Contrariamente agli articoli dei media simpatizzanti per la Turchia, non ci sono accordi segreti russo – turchi per “federalizzare” la Siria, per spartirla in “zone di influenza” o per una rimozione dal potere del presidente Assad.

Il 28 dicembre 2016, il giorno prima che i ministri degli Esteri russo e turco comunicassero il loro piano di cessate il fuoco al Segretario Generale dell’Onu e al Consiglio di Sicurezza, è apparso un articolo [in inglese] della Reuters in cui si dice che la Russia e la Turchia sarebbero arrivate ad un accordo privato per suddividere la Siria in “zone d’influenza”.
Teoricamente questo include anche la definitiva rimozione dal potere del presidente siriano Assad, sebbene sembra che l’Iran non sia stato d’accordo.

Di seguito il paragrafo dell’articolo di Reuters:

La Siria verrebbe divisa in zone informali di influenza di potere regionale, e Bashar al-Assad rimarrebbe presidente per almeno un paio d’anni, all’interno del piano delineato da Russia, Turchia e Iran, dicono le fonti.

Un tale accordo, che premetterebbe autonomia regionale con una struttura federale controllata dalla setta Alawita di Assad, è nel suo stadio iniziale, soggetta a cambiamenti, avrebbe bisogno dell’approvazione di Assad e dei ribelli e, alla fine, degli stati del Golfo e degli Stati Uniti, dicono fonti vicine al pensiero della Russia…

Il potere di Assad verrebbe meno sotto un accordo fra tre nazioni, dicono diverse fonti. Russia e Turchia gli permetterebbero di rimanere fino alle prossime elezioni presidenziali, quando si dimetterà in favore di un candidato Alawita meno polarizzante.

Secondo le fonti, l’Iran deve ancora essere convinto, ma alla fine in ogni caso Assad andrebbe via salvandosi la faccia, e con garanzie per lui e la sua famiglia.

Una lettura attenta dell’articolo mostra che le “fonti” a cui si riferisce sono quasi interamente turche. L’unica fonte russa sembra essere Andrey Kortunov, un ben noto accademico russo e commentatore di affari internazionali, direttore generale del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali, e che è inoltre connesso al Centro Carnegie di Mosca.
Sebbene Kortunov sia un importante studioso, non è un dipendente del governo russo, e la misura con cui sarebbe familiare con i dettagli delle negoziazioni che sono avvenute fra i governi russo e turco deve essere aperta ad ogni dubbio.

Il discorso di una struttura federale per la Siria può avere la sua origine da alcuni ufficiali russi che sono noti per aver avanzato la proposta di una possibile ‘soluzione federale’ per il problema curdo della Siria. Ho parlato di questa proposta che coinvolgeva i curdi [in inglese] il 25 ottobre 2016 e ho sottolineato che non è per nulla corretto definirla una soluzione federale, ma piuttosto

…la sorta di accordo che esiste all’interno della Russia, in cui aree come il Tatarstan, sono note per avere una distinta identità etnica, e dove esistono speciali disposizioni per riconoscere e favorire questo fatto.

Guarda caso, il governo siriano ha categoricamente respinto questa proposta e nonostante l’insistenza dei curdi è tutt’altro che chiaro che non ci più sia speranza.

E’ la Turchia a spingere per la proposta di federalizzazione, suggerisce l’articolo. Se così fosse allora è alquanto improbabile che la Turchia voglia una ‘soluzione federale’ per i curdi in Siria, specialmente se (come sarebbe quasi certamente) il suo effetto fosse di consolidare l’YPG anti-turca al potere nelle aree curde della Siria lungo il confine. Visto che è comunque molto difficile vedere come una federalizzazione potrebbe funzionare per la Siria senza i Curdi, già questa di per sé è una buona ragione per dubitare che le richieste turche di una “soluzione federale” vengano prese sul serio.

Ad ogni modo la difficoltà principale che la ‘soluzione federale’ affronta è che fuori dalle aree curde non ha praticamente alcun appoggio in Siria.

La guerra in Siria è spesso descritta come una guerra settaria fra un regime siriano Alawita, che si appoggia alle comunità della minoranza, situate soprattutto nelle popolose regioni costiere della Siria occidentale, e la maggioranza siriana sunnita che rappresenta la quasi totalità della popolazione delle regioni centrali e orientali. L’idea della soluzione federale prevede per la Siria la sua divisione in 3 parti sulle linee etniche e settarie, con una regione a dominazione alawita in Siria occidentale lungo la costa, un’area curda a Nord, e una sunnita nella vasta ma poco popolata zona interna al centro e ad est.

I siriani con cui ho parlato mi hanno detto che comunque questa concezione della Siria è sbagliata. La Siria non è divisa sulla base di linee settarie. La maggior parte dei siriani si identifica prima e sopratutto come arabi e siriani indipendentemente da quello che può essere il loro credo religioso. E’ un errore pensare che il violento settarismo wahhabita/salafita che è stato importato in Siria nell’ultimo paio di anni, forza motrice della guerra, e il marginalmente meno violento settarismo sunnita dei Fratelli Musulmani che lo ha preceduto, siano rappresentativi dei comportamenti della maggior parte dei siriani.

Visto che la maggioranza dei siriani si oppone alla divisione il linee settarie, la divisione della Siria in una federazione lungo tali linee non trova appoggio e non ha senso. In effetti tutti i sondaggi di opinione in Siria dall’inizio della guerra mostrano che la gran parte dei siriani (oltre il 70%) vuole che il loro paese rimanga unito [in inglese].

Riassumendo, la proposta ovviamente non ha attrattive e ha poca o nessuna prospettiva di successo, quindi è difficile vedere perché i russi, il cui interesse è di mantenere una Siria unita, vorrebbero appoggiarlo.

Si dà il caso che i maggiori sostenitori della ‘soluzione federale’ per la Siria fino a poco tempo fa siano stati alcuni estremisti negli USA, che avendo perso la speranza di ottenere un cambio di regime in Siria, si sono messi a far silenziosamente pressione per la creazione di uno stato cliente pro-USA nella parte centrale e orientale della Siria. Il solo fatto che la soluzione federale per la crisi siriana abbia avuto appoggio da parte degli Stati Uniti è comunque una buona ragione per dubitare che i Russi vi siano interessati.

Se la ‘soluzione federale’ non ha attrattive per i russi e non è stata quasi sicuramente accettata da loro, perché i Turchi ne stanno parlando?

La ragione è quasi certamente collegata alle politiche interne turche.

Il problema fondamentale che il governo turco affronta è che il progetto di cambio regime in Siria in cui si è così totalmente e pubblicamente impegnato, ha ora la prospettiva di un totale fallimento.

Questo dev’essere non solo molto difficile da accettare per alcuni funzionari turchi, ma sarebbe vista anche come una sconfitta da molte persone in Turchia. In alcuni casi qualcuno potrebbe vederla persino non come una semplice sconfitta, ma come un tradimento.

In queste circostanze non sorprende vedere esponenti turchi occupati a rassicurare il pubblico, e forse in parte anche loro stessi, che sarebbe tutto solo parte di un astuto piano per dividere la Siria in “zone d’influenza” con la Russia, preservando l’influenza turca in Siria, e consentendo al presidente Assad di farsi da parte.

Il fatto che ci sia totale silenzio da Mosca è la ragione più plausibile per dubitare che qualcosa di tutto ciò sia vero. Perché i Russi, dopo la sconfitta degli Jihadisti ad Aleppo, dovrebbero accettare tutto questo?

In realtà è molto improbabile che i Russi siano d’accordo con una di queste idee turche, e i turchi in fondo lo sanno. Esserlo contraddirebbe completamente la consolidata politica russa, per la quale sono tutte questioni che i siriani devono decidere in trattative che devono svolgersi fra di loro, e che non hanno nulla a che fare con la Russia.

Se i russi hanno fermamente rifiutato di cambiare questa politica sotto pressione degli Stati Uniti [in inglese], perché dovrebbero farlo per accontentare i turchi?

L’unico accordo noto a tutti che i russi hanno fatto con i turchi è comunicato al consiglio di sicurezza dell’ONU [in inglese] il 29 dicembre 2016.
Questo accordo non fa riferimento alla Siria divisa in “zone d’influenza”: o in qualche sorta di struttura federale. E nemmeno dice qualcosa circa Assad che si fa da parte.

Non ci sono motivi per pensare ad ulteriori accordi russo-turchi per la Siria, incluso accordi riguardo “zone d’influenza” o un eventuale allontanamento del presidente Assad, ed è una certezza virtuale che tali accordi, informali o di altro tipo, esistano.

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Articolo di Alexander Mercouris pubblicato su The Duran il 3 gennaio 2016

Traduzione in italiano a cura di Chiara per Sakeritalia.it

[Le note in questo formato sono del traduttore]