Un funzionario iraniano ha annunciato [in inglese] che la petroliera battente bandiera britannica, la Stena Impero, è libera di andarsene. Vi ricordate della Stena Impero? E’ la nave cisterna che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) avevano trattenuto a seguito dell’atto di pirateria dell’Impero, che in alto mare aveva sequestrato la petroliera iraniana Grace 1. Colonel Cassad ha pubblicato una buona sintesi [in russo] di questa battaglia informativa, parola per parola (traduzione automatica corretta):

  1. La Gran Bretagna, su istigazione degli Stati Uniti, sequestra la petroliera iraniana Grace 1 ed esige garanzie che in ogni caso non vada in Siria
  2. L’Iran, di risposta, cattura la petroliera britannica Stena Impero e dice che non farà marcia indietro finché la Gran Bretagna non rilascia la Grace 1. Le navi inglesi di scorta alle navi mercantili nelle Stretto di Homuz erano state avvertite che sarebbero state distrutte se avessero interferito con le azioni dell’IRGC.
  3. Dopo due mesi, la Gran Bretagna rilascia la Grace 1, che viene rinominata Adrian Darya 1. Ha issato bandiera iraniana e cambiato l’equipaggio.
  4. Il Governo britannico dice che la petroliera viene rilasciata con l’obbligo da parte dell’Iran di non scaricare la nave cisterna al porto siriano di Banias, o in qualsiasi altro porto della Siria. L’Iran rifiuta.
  5. Gli Stati Uniti richiedono ufficialmente che Gran Bretagna e Gibilterra fermino la Adrian Darya 1 e non la lascino andare in Siria, in violazione al regime delle sanzioni. Gran Bretagna e Gibilterra si rifiutano.
  6. La Adrian Darya 1 raggiunge le coste della Siria, e dopo qualche giorno al largo di Banias, scarica il petrolio in Siria. Il Governo iraniano dice che non si era impegnato con nessuno.
  7. Dopo che la Adrian Daya 1 lascia la Siria, l’Iran ha annunciato che era pronto a rilasciare la petroliera britannica. L’obiettivo è stato raggiunto.

E’ una serie di passaggi incredibili, davvero!

Gli Stati Uniti sono l’indiscussa iper-potenza marittima, non solo per la sua enorme flotta ma anche per la rete di basi in tutto il mondo (700-1000 a seconda di come si contano) e, cosa forse ancora più importante, per la rete di cosiddetti “alleati”, “amici”, “partner” e “membri della coalizione dei volenterosi” (leggi, colonie americane de facto) in tutto il mondo. A confronto, l’Iran è un nano minuscolo, almeno in termini marittimi. Ma, come dicono gli Americani: “non è la dimensione del cane nel combattimento, ma la dimensione del combattimento nel cane” che decide il risultato.

E poi c’è il risultato (provvisorio) dell’attacco Huthi ai pozzi petroliferi sauditi. I Sauditi sembravano spingere per la guerra contro l’Iran, così come Pompeo, ma a quanto pare Trump ha deciso diversamente:

Alcuni si sono concentrati sul fatto che Trump ha detto che era “facile” attaccare l’Iran; altri l’hanno deriso per il suo sciocco vantarsi su come l’equipaggiamento militare americano avrebbe operato rispetto al vergognoso fallimento dei due attacchi americani con missili da crociera (in Siria) e con i Patriot (in Arabia Saudita). Ma tutto quel vantarsi è semplicemente un’obbligatoria ostentazione verbale: è ciò che l’attuale cultura politica statunitense pretende da tutti i politici. Ma io penso che la parte fondamentale dei suoi commenti è quando dice che attaccare sarebbe semplicemente “facile” (almeno lo sarebbe per lui) ma non mostrerebbe forza. Noto anche che Trump si riferiva a coloro che avevano predetto che avrebbe dato il via ad una guerra, e gli ha detto che si sbagliavano su di lui. Trump ha anche ammesso il fatto che molte persone sono felici perché non attacca (mentre altri hanno, ovviamente, disapprovato, a cominciare da tutti i media e i politici americani pseudo-liberali & pseudo-di-sinistra). L’unica eccezione, di nuovo, è stata Tulsi Gabbard, che ha pubblicato il seguente video dopo che Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti erano “pronti a partire”:

Qualsiasi sia il caso, anche questa volta, è sembrato che Trump abbia preso una decisione all’ultimo minuto per evitare l’attacco che i neoconservatori stanno sognando da decenni.

Penso di essermi fatto un’opinione piuttosto chiara su Trump, eppure devo anche ripetere che tutti questi “dietrofront” di Trump sono, solamente in quanto tali, una ragione abbastanza buona per giustificare un voto a lui. In breve: da quando Trump è salito al potere, abbiamo visto molta arroganza, assurdità, ignoranza e stupidità, ma NON abbiamo visto una guerra, soprattutto non una grande guerra. Non sarò mai in grado di provarlo, ma credo fermamente che se avesse vinto Hillary, il Medio Oriente sarebbe già esploso (molto probabilmente dopo il tentativo americano di imporre una no-fly zone sulla Siria).

Siamo anche molto fortunati che, almeno in questo caso, le frequenti elezioni presidenziali che si tengono ogni quattro anni negli Stati Uniti contribuiscono a tenere Trump (e i suoi padroni neoconservatori) sotto controllo. Trump ha capito probabilmente che un blocco del Venezuela o, ancora di più, un attacco all’Iran comprometterebbe seriamente le sue chances di essere rieletto, specialmente dato che nessuno dei due scenari offre agli Stati Uniti una exit strategy.

Tuttavia, a seguito di queste sconfitte immensamente imbarazzanti, Trump e i suoi consiglieri hanno dovuto escogitare qualcosa da “veri uomini” (definizione che confondono con “macho”) e fare alcune dichiarazioni stentoree sul mandare più truppe nel Golfo Persico e rinforzare le difese aeree saudite. Questo non cambierà nulla. L’Iran è già il paese più sanzionato al mondo, e abbiamo visto cosa la difesa aerea americana può e non può fare. A dire il vero, tutto questo riguarda il salvarsi la faccia e a me non interessano le sciocchezze che salvano la faccia, purché siano in grado di evitare una vera guerra militare.

Ma più ci avviciniamo alle prossime elezioni americane, più Trump dovrebbe non solo filtrare con più attenzione ciò che dice ma dovrebbe anche essere ben consigliato e dare alcune chiare e stringenti istruzioni a tutta la sua amministrazione su ciò che devono o non devono dire. Certamente, nel caso di un rabbioso megalomane come Pompeo, nessun “punto di discussione” potrebbe essere sufficiente: Trump deve licenziare questo psicopatico il PRIMA POSSIBILE e nominare un vero diplomatico come Segretario di Stato. Dopo tutto, Pompeo appartiene alla stessa gabbia di matti di Bolton.

Ora, se guardiamo la situazione dal punto di vista dell’Iran, è molto interessante. Come prima cosa, per capire il contesto, consiglio i recenti articoli degli analisti iraniani pubblicati sul mio blog, soprattutto i seguenti:

War Gaming the Persian Gulf Conflict[in inglese, “Simulazione del conflitto nel Golfo Persico”] di Black Archer Williams

Karbala, The Path of Most Resistance [in inglese, “Karbala, la via della maggiore Resistenza] di Mansoureh Tadjik

Resistance report: Syrian Army takes the initiative in Idlib while Washington blames its failures on Iran again[in inglese, “Rapporto sulla Resistenza: l’esercito siriano prende l’iniziativi a Idlib mentre Washington dà ancora la colpa dei suoi fallimenti all’Iran”] di Aram Mirzaei

Consiglio anche la mia recente intervista al Professor Marandi [in italiano].

Raccomando tutte queste voci iraniane perché sono totalmente assenti dalle discussioni politiche sul Medio Oriente, almeno sui media occidentali. Williams, Tadjik, Mirzaei e Marandi sono persone molto diverse tra loro, hanno anche diversi punti di vista e questioni di interesse ma, quando li leggi, ti rendi conto di quanto siano sicuri e determinati gli Iraniani. Io sono in contatto con Iraniani che vivono fuori e dentro l’Iran, e tutti loro, senza alcuna eccezione, condividono quella calma determinazione. Proprio come i Russi, sembra che gli Iraniani non vogliano per nulla la guerra, ma siano pronti a farla.

Anche la strategia preferita degli Iraniani è chiara: proprio come Hezbollah tiene sotto controllo Israele, così gli Huthi tengono sotto controllo l’Arabia Saudita. Gli Huthi, che ora sono in una posizione negoziale molto forte, si sono offerti di fermare gli attacchi all’Arabia Saudita se i Sauditi faranno altrettanto [in inglese]. Ora, i Sauditi, proprio come gli Israeliani, sono troppo deboli per accettare una tale offerta, che è paradossale ma vera: se i Sauditi accettano ufficialmente l’accordo, questo significherebbe “marchiare” la sconfitta agli occhi della loro opinione pubblica. Detto questo, non posso pensare che i Sauditi credano alla loro stessa propaganda sulla guerra contro l’Iran. Non importa quanto siano deliranti e boriosi i leader sauditi ma, di certo, devono rendersi conto di cosa possa significare una guerra contro l’Iran per la casa regnante Saudita (anche se quando  leggo questo articolo [in inglese], mi stupisco)! Una cosa è uccidere sciiti indifesi in Arabia Saudita, Bahrain o Yemen, un’altra è sfidare “il paese che ha addestrato Hezbollah”.

Parlando di comportamento delirante, alla fine gli Europei si sono allineati ai loro signori anglosionisti, e hanno accettato di incolpare l’Iran per l’attacco [in inglese] con ciò che io chiamo “le regole Skripal delle prove” ovvero dell’“altamente probabile [in inglese]. Più le cose cambiano, più rimangono le stesse, suppongo…

E’ piuttosto chiaro che tutti i membri dell’Asse della Bontà (Stati Uniti, Arabia Saudita, Israele) abbiano guai seri sul fronte interno: Trump è impegnato con lo scandalo “Zelensky contro Biden [in inglese], specialmente ora che i Democratici stanno per aprire la procedura di impeachment, le ultime elezioni non sono riuscite a dare il risultato che voleva Bibi, mentre i Sauditi,  dopo aver spinto alla guerra, ora si devono accontentare di più sanzioni e radar, una combinazione difficilmente vincente.

I Sauditi sono troppo deboli, incapaci e obesi (fisicamente e mentalmente) per concludere qualcosa da soli. Ma gli Stati Uniti e Israele ora hanno un disperato bisogno di mostrare una qualche “vittoria” su, beh, qualcuno. Chiunque. Così, gli Stati Uniti hanno appena negato il visto a dieci membri della delegazione russa alle Nazioni Unite [in russo] (violando quindi l’ennesimo loro obbligo del diritto internazionale, ma a nessuno negli Stati Uniti interessa una tale piccola banalità come il diritto internazionale). E solo al fine di mostrare quanto sia sorprendentemente potente l’Impero, la delegazione iraniana alle Nazioni Uniti ha ricevuto lo stesso trattamento “da bambini cattivi in punizione[in inglese]: davvero, un trionfo degno di una superpotenza! Aggiornamento dell’ultimo minuto: ora gli Stati Uniti stanno revocando i visti agli studenti iraniani [in inglese] e negando l’ingresso ai diplomatici venezuelani [in inglese].

Questa “guerra dei visti” è l’equivalente americano della “guerra delle statue” che Ucraini, Baltici e Polacchi hanno intrapreso per tentare di distrarre la loro popolazione dalla politica “compradora” dei loro governi.

Per quanto riguarda Israele, ora mi aspetto che gli Israeliani attacchino qualche edificio vuoto in Sira (o addirittura a Gaza!).

Conclusione: i fatti non contano più, e neppure la logica

Dieci anni fa Chris Hedges scrisse il libro intitolato “L’Impero dell’Illusione: la fine dell’alfabetizzazione e il trionfo dello spettacolo” e, un buon decennio più tardi, questo titolo è ancora una diagnosi estremamente precisa. Ciò che Hedge chiamava educatamente la “fine dell’alfabetizzazione” può essere osservata in tutte le sue sfaccettature, se si ascoltano i leader politici e militari americani. Mentre molti di loro sono, in effetti, moralmente corrotti e psicopatici, è il loro livello di ignoranza e incompetenza che risulta essere la cosa più sorprendente. Prima i Russi parlavano di “partner” “incapaci di un accordo[in inglese] ma alla fine Putin ha fatto la battuta sul fatto che era difficile lavorare con “persone che confondono Austria e Australia [in inglese]. Tutto questo, tra l’altro, si applica all’amministrazione Trump tanto quanto a quella di Obama: il motto comune sarebbe potuto essere “illusioni über alles” o qualcosa di simile. Una volta che una cultura politica entra completamente nel regno delle illusioni e delle percezioni errate, la fine è vicina, perché non viene mai affrontato alcun problema del mondo reale: viene solo offuscato, negato e affogato in un oceano di trionfalistiche pacche sulle spalle e altre forme di auto-adorazione.

Post scriptum: gli Stati Uniti impazziscono, ma Trump potrebbe sopravvivere nonostante tutto

Quindi, i Democratici hanno deciso di tentare l’impeachment per Trump. Mentre mi sono sempre aspettato che i neoconservatori trattassero Trump come il “presidente usa-e-getta”, che avrebbero provato ad usare per fare tutte le cose per cui non vogliono essere incolpati direttamente e che poi avrebbero gettato via una volta spremuto per tutto ciò che lui poteva dargli, sono ancora sconvolto dalla sfacciataggine, dall’arroganza e dalla totale disonestà dei Democratici (qui [in italiano] potete leggere la mia invettiva).

La mia sensazione è che Trump possa batterli proprio per la stessa ragione per cui ha vinto la prima volta: perché l’altro lato è anche peggio (eccetto Tulsi Gabbard, ovviamente).

Certo, un attacco contro l’Iran sarebbe una gradita distrazione stile “menare il can per l’aia” e Trump potrebbe essere tentato. Se tutto va bene, i Democratici si autodistruggeranno abbastanza velocemente da non dare il tempo a Trump di prendere in considerazione questa ipotesi.

Il Saker

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Articolo pubblicato su The Saker il 24 settembre 2019
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per
Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]

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