Un recente discorso del principale diplomatico dell’UE, Josep Borell, lascia intravedere un nuovo ordine politico filo-asiatico nel continente europeo, mentre la Germania si prepara a guidare il blocco di 27 nazioni. Ma è solo uno stratagemma per frenare l’egemonia cinese?

Un cambiamento significativo nell’equilibrio globale del potere potrebbe essere all’orizzonte, se vogliamo credere alle dichiarazioni fatte dal capo della politica estera europea Josep Borrell, mentre si rivolgeva ad un gruppo di ambasciatori tedeschi lunedì a Bruxelles. Secondo quanto riferito [in inglese], Borell “ha fatto venire un mal di testa diplomatico” quando ha chiesto la fine del “sistema a guida americana” ed ha usato l’argomento per inaugurare un “secolo asiatico” incentrato sulla stabilizzazione delle relazioni europee con la Russia.

Borell ha fatto arrabbiare diverse persone all’inizio della settimana, quando si è opposto [in inglese] pubblicamente a “qualsiasi iniziativa israeliana verso l’annessione di parti di territorio della Cisgiordania”, ma si è fermato prima di proporre qualsiasi passo concreto che l’UE potrebbe intraprendere per frenare gli abusi israeliani nella regione, affermando che l’UE si limiterebbe ad “un’azione diplomatica al fine di evitare qualsiasi azione unilaterale” da parte di Israele a Gaza, nonostante il sostegno di diverse nazioni europee per azioni punitive contro quello stato segregazionista.

Tuttavia, i commenti più recenti di Borell davanti agli ambasciatori tedeschi sono degni di nota per il semplice fatto che la Germania dovrebbe [in inglese] assumere la presidenza dell’UE, così come del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a luglio, dando particolare risonanza alle parole del capo della diplomazia UE, e ciò può indicare una nuova fase nel più ampio gioco geopolitico atlantista.

 

Fare il doppio gioco

Borell, un politico spagnolo che è arrivato al più alto posto diplomatico dell’UE nel dicembre del 2019, è in bilico sulla sottile linea che l’Europa ha preso da un lato con lo schierarsi a fianco dell’insistenza americana nel diffamare [in inglese] la superpotenza asiatica, affermando all’inizio di questo mese che sta tentando di bloccare un’indagine sulle origini del coronavirus, e dall’altro lato col definire la Cina un “paese partner” in un recente articolo che ha scritto su diversi giornali europei.

In definitiva, il ruolo dell’Unione Europea nel far progredire i progetti atlantisti in Asia dipende dalla sua capacità di svolgere il ruolo di mediatore nella tesa relazione tra l’altra superpotenza mondiale – gli Stati Uniti, insieme al suo stato per procura, Israele – e la Cina. A tal fine, Borell chiede [in inglese] all’UE di “mantenere la necessaria disciplina collettiva” contro la minaccia dell’egemonia economica cinese nella sua sfera di influenza naturale, che comprende nazioni come India, Giappone, Indonesia e Russia.

Per questo motivo, il messaggio di Borell agli ambasciatori tedeschi ruotava attorno al miglioramento delle relazioni con la Russia di Putin e al rafforzamento [in inglese] dei legami “con il resto dell’Asia democratica”, suggerendo che l’UE avrebbe dovuto appoggiare appieno il porto russo di Vladivostok e le rotte di trasporto transiberiane al fine di schivare l’iniziativa One Belt One Road della Cina, e quindi indebolire la sua posizione ovunque in Asia.

Gli stretti legami commerciali della Germania con la Russia sono stati, negli ultimi anni, un ricorrente pomo della discordia riguardo l’intransigenza perseguita dagli americani contro Putin e, mentre la nazione teutonica si prepara ad assumere un ruolo guida nel governo del blocco di 27 nazioni e nelle Nazioni Unite, sembra che lo schema di gioco atlantista venga modificato man mano che si scopre che le strategie applicate finora stanno solo avvicinando i suoi nemici.

 

Riempire il barilotto delle polveri

Mentre la partita geopolitica a scacchi continua a svolgersi in mezzo a questo riavvio economico globale indotto dalla pandemia, il vero scopo di Israele come perno di fondo dell’intero progetto atlantista potrebbe presto essere rivelato al mondo.

Se il riavvicinamento dell’UE con la Russia porterà i frutti desiderati, e se il Cremlino davvero inizierà a stringere legami più stretti con l’Europa invece che con la Cina, l’equilibrio di potere si sposterà dall’asse USA-Israele, almeno momentaneamente. Ma metterà anche le basi per ciò che Borell – forse solo intuitivamente – ha espresso come “la pressione per la scelta di campo”.

L’UE è il principale partner commerciale di Israele, e lo stesso Borell ha sottolineato che per l’Europa è importante avere “le migliori relazioni con Israele”, mentre un nuovo governo di coalizione tra Benjamin Netanyahu e Benny Gantz inizia finalmente a prendere forma nello stato mediorientale. La retorica di Borell sul sostegno alla sovranità palestinese potrebbe essere nient’altro che un osso lanciato ai membri più coscienziosi dell’UE in modo che la suddetta “disciplina collettiva” possa essere raggiunta, e la Russia possa essere attirata con successo nell’ovile e fermare qualsiasi ulteriore sviluppo delle relazioni sino-russe .

La posizione americana su Israele è inequivocabile e, oltre allo scandaloso e continuo sussidio [in inglese] dello stato israeliano, sostiene totalmente i suoi piani di annessione più ambiziosi a Gaza e oltre, in completa contraddizione con la posizione che attualmente stanno prendendo diversi paesi europei.

Una volta che i corridoi economici sono stati stabiliti e la Russia è entrata a far parte della Via della Seta degli Atlantisti in tutta l’Asia, per non parlare del “grande potenziale d’investimento” della Russia in “risorse naturali, pesca e turismo”, allora la Cina isolata potrebbe diventare fatalmente vulnerabile ad una guerra artefatta scatenata da Israele e Washington, che l’UE – a quel punto – potrebbe non avere altra scelta che sostenere.

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 Articolo di Raul Diego pubblicato su Strategic Culture Foundation il 29 maggio 2020
Traduzione in italiano di Diego per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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