Un teen-ager francese di 16 anni è stato incriminato, con l’accusa di glorificazione del terrorismo, per aver pubblicato una vignetta che rappresenta un personaggio della rivista Charlie Hebdo, colpito da proiettili, con un ironico commento di accompagnamento.

La situazione attuale è, a dir poco, paradossale. In Gennaio, dopo i terribili attentati nel centro di Parigi, si sono tenute grandi manifestazioni in tutto il paese per denunciare il terrorismo e per ricordare al mondo l’impegno della Francia ai principi fondamentali della libertà di espressione e la libertà di stampa.
Ma recentemente, è diventato chiaro che un irrigidimento si sta verificando in Francia, con la comparsa di decine di cause legali in base alla difesa o glorificazione del terrorismo“. Un’offesa, che comporta una pena massima di 5 anni di reclusione e una multa di 75.000 euro (o 7 anni di carcere e 100.000 euro di multa se l’Internet è coinvolto, in quanto quest’ultimo costituisce ormai una circostanza aggravante).

Ad esempio, la Associated Press ha recentemente identificato 54 azioni legali intraprese per tale motivo e a volte con l’aggiunta di altre rimostranze contro gli arrestati. In alcuni casi, la sentenza è già stata passata: quindici mesi di reclusione per un cittadino delle Ardennes, tre mesi di reclusione per un altro a Toulon e un anno di reclusione per uno di Nanterre.

Il numero dei casi è in aumento. In un articolo, Le Monde ne ha elencati 70

UN FUMETTO SU FACEBOOK

Recentemente, un ragazzo di 16 è stato arrestato e incarcerato. La rete France 3 annuncia che l’adolescente è stato portato davanti a un giudice minorile, per decidere se debba essere incriminato con l’accusa di glorificazione del terrorismo. Il giorno successivo, il Dipartimento del pubblico ministero per i minori, della città di Nantes, ha chiesto il rilascio su cauzione fino all’udienza in trubunale

La colpa? L’aver pubblicato sul suo profilo di Facebook “un cartone animato che rappresenta un personaggio con la rivista Charlie Hebdo, colpito da proiettili, accompagnato da un commento ironicoil canale TV ha spiegato.

[Ecco il cartone animato, come pubblicato da Norman Finkelstein, e che è stato ampiamente pubblicato in Rete]

Cartoon+Charlie+is+shit

La moltiplicazione delle procedure legali per la glorificazione del terrorismo pone la questione dei limiti della libertà di espressione, che sembra essere attaccata con mano pesante dopo i recenti attentati. La situazione allarma molte organizzazioni non governative, come la Lega dei Diritti Umani, che teme il riflesso delle misure di sicurezza drastiche, e Amnesty International.

“La libertà di espressione non ha favoriti. Adesso non è il momento per azioni penali improvvisate, ma, invece, per risposte misurate che proteggano la vita e rispettino i diritti di tutti “, spiega l’Ong, che teme che certi arresti nel calore delle emozioni con l’intento di dimostrare fermezza, di fatto violano la libertà di espressione.

Perché anche se tutti possono accettare di difendere la libertà di espressione, quando è tutto rose e fiori, non dobbiamo dimenticare che la medesima libertà si applica anche a messaggi che possono essere sgradevoli o rivoltanti. “Se non crediamo nella libertà di espressione per le persone che disprezziamo, vuol dire che non crediamo nella libertà di espressione”, spiega il filosofo Noam Chomsky.
Questo vuo, dire che dobbiamo stare a guardare? No. Alcuni casi probabilmente meritano punizione legale se c’è qualcosa di punire (soprattutto se altre rimostranze sono incluse nella procedura). Ma l’emozione suscitata dagli attacchi solleva timori di una generale mancanza di discernimento, che non contribuisce all’amministrazione equa della giustizia.

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Traduzione a cura di Voltaire1964 per sakeritalia.it / Volti Del Donbass
Articolo apparso il 26 Gennaio 2015