Con i dati recentemente diffusi secondo cui il tasso di crescita dell’Eurozona nel 2017 [in inglese] è stato del 2,5%,  si ufficializza che l’Eurozona è arrivata ad un “decennio perduto”: il suo tasso di crescita medio annuale dal 2008 al 2017 è stato dello 0,6%.

Wow…va male. Va ancora peggio che per il “Ventennio Perduto Giapponese”.

I due “decenni perduti” del Giappone hanno entrambi superato le recenti performance dell’Eurozona:

Giappone 1991-2000: tasso di crescita 1.4%.

Giappone 2001-2010: tasso di crescita 0.7%.

Per calcolare questi numeri, nell’era di internet, ci sono voluti circa 10 minuti di ricerca e matematica da quarta elementare.

Non c’è nessun dubbio [in inglese] che il Giappone abbia avuto un “Decennio Perduto”, ma questo è probabilmente il primo articolo che dichiara esplicitamente che un “decennio perduto” è registrato definitivamente per l’Eurozona. Com’è possibile, quando i media mainstream hanno avuto centinaia di opportunità per fare 2+2?

Il messaggio dai media mainstream in inglese è stato – invariabilmente, universalmente, quasi fantastico nella sua apparente illusorietà/coordinamento cospiratorio – “La crescita dell’Eurozona raggiunge il massimo degli ultimi dieci anni” [in inglese]

Essenzialmente: chi se ne importa degli anni 2008-2016? Non viviamo nel passato – la performance del 2017 è stata decente, è su questo che dobbiamo concentrare la nostra attenzione!

È come se – dopo 40 anni di economia neoliberista – il 2017 finalmente è stato l’anno a partire da quale la ricchezza ha iniziato a gocciolare giù (verso i ceti meno abbienti)!

Sì, bene… il 99% si preoccupa del 2008-2016, quindi vergogna per i media mainstream che non sanno come raccontare l’economia con anche solo un minimo senso di responsabilità verso il cittadino medio.

Sono ingiusto?

Il tasso di crescita economica è il modo migliore di determinare se c’è stato un “decennio perduto”, o no?

Una domanda appropriata, visto che non c’è una definizione condivisa.

Certamente, i media capitalisti sono più ossessionati con il tasso di crescita del PIL che con qualunque altra statistica, e l’Eurozona è un blocco formato da quanto più di capitalista (corrotto, antidemocratico) si possa trovare. Pertanto, faccio loro un favore giocando con le loro metriche preferite.

Francamente… penso che i pro-capitalisti dovrebbero accettare l’utilizzo da parte mia del tasso di crescita e non sfidare la propria fortuna, perché va molto peggio con indicatori più appropriati.

Il PIL pro capite [in inglese] è una statistica leggermente migliore del PIL, e dovrebbe essere vicino anche al cuoricino di un capitalista: quello medio dell’Eurozona era di €29.400 nel 2008, ed è salito di circa €33 all’anno fino a €29.700 nel 2016. Una crescita annuale dello 0.1%. Naturalmente, con anni e anni di austerità nell’Eurozona – che hanno trasferito il costo dei servizi sociali dallo Stato ai contribuenti – è ridicolo sostenere che un aumento di €33 all’anno sia stato sufficiente a tenere a galla il cittadino medio.

E com’è andato il PIL nominale [in inglese], che è meglio del PIL reale perché tiene conto dell’inflazione? E’ passato da €14.000 miliardi nel 2008 a €11.900 miliardi nel 2019. Un calo mostruoso del 16%, ahi!

Vediamo cosa succede con un altro degli strumenti preferiti dai capitalisti, il rapporto debito-PIL. È una statistica stupida, perché non fa differenza tra debito buono (istruzione, Ricerca & Sviluppo, infrastrutture più efficienti, ecc.) e debito cattivo (salvataggi di banchieri, pagamenti di interessi composti, ecc.) ma usiamolo comunque perché i capitalisti dell’Eurozona si beccheranno una martellata: il rapporto debito-PIL dell’area era pari al 68,8% nel 2008 e – nonostante tutti gli anni di austerità che sono toccati a noi, dissoluti peccatori dell’Eurozona – si è gonfiato fino al 89,2% nel 2016. Certamente non un decennio perduto per i banchieri, poco ma sicuro.

Sì, non ho compilato tutti i dati del 2017 per queste statistiche, ma (allarme spoiler) non ci saranno miracoli che fanno spostare tutti i numeri nella direzione giusta, o anche solo fuori dal rosso in molti casi… anche se è questo che i media mainstream hanno raccontato del 2017, l’”anno della bandiera”, ridicolo!!!

I giornalisti erano in grado di distinguere gli anni buoni di crescita del PIL da quelli cattivi

(Vi dico cosa è successo: hanno cominciato col licenziare i giornalisti di esperienza, tosti, di cinquanta e più anni che iniziavano a parlare di pensioni, e li hanno sostituiti con degli stupidi venticinquenni a buon mercato…)

Nel mio lavoro di cronista per un quotidiano devo occasionalmente intervistare alti finanzieri. Recentemente ho iniziato a chiedere: “Un tasso del 2% scarso è accettabile a lungo termine?” E la risposta è stata invariabilmente, “Certo che sì.”

No, non lo è. Ma l’alta finanza non si preoccupa che la crescita rimanga lenta perché i loro settori – finanziario, assicurativo, immobiliare, (il settore FAI) – sono stati completamente slegati dall’economia grazie alle deregolamentazioni del neoliberismo. Gli potrei anche chiedere se la crescita del 3% della produzione di te nella Provincia di Shangdong sia buona per loro – NON gli interessa perché non è rilevante per il loro mondo.

Quello che gli interessa è che Alleggerimento Quantitativo/salvataggi [Quantitative Easing/bailouts ] vadano al loro settore FAI e non a migliorare la vita del cittadino medio… e noi tutti sappiamo che è lì che stanno andando. Obbligazioni, azioni, immobili, beni di lusso/valore come i quadri di Leonardo – sono tutti a prezzi folli… il che prova che sono davvero slegati dall’economia reale e dai tassi di crescita.

Tristemente, questi alti finanzieri posseggono i media privati nell’Eurozona. E adesso anche i governi europei. Molti giornalisti mainstream non hanno idea di queste realtà… quelli che lo sanno non possono parlarne apertamente se vogliono tenersi il lavoro.

Anche se è il tasso migliore degli ultimi dieci anni, il 2,5% del 2017, semplicemente non è sufficiente… e tutti noi nell’ambiente del giornalismo una volta lo sapevamo. (Nota a margine: non sarà sostenuto neanche a questo livello – prevista contrazione dell’Eurozona al 2,4% nel 2018).

Infatti, il 2,5% veniva considerato una crescita da quasi-recessione. Dal 1975-1987 [in inglese], gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania e la Francia sono tutte cresciute tra l’1,8% e il 2,5% l’anno, e questo periodo è universalmente considerato come un’era di recessione.

La Francia ci da un buon esempio del perché l’1,9% – per il quale qualche giornalista (piuttosto ignorante) [in inglese] si chiede chi debba “rivendicarne il merito” – è analogamente insufficiente: la Francia ha avuto una disoccupazione a livelli quasi-record per anni, e gli economisti dicono che una crescita dell’1,5% è necessaria solo per iniziare a creare posti di lavoro. La Francia ha sorpassato l’1,5% eppure i suoi livelli di disoccupazione sono aumentati del 3% nel 2017 (c’è da ridere: nessuno in Francia, a parte me [in inglese] , ha dato correttamente questa notizia).

Sì, una crescita del 2,5% è in effetti molto debole! È a malapena al livello di sussistenza, cioè: appena sufficiente a mantenere le infrastrutture, e sicuramente insufficiente a costruirne di nuove. Tutto quello che si deve fare è dare un’occhiata in giro nei paesi dell’Occidente negli ultimi decenni per accorgersi che è così.

Quale livello di crescita è sufficiente?

Beh, i vecchi lo sanno, perché l’hanno visto: per esempio, dal 1945-1975 il tasso di crescita della Francia è precipitato sotto il 4% in pochi anni.

È uno stratagemma di uso comune [in inglese] quello di gettare la colpa del rallentamento economico post-1975 dell’economia occidentale sull’aumento dei prezzi del petrolio, ma se riuscite a dimostrare come i prezzi del petrolio da soli siano responsabili della riduzione di 100 punti del PIL di una nazione (2,5 punti all’anno per 40 anni), allora per favore illuminatemi nella sezione commenti qui sotto.

Il vero motivo non sono i prezzi del petrolio più alti e quei dannati musulmani – il motivo è il programma neoliberista, che ha iniziato ad essere realizzato a partire dal 1980 circa. Ma questa è una cosa che non si può dire nei media mainstream, perché non potrebbero neanche definire adeguatamente cosa sia il “neoliberismo” se glielo chiedete – tutto quello che sanno è TINA: There Is No Alternative [non c’è alternativa]. E potrebbero non essere capaci di fare conti da quarta elementare. (Inoltre, dare la colpa ai musulmani vende più copie/attira più spettatori.)

Quando potremo essere d’accordo sul fatto che il capitalismo produce tassi di crescita inferiori a quelli del socialismo?

Quali sono i tassi che ci si dovrebbe aspettare?

Da socialista e anti-capitalista, io punto ad un modello molto differente. Un modello basato sulla pianificazione centrale, che evita le dure crisi che sono garantite nel capitalismo, che mira a sollevare per primi i più poveri, che vede il capitalismo come un mezzo per un fine e mai come il fine – io punto al modello economico del socialismo, e suggerisco semplicemente di esaminare i fatti in maniera intelligente.

Iniziamo con l’elefante nella stanza, per il quale non si ha una spiegazione diversa da “in segreto sono capitalisti” – la Cina:

Durante l’era di Mao del 1949-1978 – o piuttosto, “l’era iniziale del socialismo cinese”, perché Mao non era un governante autoritario ma il leader in un modello democratico-socialista – il tasso di crescita della Cina era del 7% annuo. Cioè, era pari a quello degli Stati Uniti nel periodo del loro massimo successo, nonostante fosse soggetta ad un blocco brutale, e nonostante non avesse alcuno dei vantaggi culturali e finanziari di cui già godevano gli Stati Uniti. Dal 1978 al 2012, nonostante una maggiore opposizione internazionale e le due lunghe ere di recessione dell’Occidente che hanno rallentato la crescita globale, la Cina con la sua pianificazione centrale è arrivata al 9,4% annuo [in inglese].

L’era iniziale del socialismo cinese è stata caratterizzata da un eccellente coefficiente di Gini, che misura i livelli di disuguaglianza in una società. L’era post-Mao ha visto un peggioramento del coefficiente di Gini, sì, ma la pianificazione socialista ha portato ad un massiccio innalzamento (delle condizioni) per i più poveri della nazione grazie ad un aumento del 17% dei salari nella produzione industriale dal 2002. Il neoliberismo ha assicurato che non solo i salari dell’Occidente non superino i miseri tassi di crescita economica annui, ma anzi, sono rimasti al livello iniziale o sono diminuiti [in inglese] per quarant’anni (tranne che per l’1%). Dunque, la Cina ha creato la più grande classe media del mondo proprio quando la classe media dell’Occidente perdeva la propria fetta della torta.

Ho il tasso di crescita della Cina dal 2008-2017 al 7,4%. Pensavo che i capitalisti avrebbero dovuto fare più soldi, e produrre più beni e servizi degli inefficienti e pigri socialisti, no?

“Ah, ma la Cina è differente,” direte voi. “Perché il Tasso di Crescita del PIL Cinese Non ci Dice Niente della sua Economia”, e le sue molteplici variazioni, si può trovare [in inglese] in molti media capitalisti come Fortune (saltate a 3:35 per l’opinione di un cinese sul perché questo titolo sia una sciocchezza – i giornalisti di Fortune non leggono neanche le proprie stronzate!) Per farci quattro risate, adesso dovremmo trattenere il respiro in attesa di un articolo intitolato, “Perché il Tasso di Crescita del PIL dell’Eurozona Non ci Dice Niente della sua Economia” da Fortune, vero?

Voi capitalisti non volete mai giocare secondo le regole, neanche quando io uso le vostre regole! Amici, con voi c’è vittoria a meno che non siate voi a vincere, che ridere! Ma sì, il continente della Cina è differente: è ben governato.

Anche l’Iran è differente. Lì hanno quello che io chiamo il modello “Socialista Islamico Iraniano[in inglese], e hanno prodotto il 3% di crescita negli ultimi 10 anni, che è 5 volte meglio di quello dell’Eurozona. E la crescita dell’Iran è avvenuta nonostante l’incredibilmente immorale (e anti-capitalista) rafforzamento di un blocco internazionale realmente assassino contro il quale l’Iran non ha alcuna risorsa per combattere nella stessa misura in cui lo ha fatto la Cina.

Cuba è un altro Paese che è differente, e che ancora meno risorse dell’Iran per combattere un blocco incredibilmente immorale e realmente assassino… e ha avuto una crescita media del 2,8% negli ultimi 10 anni.

Togliete i ceppi imposti dall’estero a Iran e Cuba – espressamente progettati per creare difficoltà economiche, fomentare una guerra civile e re-installare burattini imperialisti – e ci sono pochissimi dubbi che le loro filosofie economiche li condurrebbero al livello stratosferico della Cina.

La superiorità del modello economico socialista è ovvia per tutti, eccetto che per l’1% capitalista. E per i media che essi posseggono… il che probabilmente spiega perché nessuno parli del “Decennio Perduto” dell’Eurozona.

Ma è già finito.

Post scriptum:

Prevedo che il termine “Decennio Perduto” verrà utilizzato per l’Eurozona, e non solo per il Giappone, quando ricomincerà la Crisi del Debito Sovrano dell’Eurozona. L’ironia del cattivo giornalismo dei media mainstream è che li conduce ad incoraggiare apertamente la Banca Centrale Europea a terminare la propria politica di Alleggerimento Quantitativo (QE). Eppure, il QE dovrà terminare il prossimo autunno, conformemente alle regole dell’Eurozona, e per il fatto che hanno letteralmente finito le obbligazioni da comprare.
Lo scorso autunno ho pubblicato uno studio di 130 pagine in 7 parti di quello che succederà quando la BCE terminerà il QE (tutti i link sono in fondo a quest’articolo). Potete anche saltare nel mezzo alla quarta parte – “L’Eurozona: ancora e come sempre pronta al crollo” – ma per quelli che non hanno tempo, lo riassumo brevemente qui:

Poiché il QE della BCE non ha creato crescita economica nell’”economia reale” (come evidenziato dall’ufficializzazione di questo “decennio perduto” di bassi tassi di crescita annua) e ha invece alimentato bolle da record nei mercati azionari, obbligazionari e immobiliari (di dominio dell’1%), concludo che l’Eurozona, la macroeconomia più grande del mondo, fondamentalmente è allo stesso stato in cui si trovava durante il picco della Crisi del Debito Sovrano Europeo del 2012. In effetti, il QE ha solo comprato un po’ di tempo in attesa dell’attuazione delle atroci escussioni da parte dell’1% e degli speculatori, ma la resa dei conti è in arrivo. Questa resa dei conti è costituita dalle politiche tremende e realmente omicide, di austerità e dal QE, che sono stati imposti a tutto il blocco sin dal 2012. Tristemente, le cose attualmente vanno molto peggio che nel 2012 nell’Eurozona, nonostante l’assurda propaganda secondo cui il 2,5% sia un segno di buona salute economica. Quando gli interessi delle obbligazioni inizieranno a crescere in autunno, tutti ne risentiranno, ma i Paesi capitalisti in misura maggiore.

Esiste la pianificazione centralizzata nel capitalismo – è fatta dall’1%. Nelle varie forme di socialismo – cinese, cubano, iraniano, ecc. – qualunque cosa voi possiate pensare di questi paesi, almeno la loro pianificazione non è fatta dall’1% e la superiorità dei loro risultati è ovvia.

Ramin Mazaheri è il capo corrispondente a Parigi di Press TV e vive in Francia dal 2009. Ha fatto il cronista per vari quotidiani negli Stati Uniti ed ha svolto la sua attività in Iran, Cuba, Egitto, Tunisia, Corea del Sud e in altri paesi. I suoi lavori sono stati pubblicati in svariati giornali, riviste e siti web, oltre che alla radio e in televisione. Può essere contattato alla sua pagina Facebook

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Articolo di Ramin Mazaheri per il blog del Saker pubblicato il 31/01/2018
Traduzione in italiano a cura di Mario B. per Sakeritalia.it
[Le note in questo formato sono del traduttore]

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