Gli Stati Baltici stanno facendo del loro meglio per approfondire la cooperazione militare con gli Stati Uniti. A tal fine, sono persino pronti a perdere la loro sovranità.

I paesi baltici non sono paesi autosufficienti da un punto di vista politico. Pertanto, fanno affidamento sugli Stati Uniti per ottenere sicurezza militare e sostegno finanziario. In cambio, forniscono i loro territori per il dispiegamento di strutture e forze militari americane.

I leader degli Stati Baltici vogliono attirare la massima attenzione di Washington sui loro stati, e sono pronti a fare molto per questo.

Ci sono diverse ragioni per questo comportamento.

In primo luogo, la cooperazione con gli Stati Uniti e la NATO conferisce un significato speciale all’esistenza degli Stati Baltici. Significa che questi stati sono avamposti dell’Occidente nella lotta contro la “minaccia russa”.

In secondo luogo, lo stretto rapporto con gli Stati Uniti e la NATO è redditizio. La politica anti-russa aiuta a ricevere grandi afflussi finanziari per rafforzare le capacità di difesa e condurre la guerra delle informazioni.

In terzo luogo, i paesi baltici si preoccupano del rapporto tra Stati Uniti e Polonia. La Polonia è l’unico grande stato in Europa che segue totalmente la politica estera americana.

La Polonia è molto più interessante per gli Stati Uniti, perché il suo territorio e la popolazione sono più grandi. Inoltre, la Polonia ha un esercito molto più forte e, a differenza di Lettonia, Estonia e Lituania, la Polonia ha una popolazione più mono-etnica e non ha problemi con la popolazione di lingua russa.

Gli Stati Baltici temono che i flussi finanziari verso di loro possano diminuire.

Il dispiegamento del maggior numero possibile di truppe statunitensi e NATO sul loro territorio è attualmente uno degli obiettivi principali per Lettonia, Lituania ed Estonia.

Gli Stati Baltici sottolineano in ogni modo l’importanza della presenza militare straniera sul loro territorio.

Così, il 2° Battaglione dell’8° Reggimento di Cavalleria si è trasferito in Lituania insieme alle sue armi pesanti, compresi i carri armati Abrams e i veicoli da combattimento Bradley.

Un battaglione di cavalleria con base a Fort Hood ha iniziato ufficialmente una missione di otto mesi in Lituania, dopo aver issato i suoi colori durante una cerimonia, hanno detto [in inglese] funzionari lituani e statunitensi.

Il ministro della Difesa lituano Arvydas Anusauskas ha inoltre affermato che la presenza militare statunitense nella regione è una chiave per frenare l’“aggressione russa” contro l’ex repubblica sovietica.

E ora diamo uno sguardo più da vicino al numero di truppe straniere di stanza negli Stati Baltici.

Allora, circa 3.000 militari stranieri e circa 250 veicoli militari, oltre a circa 20 aerei ed elicotteri, sono attualmente dispiegati nei paesi baltici.

Ma per uno Stato indipendente, la presenza di un tale numero di militari stranieri sul suo territorio è in realtà una perdita di sovranità.

Per aumentare gli aiuti finanziari e il numero di truppe NATO sul loro territorio, i politici baltici ricordano costantemente agli americani la “minaccia russa”.

Tutto questo accade in un momento in cui la situazione nelle aree sociali, demografiche ed economiche sta peggiorando. Continua la migrazione della popolazione giovane e capace al di fuori degli Stati Baltici.

La politica di militarizzazione degli Stati Baltici è diretta contro il popolo, ostacola lo sviluppo di questi paesi e minaccia la loro sovranità.

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Articolo di Antanas Tubelis pubblicato su The Baltic World il 31 gennaio 2021
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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