Che la “roccaforte finale” dell’autoproclamato Stato Islamico (ISIS) risieda nel territorio occupato dagli Stati Uniti in Siria, dice già tutto.

Dai rapporti dell’Agenzia d’intelligence della Difesa degli Stati Uniti (DIA) risalenti al 2012 si notano gli sforzi per creare un principato [Stato] “salafita” [Islamico] nella Siria orientale, precisamente dove l’ISIS è cresciuto e ora si aggrappa alla sua “roccaforte finale”, e dal fatto evidente che la capacità di combattimento dell’ISIS fosse possibile solo mediante una vasta sponsorizzazione statale, era già abbastanza chiaro che gli Stati Uniti ed i suoi partner avevano usato terroristi (incluso l’ISIS) come forze di terra per procura per il cambio di regime contro la Siria.

Ora gli Stati Uniti affermano di averli messi alle strette, e di essere sul punto di sconfiggere l’ISIS, nonostante il gruppo terroristico sia stato sradicato da quasi ogni angolo della nazione molto tempo fa dalle forze siriane, russe, iraniane e di Hezbollah.

In realtà, gli Stati Uniti stanno semplicemente liquidando le risorse che avevano ospitato, protetto, armato e finanziato durante la guerra per procura di 8 anni, fino a quando non fosse più politicamente fattibile.

La CNN nel suo articolo [in inglese]Migliaia di truppe ISIS si arrendono durante un attacco alla roccaforte finale in Siria”, afferma acriticamente:

Al suo apice, l’ISIS controllava vaste aree di territorio in Siria e Iraq. La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha lavorato per anni per estromettere il gruppo dalle città e dai villaggi.

La CNN omette qualsiasi menzione della fonte della capacità di combattimento dell’ISIS, e del fatto che i suoi rifornimenti venivano condotti direttamente dalla Turchia, membro della NATO, con la supervisione delle forze speciali statunitensi e dalle agenzie di intelligence.

La CNN omette anche che non è stato fatto nulla fino all’intervento militare russo [in inglese] del 2015, quando l’aviazione militare russa [in inglese] ha attaccato e tagliato le linee di rifornimento dell’ISIS, e che l’ISIS ha iniziato a soccombere in tutto il territorio siriano, in primo luogo nei territori riconquistati dalle forze siriane e dai loro alleati.

Nei territori occupati illegalmente dagli Stati Uniti, sembra che i militanti dell’ISIS siano stati semplicemente portati da un territorio all’altro. In altri casi, le forze americane hanno attaccato l’esercito siriano e i loro alleati mentre tentavano di attraversare il territorio occupato dagli Stati Uniti per inseguire le forze dell’ISIS. Questo gioco sta portando ad una situazione assurda, così che l’esercito più grande e potente al mondo solo ora sta per procedere verso l’ultimo passo della sua supposta battaglia contro l’ISIS.

Che ne sarà dei militanti dell’ISIS che si sono arresi e che sono fuggiti?

La CNN afferma inoltre:

Più di 3.000 combattenti dell’ISIS si sono arresi durante una battaglia campale condotta dalle  forze sostenute dagli Stati Uniti per riconquistare l’ultima roccaforte dell’ISIS in Siria.

L’articolo rileva inoltre che molti altri miliziani potrebbero tentare di fuggire. Gli Stati Uniti non hanno chiarito cosa accadrà a questi combattenti, o ad altri “in fuga” dalla presunta offensiva sostenuta dagli Stati Uniti. In alcuni casi, sembra che Washington abbia l’interesse di far rientrare i combattenti stranieri nei loro paesi di origine, il che significa che molti saranno semplicemente reintegrati nella società [in inglese] dove le agenzie di intelligence locali continueranno a controllarli, usarli per distrazioni domestiche o ridistribuirli alla prossima guerra per procura di Washington, quando richiesto.

Un recente dispiegamento militare iracheno vicino al confine siriano-iracheno e composto da forze di mobilitazione popolare (PMF) sostenute dall’Iran, effettuato durante l’attuale offensiva americana in Siria indica che, come minimo, Baghdad ritiene che la “sconfitta” dell’ISIS da parte di Washington sia più probabilmente un altro tentativo di spostare sul campo di battaglia preziosi combattenti per procura e, questa volta, di nuovo in Iraq e in particolare nel governatorato di Al Anbar, dove gli Stati Uniti mantengono ancora una presenza militare e dove continueranno [i miliziani] a ricevere la protezione degli Stati Uniti.

Al-Masdar News in un articolo intitolato [in inglese] “Rinforzi iracheni schierati al confine con la Siria mentre i terroristi dell’ISIS tentano di fuggire dalla Siria”, osserva che:

Le forze armate irachene hanno schierato questa settimana un grande numero di militari al confine siriano per impedire a qualsiasi militante dello Stato islamico (ISIS/ISIL/IS/Daesh) di fuggire in Iraq.

Secondo un nuovo rapporto, l’Esercito iracheno e Hashd Al-Sha’abi avrebbero schierato questi rinforzi al confine di Anbar-Deir Ezzor, dopo che alcuni terroristi dello Stato Islamico sono stati sospettati di entrare di nascosto in Iraq dalla Siria orientale.

Fu l’ascesa dell’ISIS in Iraq [in inglese] e il suo passaggio nel territorio siriano che costituì il pretesto per l’occupazione statunitense del territorio siriano. La minaccia che l’ISIS “risorga” in Iraq serve anche come pretesto continuo per lo stazionamento delle forze statunitensi.

L’ascesa delle milizie sostenute dall’Iran in tutto l’Iraq è diventata un potente contrappeso ai combattenti per procura, appoggiati dagli Stati Uniti, che tentano di radicarsi lì ancora una volta e renderà infinitamente più difficile per gli Stati Uniti ripetere il livello e la durata del flagello dell’ISIS che gli Stati Uniti hanno inflitto alla regione.

Il termine “liquidare” in questo contesto non significa necessariamente distruggere interamente le formazioni di ISIS, ma semplicemente spostarle ad Al Anbar, dove possono essere protette e ricostituite per continuare a servire come pretesto per le truppe USA di rimanere nella regione, oppure per combattere in future guerre per procura, che gli Stati Uniti stanno pianificando sulla scia della loro attuale sconfitta in Siria.

Mentre i media occidentali stanno tentando di definire questa “battaglia finale” come una vittoria per le forze statunitensi, essa è in realtà un’accusa di complicità dell’America nella creazione dell’ISIS, nella sua proliferazione nella regione e nella sua longevità sul campo di battaglia, sospettosamente proprio  dove le forze statunitensi stanno operando.

La vera notizia non è che gli Stati Uniti stiano finalmente entrando nella “ultima roccaforte” dell’ISIS, ma che gli Stati Uniti abbiano presidiato la “ultima fortezza” per così tanto tempo.

 

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Articolo di Tony Cartalucci apparso su Land Destroyer il  30 marzo 2019
Traduzione in italiano di Diego per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

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