Per la prima volta, il Primo Ministro della Macedonia del Nord Zoran Zaev ha parlato pubblicamente della realtà che si prospetta – una “Grande Albania” a spese del territorio della Macedonia del Nord. Secondo l’ex diplomatico della Macedonia del Nord Risto Nikovski, Skopje ha preso coscienza del pericolo che incombe sulla regione. Tuttavia, questo è un avvertimento che Grecia, Serbia e Bulgaria lanciano da decenni, ma che la Macedonia del Nord ha ignorato poiché ha invece dato priorità ai processi di adesione alla NATO e all’Unione Europea, e a costruire un’identità e una storiografia nazionale dopo il crollo della Jugoslavia primi anni ‘90.

Zaev ha affermato che una Grande Albania porta rischi per tutti, poiché i Balcani sono una piccola regione. Ha condannato la propaganda del progetto, aggiungendo che tali idee portano a guerre.

“È positivo che il Primo Ministro macedone si sia reso conto di questo pericolo. In ogni caso, tutti questi “non-documenti” apparsi come per caso, mirano a tastare il polso della regione e vedere quali saranno le reazioni. È chiaro che vari servizi di intelligence stanno facendo “bene” nei Balcani e continueranno a farlo”, ha detto Nikovski.

Secondo lui, i Balcani sono strettamente collegati, e tutto ciò che sta accadendo nella Macedonia del Nord può colpire la Serbia e altri paesi della regione.

“Quando non c’è sicurezza in uno dei paesi, non c’è sicurezza negli altri, e questa è la realtà. In tale contesto, il progetto della Grande Albania è il problema più grande. Si sta lavorando seriamente su questo progetto, e si può dire che circa il 70% è già stato realizzato attraverso la separazione illegale del Kosovo dalla Serbia. Tutto il resto fa già parte della tattica, perché la “Grande Albania” non significherà la stabilizzazione dei Balcani, ma porterà a nuovi conflitti e a nuove ambizioni per i politici albanesi”, ha inoltre avvertito.

Gli avvertimenti di Zaev secondo cui la Serbia come Stato “non è al sicuro”, sono veri.

La Serbia è il centro dei Balcani e il più grande paese ex jugoslavo. Per questo motivo, è il principale pilastro di comunicazione e sicurezza per la regione, e si sta posizionando come snodo economico e dei trasporti. Se la Serbia diventa instabile, le ripercussioni si faranno sentire in tutti i Balcani.

Con questo in mente, Nikovski ha avvertito anche che la destabilizzazione della Serbia porterà inevitabilmente a problemi nella Macedonia del Nord, e “se Skopje è esposta a varie influenze e la politica della Bulgaria nei nostri confronti continuerà, non si andrà in una direzione positiva”.

Ufficialmente, la Macedonia del Nord non ha mai identificato un progetto di Grande Albania contro il proprio paese. Secondo Nikovski, questa realtà si sta realizzando ogni giorno. Ciò lo rende ancora più interessante in quanto sembra che i nord-macedoni stiano arrivando a questa consapevolezza solo dopo l’adesione alla NATO nel 2020, quando di conseguenza la loro sicurezza avrebbe dovuto essere più garantita.

Come ha sottolineato Zaev, il fatto che la Macedonia del Nord sia nella NATO non significa che l’idea della Grande Albania sia finita o abbandonata. La NATO ovviamente non è un garante della sicurezza, soprattutto se consideriamo le ostilità decennali e gli scenari di quasi guerra tra Grecia e Turchia, inclusi i più recenti (tre volte) nell’estate del 2020, secondo [in inglese] il ministro della Difesa greco Nikos Panagiotopoulos.

D’altra parte, gli Stati Uniti e la NATO sono consapevoli che se dovesse sorgere un grave conflitto, la Russia sarebbe sicuramente coinvolta. Per quanto riguarda l’Occidente, vuole limitare l’influenza russa nei Balcani. Una situazione di guerra potrebbe offrire alla Russia l’opportunità di affermare più fortemente la sua influenza nella regione, proprio come ha fatto nel Caucaso meridionale dopo la guerra del Nagorno Karabakh del 2020. È per questo motivo che sebbene gli albanesi possano avere l’obiettivo di una Grande Albania, è improbabile che trovino un forte sostegno occidentale se questo andrà a discapito di paesi già amici dalle ambizioni atlantiste, come il Montenegro e la Macedonia del Nord.

Zaev crede anche che il progetto della Grande Albania metterà in pericolo la Grecia, e crede che Atene non veda questo pericolo e che sia solo questione di tempo prima che il problema la raggiunga. Il Primo Ministro della Macedonia del Nord tuttavia omette che i paesi vicini avvertono di questa realtà sin dai primi anni ‘90, ma Skopje ha dato la priorità all’appropriazione della storia greca e bulgara come parte della sua costruzione nazionale. Sebbene la Macedonia del Nord abbia abbandonato i suoi sforzi per rivendicare la storia greca, inclusa l’eredità di Alessandro Magno, con la firma dell’Accordo di Prespa nel 2018, aprendo così il percorso del paese verso l’adesione alla NATO, i suoi sforzi per entrare nell’UE sono ora bloccati dalla Bulgaria. La Bulgaria sottolinea che la lingua della Macedonia del Nord è un dialetto bulgaro occidentale, e che la popolazione slava del paese è effettivamente composta da bulgari le cui identità sono state cambiate durante la Jugoslavia del maresciallo Tito per impedire rivendicazioni bulgare sulla regione.

Il Primo Ministro della Macedonia del Nord ritiene inoltre che non appena l’UE rallenterà il processo di integrazione, nei Balcani compariranno alcuni non-documenti e altre idee radicali, come quella della Grande Albania. Ha spiegato che quando si tratta di risolvere il problema del Kosovo, tutto ciò che è accettabile per Belgrado e Pristina è buono per Skopje, una soluzione che garantisce la pace nei Balcani, l’integrazione europea, la sicurezza e il futuro di tutte le comunità etniche che vivono in quel territorio. Ma la pace nei Balcani è ancora una prospettiva lontana, poiché la questione del Kosovo rimane irrisolta e l’idea della Grande Albania continua ad essere estremamente popolare [in inglese] tra gli albanesi.

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Articolo di Paul Antonopoulos pubblicato su Infobrics il 28 maggio 2021.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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