Con il Covid-19 che ha catturato quasi tutta l’attenzione mondiale, gli sguardi non si sono concentrati sui numerosi eventi allarmanti che stanno accadendo nel mondo. In Libano sta succedendo un disastro: un luogo per molto tempo descritto come “la terra del latte e del miele”, frase che oggi suona ancora vera in certa misura quando si passeggia sulle colline. Il fatto è che adesso le persone comuni, inclusa gran parte delle classi medie, stanno per affrontare una insicurezza alimentare e persino la fame. Anche coloro che solitamente scrivono dei fatti della regione, inclusi gli “osservatori siriani” che entrano in Siria attraverso il Libano, non sembrano aver riportato questa crisi emergente, anche se in questo hanno giocato un ruolo le restrizioni per il Covid-19. Per la Siria, gli effetti derivanti da questa crisi imminente sono molto seri.

Allarmato per gli sviluppi in corso in Libano nella seconda metà del 2019 e poco prima del crollo del settore finanziario che ha fatto rapidamente precipitare il Paese in una posizione assurda e pericolosa, Ghassan Kadi ha scritto una serie di articoli [in inglese] su come il Libano sia arrivato a questo punto.

L’ultima goccia è stato il crollo del settore dei servizi finanziari. Era l’unico istituto rimasto perfettamente inalterato dopo i lunghi anni della Guerra Civile, dichiaratamente sostenuto dai molti soldi della guerra.

Al link sopra riportato, viene spiegata la storia di come il Libano sia arrivato a separarsi dalla Siria. Durante i primi decenni del nuovo Stato non c’era alcun surplus di ricchezza in giro. Ma con la sua levatura peculiare, essendo l’unico Stato arabo ad avere un orientamento filo-occidentale, negli anni ’50 e ’60 il Libano è cresciuto rapidamente ed è diventato uno snodo ricco e vivace che forniva molti servizi e professionisti richiesti dai regni che si erano da poco arricchiti con il petrolio, del Golfo e dell’Arabia Saudita: da dottori e insegnanti, a reti bancarie internazionali e infrastrutture di trasporto; era inoltre un posto dove divertirsi.

Affari e ricchezza affluivano anche dalla Siria da parte di coloro che non volevano seguire la direzione socialista in cui stava andando il paese. Senza volerlo, il Libano è diventato una destinazione turistica elegante, sofisticata, un vero “must”, e non solo per chi veniva dagli Stati che si erano di recente arricchiti con il petrolio ma anche per i turisti europei e americani. I soldi cominciavano a riversarsi nel settore dei servizi finanziari, con la Banca Nazionale che a quell’epoca si chiamava “Banca di Siria e Libano”, nome che non rifletteva molto l’indipendenza o il successo del Libano a ogni livello. Quando a metà degli anni ’60 è diventata la “Banca del Libano”, il valore finanziario del Libano era già affermato in ambito internazionale.

Malgrado 15 anni di guerra civile che hanno devastato il Libano tra il 1975 e il 1990, periodo in cui sono svaniti i progressi più importanti del Paese, solo un settore è stato incredibilmente meno martoriato: era quello finanziario. Per più di 27 anni dalla fine della guerra, la Banca Centrale ha vissuto la continuità della leadership di un solo Governatore, con un’alta considerazione e reputazione da parte della comunità bancaria mondiale [in inglese], e tale capacità di recupero l’ha fatta ritenere un rifugio sicuro per gli investitori.[3] Larghe somme di denaro sono continuate ad arrivare dal considerevole numero di Libanesi che lavoravano all’estero, in particolare nel Golfo e specialmente in Arabia Saudita. Queste persone solitamente mandavano i loro risparmi in queste banche “sicure” in Libano o alle famiglie per poterli gestire, senza prendere in considerazione le banche saudite per una serie di motivazioni, inclusa la mancanza di fiducia e la paura che si applicassero improvvisamente delle politiche per confiscare i loro risparmi guadagnati duramente o per limitarne i trasferimenti.

Con la rovina del settore finanziario libanese di quest’anno, per centinaia di migliaia di emigrati libanesi, che hanno lavorato all’estero per decenni, e di questi molti pronti ad andare in pensione (o che sono recentemente andati in pensione), con il loro futuro che dipende da quel gruzzolo che hanno messo da parte nel corso della loro vita, è successo l’impensabile: i loro risparmi non ci sono più.

Chi avrebbe mai pensato che fosse possibile che il settore finanziario libanese potesse andare in crisi?

La prassi comune era quella che i depositi nelle varie banche libanesi venivano poi reinvestiti nella Banca Centrale. Ora la situazione è che la Banca Centrale è vuota perché è stata saccheggiata. I depositi sono stati prosciugati, con la conseguente massiccia svalutazione della Lira Libanese (LL). Secondo questa e altre fonti, stiamo parlando di circa 800 miliardi di dollari [in arabo].

Sono cifre enormi per qualsiasi Paese, figuriamoci per uno piccolo come il Libano. Il Primo Ministro ha dato direttamente la colpa al Governatore della Banca Centrale, ma vengono additati molti funzionari governativi di tutti i diversi partiti: uno è accusato di aver rubato dieci miliardi, un altro è accusato di averne rubati 5 e così via. Come si fa a provare chi ha rubato cosa e come si può riprendere il maltolto?

Sul posto la situazione è drammatica. Quando non è più riuscita a nascondere i fatti, la Banca Centrale ha cominciato a limitare i prelievi. Nessun individuo, nessuna azienda, nessun dipartimento governativo: nessuno poteva ritirare più di una piccola e insostenibile somma di dollari americani al mese. In Libano il dollaro americano è la valuta del commercio, se non proprio la valuta quotidiana. Alla fine non sono stati permessi prelievi in dollari e, anche se uno ha un conto in dollari, gli vengono date solo le lire libanesi. L’attuale tasso di cambio tra dollaro americano e lira libanese è tra il 30 e il 40 percento in meno del suo tasso di mercato. Le lire libanesi non hanno alcun limite di prelievo, ma valgono così poco. La popolazione non è in grado di autosostenersi, le aziende non sono più in buone condizioni, nessuno può pagare i conti, figuriamoci avere la capacità di pagare il personale o comprare i materiali per continuare gli affari o per la produzione; provare a mandare soldi in Libano, ovviamente non attraverso le banche, è un problema perché il destinatario viene pagato in lire libanesi. I venditori che cercano di operare in questa veloce spirale, tipicamente verso il basso, tentano di proteggersi dal ribasso della lira libanese e gonfiano i prezzi. La disperazione si è diffusa ovunque, anche tra quei Libanesi un tempo di grande successo e di elevato livello di istruzione. Ogni giorno sorgono difficili situazioni, senza sapere come poter fornire assistenza.

Potete immaginare l’effetto domino di una situazione simile, quando chi vende ricorre a tali tattiche di auto-protezione, e gli impatti su chi ha un salario e che ora è fortunato a ricevere anche una parte dello stipendio?

Per quanto riguarda la Siria, in sofferenza da tanto tempo, da quando ci sono le sanzioni i soldi destinati ai Siriani di solito arrivano attraverso il Libano. A parte i tanti anni di guerra, la sofferenza delle persone è stata esacerbata dalle opprimenti sanzioni in corso, dalla situazione del Covid-19 con le sue restrizioni e il conseguente crollo finanziario, dal collasso del settore finanziario libanese, dal drammatico aumento della povertà in entrambi i Paesi, dalla fine delle opportunità di lavoro in Libano e non ultimo il non potere accedere ai fondi inviati in Libano: tutto questo ha lasciato la Siria in una situazione disastrosa e di vulnerabilità.

A causa delle opprimenti, illegali, immorali e inumane sanzioni imposte dall’Occidente alla Siria, non è possibile trasferire soldi alle banche siriane. In Siria servizi come la Western Union sono stati resi impraticabili, dato la grande differenza tra il prezzo ufficiale e il prezzo di mercato del dollaro americano che fa perdere i due terzi del valore. In Siria il tasso ufficiale è di 600 lire per 1 dollaro americano. Ma il tasso di mercato è circa 1.600 lire per 1 dollaro. Vedere i sorrisi forzati sul viso delle persone amate, provare a nascondere la fine del loro entusiastico approccio alla vita, sempre giovanile e pieno di speranza, la sensazione che abbiano rinunciato alle loro vite prima della reale dipartita, è dolorosamente inciso nel cuore e nella psiche di chi scrive.

Rivisitando il tema della mancanza di attenzione o forse anche di preoccupazione da parte di alcuni “osservatori siriani” che fanno affidamento sul Libano e sulle persone gentili che ci sono per il loro transito da/verso la Siria, è probabile che non comprendano la profondità della complessa relazione tra il Libano e la Siria. Anche se la Siria è stata divisa in queste due separate entità statali, queste hanno continuato a fare affidamento reciproco per molte ragioni. Il Libano ha sempre fatto affidamento sulla Siria per la fornitura di molti prodotti agricoli, prodotti freschi, carne, per una vasta gamma di manufatti, oltre che per servizi e manodopera a basto costo. La Siria ha conservato con orgoglio antichi mestieri e capacità, e i suoi artigiani sono stati impiegati in Libano in molti settori, tra cui la manifattura di mobili e la gioielleria.

La Siria faceva affidamento sul sistema bancario libanese, soprattutto nei periodi con le sanzioni. Se ci sono davvero sanzioni “silenziose” e “nascoste” sul Libano, come Ghassan Kadi suggerisce di seguito, allora significa che si sono ulteriori sanzioni sulla Siria. Con l’attuale situazione di crisi bancaria in Libano, l’àncora di salvataggio finanziaria della Siria è stata tagliata. Esiste per le banche una rotta verso Cipro, ma è costosa e inoltre, soprattutto se si gestisce un’azienda e si ha del personale, come può uno riportare fisicamente quei soldi (dollari americani) in Libano e anche in Siria? Ci sono chiaramente differenti livelli di queste presunte sanzioni americane “nascoste” e “non dichiarate” sul Libano. Il loro doppio effetto, che colpisce anche la Siria, è senza dubbio di gradimento per Israele e agli Stati Uniti.

C’è molto di più di tutto questo rispetto ai funzionari corrotti che saccheggiano la banca, permettendo che quest’unica e importante istituzione rimasta crolli in maniera così monumentale. Secondo Ghassan Kadi, ci sono una serie di questioni in gioco e una di queste è “…le silenziose e nascoste sanzioni americane contro il Libano, nel tentativo di spingere Hezbollah a non partecipare al governo”. Gli Stati Uniti hanno inviato al Libano numerosi messaggi subdoli sulle conseguenze di un fallimento nel frenare l’influenza di Hezbollah sul processo politico. Un segnale impressionante secondo Kadi è stato il fallimento finanziario [in inglese] dell’Università Americana di Beirut, il cui simbolismo lui ha colto: cioè, il ritiro degli Stati Uniti e il “lasciare che la barca affondi[in inglese].

Al centro di tutti questi problemi ci sono le questioni esistenti di una corruzione innata, endemica e paralizzante. La logica vuole che ogni tipo di riforma impiegata per riportare il Paese sui suoi passi, per prima cosa ha bisogno di gestire la piaga della corruzione. Ghassan Kadi spiega che “se capisci com’è l’andamento di una curva parabolica, sai che si muove con bassa intensità, poi cresce rapidamente e accelera con velocità crescente. Tutti danno la colpa a tutti, ma è la colpa di ciascuno. Non puoi dare la colpa solo all’attuale governo. La corruzione esiste da quando esiste il Libano, questa è la verità”.

Così come la guerra civile in Libano ha segnato la fine di industrie importanti: il fatto è che il Paese non si è mai realmente ripreso. Ancora oggi in tutto il paese scheletri di fabbriche e di altre strutture sono un ricordo di ciò che furono una volta e più fantasmi spuntano ora che la crisi finanziaria fa chiudere molto di ciò che era rimasto e le ripercussioni del Convid-19 non sono state ancora analizzate. La ripresa è stata impossibile non solo per il rilevante fattore della corruzione ma anche perché il Libano ha perso la sua levatura. Non è stato più un posto prospero e vivace, un centro commerciale e turistico per i Paesi vicini, e in particolare per l’Arabia Saudita e il Golfo, che non hanno avuto più alcun motivo di tornare in Libano dopo che la guerra civile li aveva spinti a costruire le proprie infrastrutture e la propria economia, cosa che senza dubbio prima o poi sarebbe accaduta.

L’ironia è dolorosa quando si considera che la nazione che ha prosperato fornendo importanti infrastrutture e servizi commerciali agli Stati che si erano recentemente arricchiti grazie al petrolio, la nazione che si stima abbia avuto 800 miliardi di dollari americani nella Banca Centrale (e che ora è precipitata in un buco), non possa attingere ai suoi giacimenti di gas sulle coste a causa della corruzione e del fatto che i potenziali partner hanno identificato il problema della corruzione come tale da rendere la collaborazione non praticabile [in inglese].

Se sono precise le stime delle riserve di gas nelle acque libanesi, c’è l’opportunità di trasformare il Libano, riducendo la povertà, pagando i debiti e ricostruendo il Paese, giusto? I funzionari corrotti che in Libano continuano a far funzionare le cose come fanno da tanto tempo, sono incapaci di mettersi d’accordo su come dividersi il bottino, perché questo è potenzialmente un enorme bottino, le cui tangenti non possono tutte andare a un solo gruppo.

Cercando di capire come vanno le cose con riferimento alla ricchezza del Libano, il sottoscritto ha scoperto i seguenti e anch’essi taciti “protocolli” che riguardano molti funzionari e funzionari non ufficiali che hanno le mani nelle casse della nazione. Ciò ha fornito una certa comprensione della saga del gas non sfruttato al largo delle coste. Mancava il progresso per sfruttare questa potenziale miniera d’oro a causa di anni di caos e mancanza di leadership alla chiusura delle elezioni, quando tutti i partiti interessati tentano di guadagnare il consenso di chi dovrebbe governare il Paese e prendere le varie posizioni ministeriali? A quanto pare, no! Tale aspetto riguarda più il potere che gli individui che si dividono il bottino. Secondo Ghassan Kadi, chiunque sia o non sia in carica non ha alcuna influenza sulla “natura mafiosa” di come in Libano venga suddiviso il bottino. Così, per esempio, se un determinato leader politico è il capo di una determinata area ma non è al governo, o se si tratta di uno al governo, avrà comunque la sua parte del bottino attraverso le tangenti. Questo si applica ad ogni settore dell’economia.

Le cose sono diventate delicate perché nessun funzionario particolare o leader ha alcun “titolo” di giurisdizione sui territori a largo delle coste. Non fa parte dell’“accordo operativo” su come dividersi le tangenti e sugli accordi sottobanco. Porto, aeroporto, benzina, acqua, generatori, contratti di raccolta dei rifiuti, ogni asset e servizio immaginabile ha delle parti interessate che ricevono mazzette. Non è possibile ottenere un contratto con il governo libanese, non è possibile scaricare una spedizione o delle forniture, inviate o ricevute, senza corrompere un funzionario. Lo status-quo andava avanti in maniera piuttosto liscia fino allo spuntare di un elemento totalmente nuovo (il gas) e ora non si riesce a risolvere la negoziazione su chi riceverà la tangente in questa mafia.

Quando le potenze occidentali ricavarono uno Stato da una Siria più grande, la sua sostenibilità economica e politica era l’ultima delle loro preoccupazioni. La domanda è come possa il Libano ritornare ai giorni di ricchezza e dinamismo, poiché quei giorni degli anni ’50 e ’60 non erano basi solide per il futuro. Lo Stato del Libano ha solo cento anni. Come può essere ringiovanito e reso vitale? Sembra che tutti in Libano discutano dei problemi e nessuno parli di soluzioni. Che tipo di soluzione ai problemi vogliono i Libanesi?

[i seguenti link sono in inglese, tranne il n.4 che è in arabo]

  1. “Il dilemma libanese di una identità che cambia” http://intibahwakeup.blogspot.com/2020/02/lebanons-dilemma-revolving-identity_27.html
  2. “Il Governatore della Banca Centrale del Libano, salvatore del capro espiatorio” https://www.thenational.ae/business/economy/lebanon-s-central-bank-governor-saviour-or-scapegoat-1.1011283
  3. Voci nelle ultime settimane, livelli di accusa sulla Banca Centrale del Libano che ha attirato gli investimenti delle banche più piccole solo appropriarsene in queste anni. Non sono ancora emerse prove sostanziali a proposito.
  4. “Il furto in Libano di miliardi di dollari; evitare la cura amara di Beirut” https://al-ain.com/article/lebanon-looted-money-dollars-bitter-treatment
  5. “Accusato funzionario libanese della Banca Centrale” https://news.yahoo.com/lebanese-central-bank-official-charged-175626884.html
  6. “Dato l’avanzata di Hezbollah nel governo libanese, seguono timori sulla risposta americana”
    https://www.nytimes.com/2019/02/01/world/middleeast/hezbollah-lebanon.html
  7. “Può andare in bancarotta la prestigiosa Università Americana di Beirut?”
    https://english.alaraby.co.uk/english/news/2020/5/6/could-lebanons-prestigious-american-university-of-beirut-go-bankrupt
  8. “Le speranze sul gas libanese minacciate dalla corruzione”
    https://www.petroleum-economist.com/articles/upstream/exploration-production/2019/lebanon-s-gas-hopes-threatened-by-corruption

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Articolo di Intibah Kadi pubblicato su The Saker il 2 giugno 2020
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]

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