Il confronto di tre ore tra Vladimir Putin ed Emmanuel Macron a Versailles offre alcuni affascinanti suggestioni geopolitiche.

Macron si è spinto a dire che “nessuno dei grandi problemi del mondo può essere risolto prescindendo dalla Russia”. A proposito della guerra in Siria, argomento in cima alla loro agenda, ha affermato che c’è bisogno di “una soluzione politica inclusiva”. Mentre, sul terrorismo, il suo ospite ha dichiarato: “È impossibile combattere una minaccia terroristica smantellando l’entità statale di quei Paesi che già soffrono di problemi e conflitti interni”.

Tutto ciò non sembra provenire dal solito copione dell’establishment. Sembra più una leggera variazione di 300 anni di diplomazia franco-russa.

Putin e Macron si sono incontrati per inaugurare un’esibizione al Grand Trianon di Versailles che, in collaborazione con il Museo Ermitage di San Pietroburgo, celebrava il 300° anniversario della visita di Pietro il Grande [in inglese] in Francia, che diventò una delle pietre fondanti di un complesso interscambio politico e culturale.

Pietro non si limitò a prendere il palazzo reale di Versailles come parte dell’ispirazione per la nuova capitale, San Pietroburgo, ma modernizzò il suo impero utilizzando molti degli ideali illuministi che avevano preso piede in Francia. È stato sotto il governo di Pietro che i Russi vennero indelebilmente impressi da un’identità europea.

Le connessioni con il corrente scenario geopolitico aumentano il fascino dell’incontro di Versailles.

Questa settimana comincerà il Forum Economico di San Pietroburgo, in cui molti amministratori delegati di grosse aziende europee discuteranno di affari.

La scorsa settimana, sia il vertice della NATO a Bruxelles che il G7 di Taormina hanno rivelato divisioni profonde nel fronte occidentale, con l’Unione Europea schierata contro Donald Trump.

L’intera burocrazia UE è rimasta a dir poco sconvolta. In un luogo significativo come l’Egmont (l’Istituto Reale per le Relazioni Internazionali di Bruxelles), la risoluzione finale è stata che gli Europei potrebbero contare qualcosa solo se comprassero armamenti americani per 100 milioni di dollari (a testa, chiaramente) e se smettessero di lagnarsi sul clima.

Dato che ciò non accadrà, a rigor di legge ogni membro NATO dovrà utilizzare il 2% del PIL per la propria Difesa, e la “cattivissima” Germania dovrebbe smettere di vendere automobili agli USA.

Non sorprende dunque il punto di vista che, dopo accaniti dibattiti, sembra ormai essere il più diffuso in Europa: e cioè che l’unico modo di uscirne sia una maggiore coesione interna – da un punto di vista politico, economico e militare.

E tocca a Francia e Germania mostrare il sentiero verso la reale autonomia strategica della regione.

È questo il significato della straordinaria dichiarazione della cancelliera Merkel: “I tempi in cui potevamo dipendere interamente dagli altri non esiste più, e l’ho potuto toccare con mano negli ultimi giorni. Noi Europei dobbiamo essere padroni del nostro destino”.

Ciò suggerirebbe non solo la presenza di alcuni iceberg che ostruiscono i canali atlantici, ma che potrebbe persino esserci una ripresa sotterranea dei rapporti tra Europa e Russia. Non esistono del resto grossi interessi economici tedeschi o francesi che potrebbero trarre vantaggio da un prosieguo delle sanzioni.

La Merkel non correrebbe mai il rischio che comporta una tale dichiarazione, se non godesse di pieno appoggio interno, e se non fosse preparata a collocare la potenza economica di Berlino all’avanguardia di questa “Riforma”.

È questa la vera notizia, dopo la parata di irrilevanza al G7 di Taormina.

Ed a questo punto della storia subentra Emmanuel Macron.

Tutti in piedi per il Re Filosofo

I servili media francesi, largamente controllati da poteri legati a banche, finanza e telecomunicazioni, sono andati in visibilio per il modo in cui Macron sta instaurando una “monarchia presidenziale” de facto.

Solo un ingenuo potrebbe negare che Macron è stato il candidato delle elite atlantiste globalizzate alla mercè del sistema finanziario. Inoltre, Macron segue anche la narrativa russofobica standard, come dimostrano le sue accuse verso Mosca di perseguire una “strategia ibrida, unendo intimidazione militare e guerra d’informazione”.

Macron è stato abilmente venduto come un outsider, pur appoggiato dall’establishment francese. La lista dei suoi sostenitori include i Rothschild, il Montaigne Institute, la Fondazione Saint-Simon, il think tank Terra Nova, il gigante delle assicurazioni AXA, Jacques Attali, Alain Minc, il boss di LVMH – e tycoon dei media – Bernard Arnault, nonché il miliardario legato a media e telecomunicazioni Patrick Drahl.

Egli è, secondo un membro dell’elite citato da Le Monde, [in francese] un sogno divenuto realtà per i componenti di Le Siecle, il club dell’elite parigina: “Un uomo di sinistra che persegue una politica a favore del mondo industriale”.

Alcune sfumature rendono il “progetto Macron” ancora più affascinante. Siccome ha studiato filosofia ed è stato assistente dello stimato Paul Ricoeur [in inglese], Macron è stato celebrato come Re Filosofo nella tradizione platonica. E ciò è avvenuto persino prima del suo debutto sul palcoscenico globale – la battaglia di strette di mano con l’altro “maschio dominante”, Trump.

Ma non è finita qui. Gli estasiati intellettuali “macroniti” attestano anche che lui unisce l’ambizione bruciante di Alcibiade [in inglese] – un talentuoso e precoce generale ateniese con la propensione alle manovre politiche – con la saggezza di Socrate. Beh, quantomeno Macron sembra preferire la lettura a Twitter e all’essere imboccato dai suoi sottoposti con elenchi di cose da fare.

È sempre importante ricordare che il Re Filosofo, così come concepito da Platone, non era esattamente un democratico. Dopotutto Platone considerava il popolo come una “grande bestia”, piena di passioni irrazionali e non paragonabile alla conoscenza dimostrativa esposta da un amante delle idee.

L’ambizione sfrenata (platonica?) di Macron non dev’essere sottovalutata. Putin, un maestro di astuzia, l’ha individuata a Versailles. Trump ha cercato di affascinarlo, definendolo “il mio ragazzo” durante la corsa presidenziale. Macron, descritto dai suoi collaboratori come molto sicuro di sé, è certo di riuscire ad ammaliare o addirittura piegare la Merkel – probabilmente un bene in scadenza – grazie al suo ruolo di Re Filosofo e “leader dell’Occidente”.

Non sorprende che Macron sia una superstar dell’Unione Europea. È visto come un salvatore perché incarna la loro suprema speranza che un giorno, all’interno dell’UE, delle Nazioni Unite, del G7 e persino della NATO, gli Europei globalizzati saranno uniti su Difesa, commercio e politica estera – oltre che sui propri interessi.

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Articolo di Pepe Escobar pubblicato su TheSaker.is il 5 giugno 2017

Traduzione in italiano a cura di barg per SakerItalia.it

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