Il Saker ha gentilmente richiesto un punto di vista “sul campo” di come il popolo iraniano “timoroso di Dio” sta reagendo, e che cosa significherà questo omicidio [l’attentato a Qasem Soleimani] per la regione. Certamente è una richiesta giusta e appropriata. Proverò a farlo in un intervento molto condensato. Un’analisi più lunga sarà fatta in seguito, se Dio lo vorrà.

Permetteteci prima di tutto di essere accurati e precisi con le parole. Non è stato un omicidio. È stata una liquidazione, come l’ha chiamata colui che l’ha ordinata. Non abbiamo niente da ridire con la loro scelta delle parole. Prendiamo le loro parole per quello che sono. Perciò crediamo che una giusta ed equa risposta, accuratezza e precisione nello scegliere le parole diviene decisamente importante. Se gli altri decidono di liquidare le nostre più pregiate risorse per un debito che non sono autorizzati a riscuotere, è quindi solamente giusto che le loro più pregiate risorse vengano liquidate per un debito che siamo autorizzati a riscuotere.

Dal punto di vista “sul campo”, in breve,  «مَا رَأَیْتُ‏ إِلَّا جَمِیلًا», ovvero “non vedo altro che bellezza”. Se volete sapere cosa significhi, vi prego di fare riferimento a questo articolo [in inglese] di qualche mese fa dal titolo “From Karbala to Al-Sham: I did not see except beauty” [da Karbala ad Al-Sham: non vedo altro che bellezza]. Se volete un’impressione aggiornata su come quel significato venga applicato ed interpretato ora, in questo momento, sul campo, a proposito del martirio del nostro beneamato Sardar del cuore, Sardar Soleimani, di Abu Mahdi Al Muhandis e degli altri loro compagni martiri, allora permettetemi di citare un potentissimo elogio funebre che è stato pronunciato da una persona semplice nell’ambito della programmazione pubblica di lutto a cui stavo partecipando quella sera. Cattura il sentimento delle persone:

Quando la nostra signora Hazrat Zainab (sia pace a lei) correva ovunque nel campo di battaglia di Karbala, in cerca del corpo di suo fratello, non poteva trovare altro che frammenti irriconoscibili. O nostro beneamato Sardar, almeno abbiamo trovato una parte della tua mano. Quanto ingiustamente questi Yazidi hanno ridotto in cenere tu e i tuoi compagni. Questi spregevoli codardi non hanno nemmeno avuto il coraggio di affrontarti in un campo di battaglia.

Le persone lanciavano grida, pianti e si battevano il petto in risposta. È fuori questione che la loro strada sia quella di Imam Hussein (sia pace a lui). Ogni moschea locale, santuario religioso, Husseiniehs [in inglese] e altro vengono riempite da moltitudini di persone che sono realmente in lutto per la perdita del loro più caro guerriero.

Dietro a questo, nelle persone si può percepire in un modo molto vivo e palpabile, un inusuale stato d’animo, una rabbia molto profonda ed una pazienza calcolata. Se qualcuno avesse osato parlare di una qualsiasi sorta di compromesso, dialogo, negoziazione o non-risposta, senza dubbio sarebbe stato fatto a pezzi proprio là, in quel momento per strada. Giovani e anziani stanno aspettando il dopodomani, “per iscriversi ad essere mandati nei campi di battaglia, ovunque, sempre, con qualsiasi mezzo”.

Questo pomeriggio, 5 gennaio 2020, Seyyed Hassan Nasrullah ha rilasciato una dichiarazione. Qui di seguito sono gli estratti fondamentali dal suo discorso. Le affermazioni scelte per essere tradotte qui di seguito, offrono risposte specifiche alle domande e speculazioni in proposito a quale sia una reazione appropriata da parte della Resistenza. 

“Il punto finale riguarda una giusta qjsas (rappresaglia). I responsabili sono pienamente conosciuti. Coloro che hanno commesso questo crimine devono pagarne il prezzo. Se gli americani avessero assassinato una personalità o avessero colpito un centro all’interno dell’Iran che non avesse avuto legami con l’Asse della Resistenza [coordinamento tra le forze siriane, iraniane, irachene, libanesi ed altre], allora questo atto sarebbe stato considerato una specifica aggressione contro l’Iran e sarebbe rimasta collegata all’Iran. Tuttavia, Qasem Soleimani non era un semplice iraniano, era il Qasem Soleimani dell’intero Asse della Resistenza. Qasem Soleimani significa Resistenza in Palestina, Libano, Siria, Iraq, Yemen e resistenza in ogni altra regione e luogo dove si trovino guerrieri che lottano con onore. Qasem Soleimani era un Unmah, [leader di comunità], un [rappresentante] collettivo.

“Non c’è un equivalente in peso e statura a Qasem Soleimani su cui si possa condurre una qisas (rappresaglia). Un’adeguata rappresaglia va condotta contro tutta l’intera esistenza delle forze armate americane nella regione. Basi militari americani, forze navali americane, ogni ufficiale americano e ogni soldato americano nella regione, l’esercito americano, tutti loro insieme sono un giusto obiettivo di rappresaglia per compensare l’omicidio di Haj Qasem. Questa è l’equazione.”

“Noi non intendiamo fornire slogan. Noi stiamo presentando questo piano con attenzione. Quando i corpi degli ufficiali americani verranno rispediti in America, la Casa Nera [spregiativo di Casa Bianca] comprenderà di aver perso l’intera regione. La risposta al sangue di Sardar Soleimani e di Haj Abu Mahdi è quella di espellere gli americani dall’intera regione, e questo obiettivo, se Dio vorrà, sarà realizzato.”

“L’idiota Trump e quelli che lo circondano non sanno ciò che hanno fatto. Ma il futuro lo dimostrerà. A loro, parlo attraverso Hazrat Zainab (sia pace a lei) e dico: “Non sapete quale sangue ci avete versato e come avete bruciato il nostro cuore. Questo non è un sangue ordinario.”

Che cosa occorre fare di preciso per liquidare gli Stati Uniti e i suoi tentacoli dalla nostra regione? La risposta a questa domanda farà da guida alle azioni. Se Dio vorrà.

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 Articolo di Mansoureh Tajik pubblicato su The Saker il 5 gennaio 2020
Traduzione in italiano di Michele Passarelli per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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