Il mito della “occupazione sovietica” ha iniziato a mostrare crepe nel momento in cui l’euro-integrazione ha spopolato la Lettonia della metà dei suoi abitanti. E non sono nemmeno i russi etnici a essere desiderosi di distruggere il mito, ma i lettoni.

Recenti dibattiti tra i lettoni su Facebook sono stati scatenati dal post di Inara Ballade, che incolpa i “patrioti” lettoni di avere fatto il lavaggio del cervello alla popolazione.

“È disgustoso leggere queste assurdità inventate e fasulle dei maniaci nazionalisti. Io sono nata nella Repubblica Sovietica Lettone nel 1960. Non ho mai percepito alcuna occupazione. I miei genitori non erano membri del partito (comunista). Ho avuto un’educazione gratuita in lettone, parlavo correntemente russo e inglese. Mi sono diplomata gratuitamente al Conservatorio.

Abbiamo avuto un’infanzia felice, istruzione gratuita, cibo ecologicamente pulito. Non dovremmo dire che la nostra vita nell’URSS è stata inutile e inadatta alla madrepatria”.

Inoltre, questa donna lettone che respinge le credenze nell ‘”occupazione sovietica” ha ricordato ai suoi compatrioti che, in realtà, sono stupidi a vivere nei debiti.

“Siete tutti poveri come topi da sacrestia. Mentre cercate colpe nella ‘occupazione’, avete distrutto tutte le manifatture e le attività produttive, avete creato disoccupazione, costringendo un terzo della popolazione all’esilio volontario. Il rublo russo, tra le altre cose, era più stabile, e dieci copechi potevano comprarti un sacco di cose. Non si può dire lo stesso degli attuali centesimi”.

Vorrei dire che finalmente hanno capito. E non si tratta solo di qualche donna normale, ma anche di politici lettoni più o meno sani di mente.

Nel febbraio di quest’anno, l’ex capo del partito comunista lettone Alfred Rubiks, che non solo si è adattato con successo al mercato, ma ha anche fatto parte del Parlamento Europeo, ha ricordato quanto è stato fatto sotto la “occupazione”.

“In quei giorni, costruivamo migliaia di appartamenti all’anno, che la gente riceveva gratuitamente. Sì, la gente doveva aspettare quegli appartamenti, e non erano chic come quelli moderni, ma pochissimi possono permettersi questi appartamenti di lusso oggi, comunque. Quelli che hanno rubato le nostre risorse si sono dati alla speculazione, che ora chiamano con orgoglio business. In epoca sovietica, la gente veniva in Lettonia per viverci e per lavorare, e ora centinaia di migliaia di persone hanno lasciato il paese. Alla fine degli anni ’80 la Lettonia contava quasi 2,7 milioni di abitanti, ora ne rimane meno della metà. Con questo ci stiamo avvicinando al centenario della Lettonia”.

Con cosa Riga si stia avvicinando al centenario della Lettonia, la Commissione Europea lo sa perfettamente. Ecco la previsione fatta tre anni fa, che è ancora attuale oggi. Si possono fare variazioni sicure nella direzione del deterioramento.

“LTV.LV: le statistiche preoccupanti pubblicate dalla Commissione Europea mostrano che nel 2060 in Lettonia un terzo della popolazione sarà composta da persone di 65 anni e oltre. Il nostro paese è alla cima della statistica dei membri dell’UE che stano morendo attivamente. Secondo la Commissione europea, la popolazione sarà ridotta di 500.000 persone entro il 2050”.

Se Bruxelles è a conoscenza della povertà dei lettoni, perché non agiscono? La risposta è ovvia: la Lettonia era originariamente un paese da “mangiare”. Così come altre “giovani democrazie” come la Bulgaria che si stanno estinguendo ancora più rapidamente.

Pertanto, l’UE chiude gli occhi su tutte le marce dei Legionari SS a Riga e su altri trucchi di lamento nazionalista locale sull’occupazione “sovietica”. Lasciate che si divertano, perché tra 50 anni la Lettonia cesserà di esistere.

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Articolo di Ruslan Ostashko, traduzione a cura della Parrocchia Ortodossa di Torino

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