shutterstock_321596438-600x498Il Presidente Putin è un pirata, niente di più, niente di meno. Nel suo discorso all’ONU, si è impossessato del marchio di cui il Presidente Bush Jr. detiene il copyright dal 2001, la lotta contro il Terrore. Per questo motivo gli Americani sono stati sorpresi: il Presidente Russo ha ripetuto loro la metafora preferita dei loro presidenti. E’ stato un intelligente stratagemma: invece di sottolineare le discrepanze tra Russi e Statunitensi, Putin ha preso l’intera narrativa americana e se ne è appropriato. Le persone, condizionate da questi discorsi, hanno abboccato, ingoiandosi anche amo, lenza e piombi, e gli è persino piaciuto: i lettori del popolare NY Daily News hanno preferito il discorso di Putin a quello del loro stesso presidente 95% a 5 %. Lo stesso ha fatto Donald Trump. Putin probabilmente prenderebbe la nomination a candidato dei Repubblicani se si presentasse, quindi Trump cerca di prendersi questi voti di Putin.

E adesso, i Russi hanno iniziato la loro Guerra al Terrore. La Guerra al Terrore di George W. Bush era una finzione; quella russa sarà migliore? Lo Stato Islamico (IS, ISIS, ISIL o Daesh secondo l’acronimo arabo), l’obiettivo dichiarato della campagna, è un’entità elusiva, come Al Qaeda, – o come lo Snark del poema di Lewis Carrol. E’ un franchising, un network, piuttosto che uno Stato. Non può essere smantellato dagli attacchi aerei come non poteva esserlo Al Qaeda.

Putin ha detto che gli USA hanno lanciato migliaia di attacchi aerei contro Daesh, e nessuno sa dove siano cadute queste bombe e se abbiano avuto un effetto, o meno. L’Occidente dice lo stesso degli attacchi russi.  Il Ministro della Difesa britannico ha prontamente stimato che il 5% delle bombe russe colpisse Daesh, mentre il resto sarebbe caduto su altre unità combattenti, altresì note come “l’opposizione moderata”. Anche se questa cifra del 5% può essere ottenuta solo per divinazione o leggendo le foglie di the, è ragionevole pensare che i Russi useranno la guerra contro Daesh per i loro scopi. Qual è il piano russo?

I Russi non vogliono regalare ad Assad una vittoria illimitata,  piuttosto vogliono riordinare il caos siriano creato dal mantra Assad deve andarsene, e costringere l’opposizione sana a  negoziare col governo siriano, e infine a ripristinare lo Stato. Costringere qualcuno a negoziare è know-how russo; l’hanno applicato recentemente in Ucraina. Il regime di Kiev non voleva negoziare e trovare un accordo col Donbass, sperando di vincere la guerra. A quel punto delle truppe d’assalto russe sono entrate nell’Ucraina orientale, a sud del Donbass e si sono dirette verso il porto marittimo di Mariupol. La velocità, la foga e il successo di quest’operazione sono stati così travolgenti che avrebbero potuto prendere Mariupol e proseguire senza ostacoli verso Kherson e Odessa. Il regime di Kiev ha chiesto la pace, i Russi hanno accettato, le loro truppe hanno fatto ritorno alle caserme, Mariupol è rimasta sotto la giurisdizione di Kiev, e sono stati firmati gli accordi di Minsk.

Probabilmente i Russi utilizzeranno la stessa routine, prima nella Siria occidentale, la parte più popolosa del Paese. L’opposizione potrà scegliere tra (a) negoziare ed entrare in una coalizione col governo, (b) essere fatta a pezzi dai bombardamenti come Daesh, o (c) fuggire nel deserto della Siria orientale, in Turchia o in Iraq. Gli Statunitensi, i Francesi, i Britannici e i Turchi dicono che i Russi bombardano l’opposizione moderata anziché Daesh. Dal punto di vista russo, quelli che rifiutano di negoziare sono Daesh per definizione, e quindi meritano di essere bombardati. In breve, se sono bombardati, sono Daesh.

Daesh è forte dal punto di vista della propaganda: fanno video di teste tagliate e di  esplosioni di siti archeologici e vanno in giro su jeep nuove fiammanti. Sono stati chiamati Il Male Assoluto dal Presidente Obama, dal Presidente Putin e dal Papa. Questo Male Assoluto ha la sua utilità pratica perché giustifica l’azione militare. A Obama, Daesh dà la libertà di bombardare la Siria a tempo indeterminato. A Putin, Daesh dà la possibilità di costringere l’opposizione a un compromesso.

Daesh esiste davvero, o è solo un gioco di fumo e specchi? Tutti ci ricordiamo della terribile Al Qaeda dell’undici settembre che poi si è rivelata un’entità quasi virtuale, per diventare alla fine un alleato degli USA sotto il nome di  Jabhat al Nusra. Questo è un punto controverso.

Si consideri che gli stati vicini – Turchia, Israele, Arabia Saudita, Emirati – non combattono Daesh.

Daesh dice di voler liberare la Palestina, ma finora non ha mai toccato un Israeliano.  Gli Israeliani li combatterebbero se li considerassero un pericolo per Israele. Funzionari israeliani hanno detto ufficiosamente ai Russi: “Quelli di Daesh sono cattivi ragazzi, ma di poca importanza. Perché ne siete ossessionati?”

Daesh afferma che libererà La Mecca e manderà i Sauditi di nuovo nel deserto, ma non ha fatto nulla contro i Sauditi. Non appena sono cominciate a piovere bombe russe, i Sauditi sono stati i primi a gridare “Smettetela!”

I Turchi hanno detto che combatteranno Daesh, e invece hanno bombardato i Curdi. Thierry Meyssan, il giornalista francese attivo a Damasco, considera Daesh una creatura turca e afferma che il califfato venderebbe petrolio ai Turchi. I Turchi hanno smentito quest’affermazione. Funzionari turchi mi hanno detto che Daesh venderebbe il suo petrolio illegale a Bashar Al-Assad e che Bashar non combatte contro Daesh. La gente di Bashar dice che loro non combattono Daesh, perché gli USA hanno detto loro di starsene alla larga. Si torna alla casella di partenza.

Questa notizia è stata confermata da funzionari russi. I Russi riferiscono di essere stati avvicinati dagli Americani che, nel settembre 2014, li avvisavano che avrebbero iniziato a bombardare le zone sotto il controllo di Daesh.  Gli Americani hanno richiesto ai Russi di passare il messaggio al governo siriano che la campagna di bombardamenti non era indirizzata contro Damasco, e che se i Siriani se ne fossero stati buoni, non si sarebbero fatti male.  Gli USA non volevano parlare direttamente a Bashar al-Assad.

I Russi si sono rifiutati di passare il messaggio. Se avete un messaggio per il governo siriano, usate Western Union, hanno risposto, o fate da soli. E gli Americani lo hanno fatto. Hanno detto direttamente a Bashar che loro avrebbero bombardato le posizioni di Daesh e che lui avrebbe dovuto starne fuori e rimanere tranquillo.

Sembra che durante il meeting tête-à-tête Putin-Obama al Quartier Generale delle Nazioni Unite, si sia parlato di nuovo di questo fatto.  Il Presidente Obama ha detto che Assad non combatte contro Daesh e il Presidente Putin ha risposto che questa era una richiesta USA: starsene fuori e non impicciarsi. Assad ha aspettato per un intero anno, e anche noi, ha detto Putin, e nel frattempo il territorio sotto il controllo di Assad si è ristretto al 30% , o anche meno.

Obama ha richiesto maggiore trasparenza riguardo ai piani e alle intenzioni russe. Putin ha risposto che anche lui potrebbe usare maggior trasparenza riguardo ai piani americani. Cosa volete ottenere in Siria, ha chiesto Obama. Putin ha fatto la stessa domanda senza ricevere risposta. Obama ha detto che il coinvolgimento russo nella guerra contro Daesh avrebbe rafforzato Assad. Putin ha chiesto: chi volete rafforzare col vostro coinvolgimento? Non vogliamo liberare il territorio per Assad, ha detto Obama. Per chi, vi prego di dirmi, liberate i territori?, ha chiesto Putin, e non ha ricevuto risposta. Chi governerà i territori dopo la vostra vittoria? Di nuovo senza ricevere una risposta chiara.

Questa è la differenza tra gli approcci russo e americano: i Russi vogliono salvare lo Stato siriano, mentre gli Americani vogliono gloriarsi nella caduta del tiranno. I Russi pongono l’accento sul fatto che loro non s’impegnano per il governo di Assad. Come dicono loro, “non sono sposati con Assad”. All’ Assad deve andarsene di Obama, Putin non ha risposto Assad deve restare.  Non è affar nostro, ha detto, e non è neanche affare dei Sauditi. Questo è un affare interno della Siria. Non vogliamo rimuovere o nominare presidenti in altri Paesi, ha detto Putin.

In effetti, Putin avrebbe potuto rimuovere il presidente georgiano ad agosto 2008, avrebbe potuto salvare il presidente ucraino Yanukovych a febbraio 2014; avrebbe potuto sostituire presidenti in altri stati vicini, così come gli USA hanno rovesciato Noriega a Panama, ma, sia questo un bene o un male, Putin non fa così. Molti Russi pensano che quest’adesione alle leggi internazionali sia uno sbaglio da parte di Putin; forse lo è, nessuno è perfetto.

Putin ha ricordato a Obama che al summit del G8 in Irlanda del Nord era stato deciso di organizzare un incontro fra tutte le parti siriane che si contrapponevano al terrorismo. Gli USA proposero di formare un’alleanza governativa unita e solo successivamente procedere con la lotta al terrorismo. I Russi proposero di farlo seguendo binari paralleli, formare una coalizione e nel frattempo combattere il terrorismo, ma non riuscirono a imporre la loro linea. I Russi restano fedeli all’accordo di Ginevra-1 in cui si richiede un negoziato tra tutte le parti coinvolte nel conflitto siriano. Gli USA sono co-firmatari di Ginevra-1 ma si sono rifiutati di attenervisi.

I Russi hanno fatto un enorme sforzo al fine di raccogliere le opposizioni assieme per i negoziati, ma invano. L’opposizione è frammentata in trenta o più gruppi, che non riescono neanche a mettersi d’accordo tra loro per sedere allo stesso tavolo, figuriamoci col governo siriano. Quando i Russi hanno proposto una conferenza di pace, l’opposizione ha rifiutato l’invito. La risposta è stata: il governo ha una posizione, ma noi ne abbiamo trenta diverse, come possiamo negoziare? I Russi hanno chiesto alle altre potenze di produrre per lo meno un elenco di gruppi di opposizione moderata. Solo la Turchia ha presentato una lista, che però era del tutto inaccettabile per l’Egitto, visto che comprendeva principalmente schegge della Fratellanza Musulmana. Altre potenze non hanno presentato nessuna lista.

Circa un mese fa, il Ministro degli Esteri Russo, Sergei Lavrov, ha compiuto un ultimo tentativo per convincere l’opposizione dicendo “se non lavorate assieme, la Siria cesserà di esistere. Non ci saranno più né  Assad, né la Siria. Damasco cadrà in mano a Daesh”. Neanche questo ha sortito effetti.

La Russia ha fatto un grande sforzo per costruire consenso attorno alle proprie azioni in Siria. Sembra che la recente uccisione per mezzo di un drone di due sudditi britannici in Siria abbia influenzato le decisioni russe. I Britannici hanno giustificato quest’omicidio in terra straniera, in violazione delle leggi internazionali, con l’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite (auto-difesa). A Sergey Lavrov usciva il fumo dalle orecchie: se avere due Britannici tra i volontari di Daesh giustifica un attacco aereo sulla base dell’auto-difesa, allora i Russi non hanno diritto a ricorrere agli stessi mezzi, considerato che ci sono tremila volontari russi tra i militanti di Daesh? Sembra che questo paragone sia stato fatto dal Presidente Putin. Che era anche stufo di dover starsene al suo posto e sorbirsi prediche di tutti gli altri che invece godevano di una meravigliosa libertà d’azione.

Una vittoria di Daesh era inaccettabile per i Russi, che sono i tradizionali custodi dei Cristiani Siriani, visto che Daesh è molto crudele coi Cristiani. Alcuni sono stati massacrati, altri hanno dovuto fuggire. Da questo punto di vista, Al Qaeda, Al Nusra e altri simili gruppi estremisti non sono migliori. La Russia si è impegnata nella conservazione di uno Stato siriano tollerante delle minoranze religiose ed etniche (non necessariamente uno Stato laico), ma certamente la Russia non permetterà mai che la maggioranza dei Sunniti sia discriminata.

La Russia ospita venti milioni di Musulmani Sunniti (e una piccola minoranza di Sciiti) che sono pienamente integrati e occupano tutti gli strati e importanti posizioni nello stato russo. Uno dei più ferventi e schietti Musulmani russi è Ramzan Kadyrov , il capo della bellicosa Cecenia. Ha già espresso il suo sostegno agli attacchi aerei russi e ha offerto di guidare i suoi uomini in battaglia nelle colline siriane per salvare la popolazione dall’ira dei Takfiri (=coloro che chiamano gli altri Musulmani  “Kaffir”, “infedele” – un nome per Daesh e gli altri estremisti musulmani). Quindi per i Russi, questa non è una crociata di Cristiani contro Musulmani,  ma una guerra di Cristiani e Musulmani contro le sette di Takfiri.

I Russi inoltre sono preoccupati per una possibile inondazione di takfiri e jihadisti nel paese. Agli USA non dispiacerebbe uno sviluppo di questo genere, che terrebbe la Russia occupata a casa propria.

I Russi vorrebbero costruire una grande alleanza per salvare la Siria, una coalizione che includa sia Stati occidentali che musulmani. Per questo il Presidente Putin ha ricordato a tutti la grande alleanza contro la Germania hitleriana. Gli USA vogliono che la Siria sia completamente distrutta, e che i Russi si sforzino invano.

E’ per questo che i jet russi erano ancora a terra a scaldare i motori e già sui social network si vedevano foto di bambini siriani uccisi dalle bombe russe. Possiamo aspettarci altra roba dello stesso genere nei prossimi giorni. Se i Russi avranno successo, è probabile che i loro avversari inscenino qualcosa di veramente atroce: l’abbattimento di un aereo civile di linea, il bombardamento di una scuola, o simili. Dobbiamo essere pronti a uno sviluppo di questo tipo.

Israel Shamir scrive da Mosca. Può essere contattato su adam@israelshamir.net

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Articolo apparso su The Unz Review il 04/10/2015
Traduzione in italiano a cura di Mario B. per Sakeritalia.it

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