In meno che cinque mesi le forze lealiste, aiutate da una pesante copertura aerea russa, hanno cambiato il rapporto di forze in Siria.

Il trionfo della scorsa settimana, ribaltando le carte in tavola, ha portato la coalizione guidata dai russi a breve 2206distanza da una vittoria decisiva ad Aleppo. Dopo aver rotto l’assedio di ormai 40 mesi delle città di Nubl e Zahra, l’Esercito Arabo Siriano (SAA) ha accerchiato il fulcro industriale del paese stringendo gradualmente la morsa attorno ad esso.

Linee di rifornimento cruciali verso il nord sono state tagliate, lasciando gli estremisti sunniti e le milizie anti-governative isolate dentro una vasta sacca urbana. E’ solo questione di tempo prima che questi disperati rinnegati siano uccisi o costretti alla resa.

Una vittoria ad Aleppo cambierà il corso della guerra riportando il controllo del governo sul densamente popolato corridoio occidentale. Questo è il motivo per cui il governo Obama sta freneticamente cercando un modo per ritardare o bloccare la macchina da guerra della coalizione a guida Russa ed evitare l’imminente collasso della politica USA in Siria.

I recenti colloqui di pace a Ginevra sono stati convocati con una solo scopo: evitare la riconquista di Aleppo da parte del presidente siriano Bashar al Assad e delle forze lealiste. I negoziati sono ad ogni modo falliti quando i lunatici alleati di Washington, i così detti ribelli “moderati”, hanno rifiutato di prendervi parte.

Secondo lo Wall Street Journal, l’opposizione siriana si è ritirata “a causa della pressione dall’Arabia Saudita e dalla Turchia, due dei principali sostenitori dei ribelli”. Le ammissioni del WSJ sono state più tardi confermate dal Segretario di Stato John Kerry, che secondo un reporter del Middle East Eye “ha rimproverato l’opposizione siriana per aver lasciato i colloqui e per aver spianato la strada ad una offensiva congiunta del governo siriano e della Russia su Aleppo”.

“Non incolpate me,” ha detto Kerry, “Incolpate l’opposizione. E’ stata l’opposizione che non ha voluto negoziare, che non voleva una tregua, e che è andata via”.

Niente di tutto questo sorprenderà i lettori che hanno seguito attentamente i colloqui. Gli incontri sono stati caratterizzati dalla confusione fin dall’inizio. La delegazione USA guidata da Kerry era focalizzata sull’ottenimento di un accordo che prevedesse una tregua e la fine dell’assalto delle forze governative.

I sauditi, i turchi e i capi dell’opposizione erano però di tutt’altro avviso. Sembravano essersi dimenticati della disperata situazione sul campo di battaglia dove gli jihadisti stavano subendo di giorno in giorno perdite sempre più pesanti.

Kerry, il realista, stava cercando un modo per ritirare e salvare le milizie appoggiate dagli Stati Uniti da un sicuro annientamento. Ma i sauditi e i turchi si sentivano ancora in possesso di carte abbastanza forti da poter avanzare delle richieste. La differenza di punti di vista era tale da essere destinata a produrre risultati deludenti, cosa che in effetti fece. L’incontro fu cancellato prima ancora di iniziare. Non fu raggiunto nessun accordo. Qui c’è altro dal WSJ:

“Circa una mezza dozzina di città e villaggi presi di mira nella nuova offensiva del regime hanno una cosa in comune: erano tutti occupati da un mix di gruppi ribelli islamisti e moderati finanziati e armati dall’Arabia Saudita e dalla Turchia.

A complicare il quadro c’è poi il fatto che alcuni, ma non tutti, di questi gruppi collaborano con il Fronte di al-Nustra legato ad al-Qaida. Questo fornisce al regime e ai suoi alleati un terreno fertile quando dichiarano di stare combattendo il terrorismo.”

(“L’Arabia Saudita e la Turchia hanno spinto l’opposizione siriana ad abbandonare i colloqui”, Wall Street Journal)

Questo dovrebbe dissipare ogni illusione riguardo al fatto che quei combattenti che stanno cercando di rovesciare il governo siano soltanto nazionalisti scontenti, determinati a scacciare un “malvagio dittatore”. La situazione non è decisamente questa. Anche se c’è effettivamente un discreto numero di ribelli indigeni, il grosso dei combattenti è costituito da estremisti sunniti decisi a rimuovere Assad e a creare un Califfato islamico. Questo è il motivo per cui Mosca si è rifiutata di accettare un cessate il fuoco durante gli incontri di Ginevra. La Russia si oppone infatti categoricamente ad ogni soluzione che possa permettere a terroristi internazionalmente riconosciuti come tali di sfuggire al loro “premio eterno”.

Kerry ha deliberatamente ingannato il pubblico su questa faccenda. Solo la scorsa settimana diceva che “la Russia mi ha segnalato molto direttamente che è pronta a siglare una tregua .. Gli iraniani hanno confermato a Londra soltanto un giorno e mezzo fa che ora appoggeranno un cessate il fuoco.”

Questo è falso, e Kerry lo sa. Mosca ha cercato di essere flessibile con le cosiddette forze “moderate” dell’opposizione, ma quando si è arrivati ai gruppi dell’ISIS, Jabhat Al-Nusra (gruppo siriano di al-Qaida), Jaysh Al-Mujahiddeen, Harakat Nouriddeen Al-Zinki, e Harakat Ahrar Al-Sham, i leaders russi hanno ripetutamente dichiarato che non si sarebbero fermati fino a che gli jihadisti non fossero stati tutti uccisi o catturati. Questo è il motivo per cui gli attacchi aerei russi sono continuati durante Ginevra, la maggior parte dei guerriglieri ad Aleppo sono infatti intrinsecamente dei terroristi. E’ importante notare come l’offensiva militare guidata dai russi sia chiaramente conforme alla risoluzione ONU 2254, che afferma:

“… per gli Stati Membri, al fine di prevenire e di eliminare gli atti terroristici commessi specificatamente dallo Stato Islamico in Iraq e nel Levante, dal Fronte al-Nusra (ANF), e da tutti gli altri individui, gruppi, imprese ed entità associate con al-Qaida, con l’ISIL o con altri gruppi terroristici, […] e al fine di eradicare il rifugio sicuro che hanno stabilito in un significante numero di regioni della Siria, e nota come il precedentemente menzionato cessate il fuoco non si applicherà ad azioni offensive o difensive contro questi individui, gruppi, imprese ed entità, come esposto nella Dichiarazione ISSG del 14 novembre 2015. “ (Grazie a Moon of Alabama)

In altre parole, Mosca non metterà in atto alcun cessate il fuoco che risparmi jihadisti omicidi, o che vada contro la risoluzione ONU 2254. Le operazioni militari russe continueranno fino a che l’ISIS, al-Nusra e le altre milizie terroriste non saranno state sconfitte.

Malgrado ciò, Kerry non ha abbandonato la via diplomatica. Infatti, Kerry progetta di incontrare il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov a Monaco l’11 Febbraio per una riunione dell’International Syria Support Group (ISSG) al fine di discutere “tutti gli aspetti dell’accordo siriano in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza ONU”.

L’incontro d’emergenza mette in luce la disperazione totale dell’amministrazione Obama di fronte all’inesorabile offensiva guidata dai russi. Chiaramente ormai Obama e i suoi collaboratori hanno compreso la situazione, e capito che il loro sinistro piano per rimuovere Assad e dividere il Paese in tre regioni deboli, usando eserciti mercenari, è condannato a fallire. Qui come lo ISW ha riassunto l’accaduto nel sito web Sic Semper Tyrannis :

“I fatti concreti del campo di battaglia, piuttosto che le politiche delle grandi potenze, determineranno i termini finali di un trattato per porre fine alla guerra civile siriana. Il presidente siriano Bashar al-Assad e i suoi alleati Russia e Iran hanno interiorizzato questo principio fondamentale proprio mentre Washington e le altre capitali occidentali ancoravano le proprie speranza ai dialoghi di Ginevra sponsorizzati dal ONU, dialoghi che sono falliti solamente due giorni dopo essere incominciati, il primo di Febbraio del 2016.

La potenza aerea russa e le forze di terra iraniane hanno portato il presidente Assad a cinque miglia di di distanza dal completare l’accerchiamento della città di Aleppo, il più grande centro urbano in Siria nonché piazzaforte dell’opposizione dal 2012…

Il completo accerchiamento di Aleppo aggraverebbe la catastrofe umanitaria, abbatterebbe il morale dell’opposizione, metterebbe in crisi la base stessa delle ambizioni strategiche turche, e toglierebbe infine all’opposizione il suo più importante gettone di scambio davanti alla comunità internazionale.” (“ISW prende atto della realtà in Siria occidentale“, Institute for the Study of War (ISW)

I combattimenti dell’ultima settimana a nord di Aleppo hanno cambiato la situazione sul campo di battaglia, e spostato l’iniziativa dalla parte del governo, ma non sono ancora riusciti a smorzare il supporto agli jihadisti da parte di Ankara e Riyad.

Infatti, i sauditi si sono offerti di schierare truppe di terra in Siria, a condizione che siano poste sotto il comando degli Stati Uniti. Per quanto riguarda la Turchia, secondo il The Hill: “Il ministro della difesa di Mosca ha accusato la Turchia di stare pianificando un’invasione militare della Siria”. Qui c’è altro dallo stesso articolo:

“il portavoce del Ministro della Difesa, Igor Konashenkov, ha affermato in una dichiarazione pubblica che “Il Ministro della Difesa russo registra un crescente numero di segnali riguardo ai preparativi segreti delle forze armate turche per azioni dirette in territorio siriano, […] la Russia ha dichiarato di avere “ragionevoli motivi per sospettare un’intensa preparazione della Turchia per una invasione militare della Siria. “ (The Hill)

Gli ufficiali turchi hanno negato di stare preparando un invasione, ma allo stesso tempo il presidente Recep Tayyip Erdogan ha ammesso che la Turchia non resterà in disparte se le sarà chiesto di partecipare ad una futura campagna. Questo estratto viene dal Bloomberg News:

“Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto che il suo paese non deve ripetere in Siria lo stesso errore commesso in Iraq quando declinò la richiesta statunitense di far parte della coalizione che rovesciò Saddam Hussein.”

“Non vogliamo cadere in Siria nello stesso errore compiuto in Iraq” ha detto il presidente raccontando di come il Parlamento turco negò agli USA il permesso di usare il proprio territorio come base per l’invasione dell’Iraq del 2003.

“E’ importante guardare al futuro. Quello che sta succedendo in Siria non può continuare all’infinito. A un certo punto la situazione dovrà cambiare,” ha detto ai giornalisti nel volo di ritorno da un tour in America latina, secondo il giornale Hurriyet”. (“Erdogan comunica che la Turchia non resterà fuori dalla Siria se invitata a partecipare”, Bloomberg)

Anche se è impossibile sapere se la Turchia, l’Arabia Saudita o gli USA invaderanno davvero la Siria, dalla reazione da panico di fronte all’accerchiamento di Aleppo risulta chiaro come tutti e tre i paesi percepiscano i propri interessi regionali come molto più legati a quelli degli jihadisti che a quelli del governo eletto a Damasco. Questa tacita alleanza tra i miliziani e i loro sostenitori la dice lunga sulla credibilità della finta guerra al terrorismo di Washington.

Finalmente, in meno di cinque mesi, le forze lealiste, aiutate da un’importante copertura aerea russa, hanno cambiato a proprio favore le sorti del conflitto in Siria, forzato migliaia di terroristi ribelli a fuggire in Occidente, aperto la strada al ritorno di milioni di rifugiati e di profughi civili, e sventato il maligno piano di Washington per ridisegnare il Paese in una forma più adatta ai propri interessi geopolitici.

La guerra è lontana dall’essere conclusa, ma il gioco d’azzardo di Putin ad Aleppo sembra in fin dei conti iniziare a dare i propri frutti.

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Articolo di Mike Whitney pubblicato da Russia Insider l’11 Febbraio 2016
Traduzione in italiano a cura di Gregorio Ventura per Sakeritalia.it