L’esercito siriano (SAA) e i suoi alleati hanno fatto grandi progressi ad Aleppo est. Là, come pare da tutte le altre parti, i fronti degli jihadisti stanno crollando. Le divisioni interne dell’opposizione, riflesso delle divisioni fra i loro sponsor, ostacolano tutti i loro tentativi di intraprendere nuove iniziative, e la campagna aerea russa nelle retrovie dei “ribelli”, largamente sottotraccia, diminuisce le riserve dei materiali disponibili e di personale.

Un nuovo aiuto per l’alleanza siriana verrà presto sotto forma di forze egiziane. Varie isole dei “ribelli” sono state eliminate, sia combattendo sia accordandosi, e questo libererà altre truppe siriane rendendole disponibili per nuove campagne militari. Alla Turchia è stato detto senza mezzi termini di ritirarsi dai suoi piani in Siria (e in Iraq). Con la disponibilità di nuove forze e sotto la solida protezione (aerea) russa, nuove iniziative, verso Idlib nel nord del paese così come contro Raqqa nell’est, diventeranno adesso possibili.

Ieri, dopo la rottura del fronte jihadista nella parte nordest della sacca di Aleppo est, le difese hanno ceduto completamente. Gli jihadisti si sono dovuti ritirare, e l’intero terzo nord della Aleppo est controllata dagli jihadisti sta rapidamente cadendo in mano alle forze governative siriane. La principale ragione per la sconfitta degli jihadisti è – trattenete il respiro – la “mancanza di ospedali[in inglese]:

“Le forze rivoluzionarie stanno combattendo con fierezza, ma il volume dei bombardamenti e la loro intensità, i morti e i feriti, e la mancanza di ospedali, stanno giocando un ruolo nel collasso di queste linee del fronte” ha detto un ufficiale della Jabha Shamiya, uno dei più grandi gruppi che combattono Assad nel nord della Siria.

La distruzione dell’ultimo ospedale per gatti transessuali con l’uso di una bomba atomica termobarica a barile deve essere stato il punto di svolta dei combattimenti. Credo che questa sia la prima volta in cui una scusa così ridicola sia stata usata per giustificare una disfatta totale.

In realtà, le forze siriane cercano di evitare vittime, e usano la loro schiacciante potenza di fuoco per ripulire la strada prima dell’avanzata della loro fanteria. In tal modo, prima ancora che inizino i combattimenti, vengono demolite tutte le difese che i “ribelli” hanno montato. Solo truppe esperte e molto disciplinate possono, sotto il fuoco, mantenere la linea e offrire una reale resistenza. I “ribelli” non ci riescono.

Questa mappa di Electronic Resistence mostra i progressi di oggi:

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Circa 1.500 civili sono fuggiti [in inglese] da Aleppo est verso il SAA (rapporti più recenti parlano [in inglese] di 4.000, questo prova che i “ribelli” hanno tenuto questi civili in ostaggio). Tutti i numeri della propaganda USA/ONU (250.000-300.000 civili ad Aleppo est) si rivelano essere rapidamente le assurdità (e un affare criminale [in inglese]) che sono sempre state, le aree liberate sono quasi vuote di civili. Come ho mostrato [in inglese] a metà ottobre, il numero di persone ad Aleppo est era intorno a 4-5.000 jihadisti (adesso ancor meno), metà dei quali fanatici di Al Qaeda, e probabilmente 20.000 civili, la maggior parte dei quali familiari dei combattenti (è possibile che queste valutazioni siano molto sovrastimate).

Ad est della città di Aleppo, la mossa della Turchia verso Al Bab è stata fermata da un’incursione aerea siriana sotto protezione russa, e i piani di Erdogan per una entità pro-turca che includesse Al Bab, Raqqa e Manbij sono andati in fumo. Elijah Magnier fornisce un eccellente resoconto degli interessi dietro le varie mosse nell’area e degli eventi che vi si svolgono attualmente: Nello stesso giorno, un anno dopo, la Russia ottiene la sua vendetta e ferma la Turchia alle porte di Al Bab [in inglese].

Nel sud della Siria, intorno a Damasco, altre due piccole enclaves dei “ribelli” si sono arrese [in inglese] ed hanno concluso accordi di pace con il governo. Ai combattenti che dichiarano di voler morire sul campo di battaglia è stata data la scelta di essere trasferiti a Idlib, dove saranno eliminati più tardi (o, più probabilmente, da dove essi fuggiranno in Europa).

La sacca jihadista a Ghouta est nelle ultime settimane è stata ristretta alle dimensioni di una piccola città, e sarà ripulita nei prossimi giorni. È fallito un tentativo dei jihadisti di alleggerire la sacca di Ghouta ovest:

Qalaat Al Mudiq @QalaatAlMudiq – 3:49 AM – 26 Nov 2016

I ribelli hanno iniziato una nuova battaglia nella provincia di #Quneitra per rompere l’assedio di Ghouta ovest. Sono in corso i bombardamenti preventivi.

[un sacco di tweet sui “progressi” e sui “successi”]

Qalaat Al Mudiq @QalaatAlMudiq – 6:53 AM – 27 Nov 2016

La battaglia si è fermata dopo disaccordi fra i gruppi coinvolti nella rottura dell’assedio di Ghouta ovest, l’evacuazione di Khan Ash Sheikh è in corso.

I veri potentati in Egitto, più che altro nell’esercito, hanno espulso dal governo la Fratellanza Musulmana, quella che sosteneva gli jihadisti in Siria e in Libia e che si stava spostando verso posizioni più estremiste. La mossa dell’esercito egiziano venne su sollecitazione dei sauditi che hanno offerto grandi aiuti economici al nuovo governo. La Fratellanza Musulmana era vista come un pericolo a Riyadh, poi le priorità saudite sono cambiate e i wahabiti, di colpo, si sono scoperti deliziati dai suoi ideologi politici. Insieme alla Turchia, da lei governata, e al Qatar, sostenitore della Fratellanza Musulmana, i nuovi governanti sauditi intensificarono la campagna per instaurare le legge islamica in Libia, Siria e Yemen.

Questo cambiò la situazione per l’Egitto, la Turchia e il Qatar divennero dei nemici così come le forze da loro controllate in Libia. Quando i sauditi chiesero ufficialmente al governo egiziano di Sisi di sostenere la Fratellanza Musulmana, la loro alleanza è giunta al termine. La Fratellanza Musulmana è IL nemico per l’Egitto, e ne deve essere impedito il suo arrivo al potere ovunque. L’Egitto ruppe anche con gli Stati Uniti, che stavano sostenendo la Fratellanza Musulmana dovunque, mentre stabilì relazioni amichevoli con la Russia.

Il Cairo crede che l’installazione in Siria di qualunque tipo di regime islamista metterebbe in pericolo l’Egitto (Israele potrebbe facilmente spostare nella penisola del Sinai quegli jihadisti che sostiene attivamente nelle alture del Golan). Crede anche che, per la fine del 2017, l’attuale regime saudita sarà caduto in pezzi per dissidi interni. Perciò adesso, per combattere i suoi nemici, offre un serio aiuto alla Siria.

Qualche settimana fa una delegazione militare egiziana è andata in Siria per discutere la loro partecipazione alla campagna sotto il comanda di Siria e Russia, e ci sono resoconti su aerei ed elicotteri egiziani arrivati in un aeroporto nel governatorato siriano di Hama. L’Egitto ha un grande esercito, e controlla l’accesso via mare verso la Siria; potrebbe inoltre fornire, e verosimilmente lo farà, numeri importanti di truppe terrestri.

La Francia ha costruito due navi di assalto anfibie di classe Mistral [in inglese] per la Russia ma, rientrando nelle sanzioni applicate per l’Ucraina, non gli è stato consentito di spedirle alla Russia. Sono state infine vendute all’Egitto ed equipaggiate con elettronica ed elicotteri russi: si mormora anche che attualmente stiano operando con ufficiali russi a bordo.

Ciascuna nave può sbarcare un intero battaglione, 400-900 uomini con tutto il loro equipaggiamento; in pochi giorni due viaggi da Suez a Latakia di entrambe le navi egiziane possono spedire in Siria una intera brigata di fanteria con tutto il suo materiale di supporto terrestre. Gli elicotteri russi a bordo delle Mistral fornirebbero il supporto aereo e la flotta russa nel Mediterraneo orientale sorveglierebbe le mosse. Questa sarebbe un’unità militare completamente organizzata, della dimensione di una brigata, capace, nelle battaglie, di combattere da sola in modo coerente. Tale unità ha molto più valore delle forze sciite, in gran parte irregolari, che l’Iran ha assoldato per dare una mano in Siria perché gli egiziani possono, dato loro un obiettivo, portarlo a termine da soli. Per ragioni geopolitiche (cioè per il canale di Suez) né gli Stati Uniti né la Turchia si azzarderebbero a toccarli.

In Siria ci sono attualmente circa 4.000 iracheni e circa 4.000 forze sciite assoldate dall’Iran; inoltre, 400 ufficiali iraniani delle Guardie Rivoluzionarie sono là per consigliare e comandare queste truppe. Gli Hezbollah hanno mandato circa 2.000 delle loro forze speciali Ridwan, e la Russia, oltre ai suoi aerei e le batterie di difesa aerea, ha sul terreno forze speciali e ufficiali di comando. La forza egiziana di circa 4.000 soldati non sarebbe un enorme contributo, ma sarebbe un buon elemento combattente coeso e il sostegno politico simbolizzato da tale unità sarebbe di valore uguale se non maggiore.

La Francia, fervente sostenitrice degli jihadisti in Siria, sarebbe molto imbarazzata da una tale mossa perché quando le Mistral “egiziane” venissero in aiuto del governo siriano, sotto il comando russo, il mondo intero riderebbe delle sue sanzioni contro la Russia.

Se una tale mossa egiziana ci fosse davvero, una campagna del governo egiziano verso Raqqa sarebbe improvvisamente non solo possibile ma anche probabile. L’esercito egiziano ha qualche esperienza di combattimento contro gli jihadisti nel Sinai, non si perita di subire vittime, odia gli islamisti e può rinforzare facilmente le sue unità sul terreno nella misura necessaria.  Se l’Egitto è serio in questo, l’ISIS a Raqqa è finito, e tutti i piani statunitensi per una “municipalità salafita” nell’est della Siria e nell’ovest dell’Iraq se ne andrebbero in fumo.

Con tutto ciò detto, e con un presidente Trump incline a ritirare il sostegno agli jihadisti, si comincia a vedere la fine della guerra in Siria. Anche se il Qatar e gli altri continuassero il loro sostegno ai jihadisti, come hanno promesso [in inglese], quest’ultimi non avrebbero nessuna possibilità contro l’alleanza, molto meglio organizzata, che gravita attorno al governo siriano.

Il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri, pesantemente influenzato dagli Stati Uniti, ha da poco rilasciato un nuovo documento sulla Siria indirizzato ai governi europei: Il primo test di Trump – Le linee guida  europee e l’assedio di Aleppo [in inglese].

Il sottotitolo dice:

Non c’è più nessuna reale speranza di deporre Assad. L’Europa deve invece lavorare su uno sgradevole accordo che salvi qualcosa per il popolo siriano.

Un titolo migliore sarebbe stato: Come l’Europa è andata totalmente in pezzi e si è persa seguendo servilmente la follia degli USA e la sua opposizione ad Assad e alla Russia.

La Unione Europea è così disunita e priva di alcuna visione strategica che non riesce nemmeno a gestire il ricatto dell’aspirante Sultano di Turchia. Il blocco di tutti i crediti europei e del sostegno all’economia turca manderebbe in bancarotta il governo di Erdogan in pochi mesi. Putin ha mostrato come si deve trattare il bellimbusto. Com’è che nessuno a Bruxelles (o a Berlino) ha imparato la lezione?

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Articolo di Bernhard apparso su Moon of Alabama il 27 novembre 2016
Traduzione in italiano di Fabio_San per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]