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Vladimir Putin ha appena ordinato il ritiro delle forze russe in Siria:

“Considero generalmente raggiunti gli obiettivi stabiliti dal Ministero della Difesa. Per questo motivo ordino l’inizio del ritiro della parte principale del nostro contingente militare dal territorio della Repubblica Araba Siriana a partire da domani” ha detto Putin lunedì nel corso di un incontro con Shoigu e il Ministro Degli Esteri Russo Sergey Lavrov.

In un breve intervallo di tempo la Russia ha creato in Siria una formazione militare piccola ma molto efficace. Il lavoro fattivo delle nostre forze armate ha permesso che iniziasse il processo di pacificazione, ha detto Putin, aggiungendo che  “Le truppe governative russe e le forze patriottiche [della Siria] hanno cambiato la situazione nella lotta con il terrorismo internazionale e ne hanno bloccato l’iniziativa.”

La prima domanda che ci si deve fare è se ciò sia corretto o meno: i Russi hanno raggiunto il loro obiettivo, sì o no? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo vedere quali fossero gli obiettivi iniziali russi. L’ho fatto nel mio articolo “ “Tredicesima settimana dell’intervento russo in Siria: smascheriamo le bugie” dove ho scritto (grassetto aggiunto)

La questione fondamentale qui è il criterio da usare per misurare i “successi”. E questo, a sua volta, porta a chiederci in primo luogo che cosa sperassero di ottenere i Russi con il loro intervento. Si dà il caso che Putin abbia detto chiaramente, e in forma ufficiale, quale fosse lo scopo dell’intervento russo. L’11 ottobre, in un’intervista con Vladimir Soloviev sul canale TV Russia1, ha dichiarato:

Il nostro obbiettivo è quello di stabilizzare il governo legittimo e creare le condizioni per un compromesso politico.

Tutto qui. Non ha detto che la Russia, da sola, avrebbe cambiato il corso della guerra, tanto meno che l’avrebbe vinta. E anche se qualcuno aveva considerato l’intervento russo come in grado di cambiare completamente le carte in tavola, segnando la fine del Daesh, io non ci avevo mai creduto. Ecco quello che avevo scritto esattamente il giorno prima che Putin facesse quella dichiarazione::

Teniamo però a mente una cosa: il contingente militare russo in Siria è esiguo, almeno al momento, e non assomiglia neanche lontanamente a quello di cui si parlava (…) perché non c’è alcun modo per cui l’assai limitato intervento russo possa cambiare le tempistiche della guerra, almeno non da solo. Sì, continuo ad insistere che l’intervento russo è un intervento molto limitato. 12 SU-24M, 12 SU-25SM, 6 SU-34 e 4 SU-30SM non sono una grande forza, anche se appoggiata da elicotteri e missili da crociera. Certo, la presenza russa è stata molto efficace nel far scendere la pressione sul fronte nord-ovest e nel rendere possibile una controffensiva dell’esercito siriano, ma non porrà , da sola, termine alla guerra.

Sono stato criticato duramente allora per aver “minimizzato” il campo e il potenziale dell’operazione russa, ma ho preferito ignorare queste critiche perché sapevo che il tempo mi avrebbe dato ragione.

La dichiarazione di oggi finalmente mette in cantina le varie teorie della “più prevista delle rese dei conti” e l’altra del “cambio di gioco”. Almeno spero :-)

L’intervento russo è un successo incredibile, questo non è in discussione. Si dovrebbero fare grandi complimenti a Vladimir Putin e alle forze armate russe per aver stabilito degli obiettivi pienamente commisurati alle loro reali capacità. I Russi si sono impegnati con una piccola forza e hanno realizzato obiettivi limitati: l’autorità legittima del governo siriano è stata stabilizzata e sono state create le condizioni per un compromesso politico. Questa non è un’opinione, questi sono fatti sul campo. Perfino i peggiori detrattori di Putin non possono negarlo. La dichiarazione di oggi dimostra anche che i Russi si stanno attenendo alla loro iniziale exit-strategy e che adesso sono abbastanza confidenti da ritirare le loro forze. Questo è a dir poco eccezionale (quand’è l’ultima volta che gli USA l’hanno fatto?).

Ma ancora, questo lascia molte domande senza risposta.

Una partizione della Siria?

Ritirando le proprie forze i Russi potrebbero dare agli USA il segnale di via libera per la loro “piccola guerra vittoriosa“ contro Daesh. Ma questa potrebbe anche essere una trappola. Considerato il completo fallimento delle forze armate in Afghanistan e in Iraq, ci si dovrebbe chiedere perché all’improvviso dovrebbero fare meglio in Siria, ancor più se si pensa che, oltre che contro Daesh dovrebbero affrontare anche combattenti iraniani e di Hezbollah. Inoltre, diversamente dalle Forze Aerospaziali Russe, gli Americani impegneranno forze di terra, e queste hanno una tendenza molto più grande ad impantanarsi in lunghe operazioni contro-insurrezionali. Se io fossi un consigliere militare USA, scoraggerei i miei superiori dall’intraprendere un’operazione di terra in Siria, anche se i Russi se ne sono andati.

E ancora, che succede se gli Americani riescono?  Dopo tutto, Daesh ha preso una brutta batosta e forse, non potrebbe essere almeno buttato fuori da Raqqa? Forse. Ma se succede questo, il problema diventerà se gli Americani vogliono arrivare ad una spartizione de facto della Siria (de jure non possono, visto che una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha specificamente richiesto uno Stato unitario).

La divisione della Siria è stato, ed è ancora, l’obiettivo a lungo termine di Israele. Considerato il potere immenso dei Neocon oggi (senza pensare ad un’eventuale presidenza di Hillary!) le possibilità che gli USA provino a dividere la Siria sono immense.

E se invece gli Americani falliscono, o neanche abboccano e restano fuori dalla Siria? Il ritiro russo non rischia di lasciare la Siria orientale nelle mani di Daesh?  Questa non sarebbe un’altra partizione de facto del paese?  Forse. Di nuovo, questo è un rischio reale.

Infine, se i Turchi e i loro alleati Sauditi invadessero, quasi sicuramente si finirebbe per avere una partizione della Siria perché è dubitabile che il governo siriano possa affrontare contemporaneamente Daesh e la Turchia e i Sauditi. L’Iran, naturalmente, potrebbe, ma ciò causerebbe una grande escalation che finirebbe per minacciare l’intera regione.

Penso che il rischio di una partizione della Siria sia, ahimè molto reale. Comunque, detto questo, vorrei ricordare a tutti che la Russia non ha nessun obbligo morale o legale di preservare da sola l’integrità territoriale della Siria. In termini puramente legali, questo è un obbligo di ogni singolo Paese sulla terra (a causa della Carta delle Nazioni Unite e della recente Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU) e in termini morali, questo è il primo e maggiore obbligo dello stesso popolo siriano. E penso che sia lodevole per la Russia fare tutto ciò che può per evitare la partizione della Siria, e sono convinto che la Russia farà del proprio meglio a tal fine, ma questo non significa che debba essere un obbligo per i Russi.

Future opzioni e operazioni russe?

Vorrei rivolgere la vostra attenzione alle seguenti parole di Putin: “Considero generalmente raggiunti gli obiettivi stabiliti dal Ministero della Difesa”. Per coloro che non avessero familiarità con il contesto (valutazione di un’operazione militare) questa potrebbe suonare come una totale approvazione. Non lo è. Nella terminologia militare russa “generalmente raggiunto” è meglio di “soddisfacente” e grosso modo equivalente a “buono” ma non “eccellente”. Putin non sta dicendo che la prestazione delle forze russe sia stata meno che eccellente, ma che gli obiettivi che erano stati stabiliti all’inizio non sono stati pienamente/perfettamente raggiunti. In altre parole, ciò lascia la porta aperta a un’operazione di “completamento obiettivi”.

Il secondo momento interessante nella dichiarazione odierna è che Putin ha aggiunto che “per controllare il rispetto degli accordi di cessate il fuoco nella regione, Mosca manterrà la propria base di Khmeimim nella provincia di Latakia e una base nel porto di Tartus“.

Secondo me, la combinazione di queste due frasi ci conduce a una probabilità molto alta che i Russi tengano aperte le loro opzioni. Primo, continueranno a rifornire i Siriani di materiale, addestramento, intelligence e operazioni speciali e, secondo, manterranno l’opzione di utilizzare la propria potenza militare se/quando necessario. Non solo la Russia possiede la capacità di colpire dal Caspio, dal Mediterraneo o con i propri bombardieri a lungo raggio, ma è probabile che abbia già abbastanza materiale e personale pre-posizionato a Tartus, Khmeimim e altrove in Siria da poter essere pronta ad intervenire con un preavviso molto scarso (diciamo in caso di attacco turco contro Latakia, per esempio).

Infine, sono convinto che nei colloqui con la (appena creata) “opposizione moderata” i Russi lasceranno regolarmente cadere consigli riguardo alla necessità di arrivare ad un accordo negoziato con il governo siriano “per timore che la guerra ricominci con una nuova intensità” (o qualcosa in questo senso). Ricordatevi che, diversamente dalle loro controparti USA, i diplomatici e gli agenti del servizio informazioni russi comprendono davvero i propri interlocutori, non solo perché parlano fluentemente le lingue locali e ne capiscono la cultura, ma perché la principale e più importante qualità che ci si aspetta da un diplomatico o da un agente russo è la capacità di capire le reali, profonde, motivazioni della persona con cui parla, di essere in grado di mettersi nei suoi panni. Ho avuto sufficiente esperienza con agenti e diplomatici russi da essere sicuro che loro stiano già parlando con tutte le figure chiave in posizione di potere all’interno della cosiddetta “resistenza moderata” per massimizzare il guadagno che ognuno di loro potrebbe avere da una soluzione negoziata. Oh, certo ci saranno bei discorsi in conferenze e sedute plenarie, ma gli sforzi più importanti verranno fatti in conversazioni informali che si terranno in ristoranti, retrobottega e nei vari alberghi in cui i Russi si vorranno rendere dannatamente sicuri di trasmettere ai propri interlocutori che lui/lei ha un interesse molto personale nel successo dei negoziati. Ci saranno molte contrattazioni in cui si faranno promesse e velate minacce e mentre certuni, naturalmente, resisteranno a queste “pressioni gentili”, l’effetto cumulato di questi incontri informali sarà cruciale. E se ciò significa preparare 500 diversi approcci e tecniche di negoziato per 500 contatti diversi, i Russi metteranno in campo il personale, il tempo e le risorse perché ciò avvenga.

Valutazione

E’ troppo presto per dare una valutazione categorica sulla tempistica e sulle conseguenze del ritiro russo dalla Siria. Ricordiamoci che sono tante le cose che non sappiamo. Quello che sappiamo è che Sergei Lavrov ha avuto un programma assolutamente folle nell’ultimo mese, e che i diplomatici russi hanno intrattenuto negoziati intensi con tutte le potenze regionali. Sono convinto che i Russi abbiano pianificato il loro ritiro almeno con la stessa attenzione con cui hanno pianificato il loro intervento e che si saranno lasciate aperte il maggior numero di opzioni possibili. Comunque, il grande vantaggio di una decisione unilaterale è che, diversamente da una presa come parte di un accordo con altri, può anche essere revocata unilateralmente. Ci sono voluti solo pochi giorni ai Russi per lanciare la loro operazione iniziale, anche se hanno dovuto eseguire tutto in condizioni difficili e sotto il manto della segretezza. Quanto ci vorrebbe per tornare in Siria se necessario?

Tutto considerato, io semplicemente mi fido di Vladimir Putin. No, non solo perché sono un fan di Putin (certo che lo sono!), ma a causa di tutto il suo passato in cui ha avuto ragione, in cui ha preso decisioni difficili, anche rischiose, che hanno consegnato alla Russia un altro successo inaspettato.

Come ogni buon giocatore di scacchi, Putin sa che uno dei fattori chiave in qualunque guerra è il tempo e finora ha superbamente sincronizzato ogni sua mossa. Sì, ci sono state volte nel passato in cui ero veramente preoccupato per quelli che mi sembravano lunghe attese o rischi eccessivi, ma ogni volta le mie paure si sono rivelate infondate. E sì, posso facilmente mettere insieme una lunga serie di scenari potenzialmente catastrofici per la Siria, ma penso che ciò avrebbe senso se Putin avesse, come ha Obama, una lunga e impressionante lista di fallimenti, disastri, errori di valutazione, e imbarazzanti sconfitte sul proprio conto. Ma non ce l’ha. In realtà, quella che vedo è una fantastica lista di successi ottenuti contro tutte le probabilità. E la chiave per il successo di Putin potrebbe essere che lui è un realista duro e puro.

La Russia è ancora debole. Sì, è più forte che nel passato e sta crescendo molto velocemente, ma è ancora debole, specialmente a confronto dell’immenso Impero AngloSionista, le cui risorse semplicemente fanno apparire la Russia come un nano nella maggior parte delle categorie. Comunque, questa debolezza comparativa costringe anche il Cremlino ad essere molto attento. Quando un impero è ricco e potente essere arroganti e sovrastimare le proprie capacità non è neanche lontanamente dannoso quanto lo è per un paese debole. Si guardi agli USA sotto Obama: sono passati da una umiliante e costosa sconfitta all’altra – e ancora sono qui, sempre nel pieno della loro potenza, forti quasi quanto lo erano dieci anni fa. Mentre alla lunga il tipo di arroganza e incompetenza che oggi osserviamo nei decisori USA condurrà all’inevitabile crollo dell’impero, nel breve/medio periodo non si pagherà un prezzo troppo alto per il fallimento in Siria. Solo un esempio: si pensi agli interventi militari USA in Afghanistan e Iraq. Sono fallimenti totali, disastri abbietti di grandezza incalcolabile. Saranno esempi storici dei peggiori fallimenti della politica estera. Ma nonostante ciò, se si fa una passeggiata nelle downtown di New York o San Francisco non si penserebbe mai che si sta visitando una nazione che ha appena perso due lunghe e importanti guerre.

La Russia non ha questa “lussuria per il potere“, deve considerare tutti i dettagli e deve pianificare ogni mossa con la massima precisione. Proprio come chi cammina sul filo senza rete di sicurezza, Putin sa che ogni singolo passo falso può avere conseguenze catastrofiche.

Ritirare il grosso della task force delle forze armate russe in Siria proprio adesso è una mossa che di sicuro richiede fegato ed è potenzialmente rischiosa, sono anche convinto che sia quella giusta. Ma solo il tempo ci dirà se la mia convinzione è giustificata o meno.

The Saker

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Pubblicato su Thesaker.is il 14 Marzo 2016

Tradotto in Italiano da Mario B. per SakerItalia.it