Il sistema antiaereo russo S-300 potrebbe permettere alla Siria di abbattere gli aerei all’aeroporto Ben Gurion, interferendo con le operazioni IAF [aviazione militare israeliana].

La Russia dovrebbe consegnare il sofisticato sistema di difesa missilistica S-300 al regime del dittatore siriano Bashar al-Assad, secondo quanto comunicato dai funzionari russi al giornale Kommersant la scorsa settimana.

«La versione S-300 PMU-2 “Favourite” dei sistemi antiaerei sarà molto presto fornita gratuitamente ai siriani.» secondo il Kommersant.

La notizia ha suscitato una forte risposta da parte del Ministro della Difesa israeliano Avigdor Liberman, che ha promesso rappresaglie nel caso in cui il sistema di difesa fosse usato contro aerei da guerra o altri velivoli israeliani.

La consegna del sistema S-300 potrebbe rapidamente portare Israele ad uno scontro con il regime del Presidente Vladimir Putin. I funzionari russi hanno reagito ai commenti di Liberman avvertendo che Israele subirà “conseguenze catastrofiche” se oserà agire contro il sistema S-300 PMU-2.

Il sistema è già utilizzato in Siria da diversi anni, ma gli operatori sono sempre stati i russi, non i siriani né gli iranani.

Il sistema S-300 è in grado di tracciare fino a 100 bersagli contemporaneamente, mentre può ingaggiarne 12 contemporaneamente, ha raggio d’azione di circa 200 chilometri e può raggiungere bersagli che volano fino ad un’altitudine di 27.000 metri.

Il dispiegamento da parte dell’esercito di Assad darebbe la possibilità al tiranno siriano di abbattere gli aerei in partenza o in atterraggio all’aeroporto Ben Gurion e presso la base dell’Air Force israeliana di Palmachim (IAF) vicino a Nes Tziona.

L’esperta del Medio Oriente e di armi americane, Jennifer Dyer, afferma che il sistema antiaereo S-300 di Assad sarà persino in grado di raggiungere gli aerei che sorvolano il deserto settentrionale del Negev.

In un’intervista esclusiva con Arutz Sheva, Dyer ha avvertito: «L’S-300 creerebbe una situazione di “no-go” [negazione di accesso] per Israele se fosse reso operativo dal regime siriano.»

«Il tipo di attacchi preventivi di basso livello (in Siria) che l’IAF ha eseguito negli ultimi anni contro obiettivi di Hezbollah e obiettivi legati alle armi speciali dell’Iran e del regime di Assad, diventerebbe praticamente impossibile», afferma l’ufficiale navale statunitense in pensione.

«Israele perderebbe la capacità di prevenire il “consolidamento” della guerra prima che Iran e Siria possano trasformarlo in una guerra in piena regola», ha aggiunto Dyer.

Ha ricordato che questo è il motivo per cui, fin dal 2013, il Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha avvertito che Israele avrebbe impedito la consegna del sistema S-300 al regime di Assad.

«La stessa minaccia alla sicurezza per Israele è ancora in gioco», ha osservato Dyer.

«Oltre ad essere un sistema mobile e molto più capace di qualsiasi cosa che la Siria abbia già in termini di comando e controllo rapidi e integrati, i missili dell’S-300 possono bersagliare gli aerei IAF ben oltre lo spazio aereo siriano», ha affermato, aggiungendo che questo «include tutto lo spazio aereo libanese e gran parte di quello israeliano fino al Negev settentrionale».

Israele usa abitualmente lo spazio aereo libanese per lanciare attacchi aerei contro obiettivi iraniani in Siria.

«Gli attacchi di precisione da parte dell’IAF con i più potenti esplosivi diventano proibitivamente più difficili o addirittura impossibili, man mano che cresce il raggio di sicurezza», secondo l’esperto americano.

Dyer ha inoltre detto ad Arutz Sheva che l’IAF si è allenata contro la versione greca del sistema S-300, che è un sistema più vecchio di quello che la Russia intende dare alla Siria.

L’aviazione israeliana è in grado di combattere il sistema «credibilmente se ci si trovasse in una vera e propria situazione di guerra», ha detto Dyer, ma ha avvertito che «la capacità di Israele di prevenire una simile guerra tramite attacchi preventivi si ridurrebbe drasticamente se l’S-300 fosse reso operativo in Siria.»

Inoltre Israele non dovrebbe permettere che l’S-300 diventi operativo, ha affermato ancora Dyer, e ha consigliato all’IAF di concentrarsi sull’eliminazione dei lanciamissili del sofisticato sistema.

«Senza i lanciamissili, i missili non servono a nulla. Ci sono più modi per attaccare i veicoli di lancio quando sono in movimento o in deposito, prima del dispiegamento,» ha detto Dyer ed ha avvertito che lasciare che l’S-300 diventi operativo in Siria significherebbe che l’IAF avrà bisogno di “più aerei da combattimento” e di “uno sforzo concertato per ogni operazione d’attacco”.

«L’IDF potrebbe attaccare gli elementi di comando dell’S-300 usando missili cruise», ha detto l’esperto di armi residente negli Stati Uniti ad Arutz Sheva.

«Per proteggere i caccia d’attacco (F-15, F-16, F-35) nella loro missione principale, la IAF dovrebbe scortarli con un aereo da guerra elettronica in grado di mettere fuori uso i radar dell’S-300 e perturbare l’ambiente elettronico per l’intero sistema di difesa aerea siriano» ha continuato.

I piloti dell’IAF dovranno essere addestrati su «manovre evasive e sull’uso di sistemi difensivi per confondere i missili degli S-300», ha spiegato Dyer aggiungendo che l’F-35 «sarà un vantaggio, una volta che sarà completamente integrato nello IAF, a causa della sua traccia radar ridotta.»

«Se l’S-300 diventa operativo, esso costringerebbe Israele ad aumentare il livello “offensivo” degli attacchi preventivi», ha concluso.

Altri esperti pensano che Israele dovrebbe sviluppare un nuovo sistema di guerra elettronica in grado di neutralizzare la minaccia rappresentata dal sistema antiaereo siriano S-300.

Nel 2013, il colonnello Zvika Haimovic, ufficiale IAF, ha detto che l’aviazione israeliana sarebbe in grado di superare il sistema.

«Anche se ciò potrebbe interferire con le nostre operazioni, siamo pronti a superarlo», ha detto all’epoca Haimovich alla Reuters.

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Articolo di Yochanan Visser apparso su Arutz Sheva il 30 aprile 2018
Traduzione in italiano di Northern Lights per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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