Abbiamo tradotto questo articolo per misurare la temperatura del dibattito sull’immigrazione in Germania.
Questo pezzo fa parte di una serie di testi tradotti per alimentare la discussione, non per solidarietà con il pensiero dell’autore.
La traduzione giunge da un contesto politico di sinistra, come tale va esaminato con molta attenzione, soprattutto sulla base dello stesso dibattito che avviene oggi in Italia contro il nuovo governo.
Saker Italia

Mercoledì sette centri di accoglienza per rifugiati in Baviera sono stati convertiti in cosiddetti “centri di soccorso”, in cui tutti coloro che cercano protezione dovranno rimanere fino alla loro deportazione o al ricevimento dello status di residenti. Con questo sistema disumano di campi, il governo tedesco sta attuando la politica razzista sui rifugiati del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD). Secondo l’accordo della grande coalizione, i campi bavaresi saranno estesi a tutto il paese.

“Soccorso” sta per “arrivo, decisione e rimpatrio”. Tutte le autorità competenti sono rappresentate nei campi, e i rifugiati devono rimanere lì fino a quando non verrà presa una decisione sulla loro richiesta d’asilo. Gli adulti possono rimanere fino a 18 mesi, e l’esecutivo dello stato bavarese vuole persino ospitare fino a sei mesi i bambini. La maggior parte di quelli internati verrebbe quindi deportata direttamente dai campi.

Le immagini dei centri di soccorso evocano inevitabilmente i capitoli più oscuri della storia tedesca. Circondate da alte recinzioni rinforzate da diversi sbarramenti di filo spinato, da 1.000 a 1.500 persone per campo devono essere disciplinate e separate dalla società. I cancelli sono molto sorvegliati e nessuno può passare inosservato. Anche l’organizzazione caritatevole Cattolica Caritas parla di “atmosfera carceraria”.

Ai residenti del campo vengono negati i diritti di base. Sono obbligati a vivere nel campo e non sono autorizzati a lasciare il distretto dell’ufficio immigrazione competente. La stampa non può entrare, così come gli avvocati e gli amici. I volontari della Caritas, i parenti e anche i sacerdoti devono fare richiesta per essere ammessi alle strutture.

Le cosiddette procedure “accelerate” di asilo devono essere svolte nei campi, caratterizzate soprattutto da periodi più brevi per la presentazione di ricorsi. Ottenere assistenza legale è reso difficile. L’obiettivo è impedire ai rifugiati di presentare obiezioni a decisioni negative con il Tribunale Amministrativo, che in passato hanno avuto il 50% di successo.

“Senza un effettivo accesso agli avvocati, senza essere accompagnati alle audizioni, senza una consulenza indipendente dopo aver ricevuto le decisioni – spesso difettose – dell’Ufficio Federale, la garanzia legale di protezione della Costituzione tedesca viene di fatto annullata”, ha dichiarato l’organizzazione umanitaria ProAsyl.

I rifugiati nei campi vengono deliberatamente maltrattati e umiliati per costringerli a partire “volontariamente”. Ad esempio, invece di ricevere incentivi in denaro per il cibo, i vestiti e gli articoli per l’igiene, i detenuti ricevono solo benefici in natura. Questo è più complicato e costoso per le autorità, ma viene comunque fatto per scoraggiare le persone. “C’è un chiaro segnale”, ha detto il responsabile del campo del centro di soccorso di Manching, Daniel Waidelich. “Non vale la pena venire in Germania”.

Agli abitanti del campo non è permesso lavorare, e sono condannati all’ozio e al controllo esterno per mesi. Il negozio più vicino si trova a 40 minuti a piedi, non ci sono autobus e i rifugiati vengono deliberatamente isolati.

L’organizzazione disumana dei centri di soccorso rivela il carattere dell’intera politica dei rifugiati del governo tedesco, che si basa sulla chiusura delle frontiere, la deportazione e l’oppressione. I nuovi centri di soccorso in Baviera sono il risultato di uno sviluppo sistematico.

Già nel 2015 sono state aperte le cosiddette strutture di arrivo e di ritorno a Bamberga e Ingolstadt/Manching, dove rifugiati dai Balcani occidentali, e in seguito molti altri rifugiati con presunte scarse prospettive di rimanere, sono stati acquartierati fino alla loro deportazione. Famiglie che avevano precedentemente vissuto in quartieri normali, i cui figli erano andati all’asilo e a scuola, sono state costrette a trasferirsi nei campi dal giorno alla notte.

Nel 2017 queste strutture sono state ridenominate centri di transito e integrate da campi di Ratisbona e Deggendorf. Da quel momento in poi, quelli che sono fuggiti da un paese con un tasso di riconoscimento inferiore al 50%, che si applica alla grande maggioranza dei paesi, sono stati portati in questi centri.

A partire da mercoledì, oltre a queste quattro, le tre strutture di accoglienza rimanenti – a Donauwörth, Zirndorf e Schweinfurt – sono state trasformate in centri di soccorso. Ciò significa che tutti i rifugiati che arrivano in Baviera devono ora vivere in questi campi di detenzione e deportazione.

Un quadro concreto dei nuovi centri di soccorso può essere acquisito guardando i primi due campi, a Bamberg e Manching, che ora forniscono il modello per tutte le strutture in tutta la Germania.

Circa 5000 rifugiati hanno vissuto a Manching da quando è stato aperto, nel 2015. Di questi, 1.000 sono stati deportati, secondo le cifre ufficiali. Altre venticinque persone sono state indotte ad accettare una partenza “volontaria”. Solo circa 100 hanno ricevuto una decisione positiva in materia di asilo.

“È come una prigione qui”, ha detto Jeffrey allo Spiegel Online. Ha vissuto nel campo di Manching con sua moglie e suo figlio per dieci mesi. “Non puoi fare nulla. Ti svegli al mattino e vedi le stesse facce. Non puoi lavorare, devi perdere tempo in giro”.

Una madre di 19 anni, che ha vissuto con un bambino nelle stanze del dormitorio della struttura per sette mesi, ha detto che la situazione era peggiore che nella sua nativa Nigeria e quando era in fuga.

Secondo la Caritas, nove donne su dieci della Nigeria stanno fuggendo perché sono state vittime di violenza, prostituzione forzata e traffico di esseri umani.

Il gruppo mediatico Funke ha pubblicato un rapporto sui dormitori da sette letti. “Settanta donne, uomini e bambini condividono un unico bagno”, ha detto il giornale. “Quasi ogni notte, i richiedenti asilo vengono svegliati quando la polizia e le guardie di sicurezza entrano nei dormitori nelle prime ore per portar via i richiedenti asilo respinti per la deportazione”.

Oltre al servizio di sicurezza, la polizia è stata chiamata 250 volte l’anno scorso per mantenere l’ordine nel campo, con la forza.

I centri di soccorso che vengono ora testati in Baviera e che saranno estesi in tutto il paese fanno parte di piani molto più ampi per un sistema completo che copra l’Europa e il Nord Africa. Il piano generale del ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer dell’Unione Cristiano-Sociale prevede non solo l’espansione dei centri di soccorso in tutta la Germania, ma anche l’estensione del concetto di hotspot in tutta Europa.

I cosiddetti hotspot sono campi ai confini esterni dell’Europa. Sono noti per le loro condizioni disumane. Human Rights Watch ha riferito diversi giorni fa che in Grecia i profughi sono esposti a “terrificanti condizioni di accoglienza e detenzione, con gruppi vulnerabili che non ricevono protezione sufficiente”. Tra le altre cose, l’organizzazione per i diritti umani ha criticato la mancanza di cure mediche, e ha dichiarato che la Grecia ha tagliato gli “standard internazionali” nei campi.

Il piano generale di Seehofer prevede lo “sviluppo di un modello di hotspot standard” che può essere trasferito ad altre regioni d’Europa. A tal fine, l’Unione Europea sta già lavorando a stretto contatto con la Guardia Costiera libica, che è accusata di portare i rifugiati in prigioni private dove vengono torturati, maltrattati e uccisi. In corrispondenza, il ministero degli Esteri tedesco ha descritto le condizioni lì come “da campo di concentramento”.

Sta diventando sempre più chiaro ciò che sta facendo il governo tedesco, e con esso tutta l’Unione Europea: i rifugiati che arrivano nei paesi dell’Europa centrale, e in particolare in Germania, saranno alloggiati nei centri di soccorso e deportati il più rapidamente possibile ai loro paesi d’origine o al paese dell’UE in cui sono stati registrati per la prima volta, secondo l’Accordo di Dublino.

Lì finiranno in hotspot disumani e saranno costretti ad andarsene o affrontare la deportazione.

Alla fine torneranno nei paesi del Nord Africa, dove finiranno nelle prigioni private o saranno venduti come schiavi o mandati a partecipare a marce della morte.

Questo mostruoso meccanismo di internamento e deportazione evoca ricordi dei campi di concentramento nazisti, dove all’inizio erano stati internati gli oppositori politici, poi gli ebrei, gli zingari e i rom. In seguito all’invasione dell’Unione Sovietica, questi campi divennero la base per la più grande macchina di sterminio nella storia umana.

La grande coalizione formata da Unione Cristiano-Democratica (CDU), Unione Cristiano-Sociale (CSU) e Partito Socialdemocratico (SPD) sta già lavorando a un sistema di campi in cui decine di migliaia di persone in cerca di protezione dovranno essere acquartierate e deportate. Questo terribile apparato è diretto non solo contro i rifugiati, ma contro chiunque si opponga alle politiche di destra del governo.

L’apertura dei centri di soccorso in Baviera si svolge sulla scia delle manifestazioni di massa [in inglese] della scorsa settimana a Monaco di Baviera contro la caccia alle streghe diretta ai rifugiati e contro la povertà e la guerra. Essa rappresenta il disprezzo non solo della CSU, ma dell’intera grande coalizione e di tutti i partiti borghesi in Germania per i sentimenti della grande maggioranza della popolazione.

L’unica forza sociale che può contrastare questo spostamento verso destra e difendere i diritti dei rifugiati è la classe operaia. Per agire come una forza indipendente ha bisogno di un programma socialista che contrapponga al nazionalismo della classe dominante l’unità internazionale di tutti i lavoratori.

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Articolo di Christoph Vandreier pubblicato su World Socialist Web Site il 2 agosto 2018.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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