– Stefano Orsi –

Siria – Aggiornamenti dal fronte – 14 novembre

Ad Aleppo è partita un’offensiva di lealisti ed alleati (Hezbollah, Harakat Al-Nujaba, NDF, Kataebat Al-Ba’ath). Il fronte interessato dalla nuova offensiva è quello a nord della città, che fino ad ora aveva conosciuto una sostanziale stasi. Inaspettatamente quindi si apre un’ulteriore scenario di combattimenti. La strategia dell’azione sarebbe quella di chiudere i terroristi rimasti in città in una sacca: se questa manovra riuscisse i ribelli verrebbero costretti in un ambiente operativo angusto in cui potrebbero presto trovarsi a corto di munizioni. In una posizione che diverrebbe in breve insostenibile per i membri dell’ ISIS che ancora occupano parte della città. Tra i probabili bersagli ci sarebbe il sito da cui le forze di Al-Nusra (affiliata di Al Qaeda in Siria) lanciano i loro missili sulle postazioni siriane e sui civili che si trovano nella parte liberata.

Situazione a nord di Aleppo, 14 novembre

Situazione a nord di Aleppo, 14 novembre

Nello stesso tempo a sud est di Aleppo le forze poste a difesa della base di Kuweires hanno completato la liberazione di due zone ad ovest e a nord della installazione, consolidando quindi la sicurezza del perimetro interno per garantire un prossimo utilizzo tattico dell’aeroporto militare.

Situazione a sud ovest di Aleppo, base di Kuweires, 14 novembre

Situazione a sud est di Aleppo, base di Kuweires, 14 novembre

 

Siria – Il bombardamento francese – 15 novembre

La Francia ha colpito il centro di comando dell’Isis a Raqqa, capitale siriana del gruppo terroristico, con raid che hanno impegnato 10 jet: lo ha annunciato il ministero della Difesa, citato da France 24. Colpiti anche il centro di addestramento e un altro per il reclutamento. I raid lanciati dalla Francia su Raqqa “hanno colpito almeno 20 obbiettivi” nevralgici nella città, secondo quanto affermano gli attivisti anti-Isis. Gli Stati Uniti stanno fornendo a Parigi dati di intelligence per i raid in Siria… E così via di proclama in proclama.

Queste novità suggeriscono alcuni interrogativi. Sono settimane e settimane che la Russia chiede agli occidentale di condividere i dati di intelligence al fine di coordinare gli attacchi contro ISIS, senza ricevere risposta. Oggi apprendiamo che gli Stati Uniti possedevano informazioni sui centri di comando ISIS, che non hanno mai colpito, e che non hanno mai fornito a chi sul campo sta combattendo il terrorismo da quasi due mesi.

La Francia aveva 10 aerei operativi, capaci di fornire assistenza contro i terroristi, ma non lo ha fatto, presumibilmente per timore di fornire aiuto indiretto al Presidente siriano Assad e alla Russia, due soggetti che invece hanno scelto di combattere per davvero questi terroristi, pagando un prezzo anche più alto di quello sostenuto dagli stessi francesi per il loro immobilismo. Si è trattato di una decisione politica del Presidente Hollande. Logicamente Hollande ora dovrebbe assumersi di fronte alla sua nazione tutte le responsabilità ed ammettere che per puro calcolo, per mero opportunismo, ha scelto di non combattere il terrorismo per non favorire Assad, il legittimo Presidente della Siria, confermato da una tornata elettorale (anche se, ovviamente, problematica, vista la situazione della Siria odierna). Stessa ammissione sarebbe lecito attendersi dal Presidente Obama, che rifiuta a sua volta inspiegabilmente ogni dialogo col Presidente Assad e con la Russia, in prima linea nella lotta al Califfato.

La direzione politica occidentale dovrebbe oggi giustificare i mesi e gli anni persi in finti attacchi e nascondendo informazioni importanti anche se, per i motivi che ora vediamo, non risolutive. L’ISIS non ha una struttura di comando ultramoderna. Colpire i centri di comando a Raqqa non avrà alcuna ripercussione diretta sul fronte. Bisogna sottolineare con chiarezza che le operazioni aeree come quella francese di ieri non avranno alcun effetto sul campo: i depositi di armi e la linea di comando del Califfato sono vicini al fronte e di piccole dimensioni, il che li rende mobili e sfuggenti, elementi essenziali per mettere in difficoltà i nemici. Non possiedono, quindi, una logistica di tipo convenzionale. In fin dei conti questi attacchi costituiscono un esercizio di apparenza ed immagine per dare a credere di fare qualcosa. Iniziative oggi intempestive ma che se fossero state poste in atto anni fa, quando l’ISIS era ancora un fenomeno poco radicato, forse avrebbero evitato i morti del Sinai, della Turchia, di Beirut e di Parigi ecc.

La politica occidentale sul Medio oriente era sbagliata prima e continuerà ad esserlo se non verrà coordinata con la Siria, col suo attuale e legittimo Presidente e con le forze attualmente e seriamente impegnate a combattere la creatura dei governi che da ieri piangono vittime di cui sono gravemente moralmente responsabili.

Lo faranno? E’ lecito dubitarne. Cercheranno invece di approntare un dispositivo militare per colpire la Siria, vendendo come lotta al terrorismo un tentativo di colpire ed eliminare il Presidente a loro non gradito con la scusante di agire per stabilizzare il paese. Un paese sovrano, al quale non hanno richiesto alcun permesso prima di procedere con bombardamenti che potenzialmente possono anche colpire strutture civili abitate da famiglie (e non sarebbe la prima volta né per i francesi né tanto meno per gli statunitensi).

Basta questo a lasciarmi un pessimismo sull’evolversi di una situazione che difficilmente si risolverà da sola: senza coordinamento totale delle forze in campo si rischia di fare più danni che benefici o di mutare la natura di un’operazione anche giusta (eliminare una creatura mostruosa con il ravvedimento operoso dei suoi creatori), con una colossale mistificazione, come accaduto nel caso libico che tutti abbiamo ben presente.

Attendiamo i prossimi giorni e la risposta del presidente Assad alle ingerenze illegittime francesi e, ancora più importante, quella del Presidente Putin.

Siria – Aggiornamenti dal fronte – 16 novembre.

Fronte est di Aleppo Base aerea di Kuweires. Le forze siriane sono impegnate pesantemente per allargare la zona del corridoio che collega la base aerea ai territori attorno ad Aleppo. I combattimenti si svolgono a sud della base e ad est lungo la autostrada M4, che porta direttamente in città. I terroristi starebbero arretrando, incapaci di reagire in maniera decisa, sembra si limitino a rallentare le truppe del Presidente Assad. E’ importante che si avanzi lungo l’autostrada: il collegamento diretto con la città (ricordo che parallela all’autostrada si sviluppa una ferrovia) garantirebbe una via ottimale per i rifornimenti da e per la base aerea, che a breve potrebbe tornare pienamente operativa anche per le squadriglie russe, e obbligherebbe i terroristi a sgomberare una zona molto fertile e rientrare a nord in ambiente desertico. Il controllo delle pianure fertili ricche di fattorie è evidentemente per il governo siriano una priorità finalizzata agli approvvigionamenti per la popolazione e per i combattenti.

Fronte sud est Aleppo

Fronte sud est Aleppo

Fronte sud ovest di Aleppo
Anche nella zona sud del fronte di Aleppo, quella dello sfondamento recente, stanno confluendo rinforzi necessari a stabilizzare il controllo siriano sul territorio e poter ripartire a breve per nuove vittorie. Nella zona dell’autostrada immagino che si concentri la resistenza Takfira, vista l’importanza strategica di questa via di transito.

Fronte sud ovest Aleppo

Fronte sud ovest Aleppo


Fronte nord ovest di Aleppo
Non ho più trovato notizie dell’attacco di ieri sul fronte nord ovest di Aleppo, immagino i lealisti abbiano opposto forte resistenza e attendano i raid aerei per demolire le strutture difensive degli affiliati ad Al-Qaeda.

 

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