La morte dell’ex leader egiziano Hosni Mubarak serve per ricordarci che gli USA scaricano senza alcun riguardo i vecchi alleati se non servono più agli interessi geopolitici dell’Impero.

“Dittatore spalleggiato dall’America” è come molta gente vedrà Hosni Mubarak, il deposto ex leader dell’Egitto che è morto all’età di 91 anni.

Bene, questo è vero, ma ci dice solo una parte della storia. Gli USA hanno spalleggiato Mubarak, che è giunto al potere nel 1981 dopo l’assassinio di Anwar Sadat, e per anni ha fedelmente seguito la linea.

L’Egitto era, dopo Israele, il secondo più grande percettore di aiuti esteri statunitensi non appartenente alla NATO.

Il quid pro quo di questo era che l’Egitto mantenesse il suo trattato di pace con Israele, scaricasse ogni idea nasseriana di sostenere il pan-arabismo, comprasse mezzi militari americani (molti) e prendesse parte alle coalizioni militari quando i presidenti statunitensi avessero schioccato le dita.

Il debito dovuto agli USA e ai suoi alleati fu condonato [in inglese] dopo che l’Egitto prese parte alla Prima Guerra del Golfo contro il proprio vecchio alleato, l’Iraq.

Ma Mubarak si guadagnò lo sdegno dei neocon quando si espresse contro la Seconda Guerra del Golfo nel 2003, e avvertì che l’invasione illegale avrebbe causato “100 Bin Laden”. Si dice che Richard Perle sminuì le preoccupazioni che la guerra in Iraq avrebbe potuto destabilizzare l’Egitto dicendo che “Mubarak non è importante, possiamo sicuramente fare meglio di Mubarak”.

L’invasione dell’Iraq del 2003 evidenziò piuttosto chiaramente le tensioni che covavano tra gli USA e l’Egitto. Mubarak era un secolarista. In tutta la sua carriera politica, si oppose al fondamentalismo islamico e, in realtà, anche all’Islam politico in generale. Wikileaks ha rivelato che l’ambasciatore statunitense al Cairo, Margaret Scoby, descriveva Mubarak nel 2010  come “un classico secolarista egiziano”, il quale pensava che gli interventi statunitensi in Medio Oriente finissero sempre in un disastro.

Nonostante tutto il parlare di “Guerra al Terrore” contro Al-Qaeda e simili, gli obiettivi degli USA erano i paesi arabi laici: Iraq, Libia, e poi Siria, i cui governi erano bastioni contro il diffondersi del fondamentalismo islamico.

Aiutarli con le loro operazioni di  “cambio di regime” significava appoggiare gli attori cui Mubarak si opponeva così con forza. Quando iniziarono le proteste contro il trentennale potere di Mubarak, gli USA fecero poco o nulla per sostenerlo.

Infatti, il presidente Obama chiamò Mubarak per consigliarlo di annunciare le sue dimissioni. Mubarak avrebbe potuto ragionevolmente sentirsi piuttosto addolorato.

Gli USA sono stati abili a mostrarsi dalla “parte giusta” delle cosiddette Primavere Arabe, e mentre questo significava che gli anziani leader che avevano a lungo sostenuto, come Mubarak e Ben Ali in Tunisia, sarebbero stati spazzati via, il lato positivo  di ciò era che anche i leader che avevano sempre voluto cacciare, come Gheddafi in Libia e Assad in Siria, ne sarebbero stati minacciati.

Inoltre, la cacciata di Mubarak nel 2011 è servita in realtà a quelli che volevano il cambio di regime, visto che in Egitto ci sarebbe stato un nuovo governo della Fratellanza Musulmana che sarebbe stata al fianco dei “ribelli” spalleggiati dall’Occidente in Siria.

Nel 2012, il nuovo governante Mohamed Morsi ha dichiarato in un discorso a Tehran che il mondo aveva “il dovere etico” di sostenere i “ribelli” Siriani.

Il Times of Israel riferì [in inglese] che fare la Jihad oltremare avesse ottenuto un certo grado di legittimazione nell’Egitto post Mubarak, e che l’Egitto fosse diventato “una fonte di combattenti diretti in Siria”.

Nel 2013, l’Egitto terminò [in inglese] le relazioni diplomatiche con la Republica Araba Siriana, un paese con cui l’Egitto si era effettivamente unito come un’unica Nazione dal 1958 al 1961, sotto Nasser.

Morsi pretese [in inglese] inoltre il ritiro del gruppo sciita Hezbollah dai combattimenti in Siria, e fece eco alle richiese dei neocon  per imporre una zona di non-volo sul paese.

Alla fine, Morsi durò poco al potere. Non riuscì a mantenere le sue promesse di migliorare l’economia, e le massicce dimostrazioni aiutarono a cacciare anche lui. Abbastanza prevedibilmente, l’esercito prese il potere nel 2013, sotto il generale Sisi. Avendo aiutato l’ascesa al potere di Morsi, gli USA tennero una posizione neutrale quando venne rovesciato.

Hosni Mubarak fu in seguito imprigionato per corruzione, e l’economia e gli altri fattori che portarono la gente per le strade contro di lui nel 2011 rappresentavano legittime recriminazioni.

Sotto Mubarak, l’Egitto divenne sempre di più uno stato di polizia.

C’era ovviamente un grande lato negativo in questo, ma significava anche che i turisti che visitavano il paese ricevevano alti livelli di protezione,

Per mettere le cose nel giusto contesto, 62 persone, principalmente turisti, vennero massacrate nel 1997 dai militanti islamici a Luxor. Quindi, c’erano chiari problemi di sicurezza. Io ricordo di avere visitato l’Egitto con mia moglie nel 2003, in piena guerra in Iraq, e un membro del nostro gruppo criticò il fatto che il nostro pullman turistico fosse scortato dalla polizia. Io personalmente ero lieto lo fosse.

Mubarak mantenne l’Egitto stabile, questo non può essere negato. Gli USA, per la maggior parte del tempo hanno apprezzato quella stabilità, ma il loro fallimento nel sostenere un vecchio alleato nel 2011, quando era nei guai, è stato rivelatore. Gli USA non hanno amici permanenti.

La subordinazione passata verso Washington non conta nulla se cambiano gli obiettivi geopolitici, o se diventa comodo politicamente fare le scarpe a qualcuno. Basta guardare a come gli USA hanno spalleggiato Saddam Hussein contro l’Iran, prima di rivoltarsi contro di lui. O il loro buttare sotto l’autobus Edvard Shevardnadze.

Hosni Mubarak non è stato il primo alleato degli USA ad essere scaricato quando era conveniente farlo. E difficilmente sarà l’ultimo.

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 Articolo di Neil Clark pubblicato su Sputnik International il 26 febbraio 2020
Traduzione in italiano di Eros Zagaglia per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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