Venti anti-establishment e anti-europeisti soffiano forti in tutta Europa, mentre il blocco si dirige [in Inglese] sempre più vicino al collasso. L’effetto domino iniziato dalla Brexit sta continuando la reazione a catena in tutta l’Unione. Le crisi abbondano, e tutte si riducono a persone che in ultima analisi danno la precedenza alla loro identità nazionale e regionale sul progetto sovranazionale. Le prossime modifiche possono far svanire l’Occidente come lo conosciamo, con l’emersione al suo posto di gruppi di stati uniti da interessi comuni.

I leader delle camere basse dei Parlamenti di Germania, Italia, Francia, e Lussemburgo hanno pubblicato una lettera che chiede l’attuazione immediata di un’“Unione federale”. È stata pubblicata da La Stampa il 27 febbraio. “È giunto allora il momento di procedere verso un’integrazione politica più stretta: un’Unione federale di Stati dotata di ampie competenze. Sappiamo bene che la prospettiva suscita anche forti resistenze, ma l’immobilismo di alcuni non può diventare la paralisi di tutti. Chi crede nell’ideale europeo deve poterlo rilanciare anziché assistere impotente al suo lento declino”, si legge nel documento.

I legislatori avvertono anche che il progetto di integrazione europea è ora più a rischio che mai, con i problemi dell’alto tasso di disoccupazione e dell’immigrazione che fanno sorgere movimenti populisti e nazionalisti.

Non è solo un caso che la lettera sia stata pubblicata nel periodo che precede il 60° anniversario del Trattato di Roma, firmato il 25 marzo 1957 da Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania Ovest. Il trattato, che alla fine ha aperto la strada per il Trattato di Maastricht e l’Unione Europea nel 1991, è entrato in vigore il 1 gennaio 1958.

Nel 2015, i quattro presidenti hanno firmato la dichiarazione “Più Integrazione Europea: La Strada da Percorrere[in Inglese], che ha chiesto di muoversi “avanti con l’integrazione politica europea, che potrebbe portare ad un’unione federale di stati”. Ad oggi, la lettera del 2015 è stata firmata da 15 presidenti parlamentari.

L’integrazione europea è sempre più in discussione da parte una serie di partiti euroscettici in tutto il continente, tra i quali Alternativa per la Germania, il Fronte Nazionale in Francia, e il Partito per la Libertà nei Paesi Bassi, con le elezioni che si terranno quest’anno. Marine Le Pen, che parte in prima fila nella corsa alle elezioni presidenziali in Francia, prevede che l’Unione cadrà “come il Muro di Berlino”. Lei vuole creare una nuova Europa di nazioni sovrane. “Il 2017 sarà il nostro anno”, dice.

Secondo il capo negoziatore per la Brexit del Parlamento europeo, Guy Verhofstadt, l’Unione Europea deve riformarsi [in Inglese], o affrontare il rischio di crollo a causa delle sfide interne ed esterne. Noam Chomsky, un eminente studioso statunitense, ha avvertito che l’ondata di sentimento anti-establishment colpirà l’UE per far sì che si disintegri. Mark Blyth, professore britannico di economia politica presso la Brown University, che ha indovinato tre dei più grandi shock politici del 2016, prevede [in Inglese] che l’Unione europea quest’anno crollerà.

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sostenuto la Brexit e ha gelato l’Unione Europea, definendola [in Inglese, registrazione necessaria] un “mezzo della Germania”. Durante la corsa alle elezioni, ha detto [in Inglese] che l’UE sarebbe crollata, sostenendo che “gli altri paesi seguiranno” l’esempio della Gran Bretagna votando per uscire dall’Unione. Secondo lui, l’Europa “tra 10 anni non sarà riconoscibile” a causa dell’immigrazione.

In effetti, un’unione delle nazioni fondatrici avrebbe senso, visto che sono sempre state affini. Gli standard culturali e di vita paragonabili le rendono compatibili per perseguire in gran parte gli stessi interessi. Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo – le nazioni del Benelux – hanno a lungo avuto un ruolo chiave nella geopolitica europea. Belgio e Lussemburgo hanno formato un’unione economica fin dal lontano 1921, e nel 1944 ci furono dei colloqui per creare un’unione doganale con i Paesi Bassi. È naturale per il Benelux, la Francia e la Germania proseguire nei loro sforzi di integrazione.

Germania, Svezia, Belgio, Paesi Bassi e Austria potrebbero formare [in Inglese] una “mini-Schengen” e chiudere collettivamente le loro frontiere col resto d’Europa per fermare il flusso di profughi nei loro paesi.

L’incapacità dell’UE di risolvere le crisi ha portato alla ribalta il Gruppo di Visegrád (V4), che comprende  Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia. Dopo 25 anni di anonimato, il gruppo ha iniziato una ribellione contro Bruxelles nel 2016, quando è scoppiata la crisi dei migranti. Il gruppo ha spinto per un cambiamento nella politica dei rifugiati dell’UE e si è rifiutato di accettare i richiedenti asilo secondo il sistema di quote dell’UE. Esso ha chiesto anche una riforma strutturale dell’organizzazione, in particolare la restituzione di alcuni poteri da Bruxelles ai governi nazionali. Il V4 ha abbastanza voti in seno al Consiglio Europeo per contrastare la Germania. Polonia e Ungheria si sono unite insieme [in Inglese] in una serie di occasioni per opporsi .

Lo scorso settembre, la Grecia ha organizzato un vertice dei paesi dell’Europa meridionale, tra cui la nazione ospitante, la Francia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo, Cipro e Malta. Essi sono inclini ad attuare maggiori misure di protezione, e vogliono che Bruxelles dia ai singoli governi più margine di manovra per spendere e chiedere prestiti come meglio credono.

La Scandinavia è in realtà già un blocco all’interno di un blocco. Queste nazioni sono storicamente vicine e sono compagne di letto naturali. Le attività del Consiglio Nordico non hanno mai fatto notizia, ma questa unione esiste già per aiutare la governance internazionale del Nord Europa. Il Consiglio può essere ugualmente integrato per avere strette relazioni commerciali e diplomatiche con un’Unione Federale degli Stati Europei.

L’iniziativa per formare una nuova unione è conforme alla tendenza della disgregazione dell’UE. Il progetto di integrazione europea non sembra più praticabile. Il Nord non vuole sovvenzionare il sud. Il desiderio di avere una valuta nazionale è sempre più forte e nessuno vuole più i rifugiati. Con l’UE indebolita, o smembrata, emergeranno gruppi di paesi con stretti legami che perseguiranno i propri interessi. È probabile che le nazioni ne trarranno beneficio, ma il concetto di integrazione europea per rendere l’Unione Europea una potenza mondiale chiave sarà dimenticato come se fosse stato solo un altro sogno irrealizzabile.

*****

Articolo di Alex Gorka pubblicato il 3 marzo 2017 su Strategic Culture.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[Le note in questo formato sono del traduttore]