Negli ultimi anni Israele ha dato prova di saper  valutare con precisione, leggendo tra le righe, la situazione politico-militare in Medio Oriente, e di saper sfruttare tempestivamente le opportunità di colpire obiettivi dei suoi nemici Siria e Iraq. Il sostegno illimitato degli Stati Uniti, oltre a quello interno e regionale, per il Primo Ministro di estrema destra Benyamin Netanyahu, ha permesso alla sua macchina militare di avvicinarsi ai suoi prospicienti avversari nella regione ovvero Siria, Iraq, Hezbollah e gli obiettivi iraniani in Siria, approfittando di momenti di debolezza altrui e senza innescare risposte serie dalla loro parte. Oggi più che mai, le possibilità di guerra aumentano. Una guerra potrebbe essere innescata da Israele e dagli Stati Uniti a seguito delle conseguenze delle dure sanzioni contro l’Iran e il suo partner libanese Hezbollah, e sicuramente indebolirà l’economia locale sia libanese che iraniana. Ed oltretutto, qualsiasi segno di debolezza degli oppositori di Israele, se male interpretato, potrebbe spingerlo a provocare Hezbollah ed i suoi alleati in Libano verso una guerra.

La storia dell’ostilità israeliana verso il Libano è di lunga data. La reazione interna libanese al resoconto della riunione della scorsa settimana della dirigenza di Hezbollah e l’analisi della situazione potrebbero dare ancora segnali sbagliati a Israele, facendogli credere che può attaccare i paesi vicini nell’errata percezione di un loro momento di debolezza. Tuttavia, se queste indicazioni e questi segnali porteranno effettivamente ad una guerra, il tutto sarà sicuramente più devastante per il Libano che la guerra del 2006, e molto probabilmente anche per Israele sarà distruttivo ad un livello che non ha più sperimentato dal 1973.

La reazione libanese alla prospettiva di una guerra quest’estate – nonostante l’opinione personale contraria del leader di Hezbollah ed in contrasto con le valutazioni del comandante militare espresse durante il suo discorso – potrebbe essere significativa. Il popolo libanese non è più pronto a pagare il prezzo di un’altra guerra (dopo la guerra del 2006 e gli otto anni di guerra innescati nel tentativo di imporre un cambio di regime in Siria).

In effetti, la reazione popolare ha rivelato molte altre questioni cruciali di sottofondo: il numero di perdite patito da Hezbollah non incoraggia certo all’idea di subirne altrettante; gli attuali scarsi rapporti tra Hezbollah e i paesi ricchi di petrolio ostacoleranno il turismo e qualsiasi altro investimento nella ricostruzione del paese se verrà devastato da una guerra avviata da Israele (come nel 2006); le dure sanzioni imposte all’Iran inoltre lo costringono ad un budget di spesa limitato, che ora sarà principalmente assegnato internamente, limitando così il sostegno ai suoi partner esteri per coprire i costi dei danni causati da Israele in caso di guerra; l’impossibilità per l’Iran di rifornire di armi Hezbollah alla stessa velocità con cui poteva farlo tra il 2006 e il 2018; la superiorità della macchina da guerra israeliana nell’infliggere gravi danni al Libano, considerato sia dagli Stati Uniti che da Israele interamente responsabile del solo fatto di ospitare Hezbollah; e la capacità degli amici e alleati di Israele di rifornire Tel Aviv con armi e con sostegno finanziario per ricostruire qualsiasi grave danno che Hezbollah possa infliggergli nell’evento “improbabile” di una guerra futura. Tutti questi fattori non diminuiscono la probabilità di una futura guerra in Medio Oriente; sono segni premonitori di pericolo e di una potenziale escalation.

La valutazione personale della leadership di Hezbollah sulla “inverosimiglianza” di una guerra questa estate potrebbe essere corretta per quanto riguarda la tempistica, in quanto l’iniziativa è sempre stata nelle mani di Israele. Tuttavia, ogni leader militare e politico prende in considerazione lo scenario peggiore. Dire altrimenti o diffondere ottimismo può servire a promuovere una sensazione errata di benessere. Dall’altro lato, potrebbe realmente aiutare ad evitare schermaglie domestiche, ma rappresenterebbe anche l’evasione da preoccupazioni tangibili e dalla prospettiva di una realtà ancora più cupa. Una parte dei libanesi sta già lavorando sotto pesanti sanzioni, e gli Stati Uniti stanno ricorrendo ad ogni possibile opportunità per incrementare queste sanzioni su Hezbollah e sui suoi ricchi e generosi contribuenti e uomini d’affari.

Il resoconto sulla riunione dei comandanti di Hezbollah con i loro capi non è stato ben accolto dalla società locale. Questa reazione dimostra quanto sia nettamente diviso il paese tra i sostenitori e gli oppositori di Hezbollah. Indica anche quanto sia potente l’effetto dei media locali e regionali sui governanti quando attaccano Hezbollah e la sua visione degli attuali problemi politico-militari, e quanto sia fragile il sostegno per l’efficienza di Hezbollah nel rispondere a qualsiasi guerra futura. Infine, avverte chiaramente che i sostenitori di Hezbollah non sono pronti ad accettare la perdita del loro leader in caso di guerra, un destino di cui nessuno vuole parlare.

Questi messaggi vengono letti dagli amici di Hezbollah, dai suoi membri e comandanti, ma anche dai nemici di Hezbollah. Israele – il paese responsabile dell’avvio di ogni singola guerra portata al Libano – sta anche leggendo il flusso di informazioni fornite involontariamente dalla reazione della popolazione e dalla leadership di Hezbollah. Tuttavia, la leadership israeliana deve considerare che, se messo alle strette, Hezbollah può svuotare ogni suo silo e far piovere su Israele ogni singolo missile o razzo in suo possesso – abbandonando le “Regole di Ingaggio” tacitamente concordate tra le due parti in caso di guerra .

Poiché Hezbollah non avrà nulla da perdere in caso di guerra, può svuotare il suo arsenale contro Israele e giocare le sue carte fino in fondo. La domanda è: anche se Israele gode del sostegno dei media mondiali, finanziari e di molti amici militarmente potenti, è pronto a passare attraverso una lunga e orribile guerra solo per esaurire i missili e i razzi di Hezbollah? Se questo è l’obiettivo israeliano, le sue possibilità di successo sono scarse. Hezbollah fa parte della società, e non può esserne rimosso se non con l’eliminazione di diverse centinaia di migliaia di persone dal Libano, il numero che rappresenta Hezbollah e la parte di società che lo protegge. Perché gli Stati Uniti e/o Israele dovrebbero dichiarare una guerra generale quando le sanzioni finanziarie saranno molto più efficaci a costi ridotti o nulli?

L’Iran, principale socio e alleato di Hezbollah, è diretto verso l’ignoto. Gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di ridurre a zero le esportazioni di petrolio dell’Iran, ponendo fine alla rinuncia sulle esenzioni dal petrolio iraniano ai partner statunitensi. Anche se è praticamente impossibile raggiungere questo preteso rigoroso livello di sanzioni perché molti paesi – principalmente Cina, Iraq e Turchia – non si atterranno alla volontà degli Stati Uniti in questa prima fase, è certo che l’Iran non sarà in grado di esportare tutti i suoi due milioni di barili di petrolio al giorno (l’Iran produce 3,45 milioni di barili al giorno). Gli Stati Uniti non stanno imponendo un esplicito embargo sull’Iran, altrimenti, sarebbe considerato un atto di guerra e scatenerebbe un’immediata rappresaglia bellicosa da parte dell’Iran e dei suoi alleati. Gli Stati Uniti vogliono imporre sanzioni economiche ai paesi che acquistano petrolio iraniano, in modo da mettere all’angolo il principale finanziatore di Hezbollah.

È una guerra di strangolamento che a breve e medio termine si sta dimostrando efficace. Questo tipo efficiente di guerra che è stato condotto in Siria su un livello microscopico, funzionerà anche su un livello più ampio? E quale sarà la reazione dell’Iran e dei suoi alleati se messi alle strette? Una domanda difficile a cui rispondere adesso, mentre le nuvole si addensano sopra il Medio Oriente.

*****

 Articolo di Elijah J. Magnier pubblicato su Information Clearing House il 26 aprile 2019
Traduzione in italiano di Pier Luigi S. per SakerItalia

Condivisione: