Il Presidente francese Hollande, che non solo ha spinto il coltello ulteriormente nel cuore dell’economia francese, ma ha anche fatto sì che in Francia non rimarrà più alcuna traccia di libertà, ora critica la Turchia [in inglese] per la sua azione contro i fanatici curdi e le milizie curde sostenute dall’Occidente in Siria. Inoltre, Hollande ha consigliato alla Russia di non diventare un “protagonista” della guerra.

Hollande ha dichiarato che “interventi multipli e contraddittori comportano il rischio di un peggioramento generale della situazione”.

Ha aggiunto che la Russia deve essere un “attore importante nei negoziati, non un protagonista nell’azione”, e che dovrebbe unirsi alla presunta “coalizione anti-ISIL” guidata dal Stati Uniti.

Hollande si è ovviamente trovato bene con la Turchia che, fin dallinizio della crisi siriana, sosteneva sul suo suolo l’ISIS e gli altri terroristi spalleggiati dallOccidente. Solo quando si è arrivati ad attaccare i Curdi aiutati dagli Occidentali, ovviamente utilizzati per “federalizzare” la Siria, Hollande ha trovato la voglia di dare avvertimenti alla Turchia. Il problema per Hollande non è, chiaramente, la violazione della sovranità nazionale siriana o del diritto internazionale: il crimine è andare oltre gli ordini dati alla Turchia dalle potenze della NATO in merito ad una “zona di sicurezza” nel nord della Siria.

Per quanto riguarda la Russia, malgrado l’abuso di Hollande della parola “protagonista”, il messaggio è semplice: “smettila di combattere il terrorismo in Siria e fa come ti è stato detto”. Secondo l’avvertimento di Hollande, i Russi dovrebbero fermare le operazioni militari e seguire gli ordini impartiti dalla coalizione a guida statunitense, arbitro apparente di tutto ciò che è giusto e legale nel mondo.

Anche se Hollande rischia di essere preso sul serio da Erdogan tanto quanto viene preso sul serio da Assad e da ogni altro leader nazionale nel mondo, le sue dichiarazioni rivelano comunque un livello impressionante di spavalderia e arroganza, per essere il presidente di un paese sull’orlo dell’oscurità e del collasso.

Da parte sua, la Turchia ha rifiutato di piegarsi alle dichiarazioni pubbliche degli Stati Uniti con Ömer Çelik che ha affermato [in inglese]: “Nessuno ha il diritto di dirci contro quale organizzazione terroristica possiamo combattere”. È improbabile che l’aggiunta di Hollande farà alcuna ulteriore differenza sulla posizione turca.

Nonostante il disaccordo in pubblico, la Turchia ha inviato ogni segnale possibile per annunciare che intende aderire alla linea della NATO per distruggere il governo laico di Bashar al-Assad e sostituirlo con un governo, o dei governi, grati e favorevoli a Washington e all’oligarchia Anglo-Americana.

Chiaramente, una “zona cuscinetto” e/o una “zona interdetta al volo”, equivalgono ovviamente alla guerra e ad un attacco militare aperto contro il governo laico siriano, perché la costituzione di una tale zona richiederebbe attacchi aerei contro i sistemi di difesa aerea di Assad.

Con l’istituzione di questa “zona cuscinetto”, verrà aperto un nuovo teatro d’operazioni che permetterà ai terroristi, quelli dell’ISIS così come gli altri, di condurre attacchi ancora più in profondità all’interno della Siria. Anche se si desidera il migliore dei mondi possibili – l’annientamento dei terroristi coadiuvati dall’Occidente e del fanatismo curdo, assieme al governo siriano che riprende il controllo di tutto il suo territorio – non possiamo respingere i fatti. In mezzo al groviglio di interessi politici e geopolitici in gioco con questa invasione, resta il fatto che né gli Stati Uniti, né le milizie curde e né i Turchi hanno a cuore i migliori interessi della Siria o del popolo siriano.

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Articolo di Brandon Turbeville pubblicato su Activist Post il 31 agosto 2016.

Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[Le note in questo formato sono del traduttore]