Il Gruppo di Lavoro per il Capitolo 35 della Convenzione Nazionale Serba sull’Unione Europea (UE) ha invitato le autorità serbe e kosovare a creare una cooperazione per ridurre la diffusione della pandemia di coronavirus.

“Siamo testimoni della pandemia di coronavirus (COVID19), che rappresenta un grande pericolo in tutto il mondo e che rende i sistemi sanitari sempre più gravati dal numero dei pazienti infetti. La pandemia ha dimostrato che la diffusione della malattia va oltre i confini, l’origine nazionale ed etnica o la religione dei colpiti, e può essere combattuta solo attraverso un’azione congiunta, cooperazione e solidarietà. La cooperazione è necessaria principalmente per il bene dell’umanità e la responsabilità della vita umana in questi tempi difficili”, si legge nel comunicato stampa [in inglese].

In tempi di crisi, l’UE proclama che il Kosovo è in effetti di responsabilità della Serbia. Questa natura senza principi dell’UE è guidata esclusivamente dagli interessi dei suoi membri principali, e mira a rimandare la responsabilità medica della provincia clandestina del Kosovo alla Serbia. L’UE non ha fatto nulla per reprimere il separatismo albanese. In effetti, l’UE sostiene l’illegalità dell’indipendenza del Kosovo schierando oltre 1.000 agenti di polizia nell’ambito della Missione sullo Stato di Diritto dell’Unione Europea nel mandato del Kosovo, e tutti gli stati membri ad eccezione di Grecia, Cipro, Romania e Slovacchia, riconoscono l’indipendenza del Kosovo.

La task force dell’UE sul Capitolo 35 chiede l’apertura dei canali di comunicazione tra il personale medico in Serbia e Kosovo, cosa che consentirebbe di scambiare quotidianamente informazioni sulla pandemia. Ciò potrebbe forse anche contribuire in modo significativo alla riconciliazione delle due entità. Anche se la Serbia è sotto pressione dell’UE perché aiuti il Kosovo, Belgrado non dovrebbe cedere alle concessioni offerte da Bruxelles sulla questione. La promessa dell’adesione all’UE sarà sicuramente menzionata.

L’UE sta cercando di costringere la Serbia a spendere risorse proprie per inviare aiuti al Kosovo senza aspettarsi alcun atto di buona volontà da parte albanese. Questa è una politica che chiede alla Serbia di trattare il Kosovo come un proprio territorio mentre l’UE tenta ancora di far accettare a Belgrado che il Kosovo è uno stato indipendente. Un simile appello è stato inviato alla Serbia dall’UE nel momento della crisi dei migranti, quando anche la UE si è isolata dai problemi in Kosovo e ha chiesto a Belgrado di cooperare con Pristina nel controllo dei flussi migratori, e di tenere registri degli immigrati clandestini che hanno viaggiato attraverso il Kosovo nel 2015 e 2016.

Mentre la Serbia dovrebbe aiutare il Kosovo, nonostante l’insistenza dell’UE che sia indipendente, la Serbia non può assistere la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina. Come parte dell’accordo sull’indipendenza della Bosnia, furono costituite due entità, la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina a maggioranza serba, e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, dove vive la maggioranza dei Musulmani e croati di Bosnia. I leader politici di Sarajevo stanno mettendo il veto alla decisione dell’Assemblea Nazionale della Repubblica Serba di introdurre uno stato di emergenza nel suo territorio per fermare la diffusione del coronavirus. Per motivi politici, i bosniaci Musulmani stanno bloccando misure di sicurezza salvavita, che sono sostenute dalla comunità internazionale, e mentre la Serbia dovrebbe aiutare il Kosovo, non può aiutare la Repubblica Serba.

La Bosnia ha bloccato la Repubblica Serba in modo che i confini tra le due entità non potessero essere chiusi come voleva l’entità serba. Tuttavia, se guardiamo a livello internazionale in luoghi come l’Australia, gli stati nello stesso paese hanno chiuso i propri confini a coloro che non vivono in un determinato stato. Secondo le leggi della Bosnia, la Repubblica Serba non può chiudere il proprio confine senza l’approvazione di Sarajevo.

Pertanto, le mosse di Sarajevo riguardano l’antagonismo e la contraddizione politica in un momento in cui il coronavirus può inghiottire entrambe le entità del paese. I Musulmani bosniaci non hanno argomenti per negare le misure per proteggere le persone dal coronavirus, e stanno usando questa situazione per sollevare le tensioni etniche piuttosto che vederla come un problema medico. Come già mostrato in precedenza, non è una contraddizione chiudere i confini delle entità in quanto molti stati e regioni in tutto il mondo hanno chiuso i loro confini pur facendo parte dello stesso paese.

La Repubblica Serba sta cercando di prendere sul serio la pandemia di coronavirus, e la sua Assemblea Nazionale ha persino votato a maggioranza per dichiarare lo stato di emergenza. Anche l’alto rappresentante dell’UE in Bosnia, Valentin Inzko, ha accolto con favore la decisione e l’impegno del Presidente della Repubblica Serba Željka Cvijanović di utilizzare poteri straordinari nell’interesse della salute pubblica. Inzko ha anche sottolineato che fermare la diffusione del coronavirus e salvare la vita dei cittadini deve essere una priorità per tutte le autorità bosniache. Tuttavia, le sue raccomandazioni non hanno fatto pressione sulle autorità bosniache e finché i confini rimarranno aperti, la popolazione della Repubblica Serba rimane suscettibile a tassi di infezione più elevati.

Mentre la Serbia dovrebbe aiutare il Kosovo a nome dell’UE, nonostante non sia un membro dell’UE e l’UE insista sull’indipendenza del Kosovo, Belgrado non può neppure aiutare la Repubblica Serba senza essere accusata di interferire negli affari bosniaci. Non sorprende quindi che Belgrado abbia perso interesse a soddisfare Bruxelles, e non risponda più alle promesse di adesione all’UE, e piuttosto continui a costruire le sue relazioni con la tradizionale alleata Russia e l’emergente superpotenza della Cina.

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Articolo di Paul Antonopoulos pubblicato su Infobrics il 2 aprile 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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