Il Maresciallo Ivan Konev, il famoso generale sovietico responsabile della liberazione della maggior parte dell’Europa orientale dalla Germania Nazista e dei suoi alleati è stato una figura di rispetto. È stato immortalato in una serie di busti e statue che possono essere trovati in tutta l’Europa orientale, tra cui Russia, Ucraina, Polonia e Slovacchia. Tuttavia, la Repubblica Ceca è un paese che sta iniziando ad agire in modo molto “non europeo” dopo aver rimosso un monumento del Maresciallo Konev da Praga.

Konev fu il primo comandante alleato ad entrare nella capitale cecoslovacca dopo la Rivolta di Praga nel 1945 e fu immortalato quando fu eretto un monumento a lui nel 1980. Tuttavia, questo monumento storico-culturale è stato liquidato quando è stato rimosso il 3 aprile dal sindaco del Distretto 6 di Praga Ondřej Kolář. Kolář ha usato lo stato di emergenza del coronavirus per rimuovere la statua per evitare le proteste di “strane persone della feccia sia destra che sinistra”, come ha descritto le persone che si sono opposte alla rimozione delle statue.

Il presidente ceco Miloš Zeman ha condiviso l’indignazione per la statua rimossa come “un abuso dello stato di emergenza”, ma deve ancora far ripristinare il monumento o consegnarlo alla Russia. Anche se Zeman è amichevole con la Russia, non vi è dubbio che sia un’anomalia in un paese che si muove senza sosta verso il Liberalismo occidentale.

Le azioni di Kolář sono molto più simili a quelle dell’Ucraina autoritaria e revisionista storica, che da tempo ha intrapreso un processo di rimozione di tutte le tracce della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania Nazista nella Seconda Guerra Mondiale. Anche se i paesi occidentali si oppongono all’Unione Sovietica e alla sua ideologia guida del Socialismo, perfino nel Liberale Regno Unito la tomba e il monumento a Karl Marx sono conservati e lasciati in pace nel cimitero di Highgate, insieme ad altre figure Comuniste come Mansoor Hekmat e Claudia Jones.

La Cecoslovacchia si arrese alla macchina da guerra nazista nel 1938 senza combattere, consegnando tutte le sue armi, a differenza dei polacchi, che nel 1939 resistettero. La Cecoslovacchia fu ricostituita solo quando l’Unione Sovietica espulse i Nazisti dall’intera Europa orientale.

Fino alla sua liberazione nel 1945, la Cecoslovacchia fu uno degli stati che collaborò di più con la Wehrmacht, e vide lo sterminio quasi completo della sua popolazione Ebraica. La Cecoslovacchia ha quindi effettuato brutali espulsioni e pulizie etniche alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nella regione dei Sudeti, contro i tedeschi etnici. Circa 2,5 milioni di tedeschi furono espulsi, decimando la comunità minoritaria nel paese.

Nonostante questa macchia sulla sua storia, la Repubblica Ceca continua a procedere nella de-sovietizzazione del paese, rifiutandosi di rendere omaggio alle figure del suo passato.

Il Ministero degli Affari Esteri ceco ha dichiarato [in ceco]:

“La Repubblica Ceca rispetta i soldati dell’Armata Rossa, dove oltre a russi, ucraini e bielorussi, altre nazioni dell’allora Unione Sovietica hanno combattuto per la nostra liberazione. La statua del Maresciallo Konev è un monumento ai caduti ed è protetta dal Trattato di Amicizia e Cooperazione del 1993, ma il trasferimento della statua non contraddice la sua formulazione. Il Ministero degli Affari Esteri si aspetta che la statua venga trattata con dignità”.

Quindi il Ministero afferma

“Se la Federazione Russa è interessata ad ottenere la statua del Maresciallo Konev, dovrebbe negoziare con il suo proprietario, che non è il Ministero degli Affari Esteri”.

In effetti, sebbene il Ministero affermi di rispettare tutte le vittime dell’Armata Rossa sovietica e si aspetta che la statua venga trattata con dignità, se ne sta lavando le mani per non assumersi la responsabilità del monumento dissacrato. La Repubblica Ceca non è disposta ad andare oltre le parole per difendere la propria storia e coloro che sono morti per la sua esistenza, anzi, il Sindaco Kolář ha mano libera per fare ciò che vuole senza ripercussioni da parte dello stato. Kolář dovrebbe essere fermato dallo Stato, e Praga non dovrebbe svicolare con pretesti inverosimili di non interferenza nell’autogoverno locale.

In altri paesi europei – come Germania, Austria, Francia, Belgio, Paesi Bassi – questo sarebbe assolutamente impensabile e solo politici marginali e radicali potrebbero farlo. Eppure la Repubblica Ceca, che si è sottomessa all’Occidente, agisce in un modo in cui non agirebbe nemmeno l’Occidente.

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Articolo di Paul Antonopoulos pubblicato su Global Research il 14 aprile 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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