Mercoledì, un’edizione del quotidiano di destra Tylko Polska con un articolo in prima pagina su “Come individuare un Ebreo” è stata distribuita alla Camera dei Deputati polacca. Alla maniera della propaganda antisemita in stile nazista, l’articolo elencava “nomi, caratteristiche antropologiche, espressioni, aspetti, tratti caratteriali, metodi operativi” e “attività di disinformazione” che consentirebbero l’identificazione degli Ebrei.

Un deputato del partito di centro-destra La Polonia Viene Prima ha denunciato la distribuzione del giornale come uno “scandalo assoluto”, e lo ha descritto come “testi sporchi, come se fossero stati presi dai giornali nazisti”. A seguito di una protesta pubblica a livello internazionale, la Cancelleria della Camera dei Deputati, che inizialmente si era rifiutata di agire, ha dichiarato che il giornale sarebbe stato rimosso dai chioschi del Parlamento polacco.

Non c’è stato nulla di casuale nella distribuzione di questo giornale di estrema destra alla Camera dei Deputati. La sua stessa pubblicazione ha fatto parte di quella che può essere descritta solo come una caccia alle streghe sponsorizzata dallo Stato contro gli storici dell’Olocausto.

Accanto all’articolo “Come individuare un Ebreo”, il giornale Tylko Polska recava il titolo, “Attacco alla Polonia in una conferenza a Parigi” e una foto dello storico e sociologo Jan Gross, che ha scritto ampiamente sui pogrom contro gli Ebrei ad opera dei polacchi.

Quello che il giornale ha descritto come un “attacco alla Polonia” è stato, in effetti, un assalto dell’estrema destra ad una conferenza di studi sull’Olocausto a Parigi il 21-22 febbraio. Ospitato dalla prestigiosa Ecole des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS), il convegno si intitolava “La nuova scuola polacca della storia dell’Olocausto”. È stato disturbato da un gruppo di circa 30 antisemiti e nazionalisti polacchi, affiliati al giornale di estrema destra Gazeta Polska, che hanno gridato insulti antisemiti ai relatori della conferenza (tra cui Jan Gross) e li hanno accusati di aver diffuso sentimenti “anti-polacchi”. Nelle settimane che hanno preceduto la conferenza, i suoi organizzatori a Parigi hanno ricevuto telefonate e lettere minacciose. Per garantire la sicurezza, il primo giorno la conferenza è iniziata a porte chiuse.

Secondo i resoconti dei media francesi, l’Istituto Nazionale della Memoria (IPN), controllato dal governo polacco, è stato “presente e si è espresso in modo efficace senza condannare ciò che stava accadendo”. Anche l’ambasciatore polacco a Parigi ha ritwittato le critiche alla conferenza da parte dell’IPN su basi nazionaliste sul suo account.

Mentre l’EHESS pubblicava in seguito una dichiarazione che denunciava l’assalto dei nazionalisti polacchi come un “attacco alla libertà di parola e alla libertà accademica”, il vice Primo Ministro polacco Jarosław Gowin ha cercato di minimizzare l’incidente con una lettera ufficiale. Ha negato che gli insulti avessero un carattere apertamente antisemita, e ha denunciato le critiche del governo di Diritto e Giustizia (PiS) da parte dei partecipanti alla conferenza, che lo hanno descritto come un “regime non protetto dalla libertà di espressione accademica”.

Oltre a Tylko Polska, numerose pubblicazioni di destra e pro-PiS hanno denunciato la conferenza. Wiadomości, ad esempio, l’ha definita un “festival della diffamazione anti-polacca”.

L’attacco dell’estrema destra e dello stato alla conferenza di Parigi, un evento senza precedenti nella vita accademica della recente storia europea, è stato il prodotto di una massiccia campagna contro tutti coloro che hanno lavorato sulla storia dell’Olocausto e dell’antisemitismo polacco. Ha lo scopo di assicurare che la riscrittura e la falsificazione sistematica, sponsorizzate dallo Stato, della storia del nazionalismo polacco e dei crimini del nazismo, non trovino opposizione.

La struttura “legale” per questa campagna è stata creata con la “legge sull’Olocausto”, approvata dal Parlamento e dal presidente polacco all’inizio del 2018, che criminalizza i discorsi e gli scritti che trattano i crimini dei polacchi contro gli Ebrei.

Negli ultimi anni, un numero imprecisato di storici e studiosi meno noti sono stati vittime di questa campagna. Ora, si rivolge apertamente alle figure più note della storiografia ebraico-polacca: Dariusz Stola, capo del POLIN, Museo della Storia degli Ebrei Polacchi, e Barbara Engelking, co-fondatrice e capo del Centro Polacco per le Ricerche sull’Olocausto (Centrum Badań nad Zagładą Żydów). Entrambi sono studiosi di fama mondiale e sono alla testa di istituzioni che sono tra le più significative a livello internazionale nella ricerca e nell’educazione pubblica sull’Olocausto.

A febbraio, il governo polacco ha annunciato che non avrebbe sostenuto l’estensione del contratto di Dariusz Stola, che terminerà alla fine di quest’anno, e ha bandito un concorso per la carica di direttore del museo. Una petizione che denunciava il tentativo del governo di rimuovere Stola dalla sua posizione è stata firmata da oltre 4.500 persone. Stola ha annunciato che si sarebbe ricandidato per la posizione.

Le mosse contro Stola sono arrivate dopo le critiche ufficiali di una mostra speciale al museo POLIN, tenutasi lo scorso anno, in occasione del 50° anniversario della campagna antisemita condotta dal governo stalinista polacco nel 1968-69.

In risposta alle proteste studentesche nel marzo 1968 in Polonia, e durante uno sciopero generale di massa in Francia, il governo stalinista polacco, temendo che le lotte della classe operaia nell’Europa occidentale si sarebbero diffuse in Polonia e avrebbero minato il suo dominio, scatenò una feroce campagna antisemita contro i capi degli studenti. La stampa staliniana ha descritto le proteste come un intervento delle forze “esterne” Ebraiche. Nei due anni successivi almeno 13.000 persone, tra cui numerosi sopravvissuti all’Olocausto e alcuni dei più importanti accademici e scienziati del paese, furono costretti a lasciare il paese e rinunciare alla cittadinanza polacca. La mostra, che ha apertamente sollevato parallelismi con l’attuale promozione dell’antisemitismo da parte del governo di PiS, è stata vista da circa 116.000 persone. Il museo POLIN è stato visitato da oltre un milione di persone da quando ha aperto le sue porte nel 2014.

Il Ministero della Cultura polacco, che è tra i principali sponsor del museo POLIN, ha rifiutato di sostenere finanziariamente la mostra. Il vice ministro della Cultura polacco ha attaccato la mostra al POLIN, affermando falsamente che “nessun poliziotto” era stato coinvolto in questa campagna. Il Primo Ministro Mateusz Morawiecki, che ha marciato insieme alle forze di estrema destra lo scorso novembre, ha detto che la Polonia non ha nulla di cui scusarsi per quanto riguarda il 1968 e che gli eventi sono stati causati interamente da una “grande potenza esterna”, cioè l’Unione Sovietica, che aveva “occupato” il paese.

Parallelamente alla campagna contro Stola e con forse anche maggiore ferocia, il governo e i media di destra hanno attaccato Barbara Engelking e il suo Centro Polacco per le Ricerche sull’Olocausto. Gli attacchi sono iniziati dopo la pubblicazione di un ampio libro in due volumi sui “Destini degli Ebrei in alcuni distretti della Polonia occupata”, edito dalla Engelking e da Jan Grabowski e pubblicato sotto l’egida del Centro. Il libro, basato su anni di ricerche, descrive in dettaglio il destino subito dagli Ebrei, compresi quelli nascosti nella Polonia occupata dai nazisti. Affronta il ruolo della “Polizia Blu” polacca nella caccia agli Ebrei e nella loro assassinio o consegna ai nazisti, così come i pogrom antisemiti perpetrati dai nazionalisti polacchi. Lo studio ha scoperto che la maggior parte dei 200.000 ebrei polacchi uccisi fuori dai campi di concentramento nazisti sono stati uccisi direttamente da o con l’aiuto dei polacchi.

Il libro ed i suoi editori sono stati oggetto di un intenso attacco, guidato dall’IPN e dalla Lega Polacca contro la Diffamazione, un gruppo estremista nazionalista di accademici strettamente affiliati a PiS. Lo storico Jan Grabowski ha sottolineato che molte delle “critiche” da parte dei membri dell’IPN erano basate su noti opuscoli antisemiti.

Da allora, la Engelking è stata rimossa dal governo dalla sua posizione a capo del Consiglio Internazionale del Museo Statale dell’ex campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau.

A loro merito, nessuno degli storici è disposto a cedere alla pressione massiccia dello Stato e delle forze di estrema destra ad esso affiliate. Stola ha denunciato gli attacchi contro sé stesso, e ha pubblicato una dichiarazione, a nome del POLIN, per difendere la Engelking e il suo centro di ricerca. Grabowski ha citato in giudizio la Lega Polacca contro la Diffamazione ad un tribunale di Varsavia per “diffamazione”. Ha dichiarato: “La linea d’azione presa contro la Engelking e me è progettata per dare l’esempio. Insegnanti polacchi di storia mi hanno detto che ora sono sotto pressione per insegnare solo l’ideologia del governo. Gli studenti di storia e i dottorandi dichiarano apertamente di non voler affrontare argomenti scottanti perché temono per la loro carriera”.

Il governo di PiS sta guidando quella che è una campagna internazionale per rafforzare sistematicamente le forze fasciste attraverso il sostegno dello Stato e attraverso falsificazioni storiche mirate. Queste politiche hanno creato un clima politico pericoloso e di destra che assomiglia sempre di più a quello degli anni ‘30.

All’inizio di quest’anno, il Sindaco di Danzica, Paweł Adamowicz, che era stato un esplicito critico della promozione dell’antisemitismo e della xenofobia del governo di PiS, è stato assassinato. Più tardi quel mese, a circa 100 fascisti è stato permesso di marciare sul luogo del campo di sterminio di Auschwitz, dove oltre un milione di Ebrei furono assassinati dai nazisti durante l’Olocausto. A febbraio, gli uffici dell’attivista politico e per i diritti umani polacco Paweł Kasprzak sono stati presi di mira con graffiti nazisti, tra cui le parole “porco rosso” e “via l’ebreo”.

*****

Articolo di Clara Weiss pubblicato su World Socialist Web Site il 16 marzo 2019
Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

Condivisione: