Conflitto: come si può comprendere la Russia quando la premessa di base della libertà di opinione su di essa è considerata “molto rischiosa”?

Durante la seconda metà del 2017, gli esperti occidentali hanno rigurgitato molti titoli su Orbán, che erano vari tentativi “creativi” di dipingerlo come una sorta di cavallo di Troia russo che ha permesso al suo stato di farsi conquistare dalla Russia, quasi come se stessero perdendo un round a Risiko. Anche gli eventi relativamente minori sembravano sconvolgere i funzionari dell’UE se il nome Putin sembrava avere anche il minimo legame con le sue istituzioni.

Gli echi del premio onorario a Putin dell’Università di Debrecen si sono diffusi come un incendio, e varie palle di fuoco come Mihaly Vajda, il famoso filosofo ungherese, hanno fatto la loro parte per assicurarsi che la società capisse il loro messaggio dimettendosi dal suo incarico di Professore Emerito. Un messaggio sia per l’UE che per il presidente Putin.

È tutto chiaro.

Il progetto UE dev’essere uno di quelli in cui tutti i suoi agenti seguono lo stesso programma di base – non pensateci nemmeno ad usare una retorica neutrale nei confronti della Russia, è troppo vicina alla contraria, polare e molto gelida “parte favorevole”. Il Primo Ministro ungherese ha più volte discusso questa retorica. L’intervista col settimanale tedesco Welt am Sonntag ha ancora una volta mostrato la posizione critica di Orbán nei confronti di questa continua politica dell’UE nei confronti della Russia, e non si è astenuto dal definirla come è – pessima.

I commenti di Orbán contenevano affermazioni che avrebbero potuto piacere ad entrambe le parti del dibattito, ma come evidente dal quadro “imparziale” delle questioni relative alla Russia, anche menzionare una qualsiasi indicazione verso la cooperazione con il 4° partner commerciale dell’UE non è un qualcosa che fa parte del comportamento del “buon europeo”.

Essere un “buon europeo”.

La sua opinione su ciò che sono diventate le credenze radicate nell’UE potrebbe far breccia nei cuori di molti – essere un buon europeo richiede una ferma critica dei leader russi e pronunciare “una mezza frase” a loro favore è rischioso.

Anche se il commercio russo-ungherese è aumentato del 27% nel 2017 nonostante le sanzioni occidentali, essere un buon europeo richiede che si svolga questo commercio in silenzio, e ai leader non è permesso incontrarsi senza che ti vengano sbattute in faccia accuse di aver fatto catturare il tuo paese dallo stato nemico. Come l’anno scorso, quando il Presidente Putin è apparso in Ungheria in tempo per i Campionati del Mondo di Judo: venne semplicemente considerato ingiustificato programmare un incontro con il Primo Ministro, farlo sarebbe stata un’azione di grave disgusto nelle menti dei funzionari dell’UE. Come si dice in questi casi: il silenzio è assordante!

Ma che inizio nel 2018. Ora sta affrontando i rigurgiti di Jobbik sulla sua politica “indulgente” verso quelli che lui stesso chiama “invasori musulmani”. Poiché l’Ungheria ha ammesso 1.300 richiedenti asilo lo scorso anno, è stato giudicato “non abbastanza duro”. Persino l’amicizia polacco-ungherese, dove entrambi i paesi stanno affrontando ostacoli alla loro sfida al sistema delle quote imposto dall’UE, è in difficoltà quando si parla della Russia. La posizione di Orbán in materia ha causato panico ovunque.

Questa è la tragedia del Sig. Orbán, l’ennesima persona ritenuta un agente affiliato al Cremlino. Alcuni giorni fa ho scritto della mia nuova versione rinnovata de “Il Crogiuolo” di Miller, e posso tranquillamente definire il Primo Ministro l’ennesima vittima che sta affrontando il cappio dei Processi ai Troll del Cremlino.

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Articolo di Dennis Vance pubblicato su Kremlinology il 16 gennaio 2018.

Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

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