Nella storica data dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, un gran numero di specialisti di affari internazionali si sono riuniti per il secondo vertice consecutivo a Vienna, in Austria. Questa tappa dell’evento del Processo di Vienna era intitolata: “Europa – Futuro – Vicinato dopo 75 anni: Continuità di ricalibrazione delle interruzioni”. La conferenza, organizzata congiuntamente da quattro diverse entità (l’International Institute for Middle East and Balkan Studies IFIMES, Media Platform Modern Diplomacy, Scientific Journal European Perspectives e Action Platform Culture for Peace) con il sostegno dell’Accademia Diplomatica di Vienna, era finalizzata a discutere del futuro dell’Europa e del suo vicinato, sulla scia delle sue vecchie e nuove sfide.

Tra gli altri relatori degni di nota c’era anche un eminente avvocato lettone, Andrejs Pagors. Le sue opinioni e i suoi suggerimenti polemici, ma molto costruttivi, hanno contribuito al corso e al risultato estremamente affascinanti della conferenza centrale. Al centro del suo discorso c’era la domanda: pregiudizio politico e benessere economico – è possibile la riconciliazione tra i due? Le seguenti righe sono il suo contributo a questo evento di grande successo del Processo di Vienna:

La Lettonia, come il resto d’Europa, sta subendo le conseguenze delle misure contro il Covid 19 (C-19), che incidono direttamente sullo stato economico del paese e delle regioni.

Sono particolarmente colpite le piccole e medie imprese, per le quali il governo non ha ancora sviluppato un sistema di assistenza, e i criteri di assistenza non consentono a tutte le imprese di richiedere assistenza allo Stato.

Va notato che la crisi in Lettonia non è iniziata a marzo 2020, ma alla fine del 2019. Il calo del PIL è stato associato ad un calo dei settori del transito e della produzione. Una crisi o un’epidemia è diventata la copertura perfetta per la mancanza di un piano di sviluppo economico per il paese.

La condotta economica inadeguata e puramente concettuale del governo ha portato al fatto che la crisi economica continuerà, e che ci attende un’ondata più potente, dicono gli esperti. Il governo non era pronto per la seconda ondata di Covid-19, e si avvicina la terza , per la quale non siamo ancora pronti.

La Lettonia è unica, in quanto non stiamo cercando di applicare misure restrittive per salvare le imprese che lavorano in altri paesi europei, ma escogitiamo le nostre misure illogiche che non funzionano, e vediamo che il numero di casi sta crescendo. Misure corrette e logiche aiuteranno a tornare alla vita normale, e questo consentirà agli affari di lavorare in modo produttivo e svilupparsi.

In tutti i paesi, ad eccezione della Lettonia, il governo ha cercato di attenuare e prevenire un calo dei consumi degli abitanti del proprio paese, sostenendo così la produzione. In Lettonia, una sfortunata misura per vietare il commercio di una serie di beni ha portato alla chiusura della produzione, che alla fine ha ridotto del 18,5% le entrate fiscali della tesoreria statale.

Le bandiere bianche nei centri commerciali simboleggiano una diminuzione del fatturato e che il fattore sicurezza si sta esaurendo. Le imprese che, a causa delle restrizioni, non sono state in grado di vendere merci stagionali, non hanno ricevuto capitale circolante per acquistare nuovi beni. Il governo è stato lento a cogliere l’opportunità di sostenere l’attività stanziando denaro per il capitale circolante che potrebbe essere utilizzato per pagare affitto e bollette.

Un pregiudizio politico e benessere economico – Non puoi avere entrambi

Allo stesso tempo, le autorità attuali non hanno adottato misure per l’economia statale o il rifiuto di progetti non prioritari. Se facciamo un confronto con altri paesi, la riduzione dei funzionari governativi è iniziata ovunque. In Lettonia, il numero di funzionari non è stato ridotto, nonostante la diminuzione della quantità di lavoro. Da ogni euro di tasse pagate all’erario, vengono spesi 0,15 centesimi per il mantenimento dell’apparato statale.

Allo stesso tempo, durante le misure contro il C-19, la Lettonia si è rivelata una dei leader della politica di sanzioni mortale per le imprese. Da 30 anni Russia e Bielorussia utilizzano i porti lettoni. E oggettivamente per la Russia centrale e la Bielorussia, i nostri tre porti principali di Ventspils, Riga e Liepāja sono più redditizi del russo Ust-Luga. Le tariffe sono inferiori del 25-30%, la velocità di sdoganamento è più veloce.

Tuttavia, il risultato di molti anni di retorica anti-russa è stato il rifiuto della Russia di lavorare con la Lettonia. Il Cremlino ha utilizzato le sue risorse amministrative e la merce ha iniziato ad aggirare i paesi baltici. Al momento abbiamo perso attività bancarie, transito e commercio con i nostri vicini bielorussi e la Federazione Russa. Di conseguenza, l’economia è diventata ostaggio della politica. C’era speranza per la Cina. Inoltre, gli scienziati lanciano l’allarme e notano il rallentamento della Corrente del Golfo, che potrebbe vanificare tutti gli sforzi di Russia e Cina sulla Rotta Marittima Settentrionale.

La Cina ha un progetto ben noto – il “One Belt – One Road”, anche chiamato “Nuova Via della Seta”. Pechino era pronta a lavorare sia in Lettonia che in Estonia. Tuttavia, sulla scia della politica americana, ai cinesi non è stato permesso di entrare nel Baltico. E ora, dopo il fallimento dell’accordo di investimento UE-Cina a causa dell’agenda uigura, non dobbiamo più aspettarci investimenti dalla Cina. Quindi, a causa di problemi politici, i complessi portuali – solo pochi anni fa ancora tra i più promettenti nei paesi baltici, sono ora minacciati.

A livello comunale o cittadino, la situazione è la stessa. Consentitemi di usare come esempio la mia città natale: Jelgava, 800 anni di storia e sviluppo. Dove 20 anni fa si producevano minibus di livello europeo e operava uno dei più grandi zuccherifici.

Alla fine degli anni ‘90 venne liquidato lo stabilimento della RAF con 4.000 dipendenti, e nel 2006 venne liquidata la “cukurfabrika” di Jelgava, che produceva zucchero per tutto il paese e per l’esportazione, dava posti di lavoro e sviluppava l’agricoltura, che si occupava della coltivazione di barbabietole da zucchero. Le élite politiche hanno fatto concessioni all’UE in cambio di posizioni e posti nell’apparato di Bruxelles. Ora, la Lettonia acquista zucchero in Danimarca. Nel 2010, un importante investitore nella produzione di vagoni ferroviari è arrivato in città, ma ancora una volta l’interferenza politica ha impedito l’inizio della produzione su larga scala, sebbene l’ammontare dell’iniezione finanziaria nella città fosse pari all’intero budget annuale della città. Questa volta l’investitore proveniva dalla vicina Estonia. Ma anche qui è intervenuta la politica.

L’aspro 2020 ci ha mostrato che le cose non stanno cambiando in meglio. Oltre alla guerra di sanzioni con Russia e Cina, si è aggiunta la “guerra dei vaccini”. Allo stesso tempo, il vecchio establishment politico nazionale continua a vivere secondo il principio “lo Stato siamo noi”, dando la priorità ai propri interessi e non all’economia del paese. Prendo atto che le misure C-19 hanno dimostrato le debolezze dell’UE. Recentemente, la Commissione Europea ha diversificato l’approvvigionamento di vaccini riportandolo al livello degli stati membri: ogni paese ha il diritto di acquistarli in modo indipendente.

Cosa succederà? Se l’UE non può risolvere questioni importanti, forse noi, gli stati dell’UE, abbiamo bisogno di maggiore autonomia in materia economica, anche sull’attuazione dei progetti nazionali. E sul cambio di team politici che si è rivelato inadeguato ad affrontare efficacemente la crescente crisi socio-politica ed economica indotta dal C-19.

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Articolo di Eugene Matos de Lara pubblicato su The Baltic World il 16 marzo 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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