Pubblichiamo in estratto la trascrizione dei passi più significativi della conferenza stampa della Procura della Repubblica di Pavia all’indomani dell’arresto, a Bologna, dell’Italo Ucraino Vitalij Markiv, accusato di aver preso parte all’omicidio di Andrea Rocchelli e di Andrej Mironov a Slovyansk il 24 maggio 2014. Una ricostruzione completa delle risultanze attualmente note è già stata effettuata da Luigi De Biase sulla newsletter Volga. Le dichiarazioni degli inquirenti sono comunque, come potrete leggere, abbastanza circostanziate ed offrono un quadro d’insieme esauriente delle indagini effettuate.

Su alcuni punti le certezze della Procura paiono solide mentre su altri è stato espressamente detto che si cercheranno conferme in sede processuale. Proviamo a riepilogare i punti fermi e le incognite, iniziando dai primi:

Nessuna reale collaborazione da parte Ucrainasotto questo aspetto sia la Procura, che i ROS, che la difesa della famiglia concordano nello smentire l’affermazione del Vice Procuratore Enin secondo cui il suo ufficio sarebbe stato “sempre aperto all’assistenza ai colleghi stranieri”. 

Responsabilità delle forze armate ucraine nell’occorso: sarebbero le foto ed i filmati scattate e girati dalle vittime, assieme alla testimonianza oculare del fotoreporter Roguelon, che si trovava con Rocchelli e Mironov (e che è scampato, pur gravemente ferito, all’agguato), a confermare la responsabilità delle truppe di Kiev. La mappa a sinistra ci aiuterà a comprendere la ricostruzione della Procura: vi sono mostrate le linee tenute dalle truppe ucraine (gialla e blu, il monte Karachun), i quartieri delle città battuti dalla loro artiglieria (zona evidenziata in rosso tratteggiato) e la rotabile (grigio tratteggiato), mentre la posizione dei tre giornalisti è indicata dal punto nero, a fianco alla fabbrica di ceramiche Zeus (il quadrato grigio). Come si vede i tre si trovavano in un punto facilmente raggiungibile (e abitualmente battuto) dai tiri dei governativi.

Deliberata intenzione di uccidere civili inermirisulterebbe dalle caratteristiche del tiro di artiglieria (ripetuto con progressivi aggiustamenti), dall’abbigliamento e dal contegno delle vittime (immortalati in borghese mentre cercano scampo in un canalone dalle ultime foto di Rocchelli, pubblicate da L’Espresso) impossibili da confondere con quelli dei militari e dei paramilitari impegnati nei combattimento.

Presenza di Vitalij Markiv in quel settore di fronte al momento dell’azione di fuoco:  sarebbe confermata da numerose fonti giornalistiche e dallo stesso Markiv in occasione di interviste rilasciate alla stampa.

Quanto alle circostanze in attesa di chiarimenti, ci sembra di poter elencare:

L’esatta dinamica dell’azione di fuoco: con particolare riferimento ai colpi di arma automatica che hanno raggiunto la vettura. Il colonnello Storoni dei ROS parla di “alcuni colpi di AK47” senza specificare se provenissero da una posizione avanzata dell’esercito ucraino (potrebbe essere il “tratto di rotabile” di cui parla il colonnello) ovvero dalla collina stessa (in questo caso si tratterebbe non di “tiri utili” ma di raffiche esplose da numerosi sparatori. Non vengono, comunque, sollevati dubbi sugli autori (ucraini) di questo primo attacco. Maggiori dettagli si potrebbero certamente trarre da una perizia balistica, un mezzo di prova però impossibile senza collaborazione da parte ucraina.

Lo specifico ruolo di Markiv nell’azione: ricordiamo che il colle, punto strategico per il controllo della città, era tenuto dalla 95ma Brigata Aviotrasportata Ucraina (nella foto a destra), con una forza sicuramente composta da diverse centinaia di uomini. Sarà interessante capire su quale base la Procura ipotizza un ruolo specifico proprio dell’Italo Ucraino nell’omicidio (era forse posizionato presso la già citata rotabile, che corre ai piedi della collina?).

La comune cittadinanza italiana di imputato e vittimaper quanto il Vice Procuratore Zanoncelli escluda esplicitamente motivazioni di tipo politico la comune cittadinanza italiana di Rocchelli e Markiv appare una coincidenza estremamente singolare, che verrò sicuramente esaminata ed approfondita nell’eventuale processo.

Il quadro complessivo dell’evento: nella conferenza stampa si ripete che, a fianco alla intenzione di individuare “nomi e cognomi”, esiste la volontà di portare alla luce il quadro complessivo (di responsabilità organizzative, gerarchiche, politiche) che determinò la morte di Rocchelli e Mironov). E’ l’aspetto più delicato dell’intera vicenda che rischia di mettere in grave imbarazzo le autorità sia ucraine che italiane.

Seguiremo con attenzione gli sviluppi di una vicenda dolorosa, che per la prima volta segnala all’attenzione dell’opinione pubblica italiana la violenza e la brutalità delle operazioni militari condotte nel sud est dall’esercito governativo ucraino.

Trascrizione della conferenza stampa del 1 luglio 2017, tenutasi presso la Procura della Repubblica di Pavia.

Il Procuratore Mario Venditti

Mario Venditti (Procuratore Aggiunto di Pavia) (…) Abbiamo chiesto la collaborazione ucraina con rogatoria inviata attraverso i competenti canali del Ministero degli Esteri, rogatoria che non ha avuto un esito gran che felice. All’Ucraina avevamo chiesto praticamente una autopsia ed una perizia balistica che verificasse le modalità dell’uccisione, e avevamo chiesto anche di acquisire delle testimonianze su quello che si era verificato. Le risposte dell’Ucraina sono state assolutamente insufficienti. (…) Wiliam Roguelon, un teste oculare della vicenda del 24 maggio, ci ha riferito esattamente come sono andati i fatti.Cosa facevano, cosa stava facendo Andrea, cosa facevano tutti, da dove provenivano gli spari qual era lo scenario in cui sono trovati. (…) Andrea Zanoncelli ha scovato, attraverso una ricerca su fonti aperte… ha scovato alcuni articoli di stampa, quindi di alcuni giornalisti che avevano avviato una inchiesta, che ci hanno dato degli importanti risultati perché questi vostri colleghi avevano intervistato l’autore del fatto, l’indagato nei cui confronti procediamo e che è stato arrestato ieri a Bologna. (…) Non sappiamo ancora tutto, ma sappiamo molte molte cose, soprattutto sappiamo chi ha sparato, chi era al comando del reparto che ha ordinato il fuoco, e questo ha portato all’ordinanza di custodia cautelare di Vitaly Markiv, che è italo ucraino, era qui con la famiglia, in provincia di Bologna [in realtà a Tolentino], da alcuni anni, lavorava, e poi è partito per l’Ucraina per arruolarsi nelle forze irregolari a sostegno della repubblica Ucraina contro gli indipendentisti filorussi. (…)

Andrea Zanoncelli (a sinistra) e Paolo Storoni (a destra)

Andrea Zanoncelli (sostituto Procuratore) (…) Penso che oggi non sia la conclusione di un percorso, ma l’inizio nel senso che è da oggi che cominceremo a mettere in ordine tutte le risultanze concrete che abbiamo acquisito per capire se finalmente riusciamo ad arrivare all’obbiettivo conclusivo che è tracciare la verità complessiva su questa vicenda più che dei nomi e cognomi di persone da processare.(…) Da quando abbiamo avuto il nome ed il cognome di questo indagato abbiamo avuto numerosissimi problemi giuridici che dovranno essere affrontati nell’eventuale dibattimento, primo fra tutti la competenza territoriale perché questo è un reato commesso all’estero contro un cittadino italiano, la giurisdizione, problema che è stato superato quando siamo riusciti a capire con un importantissimo salto di indagine che questa persona ha la doppia cittadinanza, è un italiano a tutti gli effetti, la qualificazione o meno di questo reato che per me non è politico ma che ha un risvolto politico. Sono tutte questioni che andremo ad affrontare che mi portano a dire che questo è un inizio. Parlando del dettaglio dell’indagine, e la ricostruzione per il momento in nostre mani (ma poi su questo cederò la parola al Colonnello), noi riteniamo che con ogni probabilità i colpi di mortaio con cui sono stati uccisi Andrea Rocchelli e il suo collega russo Mironov e cui è stato ferito il loro collega William Roguelon siano stati causati da una progressiva serie di oltre trenta colpi di mortaio e quindi con una dinamica lesiva che non lascia alcun dubbio circa l’obiettivo di togliere la vita a persone che si erano nascoste in un fosso (quindi oltre al fatto di essere solo giornalisti che stavano solo riprendendo, c’è il fatto che si erano già nascosti un fosso profondo quasi due metri). Non ho dubbi circa la provenienza di quei colpi da una collina che non abbiamo più dubbi essere stata in quel momento storico (maggio 2014) occupata a titolo di collaborazione con l’esercito regolare ucraino da una sezione paramilitare (ma su questo punto il colonnello sarà certamente più preciso) una fazione paramilitare autonoma di persone partite anche da altri stati d’Europa, anche se prevalentemente di nazionalità ucraina, che, dai disordini di Piazza Maidan in poi, hanno raggiunto l’Ucraina per prendere parte fattiva e reale agli scontri ed alla guerra civile in corso, cominciando, come è il caso dell’attuale indagato, presentandosi in piazza magari armati con un paio di bastoni. I ROS sono riusciti a ricostruire non solo tutti gli aspetti della vita di Andrea in quei giorni in Ucraina, ma hanno fatto lo stesso con questo indagato, riuscendo così a ricostruire una sorta di cursus honorum che lo ha portato ad essere al comando di quella fazione di circa 12 militari che occupavano quella collina dalla quale sono partiti i colpi di mortaio. Il fotografo francese, che aveva avanzato una autonoma querela in Francia dove vi è ancora attivo un procedimento penale, dopo essere stato lungamente sentito (10/12 ore) dal ROS di Milano ha deciso di associarsi come persona offesa, e sarà parte di un eventuale processo e mi sembra questo un grande attestato di stima verso tutte le persone che hanno collaborato a questo lavoro e verso il nostro paese.

Colonnello Paolo Storoni comandante del ROS di Milano: Abbiamo dovuto svolgere attività non facili perché siamo stati chiamati a ricostruire particolari in relazione ad un reato avvenuto in uno stato estero per la cui ricostruzione, di fatto, non c’è stata una grossa collaborazione da parte dello stato ucraino.(…) [parlando di Vitalij Markiv] tutto origina dalla sua decisione, del tutto volontaria, di tornare nella sua originaria madrepatria per combattere a difesa della propria nazione. Chiaramente i primi momenti vedono lui con una serie di altri ragazzi provenienti da altre parti d’Europa, di origine ucraina, assembrati nelle piazze cittadine ed organizzati alla peggio per cercare di dare la loro prestazioni in termine di difesa o in termini di combattimento: chiaramente poi si inseriscono in tutta una serie di sfaccettature anche di natura politica su alcuni personaggi che decidono di andare a combattere in Ucraina. Dalle attività che abbiamo condotto con la Procura, non sono emerse implicazioni di natura politica da parte del diretto interessato, che entra a far parte nei primi mesi del 2014 della guardia nazionale ucraina, formazioni ausiliarie alle forze armate sottoposte al Ministero degli Interni, preposte sostanzialmente alla difesa del territorio, quindi non tanto ad azioni tipicamente militari, riservate all’esercito, ma ad una sorta di guardia nazionale stile americano: forze dotate di armi preposte alla difesa del territorio, in cooperazione con le forze di polizia e con le forze armate stesse. Dalla ricostruzione che abbiamo fatto e anche dalle dichiarazioni rilasciate dal diretto interessato a giornalisti italiani al momento del fatto, quindi nella primavera, fine inverno 2014, a maggio 2014, lui ha fatto una carriera all’interno della Guardia Nazionale, per cui riesce poi ad acquisire un grado, che per le ricostruzioni nostre, potrebbe essere un grado di sottufficiale, corrispondente ad  un grado di sottufficiale, comunque con funzioni di comando e con alle dipendenze una squadra di altri paramilitari o comunque di miliziani.

Ricostruiamo il fatto del 24 maggio 2014: dalla ricostruzione che abbiamo fatto, dalle dichiarazioni acquisite, individuammo lui su una collina caratterizzata dalla presenza di un grande antenna che fungeva da ripetitore della televisione ucraina, a capo, o se non comunque a capo in fase di coordinamento, con una batteria di mortai, e di armamento leggero preposto alla difesa di un tratto di rotabile contiguo ad uno stabilimento di ceramiche dove erano attestati una seria di assetti militari filorussi. Chiaramente in quei giorni c’è una serie ripetuta di scontri fra le due fazioni e quindi fra gli ucraini e i filorussi, scontri chiaramente con l’utilizzo di queste armi. Andrea Rocchelli, con Andrej Mironov, il giornalista russo, e con William, il fotoporter francese, arrivano sul luogo ove troveranno la morte a bordo di un taxi, taxi assolutamente identificabile, scendono dal mezzo e di fatto iniziano a fare una serie di riprese e di fotografie. Chiaramente tutti i diretti interessati erano disarmati ed era palesemente ben visibile che erano civili inermi, quindi non assetti militari o paramilitari per i quali poteva apparire lecito una eventuale azione di fuoco. nei primi momenti in cui vengono fatti bersaglio da alcuni colpi riteniamo di AK47, quindi di armi leggere, provano a cercare riparo in un vallone o comunque in un ripiano sotto il livello di orizzonte rispetto alla collina, in mezzo alla boscaglia. in questi minuti (dalla ricostruzione di Roegueolon, il ragazzo francese superstite, questa azione di fuoco dura circa 20 minuti inizialmente come dicevo prima a colpi di mitragliatore e poi successivamente con impiego di mortai). Viene descritta assolutamente una precisa azione di fuoco da parte di mortai e quindi con un osservatore che permetteva la regolazione del tiro, e quindi l’aggiustaggio del tiro, che poi di fatto, purtroppo, ha provocato la morte ed il ferimento delle tre persone. Il ragazzo francese riesce a trovare salvezza, pur se gravemente ferito, scappando. Purtroppo, invece, il nostro connazionale, Andrea Rocchelli, ed il giornalista russo trovano la morte nell’immediatezza. Abbiamo poi quindi chiaramente cercato di recuperare tutto il materiale informatico e fotografico che era stato scattato dai giornalisti in quei giorni ed anche nell’immediatezza. Purtroppo con grande drammaticità abbiamo individuato alcune immagini di telecamera girate alcuni istanti prima della morte di Andrea. Chiaramente queste immagini sono a supporto, quindi a riscontro delle dichiarazioni del giornalista francese. Per quanto riguarda la responsabilità dell’arrestato (chiaramente poi avremo necessità di fare una serie di riscontri successivi) sicuramente c’è una corresponsabilità, da quello che abbiamo ricostruito qui al comando. Però di fatto c’erano anche altri miliziani paramilitari che utilizzavano le armi e che hanno determinato il decesso di Rocchelli. Chiaramente poi valuteremo una serie di richieste allo stato ucraino, dato che abbiamo la necessità di fare ulteriori riscontri che necessariamente devono essere fatti in territorio ucraino, e quindi nei prossimi tempi dovremo poi fare altre attività. questa è la descrizione dettagliata di ciò che abbiamo potuto capire, chiaramente con grande difficoltà perché di fatto parliamo di eventi accaduti all’estero e con una distanza temporale di tre anni.

L’avv. Alessandra Ballerini

Avvocato Alessandra Ballerini (della famiglia) E’ stato fondamentale che William Ragueolon si sia fidato di noi, della giustizia italiana, è stato sentito per 10 ore, e come testimone che era anche vittima, che viene ascoltato per tutto quel tempo, poteva anche essere stremato. Lui invece era soddisfatto, perché era la prima volta che qualcuno gli chiedeva come erano andate le cose, e con questo ha ripreso fiducia nella giustizia in senso lato, e quindi poi è tornato in Italia il 23 maggio, ha formalizzato la nomina e si è riunito, diciamo, alla nostra attività difensiva. La sua testimonianza è fondamentale, peraltro. E’ un testimone molto giovane, ed estremamente provato (ha perso l’uso delle gambe) ma lucidissimo. E anche quelle immagini che ci ha dato sono fondamentali, così come le immagini che sono state ritrovate di Andrea, immagini che ha scattato fino all’ultimo momento. E quindi mettendo assieme tutti questi pezzi noi adesso speriamo che Andrea, e Andrej e William ora possano avere quell’equo processo che fino ad ora gli era stato in qualche modo negato, nel senso che in Ucraina c’è un Tribunale che si è espresso su sollecitazione dei genitori che avevano nominato un incaricato sul posto, ma l’unica cosa che sono riusciti a dire è “è vero, c’è stata una violazione dell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, e quindi del diritto all’equo processo”, perché di fatto le indagini che sono state svolte non sono servite a nulla, sostanzialmente non sono state neanche svolte. E quindi il lavoro di questa procura è particolarmente mirabile perché si fa nonostante l’ostruzionismo ucraino. E fare indagini su quanto avviene in un altro paese che non ha la minima voglia di collaborare è difficile.

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