Andrew-KorybkoUn americano che studia a Mosca? Questo è un profilo affascinante, che suona quasi irreale. Può dirci qualcosa della sua storia e di come è arrivato a studiare in un paese che la maggior parte dei serbi rispetta e ammira molto, mentre la maggior parte dei suoi coetanei serbi sogna di studiare in America?

Buon giorno, e grazie per questa opportunità privilegiata di rivolgermi ai vostri lettori, Sono molto onorato che siano interessati a saperne di più su di me. Permettetemi di cominciare raccontandovi della mia famiglia, che spero aiuterà a spiegare molto. Il mio patronimico è russo e il mio bisnonno lasciò quella che oggi è l’Ucraina per la Polonia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Oltre a lui, la maggior parte della mia famiglia paterna è composta da polacchi etnici che hanno vissuto in Polonia da tempo immemorabile, e mio padre era un immigrato dalla Polonia (dove è nato e cresciuto) finché è  ritornato di nuovo in patria alcuni anni fa. La mia famiglia materna è ciò che è particolarmente rilevante per i nostri lettori. Mia madre è nata negli Stati Uniti da immigrati che venivano dalla Jugoslavia, in particolare dalla Slovenia, dopo la seconda guerra mondiale. Mi hanno allevato i miei nonni materni perché i miei genitori erano divorziati, e ho imparato molto da loro. Una cosa che hanno instillato in me è il rispetto per tutte le altre persone e identità, perché così era la Jugoslavia – forza nelle differenze, unità nella diversità!

I miei nonni, non avendo rancore nei confronti di nessuno, mi hanno incoraggiato a abbracciare le mie comuni radici jugoslave e a conoscere meglio la cultura e la storia al di fuori della Slovenia, e io ne sono stato entusiasta. Prima che io nascessi, mia madre aveva vinto un’enciclopedia in una gara di ortografia, mentre era ancora a scuola, e dal momento che l’enciclopedia era rimasta nella casa dei nonni, dove sono cresciuto, sono arrivato a leggerla per conoscere meglio la Jugoslavia e la nostra storia comune. Ho scoperto anche di essere affascinato dalle mappe, e ho chiesto ai miei nonni di comprarmi un mappamondo quando ero solo un ragazzino, e lo hanno fatto. Crescendo, uno dei miei primi ricordi reali era di essere seduto in salotto, intorno al tavolo della cucina, e guardare gli Stati Uniti bombardare i serbi in Bosnia. La mia famiglia naturalmente ne parlava sempre, perché questo coinvolgeva la loro antica patria, e mi sono interessato a conoscere tutto ciò che stava accadendo per avere un legame più stretto coi miei nonni. Nel 1999, ho un vivo ricordo di aver guardato la guerra della NATO contro la Jugoslavia e di leggerla nelle notizie del mattino tutti i giorni prima della scuola. A dire il vero, ero abituato a leggere il giornale ogni mattina accanto a mio nonno e parlare delle cose che stavano accadendo, e lui mi ha sempre detto di continuare a leggere e imparare al fine di comprendere le cose nel miglior modo possibile.

Mio padre ha avuto un’enorme influenza su di me sin da quando ero giovane, perché mi ha insegnato ad avere la più alta stima dei russi. Questo potrebbe sembrare strano, visto che etnicamente mio padre è più direttamente un polacco (nonostante i legami russi del mio bisnonno), ma anche suo padre, mio ​​nonno, aveva una visione molto positiva dei russi e li rispettava per aver salvato la Polonia dai mali dell’occupazione nazista nella Seconda Guerra Mondiale. Questo ha reso il mio papà molto diverso dal polacco stereotipato, e ha avuto un effetto enorme nel dirigere le mie idee geopolitiche successive. È stato negli anni di scuola – abbracciando le mie radici jugoslave, guardando le due guerre degli Stati Uniti contro i serbi in Bosnia e Jugoslavia, sentendo un sacco di accese critiche sulla politica estera americana, conoscendo meglio l’Unione Sovietica e la Russia, e cominciando la mia abitudine di consumo quotidiano di informazione – che ho iniziato a formulare il mio punto di vista su tutto. Decisi un giorno di lasciare gli Stati Uniti per vivere e lavorare in Russia, non importa quanto ci volesse. A questo fine, mi sono iscritto presso l’Ohio State University per i miei studi universitari, specializzandomi in relazioni internazionali e diplomazia, studi internazionali (concentrati sull’Europa orientale) e lingua russa. Pur non essendo in grado di trovare un lavoro rispettabile dopo la laurea, ed essendo costretto a lavorare nell’industria del fast food, non ho mai perso la speranza del mio sogno. Tutta la mia vita è cambiata quando mio padre è andato in pensione nel 2012, ha venduto la sua casa e ed è tornato in Polonia. Ho deciso di andare con lui in quello stesso anno, sperando di far avanzare il mio obiettivo di trasferirmi in Russia.

Ho passato quell’anno in Polonia a saperne di più sulle mie radici polacche e a prepararmi per entrare alla scuola di specializzazione. Ho fatto domanda e finalmente sono entrato all’Istituto Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO), nel programma di magistrale di governance e affari globali in lingua inglese, e mi sono trasferito a Mosca nel mese di agosto 2013. All’inizio dei miei studi, sapevo che dovevo ottimizzare il mio tempo qui e trovare un lavoro che mi permettesse di rimanere nel paese dopo la laurea. Per fortuna, dopo aver contattato diverse agenzie di stampa e aver condiviso i miei scritti analitici con loro, la Voce della Russia (ora conosciuta come Sputnik, dopo essersi fusa con RIA Novosti) mi ha chiesto di fare un internato come “generatore di contenuti creativi”, cosa che ho fatto felicemente, senza un attimo di esitazione. Ho avuto la fortuna che mi hanno offerto un posto di lavoro dopo la laurea, e mi hanno aiutato a ottenere il mio visto di lavoro, il che spiega il motivo per cui sono stato in grado di vivere e lavorare qui a Mosca fino ad oggi.

Sono attratto dalla Russia non solo a causa della mia connessione familiare con il paese, ma in realtà soprattutto perché è l’unico stato che ha la capacità di resistere saldamente agli Stati Uniti e sostenere le idee in cui io credo, in particolare la multipolarità. Da slavo, ho percepito in Russia gli spiriti di resistenza, indipendenza e saggezza, e sapevo che un giorno si sarebbe rialzata dopo essere stata messa in ginocchio per respingere il caos unipolare degli Stati Uniti. Comprendendo queste cose e ritenendole un’eventualità imminente nel corso della mia vita, ho dedicato tutto il mio tempo e passione per perseguire la mia missione personale di trasferirmi in Russia e vivere il mio sogno multipolare. Dopo aver studiato negli Stati Uniti a tutti i livelli di istruzione, ma conoscendo attraverso la mia ricerca indipendente ciò che è vero e ciò che non è vero, posso dire con fermezza che gli istituti scolastici americani non si limitano a indurre in errore gli studenti, ma addirittura mentono loro spudoratamente.

Non dimenticherò mai un esempio che ricordo regolarmente, nel mio corso di “diplomazia pubblica e culturale”. L’assegnazione finale della classe era ricercare un esempio attuale di diplomazia pubblica e culturale e di scrivere su di esso. Ho scelto lo scandalo scoppiato a quel momento a Mosca, quando le autorità russe hanno accusato il British Council di essere un agente dell’intelligence, e successivamente lo hanno chiuso. Ho fatto estese citazioni da materiali russi, britannici e indipendenti e la mia analisi è giunta alla conclusione che l’ONG era di fatto coinvolta in attività di spionaggio, e che il governo russo ha agito correttamente chiudendolo. Basti dire che ho ricevuto voti molto scarsi, soprattutto perché citavo rapporti internazionali dei media russi, che sono stati descritti dal professore come “propaganda” e “inaffidabili”. Ebbene, la verità ha voluto che nel 2012 il Regno Unito abbia ammesso che aveva in realtà finanziato le ONG russe e aveva utilizzato materiali falsi per aiutare le sue attività di spionaggio. Il professore si era sbagliato – quella che avevo citato non era “propaganda russa”, era in realtà la verità, e non ho mai, mai dimenticato quell’esempio, che è uno dei tanti, in realtà.

Per tornare ad affrontare la questione principale, ho scelto di studiare in Russia, perché avevo fiducia che lì il sistema educativo fosse giusto (a differenza di quello che ho vissuto negli Stati Uniti) e perché potevo usare il tempo libero durante i miei studi per cercare un lavoro duraturo, che grazie a Dio sono stato in grado di trovare. Non mi è mai capitato durante gli studi a Mosca ciò che è accaduto durante il mio tempo negli Stati Uniti, e questo non ha fatto che confermarmi che l’indottrinamento istituzionale è endemico in Occidente, non in Russia. Se non altro, ho notato che molti russi avevano un po’ troppo, a mio avviso, ottimismo ingenuo verso l’Occidente, anche dopo che il sostegno degli Stati Uniti al terrorismo urbano durante i giorni di “Euro Majdan” ha inaugurato la nuova Guerra Fredda. Ogni volta che parlavo loro di tutti i problemi che ho visto con i miei occhi mentre vivevo a Cleveland, Ohio, come droga, bande, criminalità, immigrazione clandestina, condizioni di lavoro terribili, povertà, famiglie spezzate, e così via, mi dicevano che era la prima volta che ne avevano mai sentito parlare da un vero americano, pur riconoscendo che avevano una conoscenza passeggera di questi problemi, senza saperne nulla in dettaglio.

Spiegavo loro che, a differenza della maggior parte degli americani che si recano all’estero, sono orgoglioso di dire che provengo dalla classe media; in realtà se teniamo conto della mia mamma con cui ho vissuto durante la mia adolescenza, potremmo realmente dire classe medio-bassa o semplicemente una famiglia di “colletti blu”, e che, come la maggioranza statistica degli americani, ho sperimentato di prima mano tutto ciò che il paese ha da offrire, sia nel bene sia nel male. Per la maggior parte gli americani che si recano all’estero sono di solito di classe medio-alta o superiore, e non hanno alcuna esperienza con una qualsiasi di queste cose. Inoltre, molti di loro sono in Russia, per esempio, per ricevere una formazione diplomatica o perché stanno lavorando per una società americana e anche per realizzare nel frattempo un bel profitto. Non c’è niente di sbagliato in questo, ma il punto è che essi rappresentano una classe molto, molto ristretta di americani e, pertanto, danno una visione non rappresentativa del paese e del suo stato di cose, che, consapevolmente o inconsapevolmente, serve a promuovere il mito guidato dai media mainstream, e voluto dal governo degli USA, del “sogno americano”.

Non tutti gli americani condividono le mie opinioni geopolitiche – che sono state concepite in condizioni molto speciali che poche persone hanno vissuto negli Stati Uniti – ma per la maggior parte hanno vissuto la stessa normale vita di base che ho vissuto io, e possono attestare tutti i problemi socio-politici che affliggono il paese, problemi di cui i turisti americani non parlano mai, e che diplomatici, i diplomatici in formazione e i professionisti americani non si preoccupano di condividere ogni volta che interagiscono con i “locali”. È meglio per loro e per i loro interessi mantenere la ‘mistica’ e la ‘reputazione’ che gli Stati Uniti hanno nella mente di molti in tutto il mondo. È un mito auto-alimentato che può essere spezzato solo parlando ad un normale operaio americano che è politicamente abbastanza consapevole per rinnegare l’ideologia statale ufficiale della “eccezionalità americana”. Fortunatamente, a causa della mia educazione e dei miei interessi personali, non sono mai caduto in quella farsa, anche se l’ho mantenuta per finta in alcuni momenti della mia vita, dopo aver realizzato che avrei incontrato una reazione molto, molto negativa ogni volta che avessi voluto correggere le loro false credenze storiche o condividere informazioni verificabili di media alternativi sulla Russia e altro. Avrei voluto essere in grado di provare un tipo di “libertà di parola”, dove non sarei stato personalmente attaccato per le mie idee, deriso come “pazzo” o “teorico della cospirazione” per tutto il tempo in cui avessi evocato fatti ‘scomodi’, e in realtà essere rispettato per la mia ricerca. Negli Stati Uniti potete dire quello che volete, ma se non siete d’accordo con l’ideologia mainstream della “eccezionalità americana”, potrete sperimentare regolarmente una tale reazione negativa e in realtà intimidatoria, che serve a far rimanere in gran parte quieti e ad esprimere le proprie opinioni solo su internet o con amici molto stretti e fidati.

Posso dire con piena onestà che non ho mai sperimentato questo tipo di perversione della libertà di parola in Russia, anche quando la gente non è d’accordo con alcune delle mie idee. So che tutte le persone sono diverse e che ci sono mele marce in tutto il mondo, ma è più di una semplice coincidenza che per tutta la mia vita – anche durante i miei anni universitari – sono passato attraverso tante esperienze negative e scomode esercitando la mia “libertà di parola”. Non ho sperimentato niente del genere o a un tale grado da quando sono in Russia. Mi sento vendicato nel sapere che il sogno che ho avuto per tutta la vita – per me, non necessariamente per l’americano medio, ma per me come una singola persona – di vivere nella Federazione Russa sia preferibile a vivere negli Stati Uniti, e è per questo motivo che un giorno aspiro a ottenere la cittadinanza russa e spero di passare il resto della mia vita all’interno di questo bellissimo paese e di questa meravigliosa società.

Le sue analisi geopolitiche sono sempre più tradotte in serbo e molti hanno già familiarità con le sue opinioni. Per coloro che non lo sono, può riassumere brevemente la sua visione del mondo multipolare in divenire? Quali sono le prospettive e benefici, ma anche quali sono gli ostacoli?

Sono così grato a tutte le persone che hanno tradotto i miei articoli in serbo e ai lettori che si prendono tempo per esaminarli e apprezzarli. Grazie a tutti voi! Il tema generale del mio lavoro è che il sistema globale è in transizione verso il multipolarismo, o in parole semplici, verso la condivisione del potere mondiale da un’unica fonte (vale a dire gli Stati Uniti, l’unipolarismo) verso molteplici attori che esercitano gli elementi di questa – un tempo consolidata – egemonia da Guerra Fredda e li bilanciano in tutto il mondo. Parte della ragione per la quale il momento unipolare degli Stati Uniti è stato così breve e fugace ha a che fare sia con i propri errori sia con la resilienza di alcune grandi potenze come la Russia, la Cina e l’Iran nel non capitolare pienamente dopo la fine della Guerra Fredda. In realtà, io sostengo che questo è dovuto in gran parte allo spirito del popolo russo nel superare le difficoltà legate all’economia, alla governance e al terrorismo degli anni ’90 e in particolare a Vladimir Putin per aver posto fine al processo dissolutivo del paese controllato dagli USA, gestendo da una parte l’intervento federale in Cecenia e contrastando geopoliticamente gli Stati Uniti dall’altra parte, ricostruendo la forza e il prestigio russi subito dopo la sua elezione. Detto questo, date la sue limitazioni post-Guerra Fredda e il cambiamento della situazione geopolitica che si è rapidamente sviluppata da allora, la Russia da sola non può affrontare l’aggressione degli Stati Uniti in tutto il mondo, e anche nei casi in cui lo fa, ci sono chiari limiti tangibili nelle sue proiezioni di potenza diretta e indiretta. Una cosa è certa, ed è che la parità nucleare che la Russia ha mantenuto con gli Stati Uniti dopo la fine della Guerra Fredda è probabilmente il fattore principale per il quale Washington non ha finito per controllare il mondo intero negli anni subito dopo il crollo sovietico.

Dopo aver spiegato questo, è stato necessario per la Russia lavorare in collaborazione con stati che la pensano allo stesso modo nel coordinare la loro attività di resistenza, espressa sui fronti geopolitico, economico o istituzionale, tra gli altri. L’ex ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov, l’uomo che ha ordinato al suo aereo di invertire la rotta a metà strada sopra l’Atlantico dopo che gli Stati Uniti avevano iniziato la loro guerra della NATO contro la Jugoslavia nel 1999, ha guidato il cambiamento della Russia verso il multipolarismo stabilendo partnership strategiche con la Cina e l’India. La prima di queste partnership si è manifestata nei Cinque di Shanghai, che in seguito si sono evoluti nella SCO, mentre la seconda è più generale e basata sulla buona volontà e fiducia instaurate nel corso di decenni. Ciò ha formato l’epicentro eurasiatico di quelli che sarebbero poi divenuti i BRICS, che anche se coniati da Goldman Sachs come un raggruppamento puramente economico, ha finito per assumere associazioni multipolari che cambiano il mondo a causa del nucleo eurasiatico (RIC) che Primakov ha contribuito a creare. C’è molta preoccupazione per l’India in questo momento, e la descrivo in alcuni dei miei ultimi articoli, in modo che la principale consistenza multipolare è sicuramente il partenariato strategico russo-cinese, rafforzato a livelli storicamente senza precedenti in mezzo alla nuova Guerra Fredda d’aggressione degli Stati Uniti contro entrambi questi stati, rispettivamente in Ucraina e nel Mar cinese meridionale,.

La Russia non ha le capacità economiche globali per trasformare totalmente il mondo, anche se può sicuramente rappresentare una sfida geopolitica società negli Stati Uniti in Eurasia, ma questo è il motivo per cui la Cina è così importante nella nascente organizzazione multipolare. La strategia di Pechino, “One Belt One Road”, popolarmente concettualizzata come la nuova via della seta, può essere riassunta come una rete mondiale di corridoi infrastrutturali attraverso il quale sorgeranno inevitabilmente cooperazione e multipolarismo benefici per tutti, a condizione, naturalmente, che siano completati. E qui sta la sfida, perché gli Stati Uniti sono impegnati nel lancio di guerre ibride contro gli stati di transito chiave che faciliteranno questa visione globale. Per spiegare brevemente, io concepisco le guerre ibride non nel senso informativo-economico, ma in un modo rigoroso di cambiamento di regime, creando eventi dirompenti per sabotare i corridoi della nuova via della seta e utilizzando di un continuum graduale tra le rivoluzioni colorate e le guerre non convenzionali. “La legge della guerra ibrida”, come ho chiamato la mia nuova serie sul sito del giornale on-line Oriental Review, afferma chiaramente che “il grande obiettivo dietro ogni guerra ibrida è di distruggere i progetti connettivi multipolari transnazionali attraverso conflitti di identità provocati esternamente (etnici, religiosi, regionali, politici, ecc) all’interno di uno stato di transito scelto come obiettivo”, e questa è la ragione dietro a quasi ogni conflitto attivo, in via di sviluppo e latente in tutto il mondo di oggi. Per semplificare, la Russia e la Cina vogliono costruire un futuro mondo multipolare attraverso progetti di infrastrutture in tutto il mondo, mentre gli Stati Uniti, al sicuro nella loro ‘isola mondiale’ e protetti dagli oceani Atlantico e Pacifico, cercano di seminare i semi del caos in Eurasia, Africa, e America Latina al fine di dividere e dominare regioni di transito chiave e prolungare indefinitamente la loro spinta unipolare.

Pensa che la sua visione di un mondo multipolare sia realizzabile per mezzo di una transizione pacifica? Se passasse per qualsiasi altro metodo, non sarebbe semplicemente troppo spaventosa da contemplare?

No, la transizione verso un mondo multipolare o il mantenimento di quello unipolare si scontreranno inevitabilmente con la violenza, come stiamo vedendo riprodotta su larga scala nella guerra contro la Siria e in misura minore nella guerra contro il Donbass. In aggiunta, ci sono molti conflitti incipienti che gli Stati Uniti stanno preparando in questo momento per attivarle come ‘trappole’ geopolitiche da ‘terra bruciata’ quando il tempo sarà maturo e si sentirà che la Russia e/o la Cina avranno fatto un progresso multipolare troppo significativo in uno stato e/o regione di transito chiave, per esempio, i Balcani. Appartenente a questo, vediamo che la crisi degli immigrati, di cui ho scritto a lungo finora, la guerra ibrida in Macedonia, e l’instabilità politica in Serbia e nella Republika Srpska sono dirette a destabilizzare i Balcani centrali e a impedire la costruzione di quella che ho preso a chiamare la ‘via della seta balcanica’ della Cina, altrimenti nota come il piano di ferrovia ad alta velocità per il collegamento di Budapest con il porto greco del Pireo via Belgrado e Skopje. La Republika Srpska in quest’impresa è un obiettivo vulnerabile che gli Stati Uniti vogliono usare per attaccare indirettamente la Serbia, ed eventualmente trascinare in una guerra convenzionale rinnovata in Bosnia, mentre la Macedonia è il letterale collo di bottiglia geopolitico attraverso il quale deve passare qualsiasi progetto di infrastruttura connettiva multipolare transnazionale nord-sud, compreso il gasdotto Balkan/Turkish Stream della Russia, attualmente sospeso.

Quello che ho appena descritto al nostro pubblico è applicabile in tutto il mondo, e ne sto attualmente scrivendo per il mio dottorato di ricerca e nella mia serie “La legge della guerra ibrida” sulla Oriental Review. Ovunque ci sia una nuova via della seta, ci sarà una trama da guerra ibrida o una serie di trame che gli Stati Uniti stanno tracciando in questo momento. Gli Stati Uniti, geopoliticamente isolati dal caos da loro creato nell’emisfero orientale e anche in America Latina in una certa misura, possono distruggere – e lo faranno – una regione al fine di farne un ‘bottino’ per le altre, invece di cedere in pace la loro influenza unipolare a vantaggio di Russia, Cina e altri. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti non stanno solo giocando alla “difesa”, in realtà sono impegnati in quella che in precedenza era chiamata la dottrina del neo-reaganismo, nel senso che non cercano solo di “contenere” i loro “nemici” soggettivamente definiti, ma in estendere in “controffensiva” la loro influenza e, infine, smembrare i loro rivali in una collezione di staterelli indipendenti o Identità federalizzate facili da controllare. Poiché si tratta di una minaccia, ovviamente, esistenziale, per la Russia, la Cina e altri, questi paesi multipolari stanno reagendo al meglio delle loro capacità e nel modo più saggio e ragionevole al fine di sopravvivere, il che significa che lo scontro tra il mondo unipolare e il mondo multipolari non può che portare a un conflitto diffuso. Dopo tutto, per la Russia e la Cina, questa è praticamente una lotta geopolitica fino alla morte. Non vogliono distruggere gli Stati Uniti e dividerli, ma sanno ciò che gli Stati Uniti stanno cercando di fare loro covando trame di guerra ibride all’interno dei loro confini e minando costantemente le loro sfere di sicurezza esterne attraverso l’uso di stati vicini e partner geostrategici.

Un’altra cosa da notare è che il concetto di “guerre per procura” ha assunto un significato del tutto nuovo nel contesto della nuova Guerra Fredda. Gli Stati Uniti sono impegnati in una politica che ho descritto come “guida da dietro“, in cui utilizzano leader regionali come la Turchia, l’Arabia Saudita, il Giappone e altri per fare direttamente per loro il lavoro sporco, mentre l’apparato dello lo stato profondo americano (militare-spionistico-diplomatico) offre vari gradi di assistenza dietro le quinte e a volte palese durante queste campagne (sia assistenza militare, come in Siria, sia strategica, come nel Mar cinese meridionale). Questo metodo nuovo e migliorato di affidarsi a partner regionali in grado di lanciare e sostenere guerre per procura significa che i mezzi americani per destabilizzare il mondo sono molto più convenienti in risorse e costi di quanto non fossero prima, per esempio, durante l’occupazione dell’Iraq. Riuscendo a far fare ad altri a fare il lavoro di base degli Stati Uniti attraverso l’idea di un ” interesse personale condiviso”, Washington è ora più pericolosa di quanto lo sia mai stata prima, sia perché il lancio e la gestione di tali guerre per procura sono più economici e più efficienti che mai e perché gli Stati Uniti possono sempre scaricare le conseguenze e le ricadute dirette sul loro ‘partner’ regionale “guidato da dietro” se le cose si fanno difficili. Anche in questo caso, è necessario ricordare a tutti che queste guerre ibride “a guida da dietro” (il graduale continuum di cambiamento di regime tra rivoluzioni colorate e guerre non convenzionali) sono dirette in ​​particolare contro gli interessi russi e cinesi, e che gli Stati Uniti stanno staccando via pezzo per pezzo queste zone di protezione geopolitica ad ancora multipolare nel loro tentativo finale di smembrare i loro principali rivali e controllare il cuore dell’Eurasia. Per fortuna, la Russia è ora in grado di affrontare l’aggressione caotica degli Stati Uniti nella maggior parte dell’Eurasia, mentre la Cina è abbastanza radicata in Africa per fare lo stesso lì, oltre a sostenere il suo alleato russo nelle loro zone di sovrapposizione condivisa di interessi in Eurasia.

La Serbia, definita non semplicemente come il paese con quel nome, ma come lo spazio etnico e culturale abitato dal popolo che si considera serbo, è stata tradizionalmente una linea di faglia che ha separato civiltà e blocchi geopolitici più spesso di quanto li abbia integrati. Come vede il posto e il ruolo della Serbia nella configurazione delle forze geopolitiche di oggi?

La Serbia ha adempiuto il ruolo tradizionale che ha descritto proprio a causa della sua importanza geostrategica negli affari europei, cosa che, quando il continente era la zona più importante del mondo, in realtà le dava un significato globale. La posizione della Serbia, non solo il paese, ma lo spazio etnico-culturale abitato dalla popolazione di identificazione serba che ha giustamente descritto, consente a una potenza straniera di proiettare influenza verso l’Europa occidentale, l’Europa orientale, l’Anatolia e il Mediterraneo, rendendola così forse la posizione più importante di tutta l’Europa. Per questo motivo, le potenze straniere hanno voluto o controllarla per i propri scopi o dividerla internamente e mantenere questo spazio debole e sotto controllo, impedendo il suo emergere come un polo autonomo di influenza che potrebbe integrarsi con i suoi vicini e svolgere la funzione trans-regionale che ho appena descritto.

Il punto più vicino a questo a cui la Serbia sia mai giunta era la Jugoslavia, che ha sempre occupato una posizione molto centrale e aveva molto potenziale geopolitico, ma che era impossibilitata ad agire nel modo più completo come avrebbe voluto, a causa dei vincoli strutturali della Guerra Fredda. Tuttavia, per l’importanza che la Jugoslavia aveva nel paradigma geopolitico in tutto il mondo, gli Stati Uniti cercarono di minarla economicamente e finanziariamente dopo la morte di Tito e poi di smembrarla completamente nei giorni finali della Guerra Fredda, sperando che questo creasse un buco nero di caos che avrebbe destabilizzato in modo simile gli alleati dell’URSS del blocco di Varsavia e, contemporaneamente, dato a suo tempo agli Stati Uniti un punto d’appoggio di divide et impera facilmente manipolabile in questo cruciale bivio trans-regionale. Se la Jugoslavia non fosse stata fatta a pezzi dagli Stati Uniti e dagli intrighi della Germania, allora sarebbe diventata un centro multipolare negli anni post-Guerra Fredda e un faro di sviluppo e di leadership per tutti i paesi ex comunisti dell’Europa orientale.

Nella costruzione geopolitica attuale, il ruolo della Serbia come paese indipendente al di fuori del quadro dello stato storico della Jugoslavia è ancora molto importante e per una ragione simile. Mentre lo spazio serbo non è più unito sotto un unico governo ed è meno capace di esercitare l’influenza geopolitica che ho descritto, ciò non toglie nulla dalla sua funzione centripeta di insostituibile nucleo balcanico. Non sto dicendo che una neo-Jugoslavia potrà mai risorgere, ma quello a cui voglio arrivare è che una Serbia forte, sicura di sé e sovrana, strettamente collegata alle forze multipolari di Russia e Cina, ha la possibilità intrinseca di attrarre insieme i suoi vicini e di influenzarli positivamente. Ciò è reso possibile sia dalla memoria di civiltà condivisa degli slavi del sud durante il periodo di massimo splendore della Jugoslavia e, soprattutto a causa di fattori geopolitici oggettivi che facilitano questo processo. È per questo motivo che i cinesi stanno costruendo la Via della Seta balcanica, in primo luogo, e perché la Russia aveva in programma di costruire in parallelo il Balkan/Turkish Stream: perché sia ​​Pechino sia Mosca capiscono acutamente che, così come “tutte le strade portavano a Roma” in passato,”tutte le strade europee multipolari passano attraverso Belgrado”, e non c’è modo di evitare questo fatto geopolitico nel XXI secolo.

Nel breve termine, la costruzione della Via della Seta balcanica e altri investimenti complementari russi e cinesi in Serbia trasformeranno il paese in un bastione multipolare per la proiezione di soft power positivo attraverso la regione e attrarranno le economie confinanti (e, per estensione, alla fine i loro governi) all’infrastruttura critica che vi scorrerà proprio attraverso. L’evidente appello al proprio interesse che ogni governo nazionale e i suoi investitori affiliati dovrebbero teoricamente avere nei confronti del progetto di infrastruttura connettiva transnazionale multipolare della via della seta balcanica dovrebbe essere sufficiente per mantenere la stabilità regionale in sé e per sé, ma la parola chiave qui è teoricamente, perché è probabile che questo accada solo senza interferenze e provocazioni esterne. Tuttavia, siamo tutti consapevoli del fatto che gli Stati Uniti hanno spinto la Croazia ad entrare in una pericolosa corsa ai missili con la Serbia, e questo, naturalmente, serve ad aumentare le tensioni regionali, così come la diffidenza cresciuta tra le due parti a seguito della crisi degli immigrati. Inoltre, il sostegno di Washington all’aggressione istituzionale di Sarajevo contro Banja Luka e la presenza in Bosnia di terroristi islamici affiliati agli Stati Uniti sono segni abbastanza negativi per l’equilibrio regionale, che conducono ad una pletora di scenari bui in cui i Balcani si immergono una volta di più nel caos distruttivo e la tensione statale militante tra la Croazia e la Serbia diventa ancora una volta una vera e propria minaccia che viene seriamente considerata da entrambe le parti.

Per ricordarlo a tutti, questo è dovuto ai piani di guerra ibrida degli Stati Uniti in risposta ai progetti infrastrutturali multipolari di Russia e Cina, impostati per gettare le basi per l’ordine mondiale multipolare emergente. A dire il vero, c’è un certo livello di sostegno “interno” in queste iniziative, come l’odio che alcuni politici croati hanno ancora per la Serbia e tutte le cose legate ai serbi, ma gli Stati Uniti senza dubbio giocano il ruolo fondamentale nel facilitare o pianificare a titolo definitivo questi scenari distruttivi e nel guidarli applicando la strategia della “conduzione da dietro”. Questo è il motivo per cui ho detto in precedenza che è molto difficile per me vedere una transizione fluida verso il multipolarismo, o allo stesso modo, una ritenzione facile dell’unipolarismo, perché gli attori che sono coinvolti – sia sulla scala di grandi potenze come la Russia, la Cina e gli Stati Uniti e sulla scala di potenze medie regionali, come la Croazia e la Serbia – sono o manipolati (come lo è la Croazia) o vedono in questo prossimo scontro una battaglia esistenziale per la loro sopravvivenza (sia direttamente come la vede la Serbia fa o indirettamente, come la vedono la Russia e la Cina vederlo rispetto ai Balcani).

Tuttavia, le cose non sono del tutto negative, e non c’è ineluttabilità che scoppi ancora una grande guerra, ma è solo che la situazione globale è molto precaria in questo momento e gli Stati Uniti stanno innescando ‘bombe a orologeria’ geopolitiche in regioni critiche, accendendo la miccia della guerra ibrida. Se il conflitto può essere evitato e la stabilità regionale può tornare in tutte le aree dei Balcani – tra cui ovviamente la Bosnia e la Repubblica di Macedonia – allora la Serbia, assistita dai suoi principali alleati russi e cinesi, sarà in grado ancora una volta di ritrovare il suo ruolo storico e il suo destino di leadership nella regione e svolgere un ruolo nella riconnessione infrastrutturale nei Balcani, e, per estensione, del resto d’Europa nell’ordine mondiale multipolare che si sta dispiegando.

La Republika Srpska ha dovuto affrontare gravi difficoltà su molti fronti. La sua economia, come quella della Bosnia-Erzegovina nel suo complesso, è a brandelli, il suo governo sembra avere difficoltà a definire un percorso politico chiaro, e anche se proietta un’immagine di solidarietà con la Russia, flirta anche con l’altro lato. Due anni fa, è stata il bersaglio di un tentativo fallito di “rivoluzione colorata”, che ora viene riproposta con metodi più sofisticati. Può la Republika Srpska sopravvivere sotto queste pressioni, e come?

Sì, credo che la Republika Srpska sopravviverà come i serbi hanno sempre fatto, a prescindere dalle circostanze storicamente difficili, ma è solo che l’attuale minaccia è diversa in tutti i suoi aspetti principali da quella che i serbi hanno affrontato finora. Prima di tutto, le difficoltà della Republika Srpska sono state sperimentate in primo luogo a causa della guerra ibrida ‘convenzionale’ degli Stati Uniti contro la Serbia, in cui gli strumenti informativo-economici sono stati utilizzati contro la Republika Srpska come mezzo indiretto per danneggiare la Repubblica di Serbia (di seguito denominata semplicemente come Serbia). In questo momento nel tempo, la guerra ibrida ‘convenzionale’ si sta trasformando in forma di guerra ibrida che ho descritto nel mio libro, un graduale continuum di cambiamento di regime da una rivoluzione colorata a una guerra non convenzionale, che rappresenta una escalation molto pericolosa della politica sovversiva degli Stati Uniti che rischia di gettare tutti i Balcani nel caos, come progettato. Nel rispondere a questa minaccia, mi piacerebbe prima piace dire che credo che Milorad Dodik ha fatto un lavoro abbastanza buono, anche se ovviamente c’è sicuramente spazio per migliorare e sento che è guidato per una strada buia dai suoi ‘partner’ della UE.

Se poi sente oppure no di poter tranquillamente dire loro “no” è un altro argomento, ma sono sicuro che la minaccia della precedente e dell’attuale rivoluzione colorata gli ha dato un forte avvertimento che avrebbe fatto meglio a riconsiderare quali politiche multipolari seguire, invece di allinearsi più strettamente al blocco unipolare. Allo stesso tempo, però, tali intrighi di cambiamento di regime contro di lui potrebbero anche servire a fortificare la sua volontà di resistere e addirittura rifiutare l’UE se lo vuole veramente, e c’è una possibilità che per ora stia solo prendendo tempo con loro e potrebbe rifiutarli quando sente che è il momento giusto. A prescindere dalla speculazione analitica, tuttavia, è chiaro che è minacciato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea di essere rovesciato da una rivoluzione colorata, e queste minacce non sono solo una punizione a causa delle sue simpatie multipolari e del suo impegno con la Russia, ma anche come un segno di guerra ibrida per destabilizzare indirettamente la Serbia e, quindi, interrompere i piani infrastrutturali connettivi transnazionali di Russia e Cina per i Balcani. Questo imperativo geopolitico non deve mai essere dimenticato quando si considera l’attuale geopolitica dei Balcani, e la Republika Srpska si inserisce perfettamente in questo puzzle come l’ultima ‘esca’ per attirare la Serbia in una trappola ed, eventualmente, portarla a uno scontro con la Croazia all’interno della Bosnia.

Quando parlo di questo, non sto solo tirando fuori qualche idea selvaggia. Sto basandomi sul fatto che sia la Serbia sia la Croazia hanno interessi geopolitici e di sicurezza in Bosnia, che difenderanno in una forma o in un’altra, quando la “federazione” fallimentare si affosserà inevitabilmente. Proprio come Bush padre ha scelto di non invadere l’Iraq durante il 1991 in modo da mantenere a tempo indeterminato una guerra futura da intraprendere quando il tempo fosse ‘giusto’, così gli Stati Uniti hanno optato per la creazione di una Federazione Bosniaca intrinsecamente instabile e insostenibile per attivare una ‘bomba a orologeria’ geopolitica in un futuro tempo ‘opportuno’. La storia documentata del terrorismo islamico in Bosnia e le attuali innumerevoli cellule di Daesh, Al Qaeda, e altri tipi di gruppi terroristici all’interno del paese sono i fattori più imprevedibili e, se (o quando…) saranno attivate, potrebbero creare una pletora di possibili scenari che potrebbero portare alla rottura dello stato bosniaco e/o alla possibilità di un intervento croato e/o serbo (di natura attualmente indeterminata) per risolvere la situazione. Considerando la situazione interna del dopoguerra in Bosnia e la continua e incessante guerra dell’Occidente contro i serbi (ora combattuta in gran parte attraverso il revisionismo storico, la ‘giustizia del vincitore’ contro Karadzic, e altri modi non convenzionali, per citarne solo alcuni), la ‘narrativa’ globale dei media mainstream è già pronta per l’attivazione di un attacco terroristico islamico contro i serbi nella Republika Srpska.

Questa non è che una delle minacce di guerra ibrida che il paese si trova davanti, ed è un problema enorme che è molto difficile da affrontare a causa della sua natura amorfa e imprevedibile. La Republika Srpska avrà bisogno di intensificare la cooperazione per la sicurezza con la Russia e la Serbia al fine di affrontare adeguatamente questo problema al meglio delle sue capacità, ma anche allora è impossibile proteggersi al 100% da tali attacchi. Ciò che si può fare, però, è preparare lo Stato in modo adeguato a rispondere agli scenari più probabili e addestrare i suoi specialisti con competenze professionali di alto livello per farlo. Lo stesso vale per le rivoluzioni colorate, anche se questa minaccia è relativamente più facile da individuare, prevedere e controbattere. Le ONG sono il nido del diavolo delle rivoluzioni colorate, e quelle ostili sono già conosciute e identificate. La Republika Srpska dovrebbe utilizzare anche la consulenza strategica russa nell’adattare la propria legge sulle ONG per costringere i gruppi finanziati da stranieri a identificarsi come agenti stranieri. Una legislazione adeguata dovrebbe essere promulgata per vietare le organizzazioni indesiderabili.

Questo può essere difficile da attuare in pratica a causa della inevitabile opposizione di Sarajevo a queste iniziative e dei problemi costituzionali che può tentare di creare al fine di fermarle, ma deve essere fatto de jure o de facto tramite il lavoro di organizzazioni patriottiche e genuinamente non governative (identificando e facendo e nomi e cognomi dei gruppi sovversivi e dei loro dipendenti, naturalmente senza chiuderli fisicamente). Parallelamente a questo, la Republika Srpska ha bisogno di imparare dalla Russia il modo migliore in cui le sue forze di polizia possono rispondere alle provocazioni di strada delle rivoluzioni colorate al momento della loro attivazione, trattando accuratamente con loro con appena sufficiente forza per fermarle, ma non con abbastanza forza per creare involontariamente ‘simpatia’ per le organizzazioni golpiste, cosa che porta alla diffusione del loro messaggio tra la base civile. Tutto sommato, sopravvivere a queste minacce si riduce a una cooperazione tra gli organi statali competenti e le loro controparti internazionali meglio addestrate in Russia, al lancio di organizzazioni patriottiche che possono de facto assistere in queste misure, alla liberazione dei mezzi di comunicazione dal controllo e dall’influenza unipolare e il loro riorientamento verso scopi patriottici, e alla sollecitazione del supporto di esperti competenti e dei loro istituti nello studiare le ultime tecnologie della rivoluzione colorata e nel prevedere le loro mutevoli forme, preparando anche in modo proattivo soluzioni appropriate (preferibilmente in collaborazione con le loro molto più esperte controparti russe).

Secondo lei, sarebbe possibile e auspicabile l’integrazione dello spazio serbo geograficamente scollegato nell’Unione Eurasiatica?

In un certo senso, sì e no. Se la Serbia rimane geograficamente scollegata dall’Unione Eurasiatica, allora sarà solo una versione più grande della Transnistria o dell’Armenia, strettamente legata a Mosca ma fisicamente dipendente dalla ‘buona volontà’ temporanea degli stati di transito di influenza unipolare al fine di agevolare le relazioni economiche con il suo partner. Tuttavia, come si vede da entrambi i casi di altri partner geograficamente scollegati della Russia, questo non rende impossibile le relazioni, significa solo che ci sono sfide a lungo termine nel garantire la loro sostenibilità, che è ovviamente un compito molto arduo in entrambi i casi. Considerando che, ovviamente, i benefici superano i svantaggi, e che è nell’interesse della Serbia diversificare il più possibile le sue relazioni, abbracciando i suoi partner multipolari, soprattutto la vicina Russia.

Idealmente, però, mentre la Serbia è geopoliticamente scollegata dall’Unione eurasiatica, con l’aiuto della Cina, non sarà scollegata in modo infrastrutturale in futuro. Il completamento della via della seta balcanica creerebbe un corridoio verso sud attraverso la Repubblica di Macedonia e la Grecia che permetterebbe alla Serbia di condurre scambi marittimi con la Crimea e le altre parti della Russia. Vista in questo modo, con la Cina che crea la possibilità geo-economica di collegare la Serbia e la Russia, qualsiasi potenziale integrazione tra i due sotto l’egida dell’Unione Eurasiatica è possibile e auspicabile, ma è tutto subordinato alla costruzione della via della seta balcanica. Per tornare a uno dei temi principali che ho presentato in questa intervista, ciò spiega il motivo per cui gli Stati Uniti stanno prendendo di mira i Balcani ancora una volta proprio in questo momento e sono pronti a scatenare una serie di guerre ibride al fine di fermare lo sviluppo di questo scenario.

Ancora una volta, lo voglio ripetere – la Cina sta creando la via della seta balcanica che, se completata, renderebbe l’integrazione fra la Serbia e la Russia fattibile e desiderabile, ed è proprio questo il motivo per cui i Balcani sono così destabilizzati in questo momento e probabilmente rimarranno così per i prossimi anni, anche se ho fiducia nelle nazioni balcaniche, esse possono sormontare queste difficoltà ed emergere più forti, più unite e più multipolari che mai.

Quali impressioni ha della Serbia? Che messaggio ha per il popolo serbo?

Ho solo le migliori impressioni perché è tutto quello che ho ricevuto! Il popolo serbo è così caldo, accogliente, e rilassato, e ho trovato l’atmosfera sociale di Belgrado molto piacevole e alla mano. Venendo da Mosca con il nostro trambusto cittadino, è un gradito cambiamento di ritmo andare a Belgrado e vivere una vita un po’ diverso per alcuni giorni. Ho anche notato quanto era pulita la città, in netto contrasto con molte città americane. È stato davvero bello vedere che i serbi si preoccupano della loro capitale proprio come fanno i russi. In effetti, parlando di russi, mi sembra che ci siano molte più somiglianze tra questi due popoli strettamente legati di quanto avessi inizialmente pensato.

Dopo aver interagito con molti serbi durante la mia visita, ho visto con i miei occhi quanto siano simili ai loro fratelli russi e ciò ha rafforzato la mia convinzione che i due paesi devono continuare ad avvicinarsi ancora di più. Dopo tutto, i russi e serbi sono slavi e hanno molte più somiglianze tra di loro che non i russi e i cechi, per esempio. Questa non è una coincidenza, ma è un prodotto del patrimonio socio-culturale e religioso che lega i due popoli insieme in modo fraterno. È stata sicuramente una realizzazione benvenuta vedere – no, in realtà sentire – queste cose, e ora posso comprendere appieno come tanti serbi siano stati felici di accogliere il presidente russo Vladimir Putin durante la sua visita a Belgrado lo scorso anno.

Quanto al mio messaggio al popolo serbo, vorrei ringraziarli per un momento così incredibile e indimenticabile. La mia breve visita a Belgrado mi ha riempito il cuore di gioia, ed è stata la tregua perfetta che avevo davvero bisogno di sperimentare. Mi sono sentito veramente come se appartenessi alla Serbia e tutti accettavano e apprezzavano le radici jugoslave (slovene) dei miei nonni. È una sensazione indescrivibile arrivare in un posto e sentire come se tutti stessero aspettando il tuo arrivo. Non dimenticherò mai questa esperienza. Mentre ho ancora un po’ di attenzione dei lettori per un momento finale, mi piacerebbe finire la mia intervista con una nota positiva e ottimista. Per quanto il governo serbo abbia fatto marcia indietro sulla sovranità nazionale attraverso l’insidioso accordo con la NATO, ora sono convinto al 110% che questo non rappresenta in alcun modo la sincera volontà del popolo serbo, e sono convinto che se i serbi facessero uno sforzo sostenuto per cambiarlo pacificamente, tale accordo potrà di fatto essere revocato.

Tutto ciò che serve è prolungata convinzione patriottica e le tattiche organizzative adeguate, e mentre la Serbia ha già la prima, ha bisogno individui chiave per aiutare a gestire queste ultime. Io stesso, da slavo, posso testimoniare personalmente la nostra natura gentile, calda e fiduciosa che a volte porta involontariamente all’ingenuità e all’apatia, e la mia valutazione generale è che i media controllati dall’Occidente in Serbia hanno sfruttato queste tendenze psicologiche al fine di neutralizzare la resistenza serba all’accordo con la NATO. Detto questo, noi slavi siamo coraggiosi, orgogliosi e intelligenti, e se applichiamo la nostra mente a qualcosa e ci dedichiamo a una causa, riusciremo sempre in qualunque cosa abbiamo deciso di fare. So nel mio cuore che se i serbi si concentreranno su questa parte della nostra identità slava comune, allora non c’è dubbio nella mia mente che potranno fare la storia ed essere il primo paese al mondo a tirarsi mai fuori da un accordo con la NATO.

Il tempo è arrivato, e credo che il popolo serbo possa riuscire a operare un’impresa senza precedenti di patriottismo nella liberazione del loro paese dall’occupazione della NATO, ma la questione fondamentale è: i serbi credono in se stessi?

*****
Traduzione a cura della Chiesa Ortodossa di Torino