Può un gioco di ruolo spiegare la condotta irrazionale dei governi, le rivoluzioni colorate, la nascita di fenomeni apparentemente inspiegabili e far chiarezza nella mente del complottista più accanito come del giornalista più blasonato? Altroché e nell’articolo che segue ve lo dimostrerò.

La tenuta di volo di un velivolo, chi testa un macchinario, una guerra su vasta scala, tutto può essere simulato e così farsi una idea su qualche cosa o addirittura scoprire errori che fino a quel momento non erano stati presi in considerazione.

Chi scrive ha una laurea in storia e da anni lavora nel mondo della comunicazione, nel videogiornalismo e nel documentarismo storico. Il mio pane è interrogarmi e studiare come i popoli si muovono nella storia. In genere sempre nello stesso modo.

In questo caso specifico però la mia esperienza più utile è quella di arbitro di giochi che, semplificando, potremmo chiamare “di ruolo”.

Un gioco di ruolo è basato sul fatto che i giocatori devono immedesimarsi in un ruolo/personaggio, e l’arbitro deve aiutarli in questa immedesimazione ponendo loro delle prove non di rado generate dal caso. I giochi di ruolo di cui mi occupo sono di natura storica e geopolitica: Una mappa di un dato periodo, qualche giocatore che gestisce uno stato e un arbitro che armonizza le azioni dei partecipanti alla partita, in parte affidandosi a dei dadi e in parte al buon senso.

Gli unici limiti sono nella decenza e nella verosimiglianza minima, tipo, “no, i romani non possono avere gli F16”.

Faccio l’arbitro di questo tipo di giochi da anni e dopo centinaia di cosiddette “campagne” credo di avere assimilato una statistica definitiva. In sostanza sono simulazioni di come, l’essere umano con del potere reagisce ed agisce.

In questi giochi ogni partecipante conosce all’inizio solo ciò che lo riguarda. Pochi dati: quanti soldi gli da il proprio stato, quanto costa armare un esercito. Chi sono i propri avversari di gioco. Una mappa consente di visualizzare dove avviene un certo evento (poniamo ad esempio la rivolta di una provincia). Il giocatore incarna in sé lo spirito collettivo della elite di governo in un dato stato e, salvo bipolarismi patologici, la univoca condotta di questa elite.

La cosa interessante di queste campagne è che sono assolutamente libere, cioè non regolate da tabelle rigide come nei boardgames classici. Qui la ragionevolezza di un arbitro e qualche dado nei casi dubbi sono messi al servizio della sfrenata e non di rado sadica fantasia dei giocatori.

Se una azione fatta da un giocatore è banale e ragionevole o totalmente irragionevole magari non vi sarà nemmeno bisogno di tirare il dado, sarà approvata nel primo caso e negata d’imperio nel secondo. Se, al contrario, la richiesta o azione è logica ma in un qualche modo rischiosa, l’arbitro tirerà un dado basandosi sul proprio buon senso e assegnando la probabilità di riuscita tenendo conto anche delle circostanze in quel preciso momento. Nella vita reale avviene nello stesso modo. In genere si può fare solo ciò che, per quanto assurdo, rientra in una logica e quindi ha la forza di esistere.

Facciamo alcuni esempi per capirci meglio:

Se gioco gli Stati Uniti e comunico all’arbitro che voglio ridurre le mie spese militari, probabilmente l’arbitro mi toglierà il potere sugli USA e mi farà tornare a giocare a Monopoli.

Se sono la Russia e voglio una alleanza strategica con la Bielorussa beh tirerò un dado sulla base di probabilità che calcolerà l’arbitro. Anche se probabilmente qualcuno cercherà di nascondere il dado.

Se sono Israele e l’arbitro fa un tiro di dado a me sfavorevole, sicuramente è un antisemita e deve essere cambiato.

I giocatori però possono fare anche altre cose: parlare in segreto tra di loro, accordarsi, firmare patti e creare complotti.

E qui arrivo al cuore del meccanismo mentale del complottista ma anche, purtroppo, del giornalista medio.

In tutta la mia esperienza di arbitro, e di studioso di storia, ho visto che il complotto è una sorta di proiettile di cui si controlla sempre e solo l’innesco ma mai l’arrivo né, tanto meno, il percorso.

Perché?

Per via della complessità, un fattore, questo, che il complottista non prende mai in considerazione. Men che meno i giornalisti del copia e incolla non verificato.

Se il governo ci dice che una cosa è vera, spesso il complottista si interessa solo di affermare che quella cosa è falsa, il giornalista che è vera. Ma vale anche in senso inverso. La verità è che essa è quasi sempre sia vera che falsa a seconda delle circostanze o del caso.

Come arbitro mi sono trovato davanti sempre allo stesso schema. Centinaia di volte: quello che fa un giocatore è regolarmente modificato dalle azioni quasi sempre inconsapevoli degli altri. Non solo, il giocatore autore di un complotto è a sua volta all’oscuro di ciò che fanno gli altri ed anche di come la propria azione influirà sul loro stesso gioco. Regna il caos.

Ecco, la geopolitica, specialmente quella più sporca, funziona nello stesso modo.

Vi faccio un esempio ambientato in una campagna di epoca ellenistica, ma questo schema potrebbe benissimo essere applicato all’ultima settimana di questioni internazionali di cui, sui giornali, intuiamo a malapena l’ombra distorta di una verità del resto sempre mutevole.

Arbitravo questo scenario a cinque giocatori. Li chiamerò A, B, C, D ed E.

Ad un dato momento il giocatore A decide di creare una illusione al giocatore B. Gli fa avere la notizia da dei truffatori che un popolo sta per invaderlo e che in qualità di ambasciatori di questo popolo, i truffatori gli chiedono il danaro per edificare una città X all’interno del territorio di B. Invenzioni di un nerd fantasioso che gioca? No in realtà. La storia è piena di truffatori carismatici che si inventarono storie con cui truffare dei gruppi di potere. Ricciotti Garibaldi, un nipote del più noto Giuseppe, si fece dare nel 1926 fior di quattrini dalla massoneria e dal governo francese per organizzare un fantomatico esercito con cui spodestare Mussolini. In realtà Ricciotti era un truffatore che si giocò tutto al casinò ed era pure informatore della polizia fascista ma ciò che qui è interessante è l’illusione: dei governi ci cascarono, la massoneria ci cascò, ci cascarono anche molti militanti anarchici che accorsero da lui per armarsi e fare la rivoluzione in Italia. Ma se costui fosse stato più idealista che truffatore? Cosa sarebbe accaduto?

Ecco che vediamo la serietà di certe simulazioni ludiche. Perché B casca nella illusione architettatagli da A e trasforma una diceria in un piccolo stato autonomo, dei criminali al soldo di A diventano loro malgrado i capi di questa città X.

Allora A, che mai avrebbe creduto ad una simile ingenuità di B, decide di finanziare con straordinaria generosità i truffatori da lui stesso generati purché gli siano fedeli. La loro città ha ora un mezzo esercito ma non ha obbiettivi. B non lo sa. Ma nemmeno A sa che i giocatori C e D hanno iniziato anch’essi a finanziare X dotandola, l’uno all’insaputa dell’altro, di tanto danaro da potersi permettere un totale di due eserciti. I truffatori creati da A, come governo di X, di fatto diventano favorevoli ad A e a C in egual misura, ma fedelissimi di D che è stato il giocatore che in assoluto li ha pagati di più. La politica di D diventa quella di X, ora suo vassallo.

Tutto ciò avviene nell’arco di qualche turno. Ma prima che ognuna di queste cose si mettesse in moto, l’arbitro aveva estratto a sorte un fatto casuale da una tabella. Era risultata: “rivolta in una provincia”. Estraendo a caso tra tutte le provincie della mappa (e sono decine e decine) era risultata, fatalità, la provincia del giocatore B nella quale ora sorgeva X divenuta potente e vassalla di D. Quando si palesa la rivolta estratta casualmente e non stimolata da alcuno i giocatori influiscono in modo diretto:

C: fa un complotto per far si che i rivoltosi si alleino con la città X.

A: arma i rivoltosi all’insaputa di tutti che si ritrovano con un esercito semi regolare a lui fedele. Ora in X c’è un doppio governo: i filo A e i filo D

B: fa infine una indagine nella quale chiede “chi ha creato il governo di X?”. Il caso ha stabilito che B scopra la verità ma solo la verità di cui si è occupato. Essa rivela un solo nome: A l’autore del complotto originario, quello dei truffatori. Non svela però tutto il resto su cui B, effettivamente, non ha pensato di indagare. B si persuade che A sia autore di tutto il complotto di X, rivolta casuale compresa.

Il risultato:

B scende in guerra contro A per vendicarsi all’insaputa di tutti. Ma si trova anche in guerra con D che ormai è il vero padrone di X, almeno politicamente parlando. Ma la fazione filo A di X, che ha capito il gioco sporco di D, è pronte ad una guerra civile contro i filo D..

Ecco, in linea generale, benvenuti nella Siria del 2018.

Una illusione ben finanziata si trasforma in un pericolo per la sicurezza di un paese, tutti iniziano a finanziare la parte che gli interessa. Nel gioco da me arbitrato si arriva al caos e alla guerra totale, nella Siria odierna ci siamo già da un pezzo purtroppo.

Ma la domanda finale più interessante è questa. Per quale ragione nel gioco A ha creato questa pericolosa illusione da cui è nata una guerra totale?

Perché A, nel turno in cui ha creato il complotto dei truffatori… si stava annoiando.

Questa circostanza è fondamentale e indica che le ragioni per cui viene a crearsi una trama non di rado possono essere addirittura futili, magari anche antipatie o rivalità personali che inducono a fare cose illogiche (la storia è piena di questi esempi). Trump che voleva la pace con la Russia pare sia sotto ricatto morale per dei rapporti con una pornostar (Clinton rischiò grossissimo per una fellatio ricordate?) e forse per compiacere i neocon che lo odiano, sta saettando minacce contro Assad, Iran e Putin al punto da far  pensare al film “al vertice della tensione” forse non casualmente trasmesso di recente qui in Italia (o magari un arbitro ha tirato la casualità “film catastrofico nella settimana di massima tensione tra Russia e USA”).

Il mondo è davvero grande e contiene tante cose al suo interno.  Magari, come nella realtà, qualcuno è imbevuto di teorie politiche o religiose o progetti di egemonia totalmente irrealistici che gli fanno mettere risorse in follie a cui aggiungiamo i soliti onnipresenti interessi economici e le più irrazionali motivazioni personali. Il mondo non è un luogo razionale.

Ecco il complottista, ma anche il cosiddetto “serio analista” per non parlare dei giornalisti, dovrebbero tutti partire da un assunto. Viviamo nella più totale complessità e l’ordine che ci risulta cristallino a posteriori, non di rado, è solo la risultante di mille casualità ed iniziative personali che prescindono tutte dalla volontà degli attori del gioco.

Il complottista dovrebbe prendersi qualche ora per analizzare meglio i fatti, il giornalista dovrebbe essere quello che sottopone i fatti di cui sopra con spirito critico e profondità di documentazione. Ma anche li, quali sono le motivazioni personali che spingono un blog di controinformazione o una testata ufficiale a verificare o a non verificare una informazione? Stiamo rischiando un conflitto enorme in Siria per fantomatici osservatori sui diritti umani o ong sulle cui motivazioni e finanziatori c’è spesso il più assoluto silenzio o, peggio, incosapevolezza. Eppure su certe illusioni qualcuno ha il pretesto di alzare bombardieri e muovere bandierine con la leggerezza con cui si gioca a risiko tra amici. Domina il caos e il lavoro di chi dovrebbe dare ad esso una qualche forma intellegibile dovrebbe essere sacro. E indipendente soprattutto. Penso ai giornalisti come ai blogger. Ma ognuno ha la propria motivazione, la propria illusione da cavalcare o affermare, la propria frustrazione da esorcizzare, il proprio piccolo ricatto subito, fosse anche solo una fattura da precario in un giornale a cui è incatenato o, chissà, un ego patologico.

Domina il caos, signori, e per fortuna. Se non altro nel caos c’è una possibilità su mille di sfangarla. In caso contrario staremmo giocando a tris. E li, come si sa, vince solo il gioco.

*****
Articolo a cura di Alessandro Cavazza per SakerItalia.it

Condivisione: