Il palcoscenico è stato preparato nella Repubblica Serba di Bosnia per quello che in Texas chiamano un doppio smacco.

C’è un detto serbo secondo cui quando un prete ozioso non riesce a pensare a niente di meglio da fare, si diverte battezzando le capre. L’Alto Rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, Valentin Inzko, si trova apparentemente in una posizione altrettanto assurda. Ignaro dei problemi del Grande Reset che attanagliano il mondo intorno a lui, e persino delle terribili condizioni del suo raj bosniaco, Inzko è stato impegnato negli ultimi due giorni a scrivere una lettera a Nedeljko Chubrilović, presidente del Parlamento della Repubblica Srpska, l’entità bosniaca guidata dai serbi. Il messaggio di Inzko trasmetteva l’assurda richiesta che il Parlamento spogliasse gli ex funzionari della Repubblica Srpska, Radovan Karadzic, Biljana Plavshić e Momchilo Krajishnik delle loro medaglie e dei loro riconoscimenti perché “criminali di guerra”, debitamente condannati come tali dal Tribunale dell’Aja.

Per assicurarsi che tutti comprendessero la serietà della richiesta che stava facendo, Inzko ha concesso ai parlamentari tre mesi, fino alla fine di aprile, per conformarsi. I premi e le menzioni d’onore per le persone condannate erano stati votati dal Parlamento della Repubblica Srpska di Bosnia nell’ottobre 2016, per il loro significativo contributo alla costituzione dell’entità negli anni ‘90, una realtà storicamente incontrovertibile.

Inzko è, ovviamente, allegramente ignaro del fatto che al popolo della Repubblica Srpska di Bosnia, circa un milione di persone, non gliene frega delle sentenze del Tribunale dell’Aja, che disprezzano. Naturalmente, hanno i propri criteri per assegnare il merito alle figure storiche del loro paese che ritengono meritevoli di tale riconoscimento.

Il meschino ultimatum di Inzko ai parlamentari serbi è in realtà parte di un più ampio piano per destabilizzare e danneggiare la Repubblica Srpska di Bosnia, salda alleato della Russia nei Balcani. I rudimentali tentativi negli ultimi due anni di accendere i disordini delle strade seguendo il copione della rivoluzione colorata di Gene Sharp sono falliti miseramente, perché la leadership del colpo di Stato selezionata dai servizi speciali occidentali era enormemente incompetente, e il pubblico era adeguatamente illuminato [in inglese] per vedere l’intero schema. Ora si sta adottando un nuovo approccio più sottile. Un aspirante Navalnyj, un demagogo addestrato alla “lotta alla corruzione”, è riuscito a truffare i cittadini di Banja Luka, la capitale del paese, perché lo eleggessero sindaco, e sta usando il suo pulpito fino in fondo per mettere in scena una sofisticata performance politica. Quanto a Inzko, lavora secondo lo stesso copione, in coordinamento con la quinta colonna per intimidire e umiliare le istituzioni e la leadership del paese.

Con la minaccia di Inzko di usare i fittizi “poteri di Bonn” dell’Alto Rappresentante per imporre una legge sul “negazionismo del genocidio” di Srebrenica sullo sfondo, l’attuale campagna è iniziata alcuni mesi fa, quando ha chiesto che un dormitorio studentesco nella capitale del tempo di guerra di Pale, che prende il nome dal primo presidente della Repubblica Serba di Bosnia, Radovan Karadzic, venisse ribattezzato per tutte le ovvie ragioni. Dopo settimane di rifiuto provocatorio, il governo ha stupidamente ceduto, e alla fine ha accettato la richiesta di Inzko, solo per mantenere la pace, presumibilmente. Non mancando mai di senso dell’umorismo, gli studenti universitari hanno in seguito ribattezzato informalmente la loro struttura “Dr. Dragan Dabić”, che era il nome di battaglia del Dottor Karadzic mentre si nascondeva in bella vista a Belgrado dal mandato di arresto del Tribunale dell’Aia.

Incoraggiati da questa sconsiderata concessione, Inzko e la sfuggente “comunità internazionale” che emette i suoi ordini di marcia (non che non sappiamo chi siano realmente) ora fiutano la debolezza, quindi prevedibilmente chiedono di più. La richiesta di privare i fondatori della Repubblica Srpska di Bosnia delle loro onorificenze è solo un preludio alla prevista imposizione del decreto sul “negazionismo del genocidio” di Srebrenica, una provocazione già annunciata da Inzko [in inglese]. Ciò è chiarito anche dal linguaggio truculento della lettera di Inzko, che non usa mezze parole nell’attribuire al popolo serbo la responsabilità dei crimini di guerra collettivi. Cedendo, ha detto Inzko ai parlamentari serbi, “rimuoveranno la responsabilità collettiva del popolo serbo, e rimuovendo la colpa collettiva ed eliminando il peso del passato l’intera nazione otterrebbe sollievo…” Inzko, che è austriaco, potrebbe avere fatto un lapsus freudiano, e forse in realtà stava pensando al Volk, compresi i suoi connazionali austriaci, la stirpe etnica del Großdeutsches Reich di recente memoria. Ma il linguaggio e il chiaro riferimento nella lettera sono abbastanza chiari, e prefigurano molto ulteriore bullismo a venire.

Non c’è dubbio che una volta che l’affare “onorificenze per i criminali di guerra” sarà finito, la legislazione sul negazionismo di Srebrenica sarà il prossimo punto logico di pressione all’ordine del giorno. Anche se questa volta Inzko non ha invocato in modo specifico i “poteri di Bonn”, la minaccia di farlo è implicita nell’ultimatum di tre mesi ai deputati perché obbediscano, altrimenti… Mettendo da parte il paradigma ispiratore dello “stato di diritto” che una simile minaccia pone, la domanda naturale è: cosa potrebbe essere quell’“altrimenti” se non un diktat dell’Alto Rappresentante, incarnato dai poteri di Bonn?

Qui è d’obbligo una breve digressione. I poteri di Bonn sono uno stratagemma del tutto fittizio, non menzionato da nessuna parte nel trattato di pace della Bosnia concordato a Dayton e firmato a Parigi nel 1995, non diversamente dalla dottrina dell’atto criminale congiunto, che non è menzionata da nessuna parte nello Statuto del Tribunale dell’Aja, ma è stata utilizzata in modo efficace per infliggere pene detentive di decenni. Entrambi i dispositivi sono stati escogitati dall’intera trama per facilitare l’attuazione fraudolenta di obiettivi politici imperiali specifici. Nella fattispecie, consentono all’Alto Rappresentante per la Bosnia di fornire interpretazioni vincolanti dell’accordo di pace di Dayton secondo i suoi capricci e le istruzioni trasmessegli dai centri di potere stranieri che lo controllano. Il mito degli inesistenti poteri di Bonn è stato brillantemente sfatato alcuni anni fa dallo studioso britannico e all’epoca direttore degli studi presso il think tank Institute of Democracy and Cooperation [in inglese] con sede a Parigi, il Dr. John Laughland.

Dopo uno studio approfondito della questione, il Dr. Laughland ha concluso che [in inglese] “è altamente anomalo per l’Alto Rappresentante invocare sia l’articolo 5 dell’allegato 10 sia i cosiddetti poteri di Bonn quando giustifica le sue controverse decisioni di annullare le decisioni dei parlamenti o licenzia dei funzionari. Eppure li invoca entrambi molto regolarmente. È controverso perché questi non sono “poteri” nel senso comune del termine. Non sono competenze esecutive specifiche delegate ma clausole abilitanti che gli consentono di interpretare i propri poteri, e che sono quindi esercitate senza alcun controllo giudiziario, politico o parlamentare”. Serve dire altro?

Quindi il palcoscenico è pronto nella Repubblica Srpska di Bosnia per quello che in Texas chiamano doppio smacco. Mentre la nuova leva, e bisogna ammetterlo abilmente selezionata, di agili membri della quinta colonna sta rintanata all’interno, l’Alto Rappresentante Inzko punta il suo fuoco d’artiglieria sull’infrastruttura istituzionale dell’entità serba, per ammorbidirla. Molto presto, la pressione graduale applicata raggiungerà il punto critico di Srebrenica. Il copione della guerra ibrida non richiede la scienza missilistica per eseguirlo. Una volta che i fondatori della Repubblica Srpska siano stati ostracizzati con successo nella loro stessa terra come “criminali di guerra”, verrà stabilito il principio della responsabilità collettiva dei presunti crimini di guerra, e quando il decreto illegale di Inzko renderà reato punibile mettere in discussione la narrativa del “genocidio” inventato di Srebrenica [in inglese], l’assalto finale al pezzo di terra relativamente libero rimasto ai serbi in Bosnia non sarà lontano.

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Articolo di Stephen Karganovic pubblicato su Strategic Culture Foundation il 7 febbraio 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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