Se il Presidente vuole onorare le forze armate, che inizi dalla SS Liberty

Provate ad immaginare una nave di uno Stato non in guerra, con a bordo un equipaggio come ogni altra nave, navigare in acque internazionali in un tranquillo giorno di giugno, e venire improvvisamente attaccata da aerei da guerra e da torpediniere con segni identificativi celati per nasconderne la nazionalità. Il natante non ha molto con cui difendersi, ma l’equipaggio si premura con eroismo di inalberare una grande bandiera nazionale per segnalare che non sono belligeranti in alcun conflitto. Gli attaccanti notano la nazionalità della nave ma continuano l’aggressione nel chiaro tentativo di affondarla e di ucciderne l’equipaggio. Gli ufficiali a bordo trasmettono di essere sotto attacco e chiedono aiuto, e gli aerei da caccia amici a distanza d’ingaggio inizialmente accorsi automaticamente in soccorso vengono poi misteriosamente richiamati. L’attacco dura due ore, più a lungo di quello di Pearl Harbor, che portò l’America nella Seconda Guerra Mondiale, e causa la morte e il ferimento di più di duecento membri dell’equipaggio. Le scialuppe di salvataggio calate quando la nave sembra essere sul punto di affondare vengono prese di mira dal fuoco di mitragliatrici da aerei e torpediniere in modo da impedire ogni possibile evacuazione o fuga. Ma il capitano e i sopravvissuti riescono eroicamente a mantenere la nave a galla. Quando finalmente attraccano al sicuro, gli ufficiali e l’equipaggio vengono costretti dal loro stesso governo a non rivelare l’accaduto, iniziando così un insabbiamento che dura sino ad oggi. Molti dei sopravvissuti sono morti da quel giorno di 53 anni fa, e ogni tentativo da parte dei rimasti di ottenere giustizia prima di morire anche loro, viene ancora negato.

Ovviamente mi riferisco all’attacco israeliano alla U.S.S. Liberty dell’8 giugno 1967, quasi 53 anni fa. Manca un mese all’anniversario dell’attacco, e i sopravvissuti lo celebreranno al memoriale della Marina a Washington D.C. per onorare la memoria dei loro 34 commilitoni uccisi e dei 172 feriti. Le perdite sono state il 70% dell’equipaggio, la più alta percentuale nella storia della marina militare statunitense su qualunque nave che sia rimasta a galla. La nave Liberty, dotata solo di armi leggere e adibita a compiti di intelligence, con il suo eroico equipaggio sono scampati dalla quasi distruzione vantando il più alto livello di decorazioni al valore della marina militare americana in una singola azione.

La volontà israeliana di attaccare e uccidere degli americani senza che ve ne fosse necessità, come per lanciare un messaggio, era stata già notata in precedenza. C’è il caso di Rachel Corrie, investita da un bulldozer israeliano, e di Furkan Dogan, un turco-americano che, come l’equipaggio della Liberty, è stato ucciso in acque internazionali sulla nave Mavi Marmara, che era diretta in soccorso di Gaza. Ciononostante, il deliberato tentativo di distruggere la Liberty, che secondo l’ex Segretario di Stato Dean Rusk era stato approvato ai più alti livelli del governo dello stato ebraico, riesce ancora a causare sgomento.

Gli apologeti di Israele, presenti sia in tutti i livelli di governo negli USA, che nel mondo accademico e nei media, hanno a lungo sostenuto la tesi che l’attacco alla Liberty sia stato un caso di “fuoco amico”. Ma la relativamente recente scoperta [in inglese] che un aereo spia della marina intercettò e registrò piloti israeliani, sia di elicotteri che di caccia, menzionando la bandiera  americana esposta dalla nave durante l’attacco suggerisce conclusioni di diverso tipo. Altre registrazioni di comunicazioni israeliane hanno rivelato che alcuni dei piloti non volevano attaccare. Un pilota disse: “È una nave americana, vedo la bandiera. Volete ancora che la attacchiamo?”. Il controllo aereo israeliano rispose: “Sì, obbedite agli ordini. Colpitela!” ammonendo i piloti a “finire il lavoro”.

Mentre non è da sorprendersi dei comportamenti abominevoli da parte di Israele, molti dei quali commessi durante anni e anni di guerra in Libano e in quello che rimane della Palestina, il più grande crimine contro l’equipaggio della Liberty è stato perpetrato proprio dal governo degli Stati Uniti. Risulta che il presidente Lyndon B. Johnson (LBJ) e il ministro della Difesa Robert McNamara fossero stati subito informati dell’attacco, e che fosse stato Johnson in persona ad ordinare per ben due volte il richiamo dei caccia americani decollati in difesa della Liberty. L’ammiraglio Lawrence Geis, comandante del gruppo portaerei nel Mediterraneo dal quale gli aerei decollarono, ebbe di che obiettare. McNamara rispose testualmente [in inglese] che “il presidente Johnson non ha intenzione di entrare in guerra o di causare imbarazzo ad un alleato per qualche marinaio”. Fu McNamara, agendo ancora agli ordini di LBJ, che sequestrò la squadra dopo che la nave raggiunse Malta, emanando un ordine di segretezza sull’incidente. Esso prevedeva il deferimento in segreto alla corte marziale e l’incarceramento per chiunque avesse parlato dell’incidente.

A beneficio dell’insabbiamento il capitano William McGonagle, insignito della Medaglia di Onore del Congresso per avere salvato la nave, ebbe la medaglia appuntata senza alcuna pubblicità in una cerimonia privata al Washington Navy Yard, invece che alla Casa Bianca come da normale prassi. Il fatto che la decorazione non sia stata conferita dal Presidente degli Stati Uniti è un ulteriore disconoscimento del valore dell’equipaggio della Liberty.

Di norma un attacco ad un vascello della Marina Militare americana dovrebbe dare luogo automaticamente ad un’inchiesta obbligatoria da parte di una Corte di Inchiesta. Invece, nel caso della Liberty venne semplicemente improvvisato un gruppetto formato dall’ammiraglio Isaac Kidd e dal Consigliere Capo Ward Boston agli ordini dell’ammiraglio John S. McCain, il padre del senatore John McCain, acquartierato a Londra. La “Corte di Inchiesta” della marina quindi si risolse in realtà in una sbrigativa visita di Kidd e Boston alla Liberty e nel loro veloce rientro a Washington via Londra, dove McCain approvò il documento di 700 pagine senza nemmeno leggerlo. Il frettoloso rapporto saltò piè pari ogni normale verifica dei fatti e delle procedure legali, e non si sa quali canali a Washington seguirono le “Conclusioni della Corte di Inchiesta”.

La Casa Bianca dispose affinché alla preparazione del rapporto venisse assegnata solo una settimana tempo, quando una tale procedura normalmente richiede sei mesi. Le conclusioni erano state predeterminate da McNamara per conto di LBJ, il quale dispose che la conclusione dovesse essere che l’attacco alla Liberty era stato un “caso di scambio di identità”.

L’equipaggio della Liberty non venne autorizzato a testimoniare formalmente durante l’inchiesta. Ciononostante Ward Boston, a capo dell’inchiesta, confermò [in inglese] in una dichiarazione di prendere le distanze insieme a Kidd da quelle conclusioni imposte, e dichiarò invece che entrambi erano del parere che l’ingiustificato attacco di Israele fosse stato mirato all’affondamento della nave ed all’uccisione dell’equipaggio. L’ammiraglio Kidd si riferì agli Israeliani come a dei “bastardi omicidi”. Tra l’altro Boston ebbe ad osservare che la trascrizione pubblicata successivamente della Corte di Inchiesta era stata alterata, presumibilmente per conto della Casa Bianca, allo scopo di celare e modificare le prove a carico di Israele.

Com’è spesso il caso, quello che successe alla Liberty ha una storia nascosta. Negli anni precedenti all’attacco il presidente John F. Kennedy si era preoccupato dei potenti e ricchi ebrei americani che tentavano di controllarne la politica estera a favore di Israele. Kennedy iniziò dei passi per impedire ad Israele di dotarsi di armi nucleari. Dopo il suo assassinio, il successore alla presidenza Lyndon B. Johnson, la cui carriera politica è stata descritta [in inglese] come “intrecciata con gli ebrei”, vedeva le cose diversamente. Chiuse un occhio sul programma nucleare israeliano e si circondò di amici e consiglieri ebrei che erano promotori attivi dell’agenda sionista, tra i quali verosimilmente anche veri e propri agenti del Mossad.

I più in vista in quel gruppo erano i Krims, Arthur e Mathilde, lui un avvocato di grido nei media e a capo di studi cinematografici, che raccoglieva finanziamenti per il Partito Democratico; lei una genetista di nascita svizzera che si era convertita al giudaismo avendo vissuto nel mandato britannico in Palestina con il primo marito, un terrorista dell’Irgun. Il terrorismo ebraico era una causa che sosteneva attivamente. I Krims frequentarono regolarmente LBJ durante la sua presidenza: avevano una stanza riservata alla Casa Bianca e una casa vicino al suo ranch a Stonewall, in Texas, che Johnson usava per le vacanze. Johnson fu anche ospite della loro residenza di New York.

Al tempo della Guerra dei Sei Giorni, quando la Liberty venne attaccata, i Krims erano costantemente a fianco di LBJ, ed è considerato pacifico che lavorassero per conto del governo israeliano con lo scopo di influenzare una decisa svolta presidenziale verso Israele. Infatti, Johnson era ben informato dell’intenzione israeliana di muovere guerra in anticipo ai loro vicini, e diede il via libera allo stato ebraico, addirittura garantendogli aiuto se le cose fossero andate storte. Il patto fu sugellato perfino da una relazione tra Mathilde e LBJ, cosa ben nota allo staff della Casa Bianca e ai servizi segreti.

Dal 1967 in poi sono stati pubblicati libri [in inglese], documentari e inchieste ufficiose riguardanti l’attacco alla Liberty, ma la resistenza dei soliti sospetti ha impedito una più ampia diffusione della vicenda. Nel frattempo, il Congresso, il Pentagono e la Casa Bianca hanno negato ogni imparziale e giusta inchiesta formale che includesse le testimonianze dei sopravvissuti della Liberty. Il senatore John McCain era noto per il suo trattamento irrispettoso delle petizioni dei sopravvissuti, come anche l’allora parlamentare e ora governatore della Florida Ron DeSantis, un ex membro dei Navy Seals. DeSantis adesso si dichiara come il più filo-israeliano dei governatori americani.

Le più serie inchieste ufficiose hanno coinvolto ex ufficiali militari. Nel 2003 l’ammiraglio Thomas Moorer, ex membro dello Stato Maggiore, formò una commissione d’inchiesta indipendente per investigare il caso. La commissione produsse Loss of Liberty, un documentario contenente interviste con i sopravvissuti. Tra i membri c’erano il contrammiraglio Merlin Staring, il generale dei Marines Ray Davis e l’ambasciatore James Akins. La commissione rivisitò tutta la documentazione del caso e intervistò sia i sopravvissuti che altri ufficiali della marina che fossero stati interessati in maniera indiretta. Si venne a conoscenza che la Liberty era sotto sorveglianza israeliana da almeno 8 ore prima dell’attacco, che era chiaramente segnalata come americana, e che era inequivocabilmente riconoscibile come nave da intelligence e pertanto nemmeno lontanamente assimilabile al profilo di un trasporto cavalli egiziano come gli israeliani ebbero ad affermare in seguito. Durante l’attacco attentamente pianificato gli israeliani usarono segnali di disturbo radio per impedire alla Liberty di trasmettere la situazione in cui si trovava.

La commissione Moorer concluse che Israele attaccò deliberatamente la Liberty e cercò di affondarla e di uccidere tutto l’equipaggio. I marinai vennero semplicemente “uccisi” da Israele, mentre gli Stati Uniti avrebbero dovuto considerare l’attacco come un atto di guerra, e rispondere di conseguenza. L’insabbiamento di ciò che successe fu ordinato dalla Casa Bianca ed è una “vergogna nazionale” che si continui ad occultare la verità sull’accaduto. In un editoriale del 2004 [in inglese] scritto da Moorer, questi concluse chiedendosi: “il nostro governo ha anteposto l’interesse di Israele al nostro? Se sì, allora perché?”.

A ottobre 2003 la commissione Moorer presentò il proprio rapporto [in inglese] a Capitol Hill, ma il pubblico fu limitato al personale del Congresso anziché ai suoi comprensibilmente pavidi membri. Un anno dopo il rappresentante del Michigan John Conyers riuscì a superare una forte resistenza contro l’inclusione nell’archivio del Congresso [in inglese] del rapporto e delle informazioni collegate. Moorer e l’ammiraglio Staring, un ex legale della Marina Militare, già magistrato nell’ufficio di McCain a Londra e al quale era stato negato di esaminare attentamente il rapporto della Corte di Inchiesta, continuarono a sostenere la necessità di un’investigazione trasparente [in inglese] sull’attacco alla Liberty fino alle loro rispettive morti nel 2004 e 2013.

Il che ci riporta al presente e alla questione della giustizia per i sopravvissuti della U.S.S. Liberty che si riuniranno tra un mese. La storia della Liberty sta a dimostrare che già 53 anni fa il governo americano tradiva il proprio popolo a causa della deferenza al potere ebraico ed allo stato di Israele. In più, per quanto già orribile sia stata l’uccisione di 34 persone a bordo della Liberty, la situazione è addirittura peggiorata, dato che Washington invia ogni anno miliardi di dollari allo stato ebraico e continua a dare a quel governo cleptocratico il via libera a crimini di guerra e ad altre aggressioni, le quali alla fine potranno ritorcersi sugli stessi Stati Uniti, e che potranno portarci alla rovina. È a dir poco spiacevole dovere assistere ad uno Stato vassallo senza principi e senza alcun freno mentre provoca danni tremendi al suo sponsor maggiore, il che è possibile a causa delle macchinazioni di una quinta colonna dalla doppia lealtà. Ma questo è esattamente quello a cui stiamo assistendo.

Il vero marciume è iniziato con l’attacco alla U.S.S. Liberty, quando dei patrioti americani sono morti per i capricci di un presidente incosciente che amava più un Paese straniero che il proprio. Speriamo che marcisca all’inferno. Oggi solo pochi americani hanno la più pallida cognizione del caso della Liberty, e tra poco affronteranno un’elezione in cui i due candidati cercheranno di superarsi nel dichiarare il proprio amore per Israele. Trump e Biden, invece, dovrebbero fermarsi un attimo, e prima di tutto pretendere una giustizia incondizionata per i sopravvissuti della U.S.S. Liberty.

*****

 Articolo di Philip Giraldi pubblicato su Information Clearing House il 5 maggio 2020
Traduzione in italiano di DS per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

 __________

 La redazione di SakerItalia ribadisce il suo impegno nella lotta anti-mainstream e la sua volontà di animare il dibattito storico e politico. Questa che leggerete è l’opinione dell’autore; se desiderate rivolgere domande o critiche purtroppo questo è il posto sbagliato per formularle. L’autore è raggiungibile sul link dell’originale presente in calce.

 L’opinione dell’autore non è necessariamente la nostra. Tuttavia qualsiasi commento indecente che non riguardi l’articolo ma l’autore, sarà moderato, come dalle regole in vigore su questo sito. 

Condivisione: