Secoli prima che la Crimea divenisse terra di contesa tra Federazione Russa e Repubblica di Ucraina, fu colonizzata da Italiani. Per la precisione, nel basso medioevo conobbe un lungo periodo di dominazione genovese.

L’espansionismo coloniale di quello che inizialmente era un libero comune, destinato col tempo a divenire la Repubblica marinara di Genova, aveva avuto inizio con l’esperienza della prima crociata, cui i Genovesi avevano preso parte. La conquista delle prime colonie e l’insediamento di mercanti presso quartieri di città dell’oriente aveva, tra la fine del XI e l’inizio del XII secolo, già consentito una crescita commerciale ed economica significativa, del tutto sconosciuta nei precedenti secoli dell’alto medioevo, in completa sintonia con quanto era accaduto nel medesimo periodo storico ad un ampio numero di centri italiani. Col passare del tempo – ma bisogna in realtà attendere la metà del XIII secolo – i Genovesi compresero l’importanza delle rotte marittime nel Mar Nero ed iniziarono ad insediarvisi.

L’ “impero” commerciale genovese.

La penisola di Crimea era al tempo nota con il nome di Gazaria. La prima colonia fondata lì dai Liguri, quella che ebbe anche maggiore grandezza e maggior peso commerciale, fu Caffa, l’odierna Feodosia, nel 1266. Divenne così popolosa che dovette dotarsi di proprie istituzioni: era retta da un Console, supportato nella sua azione da un Vicario, da un Cancelliere e da due Consigli. Caffa gestiva il commercio dei prodotti mediterranei con tutte le terre a settentrione della Gazaria e intercettava il flusso di prodotti orientali che giungevano nel Mediterraneo tramite la Via della Seta, consentendone la distribuzione anche nell’Europa nord-orientale attraverso le rotte marittime del Mar Nero. La colonia visse anche momenti di grave difficoltà: subì una devastazione ad opera dei rivali Veneziani nel 1296 ed una ad opera dei Tartari nel 1309, ma in entrambi i casi fu poi ricostruita e riprese le attività mercantili.

Dato il successo economico dell’insediamento, i Genovesi sentirono subito la necessità di creare nuove colonie nella stessa penisola, complici anche il clima favorevole e la sbalorditiva somiglianza fisica tra la Crimea e le riviere liguri. Nacquero così gli stanziamenti di Cherson, l’odierna Sebastopoli, di Cembalo, oggi Balaklava, di Caulita (Jalta), di Soldaia (Sudak) e di Vosporo (Kerch), più altri centri minori. E si badi bene che si trattava di un segmento nell’ambito di un ben più ampio quadro di colonie genovesi nel Mar Nero, che andavano da Tana (Azov) a Ginestra (Odessa) a Savastopoli (Sukhum), più intere comunità in quartieri di città portuali come Trebisonda.

Per mantenere il controllo delle rotte commerciali ed evitare di isolare un ventaglio così ampio di insediamenti liguri, fu necessario controllare l’accesso al Mar Nero stesso, ossia lo stretto del Bosforo. Pertanto in quei secoli si sviluppò un legame stretto e particolare tra Genova e Costantinopoli.

Nel 1204 la quarta crociata, controllata da Francesi e Veneziani, conquistò la capitale dell’Impero Greco e instaurò un regno-fantoccio, l’Impero Latino d’Oriente. Tuttavia i legittimi imperatori greci non si diedero per vinti e nel 1261 riconquistarono Costantinopoli, ridando vita all’Impero Romano d’Oriente che però a quel punto si trovò territorialmente ridotto e frammentato in territori di fatto indipendenti. I Genovesi compresero subito l’importanza di appoggiare il rinato Impero e insediarono un intero quartiere genovese nella grande città, il quartiere di Galata (detto Pera dai Latini), retto da uno specifico Podestà. Qui talora facevano scalo navi mercantili provenienti dalla Gazaria e dirette nel Mediterraneo, o viceversa.

La Crimea all’inizio del XV secolo. In rosso la zona controllata da Genova.

L’appoggio militare di Genova a Costantinopoli fu così intenso che, negli ultimi istanti di vita dell’Impero, anche i Liguri tentarono disperatamente di salvarne le sorti. Nel 1453 infatti, quando i Turchi misero sotto assedio Costantinopoli, la città era difesa, oltre che dall’esercito greco, anche da una Guardia Variaga (composta principalmente da Russi) e da un contingente genovese capitanato da Giovanni Giustiniani Longo, ex Podestà di Caffa. Nel frattempo però le tecnologie belliche avevano subito un’importante evoluzione e avevano fatto la loro comparsa i pezzi di artiglieria; i Turchi riuscirono così ad abbattere le possenti mura della città e a sottometterla. Giustiniani Longo morì poco più tardi a Chio per la conseguenza delle ferite riportate in battaglia.

Dopo che gli Ottomani ebbero preso il controllo del Bosforo, le rotte commerciali nel Mar Nero si impoverirono notevolmente, e pertanto le colonie liguri in Gazaria si addentrarono in una lenta ma inesorabile decadenza. Le popolazioni genovesi in alcuni casi furono massacrate da invasori di diversa provenienza, in altri casi si spostarono altrove andando ad insediarsi nei territori a nord della Crimea (soprattutto in Polonia) in cui formarono comunità note come “Gis” o “Genis”. Col tempo però, questi nuovi insediamenti si mischiarono alle popolazioni locali e scomparvero come identità a sé stanti.

Di quell’epoca ci sono rimaste, come importanti testimonianze, alcuni monumenti che rappresentano un’attrattiva turistica d’interesse per la regione della Crimea. A Feodosia si possono ancora oggi ammirare le mura e le torri di quella che fu l’antica Caffa.

Ma il monumento più spettacolare è la fortezza genovese di Soldaia, oggi Sudak: data la sua imponenza e il buono stato di conservazione, è stata riconosciuta come patrimonio dell’UNESCO, a testimonianza di un’epoca tanto remota quanto avvincente.

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Articolo di Marco Trombino per Saker Italia

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