Nei primi anni ’80 gli europei, sempre sospettosi l’uno dell’altro, durante l’evoluzione da 28 paesi bellicosi ad un’unione economica che avrebbe dovuto mantenere la pace e che avrebbe dato loro un sistema politico comune, hanno rifiutato l’idea di una federazione e si sono accontentati di una valuta unica, che si è rivelata impotente senza un governo condiviso. L’unico governo comune che ha l’Europa è quello che gli è stato fornito dagli Stati Uniti: si chiama NATO, e invece di ‘proteggere’ l’Europa, la sta distruggendo.

Tutto ebbe inizio con la conferenza di Yalta, in cui Joseph Stalin e Franklin Roosevelt si accordarono per condividere l’influenza sulla penisola europea. Stalin aveva serie motivazioni nel voler controllare i territori orientali, attraverso i quali il suo paese era stato ripetutamente invaso, a cominciare dai Cavalieri Teutonici nel tredicesimo secolo, ed a seguire con Napoleone, poi nella Prima Guerra Mondiale, nella guerra occidentale contro il governo bolscevico e nella Seconda Guerra Mondiale. La Russia era stata invasa anche da est dall’Orda d’Oro di Gengis Khan, che ha governato per quattro secoli, ma a preoccupare Stalin nel ventesimo secolo erano i paesi dell’est europa: per quattro secoli sono stati sotto la dominazione turca ottomana, e come risultato, sono rimasti indietro rispetto ai loro vicini occidentali nello sviluppo sia economico che politico: solo la Cecoslovacchia aveva conosciuto la democrazia; gli altri paesi erano ancora semi feudali e dunque sotto governi di destra, molti dei quali alla fine collaborarono con Hitler. Dopo la guerra sono stati condotti nel ventesimo secolo da partiti socialisti che erano esistiti clandestinamente sin dalla rivoluzione russa, le proprietà feudali sono state trasformate in fattorie cooperative e venne dato impulso all’industrializzazione, così come all’educazione ed alla salute pubblica.

Da parte loro, gli Stati Uniti elaborarono il piano Marshall per aiutare a ricostruire l’Europa dell’ovest, un progetto che andava bene per gli affari americani, e che presto portò alla creazione nel 1950 della NATO. Solo nel 1955 l’Unione Sovietica ha risposto col Patto di Varsavia, un’alleanza difensiva conosciuta come ‘Il Trattato di Amicizia, Cooperazione e Mutua Assistenza’. Decenni dopo l’Unione Sovietica stessa si era dissolta, e il Patto di Varsavia era stato sciolto quando gli USA avevano assicurato alla Russia che non si sarebbero spinti oltre i confini della Germania riunita.

Ma, mentre la Russia era impegnata a tenere insieme il paese, la NATO si è spostata gradualmente ad est verso i confini della Russia con l’Europa. Ecco lo sviluppo di quel processo:

riunificazione della Germania 12 Marzo 1999, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia sono entrate nella NATO nel 2004, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovenia, Albania e Croazia nel 2009. Attualmente Montenegro, Macedonia e Bosnia ed Erzegovina aderiscono a Piani d’Azione per l’Adesione, ed insieme alla Georgia sono stati dichiarati “paesi candidati” alla NATO nell’incontro del Consiglio Nord Atlantico del 7 Dicembre 2011. Dopo il colpo di Stato anti-russo in Ucraina nel 2014, quel paese aspira ad entrare sia nell’UE che nella NATO.

Nel luglio 2016 la situazione è arrivata al punto in cui il conduttore americano di ‘Smerconish’, intervistando il professore emerito di studi russi dell’università di New York e di Princeton, Stephen Cohen, ha sostenuto come dato di fatto che la Russia voglia riprendersi gli Stati Baltici, ed ha suggerito che Trump potrebbe fornire a Putin “accesso libero e indisturbato agli Stati del Baltico, la cui indipendenza lo infastidisce”.
Da dove è venuta fuori questa idea? Perché Putin dovrebbe essere ‘infastidito’ dall’indipendenza di Estonia, Lettonia e Lituania? Chiaramente Smerconish, come la maggior parte dei giornalisti americani, ignora il fatto che la Russia estendendosi dai confini dell’Europa dell’est al Pacifico, è profondamente coinvolta nella costruzione dell’Organizzazione di Cooperazione di Shangai e della Unione Economica Eurasiatica con la Cina, oltre a sostenere altre iniziative congiunte. Non ho sentito il minimo accenno di una spiegazione riguardo a cosa se ne farebbe la Russia del possesso di tre piccoli paesi che, come Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania sognano di essere parte di un’Europa che non minaccerebbe mai la Russia di propria iniziativa.

Di fatto l’Europa si sta sciogliendo davanti ai nostri occhi, ed è un prevedibile seppur inatteso risultato delle incursioni NATO nel Medio Oriente: rifugiati disperati da Iraq, Siria e Libia stanno fluendo nello stato sociale più grande del mondo, un risultato prevedibile della guerra tanto da far fermare i governanti a pensarci su. Quello che era meno prevedibile è che i rifugiati hanno creato un nuovo “muro” fra est e ovest. Gli stati ‘satellite’ dell’ex Unione Sovietica non hanno avuto tempo a sufficienza per diventare abbastanza occidentalizzati e abbracciare il multiculturalismo: si rifiutano categoricamente di vedere la loro ‘Cristianitá’ (sic) macchiata dai mussulmani, così come sono stati riluttanti nel tollerare gli ebrei.

Ritornando alla storia, dopo la sconfitta di Hitler, l’Europa ha accolto la Legge Affitti e Prestiti dell’America con sollievo, ma presto è stata avvertita del bisogno di proteggersi come non aveva fatto quando Hitler era in ascesa, questa volta dall’Unione Sovietica. Mentre per decenni gli Stati Uniti accusarono la Russia di ‘occupare’ l’Europa dell’est, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) ancora mantiene qualche base nell’ovest dell’Europa, mentre ne apre di nuove in Polonia e nei Paesi Baltici.

Avendo delegato quasi tutta la loro sovranità a Washington, in parte tramite la burocrazia dell’Unione Europea a Bruxelles, in parte attraverso la NATO, gli europei possono difficilmente credere che il loro bel progetto, riconosciuto ampiamente come civilizzazione al livello più alto mai raggiunto, è stato trasformato nel suo opposto: una roccaforte neo-liberale governata dal ‘mercato’, che forza i governi delle nazioni ad imporre ai suoi cittadini un’austerità paralizzante.

Nel 2009 la crisi finanziaria greca sarebbe potuta servire da monito per gli altri paesi dell’Europa, i quali potevano anche loro precipitare nell’avido settore finanziario, ma i greci avevano la reputazione di essere negligenti e quindi l’Europa ha fatto la superiore e ha continuato per la sua strada. Al momento, anche se l’Occidente ha tentato di far fronte all’arrivo di più di un milione di rifugiati nel 2015, ‘il mercato’ ha obbligato il cosiddetto governo socialista francese ad adottare nuove leggi sul lavoro che hanno eliminato le protezioni del lavoratore, a lungo contemplate, a favore della necessità della  globalizzazione.

Tutto questo mentre la NATO sta trionfalmente alle porte della Russia.
 
Deena Stryker è un’esperta internazionale, autrice e giornalista di primo piano nelle politiche internazionali per oltre trenta anni, esclusivamente per il giornale online “New Eastern Outlook”. 

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Articolo di Deena Stryker pubblicato su New Eastern Outlook il 15/08/2016

Traduzione in italiano a cura di Chiara per Sakeritalia.it

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