Si avvicina il momento in cui l’Europa inizierà a stanziare fondi per aiutare a ricostruire le economie nazionali colpite dalla pandemia di Covid-19.

Un vertice dell’UE è stato dedicato a questo argomento a luglio. Uno dei risultati è stato un accordo per legare i pagamenti agli stati beneficiari al loro rispetto dei valori europei fondamentali. Stiamo parlando dei principi della democrazia e del rispetto degli standard dello stato di diritto.

Circa una settimana fa, la Commissione Europea ha pubblicato una relazione sullo stato di diritto nell’UE [in inglese]. Il documento ha nuovamente criticato l’Ungheria e la Polonia. Sono accusate di alti livelli di corruzione, problemi con la libertà di parola e mancato rispetto degli standard europei da parte della magistratura.

Varsavia e Budapest hanno risposto annunciando la creazione di un istituto [in inglese] per monitorare lo stato di diritto nell’Unione Europea.

Inoltre, il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán ha accusato la Vicepresidente della Commissione Europea Vera Jurova di violare i valori europei. Lei, tra l’altro, è una degli autori del rapporto. Orbán ha chiesto le dimissioni del funzionario per aver definito l’Ungheria una “democrazia malata”.

Al momento, la Polonia e l’Ungheria hanno una posizione piuttosto comoda nell’Unione Europea. I due paesi dell’Europa orientale ricevono un ordine di grandezza in più di finanziamenti rispetto ai loro vicini nella regione. Allo stesso tempo, Varsavia e Budapest hanno una linea politica abbastanza indipendente. Essendo membri dell’UE, i paesi si assicurano innanzitutto che gli interessi nazionali siano rispettati nel determinare la direzione delle loro politiche.

E l’Unione Europea “democratica” non può costringerli a soddisfare le loro richieste. Varsavia e Budapest sono state a lungo criticate per non aver rispettato gli standard democratici europei. E questo è tutto. Bruxelles ha modi per costringere l’Ungheria e la Polonia a sottomettersi. In teoria. Ma in pratica è molto difficile applicare tali procedure, che richiedono un livello molto elevato di unità nel blocco. Che al momento non c’è.

Pochi giorni fa, la presidenza tedesca del Consiglio dell’UE ha redatto un decreto che impone sanzioni economiche per violazioni dello stato di diritto. Il documento stabilisce la necessità di una conferma diretta delle violazioni. Il rapporto pubblicato dalla Commissione Europea potrebbe essere tale.

Ora la Polonia e l’Ungheria potrebbero effettivamente perdere alcuni sussidi europei. E tali prospettive di certo non piacciono agli stati orientali. Tuttavia, dichiarazioni sulla creazione di una propria istituzione per monitorare lo stato di diritto nell’Unione Europea potrebbero indicare l’intenzione di Varsavia e Budapest di resistere alla politica coercitiva dell’UE.

Al momento, le economie di Polonia e Ungheria sono abbastanza stabili, e sono cresciute nell’ultimo decennio. I paesi potranno sopravvivere senza finanziamenti europei. Quindi, in caso di privazione delle sovvenzioni, la questione della possibilità del loro ritiro dall’UE potrebbe ripresentarsi.

L’indipendenza dell’Ungheria e della Polonia nella loro politica mina l’autorità dell’Unione Europea. E spinge all’introduzione di restrizioni. Ma se le minacce si trasformeranno dalla carta alla realtà, le conseguenze sono difficili da prevedere.

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Articolo di pubblicato su The Duran il 15 ottobre 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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