Il 2 novembre 1917, il Segretario agli Esteri britannico Lord Arthur Balfour scrive a Lord Walter Rothschild, importante figura del movimento sionista:

Caro Lord Rothschild, ho molto piacere nel trasmettervi, a ​​nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia con le aspirazioni sioniste ebraiche, sottoposta al, e approvata dal, Gabinetto.

Il Governo di Sua Maestà vede con favore la creazione in Palestina di una patria nazionale per il popolo ebraico e farà del suo meglio per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, chiaramente inteso che non verrà fatto nulla che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina, o i diritti e lo status politico di cui godono gli ebrei in qualsiasi altro paese.

Le sarei grato se portasse a conoscenza di questa dichiarazione la Federazione Sionista.

Cosa ci dice questo?

In primo luogo, che la colonizzazione della Palestina è iniziata prima del 1948.

Secondo, il Segretario agli Esteri britannico esprime attivamente un sostegno specifico alla causa sionista.

Terzo, Balfour sta anche legittimando l’obiettivo sionista di stabilire una patria ebraica in Palestina.

Quarto, anche se Balfour ha scritto la dichiarazione a Lord Rothschild, era rivolta al movimento sionista e alla Federazione Sionista di Gran Bretagna e Irlanda, istituita nel 1899 per promuovere la creazione di una “patria permanente per gli ebrei in Palestina”. All’epoca la Federazione Sionista era guidata da Herbert Samuel, che stava lavorando al progetto Uganda [un’idea di breve durata per un insediamento ebraico in Africa orientale – n.d.a.].

Rothschild e Chaim Weizmann avevano presentato una bozza di dichiarazione pubblica. Altre bozze vennero discusse dal Gabinetto inglese in settembre e in ottobre, assieme a rappresentanze di ebrei sionisti e anti-sionisti, ma senza nessuna rappresentanza della popolazione palestinese. La pubblicazione della dichiarazione finale venne autorizzato entro il 31 ottobre.

Lo stesso Rothschild non faceva parte dell’Organizzazione Mondiale Sionista, ma aveva finanziato le prime colonie agricole della prima grande ondata di immigrazione ebraica in Palestina negli anni ’80 dell’800 – chiamata in retrospettiva “prima Aliyah” – e aveva ceduto queste colonie alla Jewish Colonization Association nel 1899.

Dichiarando che gli inglesi erano d’accordo nel sostenere la creazione di una patria ebraica in Palestina, il pubblico a cui ci si voleva rivolgere era la Federazione Sionista. Con una tipica mossa coloniale, la popolazione indigena non venne consultata o considerata, venne esclusa e marginalizzata nella Dichiarazione Balfour, mentre i futuri colonizzatori vennero messi al centro.

La Dichiarazione Balfour all’epoca non solo legittimò il progetto sionista in Palestina e lo trasformò in un contendente nelle relazioni internazionali. In effetti accelerò la diffusione del sionismo tra gli ebrei britannici.

Prima di allora, solo circa 8.000 dei 300.000 ebrei britannici si consideravano sionisti. La Dichiarazione portò anche ad un aumento dei simpatizzanti dei sionisti tra gli ebrei americani, che passarono dai 7.500 sparsi in 200 società nel 1914 ai 30.000 membri in 600 società nel 1918 e ai 149.000 membri nel 1919, anche se erano ancora una piccola minoranza della popolazione ebraica.

La seconda metà della dichiarazione venne aggiunta per soddisfare gli oppositori di quella politica, che affermavano che avrebbe danneggiato la posizione della popolazione locale della Palestina e incoraggiato l’antisemitismo contro gli ebrei in tutto il mondo.

Balfour affermava che bisognava approvare il progetto sionista fin quando non influenzava i “locali”. “Non si deve fare nulla che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina”, disse riferendosi ai palestinesi – ma non per nome.

Egli non disse niente neanche degli arabi o dei Musulmani. Cosa significa non identificare un popolo per nome, ma nominare un gruppo coloniale in un contesto coloniale? Ci dice molto (1) della prospettiva coloniale di Balfour, (2) della sua familiarità con il movimento sionista e (3) del riconoscimento del sionismo come parte della sua visione del mondo.

All’epoca la Prima Guerra Mondiale era ancora in corso, e l’Impero Ottomano controllava la Palestina e il resto del mondo arabo. Quello che sarebbe diventato il postbellico Mandato Britannico della Palestina non era ancora stato creato, per cui gli inglesi stavano praticamente preparando il sionismo come avamposto coloniale in Palestina.

Secondo le statistiche ottomane studiate da Justin McCarthy, la popolazione della Palestina all’inizio del XIX secolo era di 350.000 persone, nel 1860 era di 411.000 persone e nel 1900 di circa 600.000 persone, di cui il 94% erano arabi. Nel 1914 la Palestina aveva una popolazione di 657.000 arabi Musulmani, 81.000 arabi Cristiani e 59.000 arabi Ebrei.

È necessario prestare attenzione ad ogni singola parola quando analizziamo questi eventi. Balfour non parla dei palestinesi ebrei, parla specificamente del movimento sionista, perciò, le comunità ebraiche e non ebraiche da tempo esistenti in Palestina vennero emarginate.

Balfour si riferisce poi ai diritti e allo status politico di cui godono gli ebrei in altri paesi. Perché? Se la Palestina diventerà il luogo dove ci sarà una patria per gli ebrei, perché ci dovrebbero essere ebrei in qualsiasi altro paese? Perché pensate che abbia detto questo, se tutti si sarebbero trasferiti lì? In realtà, la grande maggioranza degli ebrei non aveva alcuna intenzione di farlo, e avrebbe considerato il suggerimento oltraggioso.

Che cos’è il sionismo?

C’è stato un dibattito nel movimento sionista prima, durante e dopo la prima conferenza sionista del 1897 a Basilea, in Svizzera. La conferenza venne organizzata da Theodor Herzl, spesso chiamato il padre del sionismo. “Padre” ovviamente è un termine legato al genere, ma così era il movimento sionista.

Cos’è il movimento sionista? Che cos’è il sionismo? Riguarda l’istituzione di uno stato ebraico incentrato sull’“ebraicità”.

Perché si chiama sionismo? È un richiamo ad un’identificazione religiosa nell’Antico Testamento, la Bibbia ebraica, con “la terra d’Israele” come patria per la fede ebraica. Ma sionismo vuol dire nello specifico un movimento nazionalista etnoreligioso – un misto di identità religiosa e identità etnica (anche se molti ebrei israeliani non sono religiosi e molti non provengono da un’etnia o un’esperienza europea).

È una contraddizione che non è mai stata risolta. Ma da dove viene l’identità? Ha radici nella persecuzione degli ebrei in tutta Europa, che si è manifestata nei pogrom.

Cosa sono i pogrom? In Russia, le comunità ebraiche venivano letteralmente espulse. Le loro case venivano bruciate, e le imprese confiscate. Gli ebrei vennero resi i capri espiatori della “nobiltà” terriera feudale cristiana.

Gli ebrei divennero i capri espiatori delle élite dominanti in Europa. In Russia, i disordini vennero chiamati pogrom. A volte gli ebrei venivano detenuti nei ghetti. Le persone rimanevano chiuse nelle loro comunità, bloccate durante la notte. Ad un certo orario le porte venivano chiuse. C’era il coprifuoco alle sette, come adesso con il muro dell’apartheid in Palestina…

Perciò è qui che inizia la storia del sionismo e della colonizzazione della Palestina, e la Dichiarazione Balfour è stata uno dei suoi momenti chiave.

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Articolo di Rabab Abdulhadi pubblicato su International Viewpoint il 2 novembre 2017.

Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

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