Dal 14 gennaio sono riprese le proteste in Libano, dopo circa un paio di settimane di calma. Il 17 gennaio i manifestanti hanno bloccato molte delle strade principali in tutto il Libano, tra cui quella fondamentale che collega Beirut est e ovest. Sembra che un centinaio di manifestanti si siano radunati di fronte alla banca centrale del Libano e vicino al parlamento.

Il giorno successivo, nel tentativo di spezzare gli assembramenti di protesta antigovernativa che tentavano di raggiungere Piazza dei Martiri, decine di persone sono state ferite dalle forze di sicurezza, che hanno impiegato idranti e lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

Tale utilizzo era giustificato, dato che a Piazza dei Martiri erano stati visti dei manifestanti che tiravano sassi, armi incendiarie e Molotov contro le forze di sicurezza, oltre ad utilizzare dei laser per interrompere la serie di lanci di lacrimogeni.

Le forze di sicurezza hanno utilizzato idranti e lacrimogeni in risposta all’attacco subito dai rivoltosi armati di armi improvvisate.
Le Forze di sicurezza Interna (ISF) hanno comunicato via Twitter che

“uno scontro diretto e violento è in corso con la polizia antisommossa presso uno degli ingressi del Parlamento. Per la loro sicurezza, chiediamo ai manifestanti pacifici di tenersi lontano dal luogo della sommossa”.

L’ISF ha pubblicato i video che mostrano gli ufficiali di sicurezza che avvertono i manifestanti di fermare i loro attacchi o sarebbero stati respinti con la forza.

Nella serata del 19 gennaio l’ISF ha dichiarato che sono stati utilizzati solo gli idranti e non i lacrimogeni, a dispetto di quanto riportato dai media.

Sono state pubblicate anche delle foto di funzionari delle forze di sicurezza con ferite da pietre o da altri oggetti che i rivoltosi hanno tirato contro la polizia.

 

La Croce Rossa ha dichiarato che più di 160 persone di entrambe le parti sono rimaste ferite durante gli scontri. Come riportato da un portavoce:

“Più di 65 persone…sono state portate negli ospedali limitrofi e più di 100 sono state assistite sul luogo”.

In base ai filmati e come detto dall’ISF, i manifestanti sono stati violenti, rispetto alle forze di sicurezza che hanno utilizzato un approccio molto calmo ed equilibrato. Il 19 gennaio non ci sono state vittime, solo ferite lievi da entrambe le parti.

I Libanesi sono frustrati per il ritardo nella formazione del nuovo governo indipendente, dovuto a diversi “ostacoli”, come dichiarato dal Presidente Michel Aoun.

Nel frattempo, il sito MSM sta lavorando molto per demonizzare le forze di sicurezza libanesi, in maniera analoga alla consueta prassi di copertura delle notizie dei paesi non-occidentali.

Per avere alcuni retroscena, di seguito trovate una breve panoramica sulle proteste:

Prima di Capodanno, le proteste antigovernative erano in corso da settimane, dal 19 ottobre fino al 29 dicembre. La violenza è stata quasi assente, fino a calmarsi sotto le feste.

In particolare, il 29 ottobre il Primo Ministro Saad Hariri ha annunciato le sue dimissioni con un discorso alla tv. Parecchie ore dopo le dimissioni del Primo Ministro, in tutto il paese ci sono stati festeggiamenti, con le persone che accoglievano con cautela tali dimissioni, celebrate con fuochi d’artificio, canzoni e palloncini con i colori della bandiera.

Comunque, il giorno dopo, l’esercito libanese ha lanciato lacrimogeni contro le persone che protestavano nel distretto settentrionale di Akkar, nel tentativo di riaprire le strade. I manifestanti hanno bloccato le strade anche nella città meridionale di Sidone e nella Valle della Bekaa. Nel centro di Beirut, decine di manifestanti hanno bloccato il “Ring Bridge” [un cavalcavia di Beirut], mentre una grande folla tornava in piazza al-Nour, a Tripoli, per protestare. L’esercito libanese è intervenuto in molte regioni per prevenire un’escalation.

Il 31 ottobre, il presidente Aoun ha pronunciato un discorso in cui parlava della crisi economica e finanziaria del Libano. Ha parlato anche del suo impegno nel combattere la corruzione, assicurare stabilità politica, eliminare i terroristi e far tornare nel loro paese i rifugiati siriani. Ha anche promesso che il nuovo governo sarebbe stato composto da tecnici invece che da politici.

Quasi immediatamente dopo il discorso alla nazione del presidente Aoun, i manifestanti sono scesi in strada e hanno bloccato le vie in tutto il paese, chiedendo elezioni anticipate e la formazione di un governo tecnico.

Successivamente, Saad Hariri ha annunciato che non si sarebbe ricandidato a primo ministro, e per circa un mese ci sono stati dei piccoli progressi.

Il 19 dicembre, Hassan Diab è stato nominato primo ministro al posto di Saad Hariri.

Diab è stato ministro dell’Istruzione e dell’Istruzione Superiore dal 2011 al 2014. L’annuncio che Diab sarebbe diventato Primo Ministro è stato immediatamente seguito da proteste in strada e blocchi stradali a Tripoli e Beirut. Vicino a piazza Nejme a Beirut centinaia di manifestanti cantavano una canzone anti-Diab.

Malgrado le proteste, Hassan Diab è andato avanti con le consultazioni per formare un governo fino al 29 dicembre. Al 14 gennaio, giorno in cui sono riprese le proteste, nessun governo è stato formato, ma Diab non ha dato le dimissioni.

Le manifestazioni stanno andando avanti senza delle richieste od obiettivi chiari: le persone vogliono semplicemente il miglioramento della situazione economica e la fine della corruzione.

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Articolo pubblicato su South front il 20 gennaio
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per
Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]


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