In un articolo pubblicato il 10 ottobre su “The Intercept” e ripreso, tra gli altri, anche da “Dagens Nyheter”, il più diffuso quotidiano svedese, Peter Maass si è congratulato con il Comitato del Premio Nobel per “aver appena dato il premio per la letteratura ad un sostenitore del genocidio”. Afferma che “non ci sono scuse per la decisione di attribuire il premio di quest’anno a Peter Handke, il quale nega che un ben documentato genocidio sia stato commesso in Bosnia per opera dei Serbi contro i Musulmani” e chiude l’articolo rivolgendosi a Peter Handke dicendogli: “ha il diritto di credere ciò che vuole credere. Può mentire e nascondere quanto gli pare”.
Ma noi ora daremo uno sguardo ad alcuni fatti per dimostrare che queste parole si adattano meglio a Maass, e anche per dare a chi legge (diversamente da Maass, con le sue presunte verità) la possibilità di verificare questi fatti.

Per avvalorare la sua versione, Maass insiste sul fatto che c’erano dei campi di concentramento serbi, diversamente da quanto dichiarato da Handke. Maass ha addirittura “visitato questi campi durante la guerra”, quando era “inviato del Washington Post”. Lui “ha parlato con i prigionieri all’interno del campo e anche con i superstiti”. Questa affermazione deve essere considerata indubitabile, dal momento che i Serbi – diversamente dai Musulmani e dai Croati – erano noti per permettere ai giornalisti occidentali di visitare i loro campi di prigionia e addirittura di girare video e scattare foto! La ragione di questa trasparenza sta nel fatto che le citate strutture non erano campi di concentramento, ma semplici campi di detenzione, cosa che Handke ha anche spiegato piuttosto chiaramente.

Tuttavia, Maass è irremovibile. Sostiene ancora che i crimini commessi dai Musulmani sono stati un numero trascurabile di uccisioni casuali, non paragonabili a quelli commessi dai Serbi. I Serbi, secondo lui, hanno perpetrato una serie sistematica, massiccia e indicibile di crimini. Lui qui però ripete solo la stessa propaganda che abbiamo già visto durante la guerra civile in Yugoslavia, grazie alla quale il mondo si è velocemente convinto che i Musulmani bosniaci erano “i bravi ragazzi” e i Serbi erano quelli “cattivi”, esattamente come in alcuni film di serie B in bianco e nero.
Tutto questo è più che comprensibile: i giornalisti occidentali dovevano evidentemente semplificare la realtà delle cose. L’orribile verità, però, è che i Musulmani di Bosnia non erano per nulla migliori dei Serbi: in realtà, sono stati peggiori, visto che i Serbi non hanno castrato, violentato e decapitato i loro prigionieri, esattamente come hanno fatto i Musulmani tutte le volte che hanno potuto (per esempio nella “Casa delle torture di Kamenica” che hanno filmato a fini propagandistici).

Per chi ha dei dubbi a riguardo, suggerisco di avere un atteggiamento critico e di cercare questi video, che sono disponibili sul sito Archivi della Guerra Iugoslava (yugowarsarchive.org), nella categoria “massacro di Srebrenica”, che io gestisco e in cui potete trovare, se lo volete, molto di più: anche, per esempio, il Segretario di Stato americano Henry Kissinger che giustifica l’assedio di Sarajevo.

Questa è una valida e indiscutibile ragione – e “scusa”-  per la decisione dell’Accademia di Svezia di dare il premio di quest’anno a Peter Handke, il quale non ha mai smesso di denunciare quel genocidio ben documentato commesso in Bosnia per opera dei Musulmani contro i Serbi.

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Articolo di Alexekin Rockowia pubblicato su The Duran
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per
Saker Italia.

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