Se 7.000 greci poterono fermare l’impero persiano nello stretto passaggio delle Termopili [in italiano] penso sia assurdo pensare che l’Iran non possa fermare il 20-30% del traffico globale di petrolio sul passaggio dei 3 chilometri dello Stretto di Hormuz. Ciò, naturalmente, provocherà una crisi globale e un disastro economico.

Questa è “l’opzione nucleare” dell’Iran. Secondo quanto riferito, fa parte di un piano militare chiamato “Ghadir”, che evoca [in inglese] la lettera alfa nella storia islamica moderna iraniana: Ghadir Khumm è il luogo in cui il profeta Mohammad unse il suo successore Imam Ali, ma (quelli che sarebbero stati poi chiamati) i sunniti incredibilmente respinsero i desideri del Profeta. Gli sciiti, che significa “partigiani di Ali”, non lo fecero.

Gli Stati Uniti hanno gravemente sovrastimato la loro capacità militare di difendere questo tentativo di politicizzare il petrolio e di portare a zero le esportazioni di petrolio iraniano. Minando lo stretto, usando mini-sottomarini e motoscafi kamikaze, ognuno di questi strumenti sarà estremamente efficace contro qualsiasi cosa la Marina statunitense possa dispiegare. Per tutti i droni, i satelliti e le portaerei degli Stati Uniti, non c’è modo di proteggere lo Stretto di Hormuz a lungo termine, non più di quanto possa tenere a lungo termine uno qualsiasi dei mille valichi di montagna dell’Afghanistan. Dovremmo fidarci della storia, o di quello che ci vorrebbero vendere i corrotti fornitori del Pentagono?

Nessun militare può fermare infiniti kamikaze. Ma chi vuole essere un kamikaze? Cosa può far nascere il desiderio di essere un kamikaze?

Zero dollari in vendite di petrolio potrebbero.

C’è indubbiamente una parte della psiche iraniana che ora vuole uno scontro finale. Gli anni del parlare, parlare, parlare del patto JCPOA sul programma iraniano di energia nucleare… e poi il suo fallimento, grazie all’unilateralismo statunitense e all’ipocrisia europea senza spina dorsale, ha creato molta angoscia esistenziale per gli iraniani. Come può funzionare la diplomazia iraniana quando gli avversari rifiutano la diplomazia e l’onore?

Questa è una domanda esistenziale e filosofica, ma c’è anche un sacco di frustrazioni innegabili dopo le Triplici Sanzioni (USA, ONU, UE) del 2012, disumanamente efficaci. La società iraniana è stata costretta a diventare percettibilmente più disperata, più rozza, meno calda, meno iraniana: è difficile ammetterlo ma è così.

L’Iran non può essere costretto a morire di fame a tempo indeterminato. Ecco perché bloccare lo Stretto di Hormuz, se mai dovrebbe accadere, sarà certamente accompagnato da un ultimatum: l’Occidente deve porre fine all’isolamento dell’Iran e finalmente accettare la Rivoluzione Islamica Iraniana del 1979. Il mondo deve, finalmente, vivere con noi perché non può vivere senza di noi nel XXI secolo.

Sfortunatamente, a causa dell’islamofobia, in aggiunta a 40 anni di iranofobia guidata dai media, nessuno in Occidente muoverà un dito per l’Iran. L’opposizione alla guerra, ovviamente immorale, nei confronti dell’Iraq ha prodotto solo un giorno di proteste nelle piazze degli Stati Uniti, lo sforzo non ne vale la pena. L’Iran non è neanche nella posizione dell’URSS, il che significa che non ha alcuna possibilità di salvare l’Occidente dal fascismo razzista: dopotutto, l’Occidente sostiene i fascisti e i razzisti (i talebani negli anni ‘80, l’ISIS oggi, e molti altri).

Poiché nessuno in Occidente farà pressione sui governi per fermare l’oppressione dell’Iran, forse l’Iran deve forzare la questione chiudendo lo Stretto di Hormuz? L’Iran è stato stretto all’angolo?

Io dico di no, perché l’Iran non si vedrà ridotte le vendite di petrolio a zero dollari nel mese di maggio.

Innanzi tutto, l’Iran dovrebbe essere preoccupato? Risposta: no. Il mondo ha bisogno del petrolio iraniano (e della sua cultura rivoluzionaria)

Quand’è l’ultima volta che la politica americana ha funzionato nel Medio Oriente? In Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen: tutti hanno avuto la loro crescita ritardata, ma non sono distrutti … proprio come l’Iran.

Come ha sottolineato [in inglese] Pepe Escobar, è molto più facile ritardare il sogno colombiano dell’integrazione eurasiatica attaccando il suo punto debole più debole, l’Iran, che provarci con la Cina e la Russia.

Alla fine, la domanda è: possono gli Stati Uniti fare ciò che affermano, ridurre le vendite di petrolio iraniane a zero dollari? No non possono.

Sembra senz’altro che gli Stati Uniti stiano credendo scioccamente alle pretese ambigue e autogratificanti da parte dei principi del Golfo, i quali stanno sopravvalutando le loro capacità di aumento della produzione di petrolio.

Tuttavia, dobbiamo prima ricordare che l’odio saudita per l’Iran non è basato sulla religione (anche se “i sauditi non sono musulmani, sono wahhabiti”, come recita un proverbio della regione), si basa sulla politica: odiano l’Iran perché sta dimostrando che tutte le monarchie sono immorali, inefficaci, antidemocratiche e sono un ostacolo al tipo di democrazia che i musulmani vogliono (socialista islamica). La loro ostilità si basa sulla capacità dell’Iran di rendere i musulmani consapevoli dei loro moderni diritti socialisti islamici e di mostrare come acquisendo questi diritti non sia richiesta, come insiste l’Occidente, l’esclusione delle loro cultura, storia e religione. L’Iran, alla stregua di tutti i veri rivoluzionari, insiste a guidarli costantemente in questi termini drastici, ma onesti, sbattendo continuamente in faccia agli orribili monarchi del Golfo i propri successi e la propria ribellione.

Ma i monarchi del Golfo, scioccante vero?, sono dei bugiardi: NON saranno in grado di dare alla Cina e all’India abbastanza petrolio di rimpiazzo.

Lo scorso novembre, la produzione saudita ha raggiunto il picco di 11 milioni di barili al giorno, che era [in inglese] il livello massimo di stress del sistema, ma ora già sta scendendo sotto i 10 milioni. Compensare la produzione iraniana, portandosi ad almeno 12 milioni di barili al giorno, sembra impossibile: “Un aumento della produzione saudita di 2 milioni di barili sposterebbe la produzione di petrolio del Regno in territorio inesplorato ed esaurirebbe completamente la capacità di riserva del regno”, secondo Gary Ross, responsabile dell’analisi globale del petrolio presso S&P global, tramite Reuters.

Ad ogni modo, nonostante le sanzioni, l’Arabia Saudita a maggio non aumenterà [in inglese] la produzione di petrolio: vogliono che i prezzi salgano continuando a mandare in bancarotta i produttori di petrolio ottenuto con il fracking degli scisti oleosi. Perché lo stato saudita, con i suoi prìncipi disorganizzati ed egoisti, si ritrova ad avere agende politiche in pieno conflitto fra loro.

Per quanto riguarda gli EAU, essi producono solo 3 milioni di barili al giorno, quindi non sono in grado di colmare drasticamente il disavanzo della produzione.

Inoltre, l’OPEC ha raggiunto la produzione più bassa dal 2015, e Venezuela e Libia non mostrano alcun segno di poter riconquistare le glorie precedenti a breve termine. Anche se ci saranno piccoli aumenti di produzione da parte dei sauditi e degli Emirati Arabi Uniti, ci saranno da fare altri drenaggi sulle scorte di petrolio per compensare, anche prima dei tagli per l’Iran, la diminuita produzione.

Quindi perché l’Iran dovrebbe sentirsi come se non fosse indispensabile?

Solo un’amministrazione piena di incompetenti come quella di Trump potrebbe prendere sul serio tali falsità e segnali contrastanti. Ma gli Stati Uniti agiscono per favorire primariamente Israele, in secondo luogo le corporazioni multinazionali e, per ultimi, tutti gli altri, quindi ogni tentativo di sobillare la stabilità regionale e di causare l’aumento dei prezzi del petrolio rende felici tutti i loro costituenti. Naturalmente, tutto questo fa avanzare il capitalismo e l’imperialismo.

L’Iran – ancora non si ritira né si arrende … e ancora nessun chissà che

Anche gli occidentali moderatamente intelligenti sanno [in inglese] che “le sanzioni all’Iran non sono un percorso realistico per arrivare ad una tregua”, perché le sanzioni non sono progettate per raggiungere la pace, ma per fomentare la guerra civile interna e sostenere l’imperialismo degli Stati Uniti.

C’è un altro modo in cui l’Iran potrebbe porre fine in modo decisivo all’antagonismo occidentale: aderendo alle richieste occidentali, come riassunto [in inglese] dalle 12 assurdità del Segretario di Stato Mike Pompeo. Tutto ciò che l’Iran deve fare è – proprio come i nordvietnamiti, i nordcoreani, i cubani e i cinesi – rinunciare completamente alla loro rivoluzione, come l’Egitto, il Burkina Faso del dopo-Sankara e ora, in misura minore, come Julian Assange, tradito dall’Ecuador.

Ho esaminato in questo articolo [in inglese] quali misure l’Iran avrebbe dovuto effettivamente attuare per poter ottenere la fine della Guerra Fredda, il disgelo con l’Iran dopo il ritiro di Trump dall’accordo nucleare? Possiamo aspettare altri 2 anni, o 6, o …, il che fissa il tetto del mio prossimo libro sull’Iran.

Oltre alle insensate sciocchezze di Pompeo, tutto si riduce esclusivamente alla logica capitalista-imperialista: l’Iran deve svendere in mani occidentali una fetta di controllo della nazione. Non c’è modo che l’Iran lo faccia: ci sono troppe persone impegnate a sostenere la Rivoluzione del 1979, la Costituzione e la sovranità iraniana.

I politici iraniani non sono fuori dal mondo, arroganti e stupidi come un principe del Golfo Persico: il bilancio di previsione attuale si basa sulla sola esportazione di appena un milione e mezzo di barili al giorno con un prezzo di soli 54 dollari al barile (o 81 milioni di dollari al giorno) perché tutti sapevano prima del 2016 che una presidenza Trump avrebbe colpito duramente l’Iran, Cuba e la Palestina. Il prezzo è già intorno ai 70 dollari. Supponendo che le cose progrediscano davvero male, dovremmo anche supporre che il prezzo del petrolio aumenterà – ad un prezzo di 80 dollari l’Iran deve vendere solo un milione di barili al giorno (80 milioni di dollari al giorno) per rimanere sotto il budget. Il mese scorso, con alcuni paesi che già stavano introducendo tagli, l’Iran ha venduto un milione di barili.

In realtà tutto questa manovra è indirizzata alla Cina e l’India, perché l’Iran: vende 3 volte più petrolio a loro che al cliente iraniano numero 3. I resoconti sono in conflitto, i negoziati sono in corso – non possiamo davvero dire con sicurezza al 100% che cosa accadrà a Pechino e a Nuova Delhi.

Ma… l’India è la nazione più rispettosa e, secondo quanto da essa riferito, ridurrà le vendite a 100.000 barili al giorno usando la rupia come sistema di pagamento. I collegamenti rimarranno aperti, e questo è tutto ciò che conta – poi sicuramente i numeri [riguardo le vendite] saranno falsificati. A lungo termine, l’Iran sarà abbastanza contento di vendere petrolio in valute diverse dal dollaro e di essere il pioniere di questo allontanamento dal petrodollaro.

Per quanto riguarda la Cina: alcuni rapporti dicono che la Cina aumenterà effettivamente le importazioni dall’Iran fino a un milione di barili al giorno, sabotando totalmente gli Stati Uniti. Non ci metterò la mano sul fuoco fino a quando gli Stati Uniti e la Cina firmeranno il loro accordo commerciale il prossimo mese. Tuttavia, dubito fortemente che la Cina stia sabotando il nodo chiave – e il nodo energetico assolutamente fondamentale – nel loro progetto Belt and Road. La Cina potrebbe scaricare l’Iran per un paio d’anni, forse durante l’amministrazione Trump, ma a lungo termine? Non c’è modo. La Cina non è un’isola, e l’Iran è l’unico paese che ha dimostrato di essere abbastanza rivoluzionario da fidarsi della Cina Rossa, motivo per cui hanno già firmato seri piani multi-decennali. Difficile prevedere il futuro, ma ci sono sempre considerazioni a breve e a lungo termine, e Cina e Iran a lungo termine sono uniti, fermamente.

Al di là dei due giganti asiatici, la Turchia afferma di non voler far valere le sanzioni, ma parla anche per una partita più importante di quanto sembri.

Indipendentemente da ciò, l’Iran venderà ancora petrolio “illegalmente”. L’Iran, come ha recentemente scherzato il ministro degli Esteri Javad Zarif, ha “un dottorato in quell’area” per il blocco delle sanzioni. L’Iran è stata la prima nazione moderna a barattare petrolio per qualcosa di diverso dai dollari USA, e sarà la prima nazione (prevedo) ad attuare con successo una criptovaluta nazionale.

Ovviamente l’Iran manderà petrolio in posti come la Turchia (e l’India, in quanto l’Iraq è uno tra i 3 migliori fornitori per loro) attraverso l’amichevole Iraq. Di conseguenza, l’Iran perderà qualche profitto? Sì, ma non è che il petrolio iraniano sarà venduto per pochi centesimi al dollaro agli iracheni – stiamo parlando di perdite minori del 10-20%, direi. Nell’arco di decenni questo è significativo, ma se stiamo parlando di sopportare ancora o 2 o 6 anni col governo Trump, allora non è certamente abbastanza per far fallire l’Iran, che è l’obiettivo della tattica illegale degli Stati Uniti. Fondamentalmente, è certamente lecito supporre che ora i maggiori costi del petrolio compenseranno questo nuovo supplemento per fregare le sanzioni attraverso l’Iraq.

Riguardo al fallimento [del paese persiano]: è difficile dire esattamente quante riserve di valuta abbia l’Iran, ma il FMI ha dichiarato: 100 miliardi di dollari nel 2017. Ciò che le ridotte vendite petrolifere realmente significano – lo scriverò ancora, a zero dollari non si arriverà – è un taglio nei nuovi progetti.

Cosa significa? Significa tagliare i progetti di infrastrutture future, nonché i risparmi nel Fondo Nazionale di Sviluppo. Proprio come Cuba dà la priorità ai loro molti meno pesos per la salute, l’istruzione e il cibo, così l’Iran – nessuno dei due paesi morirà di fame o cederà… e l’Iran farà ancora miliardi di dollari vendendo petrolio, a differenza di Cuba. Gli anni di sanzioni hanno significato cose come: l’Iran deve posticipare progetti da record, come il Niayesh Tunnel, il secondo più grande tunnel urbano del mondo, terminato nel 2013, o l’autostrada Sadr a due piani, anch’essa terminata [un video sulla inagurazione] nel 2013 … ma solo per alcuni anni. Ha significato cose come: l’Iran avrà tutta l’infrastruttura globale sul posto e inizierà a trasmettere PTV Français [in francese], e arriverà anche ad avere un correspondant a Parigi, ma una mancanza di denaro significa che per ora tutto il giornalismo sarà solo a Teheran. Ma un giorno riferirò in francese, Inshallah.

Certo, le sanzioni fanno di più che ritardare la crescita iraniana: l’angoscia esistenziale porta all’inflazione non necessaria, alla riluttanza per gli investimenti privati interni nella “economia reale” e ai maggiori tagli alla qualità della vita per l’iraniano medio. Ma, come preciserò più avanti, l’Iran non è lo Yemen, ciò in cui gli USA pensano erroneamente di trasformarlo.

Le gente in Iran, sia di destra che di sinistra, danno oggi il benvenuto ad ogni nuova pesante sanzione srotolando un rosso tappeto persiano, poiché essa rinvigorisce la “Economia della Resistenza” caldeggiata dal leader Ali Khamenei e da altri. Non c’è dubbio che un popolo sottoposto a sanzioni non deponga semplicemente le proprie armi e si arrenda, le capacità interne, le iniziative ed il genio devono essere affinate ed ulteriormente accresciute.. Nel 1995, l’Iran non produceva alcuna auto, nel 2010 era al 14° posto nel mondo ed il leader indiscusso nel Medio Oriente. Queste sono le cose di cui parlo, quelle che non sono possibili senza una pianificazione centrale di ispirazione socialista e senza il controllo centrale sulle industrie.

L’Iran ha una recente esperienza su come impostare una vera economia di guerra, con razioni e tagliandi per imporre l’uguaglianza economica, e questa è un altro colpo per gli Stati Uniti. Essa crea anche futuri benefici senza fine, economici e culturali.

Il governo iraniano non è come i ribelli yemeniti che non hanno industrie, burocrazia, raffinerie e che, purtroppo, sono alla fame. Il governo iraniano è lo status quo stabile, e lo status quo ha sempre un milione di leve da manovrare prima che le cose diventino ingarbugliate… ma, poiché è di ispirazione socialista, il governo iraniano ha tre milioni di leve. Come ho ripetutamente dimostrato nel corso degli anni, il governo iraniano essenzialmente controlla il 100% della economia eccetto quella del mercato nero e quella della produzione dei tappeti. Quindi, molto oltre il petrolio, il governo ha il potere di mobilitare completamente l’economia in favore del Popolo, il che è una cosa che le nazioni dell’eurozona non hanno più.

La fine del dominio unipolare degli Stati Uniti arriverà repentinamente. Anche l’isolamento dell’Iran finirà così proprio come, d’un tratto, gli Stati Uniti si accordarono con la Cina nel 1971 dopo decenni delle stesse sanzioni e della stessa esclusione di cui l’Iran patisce ora. Ma l’accordo non avverrà certamente durante il primo mandato di Trump, visto come lo Stato Profondo americano si è efficacemente mobilitato contro di lui per neutralizzare i suoi, originariamente diplomatici, piani di politica estera.

Non c’è nessun piano di lungo termine per smetterla con la paura della democrazia iraniana, nel 2019 la risposta è soltanto la determinazione ed il successo iraniano. Arrendersi solo per poter vendere il petrolio “legalmente” non è la risposta e non è neanche necessario. L’Iran ha leve interne da manovrare per anni ed ha l’esperienza necessaria a manovrare quelle giuste.

Forse un giorno l’Iran contrattaccherà e giocherà la sua leva esterna “adesso i colloqui iniziano davvero” e chiuderà gli Stretti di Hormuz? L’Iran è tutto “né Est né Ovest ma solo Repubblica Iraniana”, ma io non credo ancora che lo farà, finché la Cina si sente sicura abbastanza da dare il segnale di voler appoggiare l’Iran fino in fondo e non arriverà fino ad un ulteriore sviluppo della BRI, la Iniziativa Cintura e Strada.

E per quanto riguarda “più sanzioni”, sono certamente sgradevoli, ma mai terminali per l’Iran.

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Articolo di Ramin Mazaheri pubblicato su The Saker il 27 aprile 2019
Traduzione in italiano di Fabio_san, Pappagone, Diego  per 
SakerItalia

[le note in questo formato sono dei traduttori]

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