Il Cremlino utilizza, a volte, il programma settimanale di informazione di Dmitry Kiselyov sul canale televisivo statale Rossiya-1 per inviare notizie taglienti o avvertimenti pubblici a Washington senza troppi giri di parole diplomatici.

La scorsa notte c’è stato uno di questi casi e dobbiamo sperare che il pubblico di Washington a cui era rivolto possa mettere da parte la propria attenzione sulle supposte bufale di Russia Today per prestare attenzione ad un vero messaggio da Mosca.

L’ultimo di questi messaggi arrivò la settimana dopo l’attacco dei Tomahawk dell’8 aprile scorso su una base aerea siriana, quella che Donald Trump aveva rivelato al mondo, presumibilmente per punire il regime di Assad per un attacco chimico ad un villaggio nella provincia di Idlib.

Kiselyov ha usato il tempo a disposizione per spiegare la replica russa, che si è caratterizzata come senza precedenti per portata e serietà. Era indispensabile mettere insieme tutti gli argomenti, come ha fatto, perché i nostri ragazzi del Pentagono hanno scelto di sottovalutare uno o l’altro elemento autonomamente, come l’installazione russa dei propri missili Iskander potenzialmente nucleari a Kaliningrad, o l’abrogazione dell’accordo di attenuazione del conflitto relativo allo spazio aereo sopra la Siria, o l’invio di più navi russe nel Mediterraneo orientale ben equipaggiate per affondare la nostra Marina.

Mentre i nostri generali stavano dicendo che i russi non avevano realmente questo obiettivo, Kiselyov ha messo il quadro generale sullo schermo: un ultimatum a Washington per rinunciare o essere pronti per la guerra.

Un messaggio a Washington ancor più precedente di questo tenore era stato trasmesso nello show domenicale di Kiselyov, nella settimana seguente all’apparentemente accidentale attacco e bombardamento degli Usa sulle posizioni dell’esercito siriano circondate nella città di Deir Ezzor, che uccise più di 80 soldati siriani e preparò un’offensiva da parte delle forze assedianti.

Quel bombardamento ha rotto l’accordo sul cessate il fuoco in Siria concluso meno di una settimana prima con l’approvazione di Barack Obama, e siglato dal Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e dal Segretario di Stato americano John Kerry dopo una sessione di negoziazione durata 14 ore.

Lavrov ha partecipato al programma di Kiselyov accusando apertamente il Segretario della Difesa americano Ashton Carter di dirigere il “fuoco amico” contro Kerry e di attuare una pericolosa insubordinazione verso il suo capo, il Presidente degli Stati Uniti, e mettendo in discussione qualsiasi possibilità di raggiungere accordi con gli americani, su qualsiasi argomento.

Questa ultima accusa è riaffiorata  nuovamente nel programma che Kiselyov ha presentato ieri. Gli americani sono stati identificati come il “principale ostacolo” all’operazione di pulizia in Siria, in un momento in cui “la luce alla fine del tunnel” è visibile [parole di Kiselyov], quando più del 90% del territorio siriano è tornato sotto controllo governativo.

A questo proposito, gli Stati Uniti aiutano segretamente i terroristi: forniscono loro armi, li aiutano a spostarsi, li sottragono al fuoco ostile, forniscono loro i risultati delle ricognizioni aeree, le mappe di dove le forze governative siriane stanno operando e perfino le località dei distaccamenti militari russi.

Le cose sono arrivate ad un punto tale per cui non è la capacità militare dello Stato Islamico, ma è l’assistenza americana ad essere alla base delle difficoltà per raggiungere la totale liberazione della Siria dai terroristi.

Questo, dice Kiselyov, non è una sua opinione: è la posizione ufficiale del Ministero Russo della Difesa, espressa tramite il suo portavoce questa settimana, Igor Konashenkov.

Kiselyov riassume:

Gli americani negano tutto. Ma il Ministero Russo della Difesa non crede alle loro parole, si basa sui fatti. Ricordiamo come, nella scorsa settimana, parte della strada principale che collega Palmyra e Deir Ezzor sia stata presa dai fanatici.

Questa è l’arteria principale per  i rifornimenti alle forze siriane che guidano l’offensiva a Deir Ezzor contro le rimanenti forze dei terroristi in Siria. De facto questo era un attacco alle retrovie. Pianificato e facilitato dagli americani.

Parallelamente, il 28 settembre, un grosso reparto di terroristi, di circa 300 uomini, ha lasciato l’area della base americana di Al Tanf al confine con la Giordania. In questa zona c’è un campo di rifugiati che conta decine di migliaia di profughi.

Per Kiselyov, gli americani hanno isolato il campo profughi, non permettendo l’arrivo dell’ONU o di altri convogli di soccorso umanitario, in modo da usare il campo come copertura, uno scudo umano, per i combattenti dell’ISIS che essi sostengono.

Poi, da Konashenkov, arriva l’avviso diretto: se le forze americane vedono questi attacchi da parte di unità mobili di terroristi che stanno assistendo come “eventi casuali imprevisti”, allora le forze armate russe in Siria sono pronte a distruggere completamente tutti gli eventi casuali diretti contro la zona sotto il loro controllo.

Kiselyov si chiede: perché accade tutto questo? È Trump a decidere?

La questione è retorica. Trump è assolto. Può essere “incredibile”, ma sembra che Trump non abbia partecipato a tutto ciò. Più probabilmente questo è dovuto a ciò che egli chiama gestione sciatta, quando i militari vanno fuori dal controllo politico e allora, nel territorio della Siria, “cominciano a vagare abbastanza per conto proprio” e “flirtano” con i gruppi terroristici.

Comunque sia, dice Kiselyov, il risultato è estremamente spiacevole per la Russia e per la leadership americana, in quanto i suoi generali vengono spinti verso l’avventurismo.

Konashenkov ha descritto l’area della Siria sotto il controllo americano, quella vicino al confine giordano, come un “buco nero”, lungo 100 km. Da questo buco nero, come i demoni che fuggono da una tabacchiera, i terroristi escono a mettere in scena le loro aggressioni contro le truppe siriane e contro la popolazione civile.

Si passa poi ad annotazioni più tranquillizzanti, insistendo che Putin rimane fiducioso nella vittoria sui terroristi, indipendentemente da chi li sta aiutando.

Per dimostrare questa calma olimpica, che viene dalla certezza della vittoria nel prossimo futuro, ci hanno mostrato una ripresa sulla risposta di Putin alle domande poste al Forum dell’Energia a Mosca di metà settimana.

Putin ci dice che:

Alla fine, tutti [includendo presumibilmente gli americani] hanno l’interesse comune di proteggere la Siria e la regione contro i terroristi, e questo ci riunirà per intraprendere azioni in cooperazione.

Nel frattempo, ci hanno mostrato dei video sulle conseguenze dell’attività aerea russa in Siria nella settimana scorsa.

Questo comprendeva oltre 400 sortite di aerei russi dislocati in Siria, oltre a bombardamenti effettuati da SU-34 e SU-35 provenienti dal territorio russo, che hanno ucciso una dozzina o più di leader terroristi insieme ad una cinquantina di unità del personale di sicurezza, e ferito gravemente un loro ufficiale superiore, il quale ha perso un braccio ed è in coma.

Gli attacchi aerei russi hanno distrutto alcuni grossi arsenali sotterranei di armi dei terroristi, ammontanti a migliaia di tonnellate. E un attacco di missili da crociera Kalibr, lanciato da sottomarini nel Mediterraneo, ha distrutto installazioni di comando e veicoli dello Stato Islamico, così come depositi di munizioni. Ciò ha permesso alle truppe siriane di avere mano libera per liberare la città di Meyadin.

I punti sono stati lasciati scollegati, ma la minaccia russa è chiara: utilizzeranno il loro potere aereo per eliminare tutte le forze che si metteranno sulla strada della loro completa vittoria, incluse le forze statunitensi vicine al confine giordano.

Nello stesso notiziario di ieri notte c’è stato anche un altro argomento collegato in modo meno diretto alla vittoria russa in Siria: è stata la settimana in cui il re dell’Arabia Saudita ha fatto la prima visita di Stato in Russia nei loro 90 e più anni di relazioni diplomatiche. E questo non è un semplice affare.

Salman bin Abdulaziz Al Saud ha portato con sé un seguito di mille persone, fra dirigenti d’affari, funzionari del ministero e militari senior. Ci è stato detto che si sono portati 100 tonnellate di bagagli, compresi i tappeti preferiti ed altre necessità quotidiane.

Tutti gli aspetti di questa visita sono impressionanti, tra cui la firma di contratti e lettere d’intenti per investimenti congiunti, di molti miliardi di dollari, per progetti industriali in entrambi i paesi, possibili acquisti sauditi di gas naturale liquefatto russo provenienti da un altro mega progetto in cerca di finanziamenti, forniture militari per molti miliardi di dollari che, è stato annunciato, includono l’ultimo sistema di difesa aerea, quello stesso S-400 che, poche settimane fa, la Russia ha accettato di fornire alla Turchia in cambio di un acconto di 2,5 miliardi di dollari, e che la Turchia ha accettato con gratitudine nonostante le obiezioni della NATO.

Putin ha dichiarato al moderatore del Forum di Energia di Mosca, tenuto anch’esso durante la scorsa settimana, che nulla è per sempre, nemmeno la presa degli Stati Uniti sui Sauditi.

Kiselyov ha inquadrato la visita nel contesto della politica estera russa nella regione. Putin, ha detto, persegue una politica di ricerca di armonia pacifica nel Vicino Oriente, che tiene conto dell’equilibrio degli interessi di tutti i paesi della regione, una politica che sta ripagando:

la Russia è l’unico paese al mondo ad avere buone relazioni con l’Arabia Saudita, l’Iran, Israele, la Turchia, l’Iraq e, naturalmente, la Siria.

Da entrambe le trasmissioni sembrerebbe che il dominio statunitense stia svanendo.

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Articolo di Gilbert Doctorow pubblicato su Global Research il 9 ottobre 2017

Traduzione in italiano di Pappagone per SakerItalia

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