La controversia sul coronavirus ha colpito particolarmente la Serbia. Les pauvres Serbs [i poveri serbi] come una volta, durante la Prima Guerra Mondiale, furono chiamati dai loro compassionevoli alleati francesi, stanno ora raccogliendo gli amari frutti della loro immaturità politica. Il regime canaglia che è stato installato in modo fraudolento per finirli, quello su cui non hanno mai conferito il mantello della legittimità ma che hanno irresponsabilmente tollerato con l’acquiescenza passiva, è ora completamente impazzito. È deciso a non perdere l’opportunità della singolare crisi del coronavirus.

Da un punto di vista medico, che è ciò che dovrebbe guidare le autorità in una crisi di salute pubblica, la risposta è stata un disastro. Nel giro di pochi giorni, i funzionari del regime si sono spostati dalla retorica iniziale di ridicolizzare [in serbo] la minaccia (“il virus ridicolo”, è ciò che un burocrate di alto livello ha apertamente dichiarato) e persino dall’incoraggiare irresponsabilmente i serbi a testare la loro immunità andando a fare shopping in un’Italia colpita duramente, a lanciare subito dopo terribili avvertimenti sul fatto che non ci sarebbe abbastanza spazio nei cimiteri per accogliere tutti i cadaveri. Anche la data precisa del primo caso di corona virus in Serbia è oggetto di controversia, e per questo ci sono buone ragioni politiche. Vi sono prove concrete del fatto che il primo caso di contagio è stato registrato il 1° febbraio. Ma poiché il 5 febbraio era il termine ultimo per la raccolta delle firme per i candidati del partito al governo in corsa alle elezioni parlamentari previste per la fine di aprile, il riconoscimento pubblico della minaccia di pandemia è stato rinviato freddamente fino al 6 febbraio. Una volta che quella formalità politica è stata sbrigata, le folle dello shopping italiano sono uscite dall’agenda ufficiale. In un batter d’occhio la propaganda virale si è trasformata da pagliacciata ad apocalittica, con sinistre insinuazioni dell’imminente destino di una pestilenza su scala medievale.

Nel giro di pochi giorni sono stati introdotti regolamenti draconiani senza evidenti giustificazioni mediche, incluso uno “stato di emergenza” costituzionalmente discutibile che limita gravemente le libertà fondamentali. Con una manovra intelligente, anche il Parlamento dal timbro di gomma è stato escluso dall’introduzione del governo di emergenza. Riunioni di oltre 50 persone (il parlamento è composto da 250 deputati) sono state bandite dal punto di vista amministrativo con il pretesto che potrebbero favorire la diffusione del contagio; lo stato di emergenza è stato quindi proclamato con un decreto del gabinetto, in diretta violazione del requisito costituzionale secondo il quale solo il Parlamento può prendere tale decisione. L’abile spiegazione ufficiale di questa illegalità era che il numero dei deputati sfortunatamente ha superato il numero massimo di persone autorizzate a riunirsi in un unico posto senza mettere in pericolo la salute di tutti. A nessuno dei deputati serbi spaventati è venuto in mente di imitare [in inglese] i loro colleghi francesi del 1789 e di incontrarsi nonostante tutto nel vicino campo da tennis.

Una volta che il ghiaccio è stato incostituzionalmente rotto con questa scusa dal governo di un solo uomo, sono seguite una valanga di ordinanze restrittive, tutte apparentemente motivate da motivi di salute pubblica, trasformando la vita dei comuni cittadini in un vero incubo. Per la prima volta dall’occupazione tedesca, è stato imposto il coprifuoco, applicato da polizia armata ed esercito. Inizialmente era tra le 20 e le 5, ma in seguito è stato esteso, iniziando ora alle 17. Gli anziani, definiti come quelli con più di 65 anni di età, sono stati effettivamente messi in isolamento permanente, fatta eccezione per la concessione del permesso indulgente di lasciare le loro case per fare spese di necessità tra le 3 e le 8 di mattina, ma solo la domenica. Buona fortuna se qualche negozio di alimentari o farmacia sono aperti in quel momento.

Tutti i luoghi pubblici sono stati chiusi con decreto del governo, compresi piccoli generi alimentari e mercati contadini in cui i serbi acquistano la maggior parte dei loro prodotti alimentari. L’attività economica, sempre vacillante, si è ora fermata completamente, fatta eccezione per alcuni individui fortunati che sono in grado di guadagnare qualcosa facendo lavori fuori  casa. La propaganda del regime martella implacabile col tema dell’imminente morte su larga scala, abbattendo lo spirito di  tutti coloro che non hanno accesso a notizie affidabili e accurate dall’estero. La possibilità di restrizioni ancora più stringenti, inclusa la prospettiva [in serbo] di un confinamento domiciliare di 24 ore, è stata sollevata dai funzionari del regime e dalla loro squadra di medici ciarlatani, a meno che le attuali politiche oppressive non fossero riuscite a respingere magicamente il contagio. Forse simbolicamente, gli sfortunati trovati o accusati di essere infetti saranno scaricati in strutture collettive di quarantena in aree fieristiche che durante la Seconda Guerra Mondiale ospitavano i campi di concentramento per serbi ed ebrei.

Abbiamo detto Batista? In realtà, è Nerone che viene alla mente. O forse il modello dell’usurpatore serbo è il dittatore paraguayano, il dottor Jose Rodriguez de Francia, che si autodefinì “Dittatore supremo e perpetuo del Paraguay”, che era popolarmente noto come El Supremo.

Non diversamente dal dottor Francia, i cui ultimi anni sono stati segnati da una paranoia clinica acuta, il Supremo serbo, che agisce sotto copertura di un’emergenza medica, si scaglia anche contro i suoi nemici non medici, reali e percepiti. Il 29 marzo, dei tonton macoutes del regime hanno preso a calci la porta di Nikola Sandulović, leader del minuscolo Partito Repubblicano, e lo hanno portato in prigione con l’accusa di “diffondere il panico”. Ma solo pochi giorni prima dell’arresto di Sandulović, era stato lo stesso El Supremo a informare [in serbo] con calma la nazione che presto anche i 30 morti per pandemia al giorno potevano diventare comune occorrenza e che il paese rischiava di rimanere senza spazio per tumulare i morti nei cimiteri.

Ovviamente, il panico non ha nulla a che fare con la vera ragione della scomparsa di Sandulović, che invece sarebbe dovuta all’uso politico, persistente e abile, delle poche risorse mediatiche rimaste in Serbia a coloro che non rispettano la linea del partito e che denunciano l’irregolare e cattiva condotta del regime e la sua colossale corruzione. Si teme che il destino riservato a Sandulović possa assomigliare a quello del giornalista Slavko Ćuruvija [in italiano] che, nel 1999, durante un’altra emergenza nazionale, mentre tutti erano distratti dalle bombe della NATO che piovevano sulla Serbia, pagò con la sua vita un simile audace atto. Domanda bonus: qualcuno ricorda chi era l’importante ministro del governo al momento della prematura scomparsa di Ćuruvija?

Facciamo quindi appello ai lettori affinché reagiscano alla situazione di Nikola Sandulović rendendola una questione internazionale, come propriamente è. Inviate via e-mail le vostre preoccupazioni per la sicurezza e il benessere del signor Sandulović a David Kaye, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, all’indirizzo freedex@ohchr.org. Possiamo inviargli un messaggio fax al numero: +41 22 917 9006. Se siamo in grado e desideriamo contattarlo per posta, scriviamogli al seguente indirizzo:

Signor David Kaye
Relatore speciale sulla promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione
Palais des Nations
CH-1211 Ginevra 10
Svizzera

Negli imprevedibili Balcani, causa ed effetto generalmente non seguono i modelli culturali occidentali. Lunghi periodi di cupa passività possono improvvisamente lasciare il posto a sfoghi di sfida di massa. La cattiva gestione dell’emergenza medica per il coronavirus potrebbe rivelarsi la rovina di un regime di cui tutti sono stufi.

Per favore, aggiungete la vostra voce contro un regime nel cuore dell’Europa, che si sta rapidamente avvicinando alla Corea del Nord, a cui è necessario ricordare severamente di provare a rispettare la convenzione europea sui diritti umani. Scrivi a David Kaye, relatore delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, di chiedere la libertà per Nikola Sandulović e alla nazione imprigionata della Serbia, il cui confinamento collettivo in stile occupazione è tirannico e sadico. Non ha nulla a che fare con l’applicazione di misure razionali di sanità pubblica per controllare un’epidemia. È semplicemente uno spietato potere totalitario [in inglese].

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 Articolo di Stephen Karganovic pubblicato su The Saker il 31 marzo 2020
Traduzione in italiano di Pappagone per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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