Selection_0012-300x89Gli ultimi attacchi a Brussels sono la prova evidente che quelli di Parigi non sono stati una mera fatalità, ma i primi di quella che sembrerebbe essere una lunga serie di attacchi terroristici simili. Questi attacchi non sono in realtà nulla di nuovo, questo è esattamente ciò che la Russia ha dovuto sopportare negli anni ’90, dalla stessa gente e per le stesse ragioni. Ma se, alla fine, la Russia è riuscita a battere sia la ribellione che il terrorismo wahabita ceceno, sembra che all’Europa manchino tutte le risorse necessarie per giungere alla vittoria. Ancora peggio, i capi di Stato europei non riescono ad andare oltre le loro attuali politiche russofobiche, autoescludendosi in questo modo da tutto l’aiuto che la Russia potrebbe offrire.

Ci sono delle ragioni obbiettive per cui è stata scelta Brussels: naturalmente perché è la capitale dell’Unione Europea, ma anche perché è un bersaglio “morbido”, molto più facile da colpire, per esempio, del Quartier Generale Supremo delle Potenze Alleate in Europa (SHAPE) nella città belga di Mons, o del Quartier Generale della NATO ad Haren, presso Brussels. Ma questa non è la ragione “veramente vera” per cui è stata colpita Brussels. La triste verità è che l’Europa ha fatto di tutto per esporsi a questo tipo di attacco.

In primo luogo, quando queste stesse persone (i fanatici wahabiti) avevano usato gli stessi metodi (gli attacchi terroristici) contro il maggior stato confinante con l’Europa (la Russia), le élites europee avevano dato il loro completo sostegno ai terroristi, non solo politicamente (presentandoli come combattenti per la libertà), ma anche direttamente (M16 e CIA erano direttamente e pesantemente coinvolte nelle guerre cecene). In quegli anni la Russia era molto simile all’Unione Europea di oggi, governata da un élite completamente corrotta e assolutamente venduta all’Impero Anglo-Sionista, i servizi di sicurezza russi erano stati quasi completamente smantellati, la gente normale non aveva assolutamente idea di quello che stava succedendo e l’economia era in sfacelo. La Russia era, allora, un bersaglio facile, proprio come lo è oggi l’Europa.

Secondo, l’Europa ha coltivato con amore un’oscena amicizia con i tre maggiori sponsor planetari del terrorismo: Turchia, Arabia Saudita ed Israele. Andare a letto con certa gente può solo portare a dei risultati disastrosi. Ed ora, dopo che Erdogan aveva previsto esattamente gli attacchi terroristici di Brussels, gli Europei continuano a non farsi le domande giuste (hanno invece preferito credere all’affermazione che Erdogan avrebbe messo in guardia gli Europei).

Terzo, sono ormai decenni che l’Unione Europea ha una politica assolutamente suicida sull’immigrazione o, potrei anche dire, nessuna politica, a meno che voi non consideriate una politica il “facciamoli entrare tutti”. Tutti i servizi di intelligence europea sanno da decenni che gli immigrati sono un grosso rischio, sia per quanto riguarda la piccola delinquenza (spaccio di droga), che per il terrorismo. Tutti ne erano al corrente, ma la correttezza politica ha impedito a tutti di dirlo apertamente, salvo essere essere accusati di razzismo. Lasciate che faccia un esempio: tutti quanti, nella polizia e nell’intelligence svizzera sapevano da anni che i terroristi albanesi dell’UCK avevano in Svizzera soldi e quartier generale, ne aveva parlato anche qualche giornale. Allo stesso modo, tutti in Svizzera sanno anche che la mafia albanese controlla il mercato delle droghe pesanti. Ciononostante, le autorità svizzere non hanno fatto assolutamente nulla per fermare tutto questo. Lo stesso tipo di diniego si verifica in Francia con gli immigrati del Maghreb (GIA) e in Germania con i Turchi (Lupi grigi) e i Curdi (PKK). Invece di prendere le misure necessarie a proteggere la gente comune, i politici hanno scelto di nascondere il problema, denigrare chi osa parlarne, mentre i servizi di sicurezza sono costretti a venire a miti consigli con i gruppi terroristici (e alle volte anche ad usarli).

Quarto, le forze di polizia e di sicurezza europee sono per la maggior parte a corto di personale, sottopagate, scarsamente addestrate, oberate di lavoro e dalle pastoie burocratiche, di solito disorganizzate e scoordinate fra loro. Hanno anche un disperato bisogno di traduttori e di interpreti, e molto spesso non hanno le basi legali per investigare, tenere sotto controllo ed infiltrare le comunità degli immigrati. In molte nazioni hanno anche un equipaggiamento di base insufficiente, e quello a loro disposizione è vecchio e sorpassato. Di nuovo, il parallelo con la Russia degli anni ’90 è impressionante.

Quinto, invece di concentrarsi sul pericolo vero e attuale, costituito dall’infiltrazione di terroristi travestiti da migranti, l’Europa ha focalizzato tutte le sue risorse nel contrastare la (assolutamente immaginaria) “minaccia russa”, sprecando soldi in centri comando, comunicazione, depositi logistici pre-posizionati e, naturalmente, in numerose manovre ed esercitazioni volte ad “intimidire l’orso russo”. Ancora peggio, gli Europei hanno, almeno fino ad ora, rifiutato più volte, in maniera categorica, di collaborare con i Russi sui problemi della sicurezza, terrorismo compreso.

Sesto, le autorità di governo dell’Unione Europea hanno sistematicamente bollato come “razzisti” tutti quelli che avevano osato mettere in guardia sui pericoli del terrorismo connesso all’immigrazione, mentre, contemporaneamente, introducevano una serie di misure completamente inutili ma molto offensive nei confronti dei Mussulmani, come vietare alle studentesse di portare il velo (naturalmente ai ragazzi ebrei con la kippà non veniva detto nulla) o scatenare il panico sul numero delle macellerie halal di Parigi (senza toccare però i negozi kosher).

Non fa perciò meraviglia che un tale miscuglio di stupidità ed arroganza abbia alla fine portato ad attacchi come quelli di Parigi o Brussels. Ma l’aspetto peggiore di tutta questa storia è che non ci sono indicazioni di sorta sul fatto che i governanti europei abbiano imparato qualcosa, o che stiano riconsiderando le loro politiche suicide. Fino ad ora, abbiamo visto piangere Federica Mogherini e la Torre Eiffel di Parigi illuminata con i colori della bandiera belga. Ma ancora non c’è una decisione politica, o anche un piano generico, su come affrontare l’attuale minaccia terroristica.

Ma quello che l’Europa ha è un piano in 5 punti su come trattare con la Russia, un piano adottato all’unanimità da tutti i 28 stati membri. Questo piano, che va sotto il nome di “principi guida” è così arrogante e allucinatorio, che merita di essere riportato nella sua interezza.

Il primo di questi principi guida è la completa realizzazione degli accordi di Minsk come elemento chiave di ogni cambiamento significativo nelle nostre relazioni. A proposito, questa è una settimana importante, in questa settimana, due anni fa, c’è stata l’illegale annessione della Crimea e noi ribadiamo la nostra comune e salda posizione per il non-riconoscimento dell’annessione della Crimea.
Il secondo principio è il rafforzamento delle relazioni con i nostri partners orientali ed altri stati vicini, specialmente nell’Asia centrale e ci sono state discussioni molto istruttive su come muoversi in questa direzione.
Terzo, il rafforzamento della resistenza interna dell’Unione Europea, in modo particolare nel campo della sicurezza energetica, minacce ibride e comunicazione strategica, ma non solo.
Il quarto principio, su cui tutti siamo d’accordo, è la necessità di interrelazioni selettive con la Russia sulle questioni di politica estera, questo è evidente quando si parla di Iran, processo di pace in Medio Oriente o Siria, e anche di Corea del Nord, immigrazione, antiterrorismo o cambiamenti climatici, ma anche in tutte le altre aree dove è evidente l’interesse dell’Unione Europea.
Il quinto principio guida è quello di sostenere sempre di più la società civile russa, impegnarsi e fare investimenti nei contatti personali, negli scambi e nelle politiche ad essa correlate, con un particolare occhio di riguardo alla gioventù russa ed europea perché consideriamo lo sviluppo delle nostre nazioni come qualcosa in cui è necessario investire.

Tradotto in linguaggio semplice, questo significa che l’Unione Europea è determinata a:

1. Continuare a punire Mosca per la non osservanza degli accordi Minsk-2 da parte di Kiev.
2. Continuare nel tentativo di circondare la Russia con regimi ostili in Europa e nell’Asia Centrale.
3. Continuare ad accusare la Russia di essere una minaccia per l’Europa.
4. Sperare che la Russia si “interfacci selettivamente” con l’UE nei campi dove è vantaggioso per l’Unione Europea.
5. Continuare a finanziare la 5° colonna all’interno della Russia.

Secondo le parole della Mogherini, per adottare questi principi “non è occorsa una discussione difficile”. A differenza delle questioni sull’immigrazione o sul terrorismo, sulla Russia sembra che gli europei siano tutti d’accordo. Questo è disgustoso, per non dire altro.

Nel frattempo, i deputati della Duma russa hanno osservato un minuto di silenzio, in omaggio alle vittime dell’ultimo attacco, mentre numerosi Russi, compreso il Primo Ministro Lavrov, hanno portato fiori all’ambasciata belga di Mosca. Naturalmente hanno fatto la cosa giusta, ma dentro di loro, molti Russi sanno anche che quando i loro compatrioti venivano uccisi a centinaia dai terroristi wahabiti, nessun europarlamentare aveva mai osservato un minuto di silenzio e nessun predecessore della Sig.ra Mogherini aveva mai versato qualche lacrima. Come si è visto in maniera così oscena dopo gli omicidi alla redazione di Charlie Hebdo, in Europa alcune vite valgono più di certe altre. Anche qui, nulla di nuovo.

Si sa bene come i banditi scelgano, come proprie vittime, individui che non conoscono l’ambiente che li circonda, facilmente impressionabili alla sottomissione, disposti a venire a patti con ogni tipo di nemico e di solito incapaci di ogni forma di resistenza. Quelli del Daesh, come tutti i terroristi, hanno esattamente questo tipo di mentalità e, nell’Europa, hanno trovato la vittima perfetta. L’Europa è intellettualmente, finanziariamente, politicamente, socialmente e moralmente fallita. La società europea è incapace di riformarsi, la sua classe dirigente non è in grado di pensare ad una qualsiasi strategia per la sicurezza nazionale, e l’Europa rimarrà un facile bersaglio per futuri attacchi terroristici. Personalmente, non vedo comunque nessun futuro per l’Europa almeno fino a quando i suoi popoli non avranno estromesso dal potere l’attuale élite compradora, completamente asservita agli Anglo-Sionisti, sostituendola con dei veri patrioti, capaci di difendere gli interessi delle popolazioni europee.

E’ ironico che lo slogan ucraino “Україна – це Європа!” (l’Ucraina è Europa!) sia stato in realtà rovesciato, e, invece ad essere l’Ucraina a diventare come l’Europa, è stata quest’ultima a diventare come l’Ucraina: debole corrotta, incapace di formulare una politica che non sia quella di totale asservimento allo Zio Sam, assolutamente confusa sulle sue reali capacità e un perfetto terreno di coltura per tutti i terroristi.

E’ difficile da credere, ma molte nazioni europee si stanno lentamente trasformando in quelli che di solito vengono chiamati “Stati falliti”. Ecco una definizione di questo concetto: “Uno stato fallito è un corpo politico deterioratosi al punto tale che le strutture fondamentali e i servizi di uno Stato sovrano non funzionano più nel modo corretto. Allo stesso modo, quando una nazione si indebolisce e i suoi standard di vita diminuiscono, c’è la possibilità di un collasso della struttura di governo”. L’Europa non è ancora proprio a questo punto, ma i segnali ci sono tutti e le cose peggioreranno ancora molto, prima che possano migliorare nuovamente.

The Saker

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Pubblicato su Thesaker.is il 26 marzo 2016
Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it