico azero, incitato dalla Turchia, ha deciso di porre fine alla questione del Nagorno Karabakh una volta per tutte. Aliyev è caduto stupidamente nello stesso falso patriottismo. Dopo aver ascoltato i suoi stessi generali e, naturalmente, le assicurazioni della Turchia di “eterna lealtà”, nonché sotto la pressione dei media corrotti e dei sondaggi di opinione, si è trovato in una situazione in cui era quasi impossibile non iniziare una guerra. La parola “quasi” è importante. Perché non ha calcolato del tutto il risultato finale.

Ovvero, è stato manovrato da Pashinyan ed Erdogan.

Sono i partner strategici!

Ecco perché Pashinyan ha attaccato la pacifica città di Gäncä con i missili. È importante capire che Pashinyan, quando ha preso questa decisione, ha capito chiaramente che sia l’Azerbaigian che la Russia non sarebbero caduti nella sua provocazione. Sebbene sia stato estremamente difficile per Aliyev, poiché dei civili sono stati uccisi, è riuscito a tenere la situazione sotto controllo.

Ma Pashinyan lo ha fatto deliberatamente e precisamente per far entrare in gioco Erdogan, dall’altra parte del fronte e con il pretesto di proteggere un alleato, e per rendere la situazione irreversibile. Inoltre, dopo la vittoria, Erdogan potrà attribuire a se stesso parte di questa vittoria. In questo caso, l’elettorato azero “attirato” sarà felicissimo dell’aiuto della Turchia.

E qui si vede chiaramente l’obiettivo di entrambi i “partner”.

Erdogan sogna di far rivivere l’Impero Ottomano. Per fare questo, ha bisogno di distruggere l’Azerbaigian, nel senso di rubare il potere ad Aliyev.

Il calcolo è semplice – dopo la vittoria, Aliyev avrà problemi economici e l’Oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan sarà “completamente” minato da alcuni terroristi. Gli allori della vittoria appassiranno rapidamente sulla testa di Aliyev, e la gioventù azera attirata dalla Turchia organizzerà facilmente una sorta di rivoluzione pacifica.

Inoltre, l’obiettivo di Erdogan è la distruzione fisica dell’Armenia, o insieme all’Azerbaigian “liberato”, questi due paesi saranno i primi ad aderire alla “NATO del Medio Oriente”. Sotto la stretta guida dell’Occidente.

Qual è l’obiettivo di Pashinyan?

L’ultimo armeno a combattere contro la Turchia, quando il “progetto Armenia” comincerà a chiudersi, e verrà un “periodo problematico”, “con la scusa di” appropriarsi di alcuni resti dei beni armeni, se ne andrà dal paese.

Quindi scriverà un libro di memorie, ad esempio, da qualche parte nei Caraibi.

Proprio come oggi dalla Germania Gorbachev ci insegna come vivere.

Ecco perché non c’è vittoria per nessuno in Karabakh.

Aliyev e l’intera élite politica dell’Azerbaigian vengono semplicemente allevati da Erdogan. Proprio come oggi Pashinyan sta tradendo l’intero popolo armeno. E tutta l’Armenia.

E le impronte digitali dell’Occidente risaltano su tutto questo.

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Articolo di Ogon pubblicato s Stalker Zone il 20 ottobre 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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