Sul National Interest è comparso un curioso editoriale, scritto da Hans Binnendijk e David Gompert, soci scelti aggiunti della RAND Corporation. Intitolato “Il Ruolo della NATO nelle Operazioni di Stabilizzazione Post-Califfato[in Inglese], tenta di difendere il coinvolgimento della NATO in ogni dove, dalla Libia alla Siria all’Iraq, per favorire la stabilità a seguito della sconfitta dello Stato Islamico.

Gli autori propongono che la NATO arrivi a riempire ciò che definisce un imminente “vuoto lasciato dal collasso del Califfato”, paventando alternative tra cui “il caos o l’Iran, sostenuto dalla Russia, che riempiranno il vuoto, con grande danno, in entrambi i casi, agli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati”. L’editoriale non spiega perché l’Iran, che confina con Siria e Iraq, sia meno qualificato per influenzare la regione rispetto agli Stati Uniti, che si trovano letteralmente a oceani di distanza e non condividono nulla in termini di storia, cultura, lingua o interessi comuni di stabilità e pace.

L’editoriale riporta letteralmente:

La NATO è l’unica organizzazione di sicurezza con le competenze e la grandezza necessarie per assumersi questo compito. La coalizione anti-Stato Islamico di 68 paesi guidata dagli Stati Uniti è mal equipaggiata per impegnarsi in questo complesso compito. Dovrebbe farlo un’organizzazione più coesa, come la NATO, ma in modi che permettano una continua partecipazione araba. Una versione creativa della coalizione International Security Assistance Forse (ISAF) guidata dalla NATO potrebbe fornire la risposta.

È stata una scelta interessante da parte degli autori indicare uno dei più straordinari e prolungati fallimenti della NATO in Afghanistan con la menzione dell’ISAF, una forza che non solo non ha portato la stabilità alla nazione dell’Asia centrale in oltre un decennio e mezzo di occupazione, ma che ha anche presieduto l’emergere dello Stato Islamico, che in precedenza non era presente nel paese.

La realtà di ciò che è la NATO rispetto a ciò che cerca di spacciarla l’editoriale del National Interest sembra più la pubblicità di un prodotto scadente che un vero e proprio tentativo di analisi geopolitica o di risoluzione dei problemi. Ma la verità è ancora più in profondità.

La NATO è una palla da demolizione globale, non può creare stabilità

L’editoriale si concentra principalmente sul proporre i ruoli della NATO per una Libia, un Iraq e una Siria post-Stato Islamico.

La Libia, dei tre, è forse il paese con la situazione più tragica, con la NATO che ha utilizzato la forza militare diretta nel 2011 per abbattere il governo del leader libico Mu’ammar Gheddafi a sostegno di noti estremisti, fatti passare all’epoca sia dai portavoce della NATO che dai media americani come “ribelli moderati”.

La conseguenza prevedibile di questa campagna militare fu la trasformazione della Libia da stato-nazione relativamente stabile e unito, a paese dilaniato da fazioni in lotta fra loro. L’instabilità è diventata terreno fertile per l’estremismo, con molti dei gruppi sostenuti dalla NATO che si sono evoluti in quello che è oggi lo “Stato Islamico”.

L’editoriale del National Interest menziona anche la “partecipazione araba”. Va ricordato che le fazioni più estreme che combattono in Libia sono state aiutate non solo dall’intervento militare diretto della NATO, ma sono state anche armate e finanziate dalle dittature del Golfo Persico, tra le quali il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.

Un simile schema di diffusione dell’instabilità si è sviluppato in Siria e ha portato all’ascesa dello Stato Islamico, non l’ha certo impedita.

E l’instabilità dell’Iraq è una conseguenza diretta e duratura dell’invasione militare statunitense e dell’occupazione del 2003.

Se non altro, questo dimostra che la NATO e i suoi membri sono una palla da demolizione collettiva e globale. Proprio come una palla da demolizione non può essere utilizzata per costruire un edificio su un lotto vacante, la NATO non può essere utilizzata per costruire le condizioni per la stabilità in Medio Oriente e Nord Africa (MENA).

Fermare davvero lo Stato Islamico significa interromperne davvero il sostegno

In definitiva, ciò che chiede l’editoriale è l’occupazione permanente delle tre nazioni da parte delle forze della NATO, che vanno dalle forze speciali in Libia fino a quelle che occupano formalmente al-Raqqa in Siria e Mossul in Iraq.

È interessante notare che l’editoriale suggerisce che la forza d’occupazione della NATO in Siria non dovrebbe essere utilizzata solo per combattere lo Stato Islamico, ma anche per dissuadere “le spinte militari siriane”, riferendosi alle forze armate del vero e unico governo legittimo in Siria.

Quest’ultimo punto esprime pienamente ciò a cui la NATO è veramente interessata, ed è quello che sta pubblicizzando in realtà questo discorso promozionale. La NATO non è nel MENA per sconfiggere lo Stato Islamico, ma sta semplicemente utilizzando lo Stato Islamico come pretesto per proiettare l’egemonia occidentale in tutta la regione.

Il paragrafo conclusivo afferma:

Questa strategia della NATO non può risolvere la Guerra Civile siriana, portare l’armonia etnica e settaria in Iraq o creare un efficiente stato libico, né ci si deve aspettare che lo faccia. Quello che può fare è creare condizioni di stabilità in cui le soluzioni durature abbiano almeno una possibilità, e può farlo solo se gli USA sono pronti ad invitare la NATO ad unirsi ad essi per riempire il vuoto post-ISIS, e se gli alleati europei risponderanno a quella chiamata.

Di sicuro la presenza della NATO in Siria, in Iraq o in Libia non darà alcun tipo di stabilità. La NATO ha dimostrato la sua incapacità assoluta di raggiungere questo obiettivo nella sua occupazione dell’Afghanistan durata 16 anni. Affermare che l’occupazione della NATO “creerà condizioni di stabilità in cui le soluzioni durature avranno almeno una possibilità” è semplicemente il modo della NATO di garantire che non le importa di come lei stessa abbia creato il caos nel MENA, avrà una partecipazione al risultato, se non altro perché ha letteralmente conquistato e occupato territorio all’interno della regione postbellica.

È interessante notare che lo Stato Islamico è sorto a seguito della violenza sostenuta dalla NATO e guidata dagli USA, diffusasi dall’Africa settentrionale all’Asia centrale, e ha iniziato a subire rovesci a causa di un intervento russo e iraniano più grande e più diretto.

Per esempio, il bombardamento delle linee logistiche dello Stato Islamico e del Fronte al-Nusra provenienti dai confini della Turchia da parte degli aerei da guerra russi, ha portato inevitabilmente a grandi conquiste dell’Esercito Arabo Siriano, inclusa la liberazione di Aleppo, il contenimento di Idlib e una significativa diminuzione del territorio posseduto dallo Stato Islamico in Siria orientale.

Il flusso di rifornimenti proveniente dalla Turchia che alimenta lo Stato Islamico e altri fronti estremisti è il risultato del sostegno dei paesi del Golfo Persico, che a loro volta servono come intermediario per il sostegno degli Stati Uniti e della NATO a quello che la Defence Intelligence Agency americana chiamò nel 2012 (file .pdf) [in Inglese] un “Principato Salafita”.

Lo scopo specifico di questo “Principato Salafista”, sostenuto dalle dittature del Golfo Persico, dalla Turchia e da quello che la DIA americana chiama “l’Occidente”, era “isolare il regime siriano”. Chiaramente all’epoca, se la NATO fosse stata sinceramente interessata a sconfiggere lo Stato Islamico e annullare i danni fatti da esso, allora avrebbe iniziato prima di tutto a ritirare il sostegno suo e dei suoi alleati all’organizzazione terroristica.

Insomma, se la NATO vuole veramente creare la stabilità nel MENA, ha solo bisogno di smetterla di seminare intenzionalmente instabilità.

Naturalmente, un blocco militare unilaterale che semina intenzionalmente il caos in un’intera regione del pianeta  fa questo per uno scopo molto specifico. È lo stesso obiettivo che tutti gli egemoni hanno cercato di raggiungere durante la storia umana, ovvero dividere e distruggere le regioni che non potevano conquistare direttamente. Un avversario distrutto non può essere tanto redditizio quanto un avversario conquistato, controllato e sfruttato, ma è certamente preferibile ad un avversario libero e indipendente che contribuisce ad un maggiore ordine mondiale multipolare. La NATO, inserendosi nel caos che ha lei stessa creato, assicura solo ulteriore caos, come è stato dimostrato in Afghanistan.

All’interno di questo caos, la NATO può assicurarsi che nessuno al di fuori di essa possa trarre benefici dalla regione. Una richiesta come quella del National Interest, che chiede che la NATO porti “stabilità” alla regione MENA, è in netto contrasto con la realtà: ovunque vada la NATO, non solo arriva il caos, ma rimane a tempo indefinito fino alla partenza della NATO.

La cosa migliore che la NATO può fare per la stabilità in tutto il MENA è andarsene.

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Articolo di Ulson Gunnar pubblicato il 20 maggio 2017 su Land Destroyer.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.it

[Le note in questo formato sono del traduttore]

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