Oggi [29 Ottobre 2019] il Primo Ministro del Libano Saad Hariri ha rassegnato le dimissioni [in inglese] dopo un’ondata di proteste, a volta anche violente. In Iraq l’irritante religioso Moqtada Sadr si è unito alle proteste [in inglese] dopo che le precedenti proteste in Iraq erano anch’esse sfociate in violenze. In entrambi i paesi almeno una parte dei manifestanti chiede che i loro governi rassegnino le dimissioni. Sebbene le manifestazioni in entrambi i paesi siano motivate da tematiche locali, sia economiche che politiche, sono coinvolti attori stranieri [in inglese] che vogliono sfruttarle per raggiungere i propri obiettivi.

Elijah J. Magnier @ejmalrai – 12:37 UTC · Oct 29, 2019

I contestatori in #Libano e #Iraq, colpendo la stabilità dell’ “Asse della Resistenza” in questi due paesi e spingendo i primi ministri di entrambi i paesi a rassegnare le dimissioni, hanno condotto le due nazioni verso l’instabilità.

#USA e #Arabia Saudita hanno perso la #Siria, ma stanno ancora combattendo in altri teatri.

Il 6 ottobre avevamo messo in guardia rispetto a questi tentativi di “cambio di regime”: il tentativo di colpo di Stato in Iraq avrebbe potuto indebolire ulteriormente quel paese [in inglese]:

Durante gli ultimi cinque giorni ci sono state proteste in tutto il sud dell’Iraq, dove la maggior parte della popolazione è sciita. Nel giro di pochi giorni la protesta si è aggravata fino alle sparatorie, con oltre un centinaio di morti. In molte città uffici governativi e sedi di partito sono stati dati alle fiamme, e vari gruppi si sono affrettati a mettersi a capo del movimento “senza guida”.

Ci sono legittime ragioni per le proteste. La maggioranza della popolazione in Iraq ha meno di vent’anni. La gente ha poche possibilità di trovare un lavoro. Lo stato è debole, e molti dei suoi esponenti sono corrotti. I servizi che lo stato dovrebbe mettere a disposizione non vengono svolti. L’elettricità e la fornitura d’acqua sono spesso rare.

Ma queste non sono le ragioni per le quali le proteste sono immediatamente degenerate in violenza.

Le proteste sono parte del conflitto tra Stati Uniti, i loro mandatari sauditi, e l’Iran.

Lo scopo immediato è quello di abbattere il governo del Primo Ministro Adel Abdel Mahdi, che si è sforzato di restare neutrale nel conflitto tra gli Stati Uniti/Israele/Arabia Saudita e Iran.

Le nuove sanzioni USA contro le banche libanesi che presumibilmente sostengono Hezbollah sono probabilmente parte dei tentativi di Stati Uniti/Israele/Arabia Saudita di schiacciare l’Iran e i suoi alleati.

A causare le proteste e le dimissioni di oggi di Saad Hariri, sono stati anche l’imminente tracollo dell’economia molto debole  del Libano [in inglese], in parte causato dalle sanzioni statunitensi contro le banche libanesi, e la fine dei tradizionali aiuti al Libano da parte dei sauditi. Ora [Hariri] dovrà guidare un governo provvisorio che avrà troppo poco potere per poter cambiare qualcosa.

Entrambi, Iraq e Libano, hanno sistemi etnico-confessionali che sono finemente bilanciati. I signori della guerra o i leader dei clan dei vari gruppi usano lo stato per il proprio arricchimento personale. Prestare servizio per l’intero paese non significa nulla per loro. Tutto ciò che vogliono è più soldi, in modo da permettersi di far funzionare un sistema di appoggi e clientelismo per i loro seguaci più prossimi, così da mantenere sé stessi in quella posizione.

In Iraq e Libano le posizioni nel Parlamento e nel governo sono decise (più o meno) da quote assegnate ai gruppi, che sono difficili da cambiare. Entrambi i paesi starebbero meglio con costituzioni universali che spazzassero via ogni quota e posizione specifica per gruppi speciali.

Ma i gruppi cristiani in Libano ci rimetterebbero, in quanto la percentuale di popolazione cristiana è diminuita nel corso del tempo. In Iraq la posizione curda e quella sunnita, attualmente forti, perderebbero potere in favore della maggioranza sciita. Questi gruppi preferirebbero combattere piuttosto che rinunciare ai loro privilegi.

Il sistema politico corrente rende qualsiasi cambiamento estremamente difficile. I dimostranti stanno chiedendo ai politici corrotti di andarsene. Ma persino se i governi si dimettessero e indicessero nuove elezioni, l’osservanza delle leggi elettorali e delle costituzioni non farebbero altro che ricreare una situazione analoga a quella attuale.

Richiedere le dimissioni non è pertanto la maniera per ottenere il cambiamento.

La strategia migliore per le proteste legittime è di fare pressione sugli attuali governi per ottenere riforme. I governi in Iraq e in Libano hanno entrambi già concordato di realizzare alcuni cambiamenti. I manifestanti dovrebbero accettarli e ritirarsi. Nel caso i politici non si attenessero a quegli impegni, i manifestanti potrebbero sempre tornare nelle strade e richiedere che si faccia di più.

Sfortunatamente ci sono attori esterni con molti soldi che vogliono impedire che ciò avvenga. Vogliono gettare entrambe le nazioni nel caos assoluto, o persino nella guerra civile, in quanto sperano che indebolirebbe quelle fazioni che hanno buone relazioni con l’Iran.

In Libano c’è stata qualche violenza da parte di seguaci del movimento sciita Amal contro un campo di tende di manifestanti. I media “occidentali” hanno falsamente attribuito questa violenza ad Hezbollah. In Iraq le guardie di un palazzo governativo a Karbala hanno sparato sui manifestanti che tentavano di fare breccia dall’entrata. Alcuni media “occidentali” hanno falsamente sostenuto che a sparare fossero stati gli iraniani.

Ma gli attori esterni hanno già fatto tali tentativi non riuscendo a raggiungere i risultati sperati. Alla fin fine, ora il risultato di un conflitto violento sarebbe molto probabilmente assai diverso da quello da loro sognato. In entrambi i paesi è probabile che dopo un periodo sanguinoso e caotico, i gruppi che sarebbero premiati sono proprio quelli che sauditi, Stati Uniti e Israele vogliono abbattere.

Ci sarebbero anche molti danni collaterali, ed entrambi i paesi sarebbero ulteriormente danneggiati. È per questo motivo che i gruppi allineati all’Iran, al momento, stanno tentando di evitare di reagire alle evidenti provocazioni contro di loro. Ma se dovesse scorrere il sangue nelle strade sarebbe difficile mantenere ulteriormente tale atteggiamento.

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 Articolo di b pubblicato su Moon of Alabama il 29 ottobre 2019
Traduzione in italiano di Michele Passarelli per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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