La Turchia è arrivata vicinissima ad attraversare la linea rossa con la Grecia nell’Egeo la scorsa settimana, quando un vascello della Guardia Costiera turca ha sparato colpi nelle acque territoriali greche ad est dell’isolotto di Farmaco, ha detto il Ministro degli Esteri greco Nikos Kotziás in un’intervista al quotidiano Kathimerini, il 21 febbraio, invitando Ankara ad “astenersi dal compiere di nuovo scherzi di questo genere”. “Alcune persone in Turchia credono che la Grecia possa essere come la Siria o l’Iraq. Lo “scherzo” che ci hanno tirato a Farmaco è una grave violazione del diritto internazionale, e penso che dovrebbero sapere che non saremo sempre tolleranti, che la nostra risposta non sarà solo quella che abbiamo dato allora, e che sarà molto più dura”, ha avvertito il ministro, senza lasciare dubbi sul fatto che la Grecia è pronta ad agire, se necessario. “Noi non siamo la Siria, che è stata distrutta, né un disorganizzato Iraq… La Turchia sta facendo un errore se pensa che la crisi economica che stiamo subendo ci renda deboli per quanto riguarda la sicurezza del nostro Paese”, ha aggiunto.

Le tensioni tra le due nazioni si sono aggravate di recente sulla questione di Cipro [in Inglese] e delle contese Isole Imia (Kardak) nel Mar Egeo [in Inglese]. Ankara ritiene che le isole siano in una “zona grigia” – che significa “sovranità indiscussa della Turchia” – e, pertanto, la Grecia non le può rivendicare. Gli incidenti in mare che inaspriscono le relazioni bilaterali sono diventati routine, e sono avvenuti scontri aerei sulle isole di Lesbo, Chio, Samo e del Dodecaneso.

La disputa nell’Egeo è stata una delle principali fonti di tensione tra la Grecia e la Turchia fin dagli anni ’70, e ha portato i due paesi sull’orlo dello scontro militare nel 1987 e nel 1996. La controversia ruota attorno ad una serie di questioni che coinvolgono la delimitazione delle acque territoriali, dello spazio aereo, delle zone demilitarizzate e lo status di diverse isole del Mar Egeo. Dal momento che sulla piattaforma continentale del Mar Egeo è stato scoperto il petrolio, le dispute sulle isole disabitate si sono accentuate. Sia la Grecia che la Turchia hanno concesso autorizzazioni alle loro aziende per estrarre il petrolio nelle acque contese, e nessuno sforzo internazionale è stato in grado di attenuare le tensioni.

I colloqui a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite per riunificare Cipro si sono bloccati a gennaio senza raggiungere progressi concreti. Secondo Al Jazeera [in Inglese], il processo si è arenato di recente dopo che la parte Turco-Cipriota ha deciso di non partecipare ad una riunione in programma riguardo alla decisione Greco-Cipriota di celebrare una commemorazione nazionalista nelle scuole. Il leader Greco-Cipriota Nikos Anastasiadis e il leader Turco-Cipriota Mustafa Akıncı avevano programmato di incontrarsi il 21 febbraio nella zona cuscinetto dell’isola divisa, ma le tensioni sono aumentate dopo il voto del 10 febbraio dei deputati Greco-Ciprioti che stabiliva che nelle scuole pubbliche si onorasse l’anniversario di un referendum del 1950 sull’unione con la Grecia. Özdil Nami, il negoziatore Turco-Cipriota nei colloqui di pace, ha detto che la decisione di commemorare un evento del genere è in contrasto con i negoziati di pace in corso.

La decisione di un tribunale greco di non estradare gli ufficiali dell’esercito [in Inglese] che avevano lasciato il paese perché sospettati del tentativo di golpe di luglio è stata percepita come un gesto ostile in Turchia. Nel complesso, la situazione è così tesa che una sola scintilla è sufficiente per far partire un grande incendio.

Le tensioni crescenti con la Grecia potrebbero influenzare negativamente le relazioni della Turchia con l’UE, che sono già tese a causa della crisi dei rifugiati, del rifiuto dell’UE di adempiere alla sua promessa di liberalizzare i propri requisiti per i visti dei cittadini turchi e delle dispute su questioni relative ai diritti umani. Le relazioni dell’UE con la Turchia sono complicate, ma l’ultima cosa che l’Unione vuole è la rottura dell’accordo sui rifugiati.

Le tensioni tra la Grecia e la Turchia – entrambe membri della NATO – sono sempre state un mal di testa per l’alleanza. Se arriverà il momento critico, la NATO si troverà ad affrontare una situazione senza precedenti, con due stati membri che si sparano a vicenda. Il Trattato di Washington non prevede un tale scenario, e gli Stati Uniti sono troppo occupati con le politiche nazionali per mediare in modo efficace una controversia internazionale.

La Russia è nella posizione unica di poter agire come intermediario: è vero, il suo rapporto con la NATO è a livelli relativamente bassi, ma nulla è completamente bianco o nero negli affari internazionali.

Mosca gode di un rapporto speciale con la Grecia [in Inglese] – un membro della NATO. I paesi sono incredibilmente vicini. All’interno della UE, la Grecia si è unita ad un gruppo di paesi che comprende Ungheria, Cipro e Repubblica Ceca, che chiede apertamente l’eliminazione delle sanzioni contro la Russia. Lo scorso maggio, il Presidente russo Vladimir Putin ha visitato [in Inglese] Atene per firmare una serie di accordi bilaterali, la cui agenda comprende la cooperazione militare [in Inglese]. Atene sta negoziando [in Inglese] con Mosca per l’acquisto e la manutenzione dei sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa S-300 consegnati a fine anni ‘90.

Secondo il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos la Grecia cercherà di ottenere una licenza per la fabbricazione di fucili d’assalto Kalashnikov a Patrasso appena l’UE porrà fine al suo embargo commerciale contro la Russia. La co-produzione in una fabbrica di Aigio nel Peloponneso settentrionale dovrebbe essere una spinta importante per l’industria della difesa greca.

Alti funzionari della NATO hanno sollevato preoccupazioni [in Inglese] anche per i tentativi da parte della Grecia di stringere un patto difensivo con Mosca, che potrebbero minare seriamente il fronte unito contro la Russia.

La Turchia è uno stretto alleato della Russia nella lotta contro i terroristi. L’aviazione russa sostiene [in Inglese] le forze turche che conducono l’offensiva per riprendere al-Bab, in Siria, dai militanti dello Stato Islamico, e nessun alleato della Turchia nella NATO lo ha fatto. Entrambe le nazioni si sono unite insieme [in Inglese] nel lancio del processo di Astana volto ad ottenere una soluzione pacifica in Siria, dilaniata dalla guerra. La Turchia è un altro membro della NATO disposto a sviluppare la cooperazione militare con la Russia: è in trattative con la Russia per quanto riguarda l’acquisto di sistemi missilistici avanzati a lungo raggio per la difesa aerea S-400 [in Inglese]. I paesi studiano le prospettive [in Inglese] per offerte di appalto di sistemi elettronici, munizioni e tecnologia missilistica.

A differenza di altre grandi potenze europee, Mosca è sinceramente interessata a mantenere la pace nel Mar Egeo a causa della sua posizione geografica. La Russia ha mediato tra il governo della Siria e la Turchia e forse è più adatta ad eseguire la missione, dato che la NATO e l’UE hanno dimostrato di essere inadatte al compito.

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Articolo di Andrej Akulov pubblicato su Strategic Culture il 10 marzo 2017.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[Le note in questo formato sono del traduttore]